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Xiaomi Mi Band 2 recensione: ancora una volta la regina delle smartband entry-level

Xiaomi Mi Band 2 recensione: ancora una volta la regina delle smartband entry-level

Nonostante alcune piccole pecche - assolutamente trascurabili vista la fascia di prezzo - Xiaomi Mi Band 2 si rivela un prodotto assolutamente eccellente / Ultima modifica il

Smartband: dispositivo per il tracking dell’attività fisica, del sonno e tanto altro. Ormai conosciamo a memoria la definizione di questi piccoli dispositivi da polso. Xiaomi Mi Band 2 è l’ultimo prodotto che il costruttore ha immesso nel mercato lo scorso anno e che, seguendo le strategie commerciali della passate generazione, ruota su due pilastri principali: prezzo estremamente competitivo e pieno supporto alle funzioni di tracking più comuni.

Rispetto alla Mi Band di prima generazione, la nuova smartband eredita anche il sensore HR per il battito cardiaco, strumento che Xiaomi aveva aggiunto di fretta e furia nella Mi Band 1S, un dispositivo di mezzo fra la prima generazione e l’ultima di cui parliamo quest’oggi. La recensione della Xiaomi Mi Band 2 si discosta leggermente da quella che potrei definire una “recensione standard”. Il motivo è da ricercarsi nella modalità che ho deciso di seguire nel raccontarvi la mia esperienza con la smartband.

Fondamentalmente mi sono focalizzato sull’aspetto più importante: come si comporta dopo tante settimane di utilizzo e, soprattutto, se è ancora la migliore scelta per chi è alla ricerca di una soluzione estremamente economica ma duttile. Scopriamo tutte le caratteristiche dalla piccola smartband nella nostra recensione.

Design: minimale al punto giusto

Come ho detto nell’introduzione della recensione, la Xiaomi Mi Band 2 segue alcune linee guida già sperimentate dall’azienda in tal senso. Mi preme sottolinea che, a differenza di gruppi ben più assestati all’interno di questo settore come Garmin, Fitbit, TomTom e compagnia cantante, per il colosso cinese si muove ancora su un terreno abbastanza nuovo.

Nonostante questo, e merito soprattutto dell’alto potenziale umano evidentemente presente in azienda, Xiaomi è riuscita a investire il mercato con una forza innovativa tale da conquistare senza troppa fatica il trono come una delle migliori aziende lato fitness attualmente presenti in circolazione. Questa conquista, questo traguardo, è stato raggiunto seguendo alcune basilari tecniche di design: estremo minimalismo e duttilità.

Infatti, quando si prende in mano la piccola smartband, è davvero difficile non constatare che il prezzo molto competitivo non intacca minimamente materiali e quant’altro. Anzi, se posso essere estremamente sincero, la struttura della Xiaomi Mi Band 2 la trovo più intelligente di quella vista all’interno della recensione TomTom Touch. Come avviene ormai per tutte le smartband commercializzate in questi ultimi mesi – presumo che continuerà ad essere così per ancora un bel po’ di tempo -, la smartband in sé è un piccolo oggettino a forma di “pillola” dal peso di appena 7 grammi in cui è presente un piccolo display OLED da 0,47″ tramite cui controllare alcune funzioni (ne parleremo in modo approfondito all’interno del prossimo capitolo) e, poco più in basso, un disco con tecnologia soft touch che permette di scorrere lungo i vari menù.

In questo caso, a differenze di prodotti commercializzati da altre aziende, Xiaomi Mi Band 2 permette l’interazione unicamente tramite questo piccolo tasto. La scelta la reputo sensata, soprattutto in condizioni di movimento. In passato mi è capitato di non riuscire bene a controllare l’avanzamento attraverso diversi pannelli tramite gli swipe da fare sulla smartband. In questo modo, invece, anche mentre si corre, è sempre possibile centrare facilmente il tasto e muoversi lungo le varie sezioni della smartband. Capovolgendo la Xiaomi Mi Band 2 è poi presente il piccolo sensore HR per il battito cardiaco e, poco più in basso, lungo il bordo bombato, i due PIN per collegare rapidamente la smartband al caricatore proprietario. Alcune informazioni su di esso: è piccolo, il cavo è corto ed è scomodo. Ancora una volta mi chiedo il motivo per cui diversi produttori continuano a imporre caricatori proprietari quando basterebbe una comunissima porta micro USB per garantire pieno compatibilità con i tanti cavi di cui già disponiamo.

Insomma, un cavo in più non è poi la fine del mondo, ma avrei gradito non dover inserire un altro accessorio nel mio zaino. Venendo al cinturino, Xiaomi ha scelto ancora una volta un classico elemento in silicone semi-rigido, con una profonda feritoia superiore pensata per agganciare il corpo della smartband. I lembi inferiori presentano poi il classico bottone singolo per agganciare il dispositivo al proprio polso. Anche in questo caso mi permetto di fare un paio di considerazioni sul cinturino: a primo impatto credevo che la presenza di un solo bottone mi desse qualche problema durante gli esercizi.

La chiusura del cinturino è robusta, talmente tanto che bisogna fare molta pressione per chiudere effettivamente la smartband. La seconda considerazione è per la qualità stessa del cinturino. Durante la recensione del TomTom Touch mi sono trovato difronte ad un cinturino di dubbia qualità, deludente. Quello presente sulla Xiaomi Mi Band 2 è invece di tutt’altra pasta: è resistente, supporta benissimo stress meccanici e di torsione e la fessura di contenimento è di ottima fattura.

Tracking: il minimo indispensabile

Ma come si comporta una smartband da più o meno 40€ quando si tratta del tracking su strada? Bisogna innanzitutto sottolineare che la Xiaomi Mi Band 2 non funziona come le altre smartband ben più costose e che abbiamo visto su queste pagine. Non è possibile andare a specificare il tipo di attività fisica che si vuole monitorare né è presente un qualche tipo di algoritmo capace di riconoscere automaticamente che tipo di attività si sta facendo.

La Xiaomi Mi Band 2 va presa come un piccolo compagno di avventure, per nulla ingombrante, e capace di tenere sotto controllo alcuni dati particolari – come direbbe qualcuno, pochi ma buoni. Ecco, con questi presupposti, devo dire che la Mi Band 2 non mi ha mai dato alcun tipo di problema. Il sensore integrato è in grado di tenere traccia abbastanza fedelmente della distanza percorsa, dei passi effettuati e del battito cardiaco durante l’allenamento.

Nonostante il suo aspetto assolutamente cheap, economico, il tracking di quelle funzioni si è tutto sommato rivelato abbastanza veritiero. Durante queste lunghe settimane di utilizzo ho confrontato i dati con la TomTom Touch e con un altro dispositivo personale, e in fin dei conti è presente qualche piccolo scarto di qualche centinaio di metri. Bisogna considerare che la Xiaomi Mi Band non dispone di un sensore GPS e pertanto è normale avere un minimo di discrepanza fra la distanza realmente percorsa e quella mostrata dal piccolo display.

In definitiva mi sento di promuovere il lavoro fatto da Xiaomi se non altro per l’aspetto complessivo della smartband. Non è certamente indirizzata a chi fa sport in maniera seria; se siete sportivi casual – come il sottoscritto – e necessitate di un dispositivo in grado di mostrare l’arrivo di qualche messaggio o chiamata, allora la Xiaomi Mi Band 2 è sicuramente la smartband da tenere in considerazione.

Batteria: tre settimane piene senza difficoltà

Uno dei punti di forza della Xiaomi Mi Band 2 è sicuramente l’autonomia. In precedenza, come mi è capitato in passato con altre recensioni, sono quasi sempre andato in contro a delle statistiche un po’ ballerine. Si sa che le aziende tendono sempre a “pompare” leggermente la reale autonomia dei propri prodotti ma, devo essere sincero, quello che ho visto con la Xiaomi Mi Band 2 mi ha lasciato davvero senza parole. Ho fatto la prova di caricare la batteria della piccola smartband giorno 26 dicembre, ovvero il giorno prima di partire per le vacanze di Natale.

Durante questi giorni ho utilizzato la smartband come sempre: costantemente attaccata al mio polso (docce incluse) e libera di tracciare tutti gli aspetti della mia giornata senza alcuna intromissione da parte mia. Questo quindi ha previsto il classico calcolo della distanza percorsa, delle calorie bruciate e di qualche attività fisica – nel vano intento di bruciare qualche grasso di troppo assimilato durante le festività in casa.

A fronte di tutto ciò, la Xiaomi Mi Band 2 ha dato gli ultimi segni di vita giorno 17 gennaio. Questo lasso di tempo che copre quasi un mese esatto di autonomia, mi ha permesso di lasciare il caricatore a casa mia a Roma, senza dovermi mai preoccupare di portare con me il piccolo dispositivo proprietario per la ricarica della smartband. Il consumo in idle è davvero irrisorio, per non dire nullo, e l’autonomia generale permette di coprire senza alcun problema due settimane piene di utilizzo.

Questo è sicuramente merito di un display estremamente piccolo (sì, okay, piccolo ma di buona risoluzione) abbinato ad un comparto di sensori che non sono per nulla energivori ed un motorino per la vibrazione rigoroso ma parco con i consumi. Certamente il sensore HR per il battito cardiaco può tirare giù la batteria abbastanza facilmente ma, a differenza del modulo GPS, siamo pur sempre difronte ad un dato davvero trascurabile. Mi preme precisare che durante questo lasso di tempo la Xiaomi Mi Band 2 è stata costantemente collegata al mio iPhone tramite Bluetooth 4.0 LE con tutte le notifiche accese, tre sveglie giornaliere e notifiche di WhatsApp come se non ci fosse un domani. Per una piccola smartband da 40€ non si può davvero chiedere di più.

Esperienza d’uso: a questo prezzo, non si può chiedere di meglio

Veniamo però al fulcro della recensione. Dopo tutti questi mesi si presenza sul mercato, è ancora la migliore smartband economica da acquistare? Dopo aver provato numerose smartband, di tutti i tipi e di tutte le marche, è stato per me davvero un esercizio interessante quello di provare la Xiaomi Mi Band 2 per così tanto tempo. Le diverse settimane al polso mi hanno permesso di abbattere quelle piccole riserve che avevo verso la smartband, soprattutto legate all’applicazione mobile ancora non perfettamente in grado di lavorare a stretto contatto con iOS.

Se, infatti, devo trovare un punto a sfavore della smartband di Xiaomi, la poca attenzione verso l’universo Apple è certamente quello che più mi fa storcere il naso. Storia completamente diversa invece per Android dove è presente un supporto robusto a tantissime applicazioni di terze parti, rendendo così l’esperienza utente ancora più completa. Nonostante ciò, sono rimasto assolutamente contento di alcune particolarità della Xiaomi Mi Band 2: una su tutte la certificazione IP67. Come sappiamo questa certificazione indica che il prodotto è perfettamente in grado di sopportare il contatto con polvere e acqua.

Mi pare una specifica essenziale per un fitness tracker ma, come abbiamo visto anche in altre recensioni, esistono prodotti ben più costosi che non sono assolutamente in grado di supportare il contatto diretto e prolungato con i liquidi – la maggior parte cita la specifica “splashproof“, ovvero resistente a schizzi d’acqua. Con la Xiaomi Mi Band 2 ho fatto tranquillamente la doccia e, addirittura, qualche vasca in piscina.

Ovviamente l’esperienza utente è costellata di qualche piccolo dettaglio rozzo, qualche funzione non proprio ottimizzata ma nulla di eclatante. Certamente i piccoli problemi che vi sto per elencare avrebbero avuto un peso ben maggiore per un dispositivo da 100-200€, ma qui, con 40€ di spesa, è davvero inutile andare a cercare il pelo nell’uovo. Però, dato che mi preme essere preciso e non tralasciare nulla, ecco alcuni dei problemi che ho incontrato durante il mio utilizzo: prima fra tutti ci sta la funzione raise to wake up, ovvero la funzione che permette al display di attivarsi non appena si solleva il polso verso il petto.

Spesso capita che la Xiaomi Mi Band 2 non recepisca in tempo il comando oppure, più spesso, di attivarlo nel movimento dal torace verso il fianco, con netto ritardo. La funzione non è poi così importante per una smartband ma, se siete soliti controllare l’orario, allora potrebbe essere fastidioso dover fare “su e giù” per far accendere il display. Problema simile interessa anche il sensore per il battito cardiaco: come si è detto, la Xiaomi Mi Band 2 integra un piccolo sensore HR sul retro. Spesso capita di non riuscire a completare la lettura per un motivo “x” non meglio noto. Infatti, sia che il braccialetto sia legato stretto o un po’ più lento, randomicamente si trova nella condizione di mostrare una bella “X” di fianco l’icona del cuore, segno che la lettura ha dato qualche tipo di problema.

Infine, il display OLED. La dimensione non è di per sé un problema, anzi, è abbastanza definita da riuscire a leggere con facilità tutte le informazioni. Quello che dà qualche problema è la lettura una volta usciti fuori casa. Anche il sole di dicembre, certamente meno accecante di quello estivo, può dare qualche problema di lettura mentre si è impegnati in una cosa. Spesso mi sono trovato nella condizione di doverlo coprire con una mano per fare un minimo di ombra e riuscire finalmente a leggere i dati mostrati.

Ripeto: a fronte di una spesa di 40€ sono tutti problemi davvero irrisori. Anzi, è anche troppo definirli “problemi”. Esistono certamente ampi spazi di miglioramento, sotto tanti punti di vista. Alcuni possono essere facilmente risolti tramite aggiornamenti firmware – e software per quanto riguarda l’applicazione mobile -, altri, invece, è presumibile che arriveranno con la terza generazione di Mi Band.

Le nostre conclusioni su Xiaomi Mi Band 2

Non c'è da girarci troppo interno: Xiaomi Mi Band 2 è la miglior smartband low cost attualmente presente sul mercato. Nonostante il prezzo assolutamente irrisorio - spesso sono presenti delle offerte in cui è possibile acquistarla anche a 18€ - Xiaomi è riuscita a confezionare un piccolo capolavoro. Certamente bisogna tenere in considerazione tutte i discorsi che sono stati fatti nei capitoli precedenti: visto il prezzo, è normale trovare alcune piccole pecche che possiamo tranquillamente perdonare. Se siete alla ricerca di una smartband leggera, compatta, con cinturino intercambiabile ed un'ottima autonomia, sarebbe davvero da pazzi non prendere in considerazione la Xiaomi Mi Band 2. C'è da considerare il discorso del claudicante supporto ad iOS ma, credetemi, è un cruccio che si riesce a perdonare molto facilmente. In più, e ve lo assicuro, è molto migliore di quello che ci potevamo aspettare qualche mese fa, prima che la Xiaomi Mi Band 2 venisse presentata. Il target principale di Xiaomi è evidentemente la piattaforma Android, ma il sempre più rapido aggiornamento dell'applicazione companion mi fa intendere che le cose potrebbero cambiare in meglio.

Pro
Economica
Certificazione IP67
Ottima autonomia
Sensore HR
Contro
Display poco luminoso
Supporto iOS claudicante
Connettore di ricarica proprietario
valutazione finale9

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