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ZTE Axon Elite: cinese e alla moda, ma inciampa sul software

di Andrea Ricciaggiornato il 7 gennaio 2016

Ad IFA 2015 di Berlino abbiamo avuto modo di vedere tanti telefoni, districandoci fra produttori noti e meno noti, alla ricerca di qualcosa capace di colpirci realmente. Proprio l’ultimo giorno, uno smartphone c’era riuscito, ma perché a prima vista non mi aveva impressionato: parlo di questo ZTE Axon Elite. ZTE è un brand enorme ma poco conosciuto in Italia, che sta tentando anche di prendere quota nel mercato europeo con telefoni di fascia alta e medio alta, che puntano sull’estetica e sul farsi notare. Axon Elite è appariscente: lo si vede fin subito, dopo averlo tirato fuori dalla scatola, ma non c’è solo una ricerca estetica dietro questo terminale.

Fra alti e bassi ZTE è riuscita a portare un telefono che sotto i 400€ risulta essere interessante, soprattutto a chi piacciono i telefoni di grosse dimensioni. Certo, la competizione su questa fascia di prezzo è estremamente aggressiva, e non mancano alternative valide. Come sempre però c’è un incognita, cioè la provenienza cinese, simbolo spesso di buone prestazioni, funzionalità abbondanti ma qualche magagna inattesa. Sarà riuscita ZTE a rompere questa catena? Scopritelo nella nostra recensione.

Video recensione in 60 secondi

Scheda tecnica

Design: grande, pesante, kitch

Non lo si può negare: ZTE Axon Elite è decisamente grosso, decisamente pesante, decisamente appariscente ma anche ben costruito. Tra il pattern triangolare ripetuto in ogni dove e il color oro della scocca in alluminio che si unisce alla finta pelle sul retro, ho qualche dubbio sulla veridicità di quel “Designed in the USA” serigrafato sotto al logo principale. Devo ammetterlo: esteticamente non mi fa impazzire, ma sicuramente c’è un mercato per chi vuole telefoni grandi e che non passano inosservati. Come dicevo però, è molto buona la qualità costruttiva generale: il device è solido in mano, senza scricchiolii o altro che ci possa far dubitare sulla sua resistenza. Peccato soltanto che non siano disponibili altre colorazioni: in nero sarebbe potuto essere meno appariscente, e forse più elegante – almeno al mio gusto.

Il vetro frontale si fonde alla perfezione con l’alluminio, che dietro si interrompe per far spazio a due bande in finta pelle che sono il punto più debole dell’estetica generale. La scocca posteriore è ricca di elementi, fra il lettore di impronte digitali, le due fotocamere con altri due flash LED, mentre lo speaker di sistema è stato nascosto sotto il display, poco sotto tre pulsanti capacitivi per comandare il software. Il tasto di accensione\spegnimento è sul lato destro a portata di pollice, mentre il bilanciere del volume a sinistra non mi fa impazzire dovendo premerlo con la punta del dito indice o medio. Poco sopra troviamo un carrellino per le due SIM (una delle quali può essere sacrificata a favore di una micro SD), mentre la ricarica avviene con il “vecchio” micro USB posto inferiormente, e il jack delle cuffie è invece sopra.

Il device si fa sentire con i suoi 168 grammi di peso, e non è nemmeno una sottiletta essendo spesso quasi un centimetro. Anche le cornici intorno al display non scherzano, e infatti le dimensioni generali lo rendono talvolta difficile da maneggiare con una mano sola. ZTE non ha fatto un lavoro di ottimizzazione delle cornici come visto su altri terminali, lasciando spazio per poter ripetere, sia sopra che sotto, il pattern triangolare che fa da “tema” al dispositivo, e ovviamente anche i tasti capacitivi si sono presi un po’ di superficie che poteva essere risparmiata puntando su quelli a schermo. Si nota che l’ergonomia è talvolta problematica perché raggiungere i vari tasti diventa un po’ scomodo e talvolta ci si affatica un po’ nell’uso prolungato, ma questo è uno dei compromessi con cui bisogna convivere se si vuole un phablet grosso e costruito in alluminio, materiale decisamente più pesante della comune plastica.

Display: un buon punto di partenza

Devo ammettere di fare fatica a trovare pessimi schermi sugli smartphone di questi tempi, e anche stavolta ZTE Axon Elite non fa eccezione. L’unità da 5,5 pollici ha una comune risoluzione Full HD, ma che è francamente più che sufficiente per qualsiasi tipo di attività. Che sia il consumo multimediale o la lettura di notizie dai social, non noterete mai griglie di pixel o altri artefatti, dato che il pannello è molto buono da un punto di vista della qualità dell’immagine e della densità, che si attesta a 401 PPI. Su questa diagonale è comune trovare schermi QHD – pari a 2560 x 1440 pixel, come quello di LG G4 per fare un nome – ma francamente la trovo spesso superflua, dato che manca sia il contenuto nativo a questa risoluzione , sia la densità che offre il Full HD è così elevata da rendere invisibile a occhio nudo il “salto” da un pixel all’altro.

Buona sia la luminosità minima che massima (lo schermo rimane visibile anche in giornate assolate, e non acceca la notte) e il sensore di luminosità non è aggressivo, rimanendo quindi “fedele” al valore assegnato dall’utente ma intervenendo in caso di cambiamento della condizione di luminosità del luogo dove ci troviamo. Nelle impostazioni di sistema, potremo anche calibrare i colori a nostro piacimento, tramite ben due schermate dedicate alla funzionalità – scegliendo la temperatura dei bianchi e la saturazione della restante gamma di colori. Anche il vetro che ricopre lo schermo sembra essere di ottima qualità (non ho notato la comparsa di micrograffi durante il mio uso prolungato), ed è fuso con il pannello per assicurare una qualità dell’immagine ancora migliore. Non è il display più bello di sempre (dato che altri vincono per tecnologie migliori o risoluzioni più elevate) ma decisamente non c’è da lamentarsene.

Hardware: buone prestazioni e tanta carne al fuoco

Come potete leggere dalla scheda tecnica, ZTE Axon Elite non scherza in quanto a dotazione. Tra lo Snapdragon 810 e 3 GB di memoria RAM – più 32 GB di storage eventualmente espandibili tramite micro SD – non possiamo proprio dire che l’hardware sia da medio gamma. Le prestazioni crude infatti ci sono: il telefono è molto veloce e scattante, ma la cosa che mi ha sorpreso è che rimane freddo anche sotto uso intenso. L’ho sentito intiepidirsi raramente, e questo significa che ZTE è riuscita a dissipare correttamente questo chip che ha fatto tanto parlare di sé – in negativo – nel 2015. L’alluminio sulla scocca posteriore infatti riesce a catturare il calore e distribuirlo su tutta la superficie, senza però trasmetterlo alla mano al punto tale di percepire un fastidio.

Parlando di hardware segnalo la presenza della connettività dual SIM, spesso presente sui telefoni di origine cinese e che regala una certa versatilità all’utente. La seconda scheda telefonica è infatti sacrificabile a favore di una scheda di memoria per espandere lo storage, soluzione sempre più adottata da tantissimi produttori. Sotto le fotocamere inoltre troviamo un lettore di impronte digitali, che funziona sempre piuttosto bene. Non è preciso come quello di un iPhone 6s, ma permette di accendere e sbloccare il device con un solo tocco, come avviene con gli ultimi Nexus. ZTE ha puntato molto sull’aspetto sicurezza, essendo questo uno dei tre metodi diversi dal solito pin per sbloccare il telefono o nascondere dati personali.

Anche la GPU non scherza, dato che la Adreno 430 riesce sempre a tirare fuori ottime prestazioni anche nei videogame più impegnativi, compreso il pesante Need for Speed: No Limits, che mantiene un framerate piuttosto stabile intorno ai 60 fps. Ciò che non mi ha fatto impazzire è la ricezione del Wi-Fi, che ho trovato un po’ fiacca e lenta rispetto alla competizione: nulla di grave, dato che è sicuramente una problematica dovuta alla massiccia presenza di alluminio nel corpo del device, e non ci sono conseguenze troppo pesanti sulla velocità in download. Segnalo infine che il tasto Home funge anche da LED di notifica, grazie alla sua retroilluminazione, e che la fotocamera frontale raddoppia da “scanner dell’iride”, permettendoci di sbloccare il terminale semplicemente guardandolo. La cosa funziona, ma non è nulla più che di un riconoscimento di alcuni tratti del viso e del contorno occhi, ed è molto più lento della lettura dell’impronta digitale che avviene in un decimo di secondo.

Software: qui iniziano i veri problemi

C’è una cosa che mi delude spesso sui telefoni cinesi, cioè l’esperienza software. Spesso ci si trova davanti a versioni pesantemente personalizzate di Android, non aggiornate e molto ricche di funzioni dalla discutibile utilità. Viene spesso preso anche un approccio estetico che difficilmente riesce a convincermi, con il risultato di un’esperienza frustrante. Anche con ZTE Axon Elite si ripete la stessa storia: il software innanzitutto è basato su Android 5.0.2 Lollipop, una versione dell’OS di Google che è stata lanciata nel dicembre 2014. Sopra di essa, troviamo la MiFavor UI, interfaccia di ZTE che risulta essere incompleta dal punto di vista della traduzione in italiano (la nostra lingua e l’inglese si mischiano costantemente) e molto lontana dai canoni estetici del Material Design.

Il telefono fortunatamente non è pieno di fastidioso bloatware: non ci sono troppe app preinstallate, e troviamo il Play Store con tutti i suoi servizi. Molte app di sistema sono state rimpiazzate con le loro versioni made in ZTE, e alcune di esse sono fatte anche piuttosto bene e offrono qualche opzione in più rispetto alla controparte stock – ad esempio, si possono “crittare” dati nel dialer telefonico o nei messaggi in modo da nascondere ad occhi indiscreti i dati più sensibili. La UI è anche personalizzabile entro alcuni limiti un po’ stretti (e soltanto usando il launcher di default) data l’assenza di una vera app per i temi, ma si può sempre ricorrere a programmi di terze parti per cambiare a proprio gusto l’interfaccia.

Se la versione di Android vecchia (e insicura) è un boccone difficile da digerire, il prossimo potrebbe esserlo ancora di più. Per colpa dei sistemi di risparmio energetico e di quelle app “cleaner” onnipresenti sui device di origine cinese (programmi che si occupano di tenere in ordine la RAM e tutto quello che avviene in background), ho avuto spesso difficoltà a ricevere le notifiche push. Talvolta, le ricevevo soltanto dopo aver riaperto l’app manualmente, cosa davvero fastidiosa ma non inedita per un telefono di provenienza cinese. Infatti, questi meccanismi per preservare batteria e memoria tendono a chiudere le app di continuo e a bloccarne l’accesso alla rete, con il risultato di non ricevere altro che chiamate ed SMS – nell’era di WhatsApp e Telegram. Sono riuscito ad arginare il problema disabilitando manualmente svariate di queste opzioni, ma non sono così sicuro che un utente meno esperto ci riuscirebbe, complice anche l’assenza della lingua italiana in tantissime schermate. Altre persone sul web hanno segnalato questa cosa, ma per adesso non si sono visti update capaci di risolverla.

L’ultimo aspetto negativo sta nella presenza del vecchio tasto menù di Android, elemento deprecato da svariati anni. Dato che i pulsanti sono tre, quello per tornare indietro raddoppia anche per il multitasking a seguito di una pressione prolungata, mentre appunto il tasto menù attiva un assistente vocale funzionante soltanto impostando il telefono in lingua inglese, quindi inutile sul nostro mercato. Questo componente permetterebbe anche di sbloccare il telefono con la voce, ma non sono riuscito a sfruttare questa funzionalità dato che non veniva mai riconosciuto il mio input vocale anche con frasi semplici. Insomma, tanti fronzoli ma una sostanza assolutamente da rivedere, anche se temo che non ci saranno molti aggiornamenti software in futuro.

Batteria: la prima sorpresa

Forse quegli algoritmi di controllo dei consumi che citavo prima funzionano davvero: non fanno arrivare le notifiche, ma almeno arrivo a fine giornata! I 3000 mAh corredati allo Snapdragon 810 riescono a fare un piccolo miracolo: il device dura molto, e ho proprio notato scendere lentamente la percentuale della batteria durante la giornata. Sebbene non ci siano tutte le novità introdotte dalle più recenti versioni di Android pensate proprio per preservare l’autonomia (tipo la modalità Doze), va riconosciuto a ZTE il merito di essere riuscita ad ottimizzare bene i consumi. Il Power manager integrato permette di settare a nostro piacimento il comportamento del device, permettendo di abilitare una sorta di modalità STAMINA come quella dei terminali Sony che allunga la vita del terminale in stand-by.

Si possono scegliere quali app attivare con l’accensione del device (un vero e proprio controllo sull’autostart, come sui computer), e quali possono rimanere attive in background (e qui si nasconde il problema delle notifiche). Si può anche rallentare la CPU per preservare i consumi (addirittura impostando un orario di inizio e fine, se lo si vuole), ma ammetto di non aver usato praticamente nessuna di queste funzioni e di essere sempre arrivato abbondantemente a sera. Anzi, molto spesso riesco ad arrivare tranquillamente all’ora di pranzo del giorno dopo, mantenendo comunque il mio uso medio fatto di svariate app, qualche gioco e ovviamente telefonate e messaggi – più diversi account configurati per scaricare notifiche, dalla mail ai social. Il Power manager però ha fatto una vittima: è assente il contatore delle ore di schermo acceso, utile per capire l’effettiva durata della batteria; io ho calcolato circa 4 ore di uso nelle giornate più intense. Il caricatore da 1,35 A presente in confezione, infine, assicura una ricarica un po’ lenta rispetto a quelli più potenti da 2 A, ma riuscirete comunque a completare il ciclo in circa due ore.

Fotocamera: la seconda sorpresa di Axon Elite

Nel capitolo del design parlavo di doppia fotocamera posteriore per questo ZTE Axon Elite, setup simile a quello adottato da HTC con il suo One M8. Infatti, esse permettono di catturare foto con più informazioni sulla messa a fuoco, di poter impostare successivamente una nuova focale e di effettuare alcuni trucchetti simpatici con le immagini. Ciò che mi ha colpito di questa fotocamera da 13 + 2 MP non è tanto la qualità (che è nella media di questo taglio di sensori), ma il software. Gli scatti sono solitamente buoni in modalità automatica, con una gran quantità di dettagli e una discreta luminosità, ma se deciderete di abilitare i settaggi manuali potrete divertirvi con ISO, messa a fuoco, tempo di apertura dell’otturatore e quant’altro – manca soltanto lo scatto RAW, che sarebbe potuto essere presente se ci fosse stata una versione più recente di Android.

Non c’è l’HDR automatico ma soltanto manuale, e possiamo abilitare una modalità bokeh capace di sfruttare la doppia fotocamera per creare sfumati di discreta qualità. Tornando nella galleria degli scatti, potrete poi reimpostare successivamente un nuovo punto di messa a fuoco, e la quantità di sfocatura da applicare. Le due fotocamere si possono anche usare per foto con doppia esposizione, che sono in realtà due immagini sovrapposte con un filtro a scelta dell’utente. Tutte cose simpatiche, ma ancora una volta dall’utilità relativa: non a caso le due fotocamere di One M8 sono state dimenticate nel giro di poche settimane. Il doppio flash LED, infine, riesce a dare una notevole mano al buio, perché è capace di illuminare bene il soggetto fotografato. Ecco una galleria di scatti di prova, fatti usando le varie modalità a disposizione e in vari contesti:

La videocamera infine permette di catturare sia video in slow motion a 120 fps, che filmati in 4K. Qui si sente la mancanza dello stabilizzatore ottico, e infatti i video sono talvolta un po’ traballanti anche con il minimo movimento della mano. La qualità dell’audio è invece discreta, grazie ai due microfoni installati sul corpo del device. Buoni anche gli autoscatti, grazie al modulo frontale da ben 8 MP e a tutti i vari filtri con cui ci potremo divertire, e per una volta la famosa modalità bellezza è meno intrusiva e più facile da disabilitare.

Multimedia: la terza (mezza) sorpresa

Un altro punto a favore di ZTE Axon Elite è nel comparto sonoro: infatti, sotto i tasti capacitivi si nasconde uno speaker che è incredibilmente potente, e dal volume elevatissimo! Esso infatti “spara” fuori il suono in maniera potente, cosa che mi ha portato più di una volta a dover impostare il volume al valore minimo. I suoni delle notifiche infatti possono davvero spaccare i timpani, ma la cosa è apprezzabile per la riproduzione di video e musica, che si fanno ascoltare con gusto. Disabilitate però l’effetto Dolby dalle impostazioni, che secondo me rovina il bilanciamento del suono.

L’altro lato della medaglia però riguarda l’audio in cuffia, che invece ha un volume molto più basso! Infatti, ascoltando musica mi ritrovo sempre a cercare di alzarlo, ma il limite imposto è davvero basso rispetto alla media. Questo è un vero peccato, perché la qualità del suono non è malvagia. Il display Full HD invece si presta bene per la riproduzione di contenuti multimediali di ogni tipo, e non fa rimpiangere risoluzioni più elevate che servono a poco. Ottime, infine, anche le prestazioni con il gaming, altro aspetto dove lo speaker permette di godersi meglio il titolo, e dove CPU e GPU assicurano fluidità e un framerate stabile.

ZTE Axon Elite: le nostre conclusioni

Si può chiudere un occhio sull’estetica un po’ appariscente – alla fine, de gustibus -, sulle dimensioni e peso generosi, sull’audio che esplode da una parte e fa il timido dall’altra. Ciò che però mi lascia l’amaro in bocca è il software: sebbene sia stabile e veloce, è vecchio e talvolta malfunzionante, con quel problema delle notifiche molto grave per chi utilizza lo smartphone per comunicare – e chi non lo fa ormai? Sembra di usare una versione beta, con l’incertezza di non sapere se arriverà poi un aggiornamento a sistemare queste problematiche e a dare una mano di vernice capace di coprire un bel po’ di crepe, e su Internet non si trova nulla riguardo futuri update della MiFavor UI di ZTE che possano intervenire a migliorare l’esperienza utente.

Peccato, perché tutto il resto in qualche modo funziona e convince, e ha convinto pure me che la prima volta ero rimasto poco impressionato da questo smartphone, relegandolo al cassetto dei cinesoni senza arte né parte. Non è la prima volta che delle aspettative sono state tradite così nettamente, ma purtroppo non posso che notare che spesso queste delusioni arrivano sì da smartphone cinesi, ma soltanto da quelli di certi brand che sembrano essere stati schiacciati da nomi ben più grandi – che si stanno conquistando una fetta di utenza grazie a prezzi bassi ma prestazioni notevoli. Rimandato quindi Axon Elite, con il desiderio che ZTE non se lo dimentichi e continui a migliorare questo suo top di gamma – sperando di non trovare già il suo successore alla prossima grande fiera di tecnologia.

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