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Wolfenstein 2 recensione: la gioia di uccidere nazisti

Wolfenstein 2 recensione: la gioia di uccidere nazisti

Violento e brutale ma con un cuore sorprendentemente emotivo, Wolfenstein 2: The New Colossus è uno sparatutto ad armi spianate dalle idee a volte confuse ma molto soddisfacenti. / Ultima modifica il

Non molti lo sanno, ma la storia di Wolfenstein comincia ben prima dello sparatutto di Apogee rilasciato nel 1992, che è diventato il capostipite del genere. Partito dieci anni prima con l’intenzione di simulare una infiltrazione in una base nazista, era ben poca cosa – all’epoca i videogiochi erano nati da poco, e le meccaniche erano al centro dell’attenzione, visto che la grafica era ridotta quasi a zero.

Ne è stata fatta di strada. Wolfenstein è ora al secondo episodio del secondo “soft reboot” della sua storia, e i modi in cui uccidere nazisti si sono moltiplicati oltre ogni limite. The New Colossus è uno sparatutto lineare (per la maggior parte) ambientato in una ucronia, una storia alternativa in cui i nazisti hanno vinto la seconda guerra mondiale grazie alle invenzioni di Deathshead, un folle, geniale e incredibilmente malvagio scienziato con cui BJ, il nostro protagonista, aveva dovuto fare i conti nel precedente episodio. Ma i nazisti continuano a occupare gli Stati Uniti, e BJ è gravemente ferito; come farà a salvare il mondo questa volta? Vediamolo nella nostra recensione di Wolfenstein 2.

Una storia da Inglorious Bastards, ma oltre ogni limite

Il gioco è un sequel estremamente diretto. Il sipario si apre pochi secondi dopo il finale del primo, e ne ripete la struttura, con un BJ sanguinante salvato dai suoi compagni e (di nuovo) in coma finchè il mondo non ha bisogno di lui. Ci sono pochi giochi che hanno un inizio tanto potente quanto The New Colossus: anche se debole e ferito, BJ non ha nessun dubbio nel piazzarsi su una sedia a rotelle e ridipingere le pareti con sangue e organi nazisti in (a mio parere) uno dei livelli iniziali più fantastici degli ultimi anni. Si inizia come si finisce, con esplosioni e nazisti a ondate uccisi quasi gioiosamente.

Il lato personale del regime

Tantissima violenza, ma anche una sorprendente attenzione alla storia personale e al passato di BJ – o Terror–Billy, come è conosciuto adesso tra le forze naziste, un leggendario mostro inarrestabile spesso nominato con paura nei dialoghi dei soldati. Il gioco si apre subito con una doppia trama parallela: mentre BJ sarà impegnato a rimettere in piedi la resistenza americana nel presente, ci saranno salti temporali nel passato, dove scopriremo cosa ha portato il nostro protagonista ad ottenere il suo odio bruciante per i nazisti e la sua incredibile competenza con le armi.

Intendiamoci: i nazisti fanno schifo, e il gioco non si trattiene nel sottolineare quanto orribili siano i loro ideali.  Ma al centro della storia, il focus principale è la famiglia: i genitori di BJ, e la loro storia in un’America degli anni ’20 razzista quanto il regime nazista, tra traumi e sofferenze, ma anche una famiglia tutta nuova. Perché dal punto di vista sentimentale, ci sono grosse novità in arrivo per BJ

È una delle scelte migliori del gioco: The New Order fa notare come il razzismo dell’America di prima della Seconda Guerra Mondiale non fosse così diverso dagli ideali nazisti, un razzismo che separava bianchi e neri e ha creato gruppi come il Ku Klux Klan – che sarà presente nel gioco, avendo ottenuto il permesso da Hitler di governare il Sud degli Stati Uniti. La realizzazione è ottima: nelle brevi sezioni che affronteremo dove non dovremo farci strada a colpi di fucile a pompa osserveremo una nazione sconfitta, dove le persone si dividono tra chi si rassegna a una vita sotto la svastica e chi si iscrive felicissimo al partito nazista.

Guerriglia (sub)urbana

È in questo contesto che BJ dovrà quasi ripartire da zero. La vittoria alla fine dello scorso episodio non cancella il fatto che i nazisti controllano il mondo, e bisogna riorganizzare una resistenza in grado di opporsi e liberare il territorio prima che sia troppo tardi. L’obiettivo per la maggior parte del gioco è questo, mettersi in cerca di nuovi compagni e gruppi che riescano ad aumentare le proprie file, popolando il sottomarino rubato nel precedente episodio che ora fungerà da base per il nostro gruppo e affrontando le conseguenze della scelta fatta nel primo episodio (che può essere ripetuta o cambiata). Queste conseguenze vanno ben oltre cutscene e eventi nella trama, sbloccando anche un’arma speciale a seconda di chi si è scelto di salvare.

Tutto questo potrebbe far pensare che la trama sia una cosa seria e realistica, ma ci sono momenti completamente fuori di testa; dalla violentissima e raccapricciante scena iniziale che spinge il giocatore a odiare la cattiva principale ancora di più (fidatevi: le cose si fanno personali e traumatiche), a un nuovo personaggio completamente inaspettato, a donne incinte all’assalto di giganteschi mecha nazisti e viaggi straordinari, Wolfenstein 2 si spinge oltre ogni limite, ma non dimentica mai orrori come l’olocausto o il trattamento dei disabili, che – soprattutto nella prima parte della trama – sono sviscerati in modo molto interessante.

Funziona? Sorprendentemente, per la maggior parte si. Ci sono alcuni momenti che non prendono come il resto della storia, e il gioco tende a perdere molta energia e spinta intorno alla seconda metà, ma quello che regge funziona molto bene. L’atmosfera ricorda i film di Tarantino, con un linguaggio estremamente scurrile (anche se la traduzione italiana è inconsistente e avrebbe potuto essere più curata) e ambientazioni che richiamano alla mente (oltre al primo episodio e al suo stile cemento/industriale/dieselpunk) Half Life o Fallout, con delle chiare tinte post-apocalittiche.

Esploreremo una New York devastata dall’atomica, la mitica Area 51, basi volanti e luoghi che i nazisti hanno tagliato fuori dal mondo, in cui elementi ambientali andranno a influenzare i nostri piani, tra radiazioni e coccodrilli. Non sembra tanto “potente” quanto il primo episodio, però: si inizia ad avvertire una certa fatica nel tirar fuori scenari completamente unici. È impossibile negare che, alla prova del mouse, ho già ucciso centinaia di nazisti in The New Order, e The New Colossus a volte sembra solo farmene uccidere ancora di più.

“Obiettivo: uccidi tutti”

Uccidere quanti più nazisti possibile. Sembra questa l’unica regola che hanno seguito gli sviluppatori: ogni elemento del gioco è dedicato a questo obiettivo, da lanciafiamme a pistole silenziate a fucili laser, con le armi divise tra armi normali (in grado di essere trasportate senza limiti di numero) e armi pesanti che potremo utilizzare solo in alcune situazioni, anche se ci saranno occasioni di ricaricarle e molta flessibilità nel loro uso.

Assalto totale, ma con cervello

Ritorna il poter imbracciare qualunque tipo di arma (normale) nella mano destra o sinistra, che porta a interessanti combinazioni – soprattutto visto che alcune armi sono più efficaci contro le armature, altre contro la carne, spingendo il giocatore a sperimentare combinazioni che offrano il massimo dei danni. Se si aggiungono le modifiche e gli upgrade, come silenziatori, modalità di fuoco diverse e proiettili con effetti speciali, l’arsenale diventa ottimo, anche se non diverso di molto rispetto all’episodio precedente – attenzione però: molte delle meccaniche sbloccabili non sono spiegate nei dettagli, quindi è consigliabile sperimentare e esplorare il menu di potenziamenti e tech tree (inclusi i talenti, sbloccabili completando mini-achievement durante il gioco).

Ritorna anche il sistema di overcharge, dove raccogliere medikit con HP al massimo spinge temporaneamente la nostra barra vitale oltre il limite. L’overcharge è fondamentale: non siamo più dei supereroi – BJ, per motivi che preferisco non svelare per evitare spoiler, avrà una quantità di HP totale che varierà nel corso del gioco, ma che non durerà a lungo se si carica sempre a testa bassa. Per potersi lanciare all’assalto bisognerà usare il cervello, e schizzare da una stanza all’altra senza farsi colpire, recuperando tutti i medikit e le armature su cui si riesca a mettere le mani.

Il paragone con Doom è immediato, soprattutto nei livelli più avanzati – e il fatto che Mick Gordon, autore della colonna sonora del reboot infernale, abbia creato anche il soundtrack di Wolfenstein 2 non aiuta; al ragazzo piacciono molto i synth bassi, e in un paio di punti la somiglianza si nota un po’ troppo – niente spoiler, ma un livello in particolare sembra provenire proprio da Doom, con un’atmosfera palesemente ispirata.

A rifletterci, la filosofia di Doom pare avere influenzato parecchio il gioco: dove Doom ti chiudeva in una stanza e faceva spawnare orde di demoni finchè i pavimenti non erano coperti di sangue e organi, Wolfenstein 2 fa la stessa cosa, almeno finchè non hai trovato e decapitato il comandante nazista che sta lanciando l’allarme – che tu lo faccia ad armi spianate, o silenziosamente (e godendoti in questo modo le conversazioni dei nazisti, che vale davvero la pena ascoltare anche nelle missioni secondarie).

Tagliente e fragile come vetro

Lo sottolineo ancora una volta: BJ non può reggere troppi proiettili, e occasionalmente ci si troverà davanti a una zona sotto il controllo di un Kommandant, in grado di richiedere rinforzi praticamente infiniti e spesso protetto dai nemici più potenti del gioco. Qui lo stealth diventa essenziale: tra l’aprirsi la strada a suon di fucilate fino al comandante o eliminarlo silenziosamente per poi fare i conti coi soldati rimasti, è chiaro che una delle due soluzioni è più efficace, ed è resa più interessante da una piccola suite di potenziamenti sbloccabili dal nostro eroe.

In quei momenti in cui la trama rallenta e siamo liberi di esplorare il Martello di Eva, il sottomarino che ci fa da base, avremo la possibilità di scegliere tra diversi tipi di missioni e attività secondarie. Queste vanno dal dare una mano ai rivoluzionari che si occupano del sottomarino, a percorsi di addestramento, alla parte più succosa: una stazione di controllo dove la ciurma cerca di rintracciare gli Uberkommandant, dei comandanti di altissimo livello circondati dal meglio delle forze che il Fuhrer (e i collaborazionisti americani) riescono a schierare, per poterli eliminare.

La struttura di queste missioni è la stessa dei comandanti nella trama principale, ma spinta al massimo della difficoltà, per metterci alla prova; per poterli rintracciare dovremo usare le carte Enigma, frammenti di codice che si possono recuperare dai corpi dei Kommandant incontrati nel corso della trama. Queste missioni sono delle vere e proprie cacce all’uomo, che riutilizzano e ristrutturano mappe della trama e permettono di sbloccare alcuni degli upgrade che non si potranno ottenere normalmente (ma solo se si riesce a trovarli, visto che sono nascosti).

I comandanti (sia nella trama che nelle missioni secondarie) sono spesso posizionati sul lato opposto dell’area rispetto a BJ, quindi occuparsene non è affatto facile e venire avvistati (o, più probabilmente, avere un nazista che trova un cadavere) succede spesso. Il gioco richiede un certo livello di impegno; se si pensa anche al sistema di protezione, dove BJ può sporgersi oltre un riparo con un clic del mouse, è chiaro che l’idea è di doversi lanciare all’assalto solo se si ha un piano o se si è costretti. Il fatto che i livelli siano abbastanza brevi è una scelta deliberata, dovuta al volersi concentrare sui singoli scontri piuttosto che sull’esperienza continua, e nelle difficoltà maggiori si scopre la vera necessità del dover pianificare ogni singolo movimento.

Nei suoi momenti peggiori, questa scelta ti costringe a ricaricare salvataggi in continuazione, visto che ogni volta che giri l’angolo ti trovi davanti nemici in grado di ucciderti in pochi colpi. Ma quando funziona, funziona alla grande: non c’è nulla di più soddisfacente di pianificare un attacco alla Rambo, calcolando barili esplosivi e vie di fuga, riempiendosi di salute extra e alternando mitragliatori a lanci d’ascia e granate. Quando si è stretti in un corridoio (cosa che succede con più frequenza di quanto sperassi) il gioco è simile a cercare di abbattere un muro a testate; ma appena il corridoio si apre in uno spiazzo, una strada o una serie di stanze, siamo noi a metterci a caccia di nazisti. E cacciare nazisti non smette mai di essere divertente.

Supremazia tecnologica ariana? Non proprio

Meno divertenti sono i crash e i problemi tecnici del gioco. C’è stato bisogno di lavorare per farlo funzionare senza intoppi su PC, e ci è capitato qualche crash e un bug che impediva di lanciare il gioco (se dovesse succedere anche a voi, lanciatelo in safe mode e controllate dalle opzioni cosa causa il problema). Questi problemi saranno di sicuro sistemati con una patch, non appena gli sviluppatori avranno avuto il tempo di correggerli, ma è doveroso menzionarli.

L’aspetto è eccellente: profondità di campo, effetti particellari e compagnia bella sono una evoluzione di quelli già sperimentati con Doom, gioco con cui condivide lo stesso motore grafico. Il look industriale e distopico dei marchingegni nazisti si sposa alla perfezione con le esplosioni, che sembrano essere l’unico momento in cui appaiono sprazzi di colore in un mondo nero e grigio – tolta la base di BJ e compagni, dove il look diventa meno piatto e più “umano,” e dove sembra nascere un abbozzo di quella psichedelia anni ’60 che i nazisti hanno soffocato in America.

La API Vulkan si riconferma in grado di dare un gioco estremamente fluido, anche spingendo la grafica più in alto – bisogna però far notare che non tutti i dispositivi paiono avere la stessa esperienza, e ci sono report di rallentamenti e difficoltà su alcuni sistemi PC (anche questi da considerare come soggetto di una patch futura). Supporto a 4K, 21:9, diversi tipi di anti-aliasing e una vasta gamma di opzioni disponibili lo rendono però molto malleabile nel caso fosse necessaria più flessibilità (o si avesse a disposizione una vera e propria postazione da battaglia da spingere al massimo).

Wolfenstein 2: The New Colossus è un gran gioco, che però non sembra toccare le vette raggiunge dal suo predecessore. Una storia e delle meccaniche di gioco a volte eccellenti e a volte confuse lo rendono un’esperienza a tratti alterni, dove si può passare da uno dei giochi migliori degli ultimi anni all'apice della frustrazione nello spazio di un livello – e i problemi tecnici su PC non si possono non menzionare. Ma l’arsenale soddisfacente e l’ottimo feel di armi e esplosioni, con schegge e scintille, risultano creare un gioco davvero efficace, che soddisfa appieno ogni lettera delle sue tre A. Assolutamente consigliato, ma solo se siete disposti a soffrire qualche frustrazione, almeno finché non sarà patchato per bene. Se trasformare gli Stati Uniti in un frullatore per nazisti vi sembra un buon modo per passare il tempo, Wolfenstein 2 è disponibile ora per PC, PlayStation 4 e Xbox One – con una versione per Nintendo Switch prevista nel 2018. Potete comprare una copia tramite i bottoni presenti su questa pagina.

Pro
Resta il gioco più soddisfacentemente violento sul mercato
Trama fuori di testa, ma che affronta il lato umano
Armi varie e belle potenti
Contro
Level design e storia a volte confusi
Bug sostanziali su alcuni sistemi (ma saranno disponibili patch)
valutazione finale8