Vibrazioni umane per caricare le batterie

scritto da Riccardo Palombo ultima modifica il 15 aprile, 2015

L’Università del Wisconsin, quella di Sun Yat-sen in Cina e la University of Minnesota – Duluth, hanno sviluppato e presentato una soluzione per ricaricare le batterie dei dispositivi mobili sfruttando le vibrazioni con l’ambiente circostante. L’esempio portato alla stampa è quello del telefono che si ricarica nella nostra tasca mentre siamo in viaggio, convertendo l’energia delle vibrazioni generate dell’auto o del treno in energia per il cellulare.

La tecnologia alla base di questa figata è stata descritta nei dettagli nell’ultimo numero della rivista Advanced Energy Materials. Nel testo si legge di un nanogeneratore mesoporoso che sfrutta un materiale piezoelettrico chiamato fluoruro di polivinile (PVDF) per generare energia elettrica da una forza meccanica – come la vibrazione. Il lavoro dei ricercatori è stato quello di inserire nanoparticelle di ossido di zinco in una pellicola ultrasottile di PVDF per creare una struttura formata da pori interconnessi (mesapori, appunto) capace di trattenere l’energia e comportarsi come farebbe una spugna. Il difficile, pare, è trovare le dimensioni giuste per questi pori.

Questo materiale spugnoso, questa sorta di membrana, sarebbe anche facilmente applicabile su superfici curve o non regolari (come quelle dei telefoni) e potrebbe sfruttare il peso del dispositivo per favorire quella vibrazione, quello strofinare sui nostri tessuti che darebbe il via ai nanogeneratori e da lì alla conversione di energia.

Da quel che si legge, la semplicità del design e del processo di fabbricazione si prestano a molti usi. Anche senza dover integrare la struttura direttamente sullo smartphone, si potrebbe pensare all’uso in una cover apposita o su una superficie più grande capace di ricevere vibrazioni più complesse. Oppure, al contrario, visto anche lo spessore ridicolo della pellicola/spugna, si potrebbe puntare ad avere dei dispositivi indossabili auto-alimentati, che so un Fitbit che sfrutta le vibrazioni generate dalla nostra corsa per alimentare la sua batteria interna.

Questa è chiaramente una spiegazione grossolana e approssimativa, ma per maggiori dettagli (anche tecnici) potete leggere l’articolo pubblicato su Advanced Energy Materials. Se riuscite a capirci qualcosa in più, lasciate un commento sotto e fatemi sapere. Sarebbe interessante informarsi maggiormente su questi aspetti della tecnologia, piuttosto che sull’ultima versione del giochino per Android o sul nuovo menù contestuale di Windows. Incentivare la conoscenza di nozioni più complesse e capire realmente quelli che potrebbero essere i benefici portati delle tecnologie future (veri benefici, non l’ennesima CPU XXX-Core), sarebbe una gran bella cosa. E sono certo che alla lunga finirebbe per rendere molto meno markettare le fiere di tecnologia.

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