TomTom Touch: smartband con carattere ma con qualche neo di troppo

TomTom Touch è la nuova smartband che TomTom ha sviluppato e presentato per la prima volta durante le giornate dell’IFA 2016 di Berlino. Durante la mia rapida anteprima, avevo notato alcuni piccoli difetti di assemblaggio che, incredibilmente, trovo ancora una volta presenti nel prodotto finale bello e buono.

Il TomTom Touch è una smartband indicata per gli sportivi casual – come il sottoscritto – che amano investire qualche ora a settimana nella cura del proprio fisico ma che evidentemente non necessitano di un dettaglio tipico di soluzioni come il TomTom Spark 3, il Fitbit Charge 2 e compagnia cantante.

La strategia di TomTom con il suo TomTom Touch collima quindi con quelle di altri grandi produttori: assemblare un dispositivo wearable estremamente compatto, semplice, facile da sganciare dal cinturino e con il numero minimo di sensori per il tracking. Ecco quindi che il TomTom Touch si pone in diretta concorrenza con le soluzioni sviluppate dalle altre case, ad esempio Fitbit Flex 2 oppure la Xiaomi Mi Band 2.

Il minimo comune denominatore è sempre il solito: offrire il massimo per cercare di accalappiare la stragrande maggioranza di utenti che si affacciano per la prima volta sul mercato dei fitness tracker. TomTom Touch ci riesce in parte. Ma basta spoiler; procediamo a scoprire i punti di forza della smartband e alcune indecisioni che mi hanno fatto storcere il naso.

Scheda tecnica

Dimensione display 5,58 x 22,38 mm
Risoluzione display 128 x 32 pixel
Peso solo modulo 10 grammi
Misura del polso Cinturino da 140 a 206 mm
Connettività Bluetooth non specificata
Sensori Accelerometro, giroscopio, sensore HR
Compatibilità Android 4.4 o superiore, iOS 8.0 o superiore
Batteria Batteria ricaricabile, 5 giorni di autonomia
Impermeabilità IPX7

Design: compatto ma con qualche neo di troppo

Il punto di forza del TomTom Touch è certamente il design. È una smartband come quelle che si vedono oggi giorno, ovvero caratterizzata da un corpo principale che può essere rapidamente sganciato dal cinturino che lo ospita. Il motivo di tale scelta è quella di consentire agli utenti di pulire il piccolo cuore centrale – effettivamente accumula un po’ di sporcizia lungo le sezioni laterali – oppure per affiancare il nucleo a cinturini di altra fattura.

TomTom Touch

Questo perché, al contrario di quanto poteva avvenire qualche tempo fa, il TomTom Touch così come le altre smartband, non devono più essere viste come delle soluzioni da indossare in contesti casual. È sempre più facile trovare smartband indossate da persone in contesti lavorativi dove un tempo non erano nemmeno prese in considerazione. TomTom Touch accarezza l’interesse anche di professionisti di questo calibro che, usciti dalla palestra, possono rapidamente sganciare il piccolo elemento centrale per abbinarlo a cinturini evidentemente meno casual, più curati.

Se da questo punto di vista non possono che essere felice di questa scelta, dall’altro mi fa storcere il naso trovare un cinturino standard di dubbia fattura, quasi dozzinale. Come avevo scritto ad inizio recensione, il TomTom Touch l’avevo già visto di sfuggita quest’anno all’IFA di Berlino. Durante quella prova fugace, spesso capita di trovarsi difronte a dei prodotti non interamente completi, quasi ad un livello prototipale.

In quel frangente ricordo ancora la mia meraviglia nel trovarmi con un cinturino di dubbia fattura, certamente non in linea con i prodotti che TomTom immette sul mercato – insomma, l’azienda non è mica l’ultima arrivata in tal senso. Avevo dato giustificazione a questa mancanza di attenzioni proprio nel contesto in cui mi trovavo. Le fiere di tecnologia sono quasi sempre una vetrina per mostrare i prodotti “non finiti” che arriveranno sul mercato qualche mese dopo, possibilmente con le giuste correzioni.

TomTom TouchIl sample che mi è arrivato a casa presenta purtroppo le stesse problematiche che avevo notato in fiera. Come vi avevo detto, il TomTom Touch è composto da due elementi: il corpo centrale e il cinturino in silicone. Mettendo da parte il design del primo, vediamo com’è composto il secondo. Il cinturino large vede la presenza di 15 fori che permettono un’ampia apertura dello stesso, in modo da poter essere agganciato a polsi di diverso diametro.

Il lato opposto ai fori è caratterizzato da due inserti in metallo che servono da chiusura. Trattandosi di un dispositivo pensato per lo sport, TomTom è voluta andare sul sicuro inserendo due clip di chiusura. Infatti, una volta avvolto al polso, è necessario incastrare i due inserti per agganciare completamente il TomTom Touch. Da un lato si tratta di una sicurezza in più – soprattutto se si fanno sport particolarmente movimentati -, dall’altro di una piccola frustrazione ad ogni chiusura.

Se il primo inserto “entra” con particolare facilità, il secondo fa sempre molta fatica ad agganciare il secondo foro. Indossare il TomTom Touch non è un task che può richiedere diversi secondo, in maniera completamente randomica. Qualsiasi sia la dimensione del proprio polso, spesso sarà necessario spendere qualche decina di secondi in più per agganciare correttamente i due inserti. Continuando a salire verso i due lembi del cinturino, è presente il grande foro che ospita il nucleo centrale.

Quest’ultimo, com’è ovvio che sia, è un calco “preciso” del piccolo elemento centrale. Ma perché ho inserito preciso fra virgolette? Perché, come mi era capitato di notare alcuni mesi fa, una sezione del foro perde rapidamente forma e addirittura pezzi. Il problema è facilmente identificato dalla foto presente poco più su. Come si può vedere la struttura perde di consistenza, quasi come se non riuscisse a sopportare la normale frizione che si applica quando il corpo centrale viene rimosso o inserito.

TomTom TouchQuesto genere di intoppi me lo sarei aspettato da aziende di altro calibro, non certo da TomTom che, come abbiamo visto all’interno della recensione TomTom Spark 3, è spesso molto attenta al design dei suoi prodotti. Il cinturino è uno dei grossi nei del TomTom Touch e mi ha lasciato davvero interdetto trovare una così poca attenzione nell’assemblaggio di un componente che teoricamente dovrebbe essere tanto importante quanto il nucleo centrale della smartband.

Tornando a parlare del piccolo cervello, esso mostra una lunghezza di circa 5 centimetri con uno spesso di circa 2 centimetri. La porzione a goccia integra un tasto soft-touch utile a comandare alcune funzioni dello stesso, il display OLED è invece touch e permette di scorrere rapidamente tramite alcuni pannelli del tracker, semplicemente attraverso un mix di gesture e pressioni sul tasto. Opposto al grande tasto soft-touch è presente una classica entrata micro USB per caricare il TomTom Touch oppure per connetterlo al proprio computer per scaricare i dati sull’attività fisica e tanto altro.

Voltandolo trova posto un piccolo sensore HR che si preoccupa di registrare l’andamento del proprio battito cardiaco. Anche da questo punto di vista è necessario un piccolo escamotage per garantire una corretta lettura del battito cardiaco. Usato durante il giorno è preferibile lasciarlo un po’ morbido al polso; quando si è in procinto di fare attività fisica è bene agganciarlo leggermente più stretto.

Questo perché, al contrario di quanto avviene su dispositivi concorrenti, il sensore HR è integrato su una superficie piatta che non segue la piccola curvatura della faccia superiore del polso. Lasciare il TomTom Touch morbido al polso anche durante l’allenamento, soprattutto se durante una corsa, potrebbe scaturire una scorretta lettura del battito cardiaco.

In definitiva il design del TomTom Touch è una montagna russa. Da un lato sono presenti dettagli apprezzabili come il soft-touch o il piccolo display touch per scorrere lungo i pannelli del fitness tracker, dall’altro il cinturino di dubbia fattura, l’allaccio troppo rigido e il sensore HR a filo con il profilo del TomTom Touch, lasciano un po’ di amaro in bocca.

Tracking: la parola d’ordine è “composizione corporea”

Come abbiamo imparato a conoscere all’interno degli altri prodotti afferenti al grande universo delle smartband, ognuna di esse permette di tracciare grossomodo sempre le stesse statistiche. La qualità del sonno, la distanza percorsa, le calorie bruciate, il battito cardiaco e via discorrendo.

TomTom Touch fa tutte queste cose ma, a differenze della altre, offre un dettaglio aggiuntivo che può trovare interessanti risvolti sia per gli sportivi accaniti che per chi invece fa un po’ di sport giusto per mantenersi attivo – vedi il sottoscritto che fa un po’ di attività fisica per spezzare i ritmi stazionari che mi costringono alla scrivania per diverse ore al giorno.

TomTom Touch

Questo “dato aggiuntivo” è la composizione di massa corporea. Come l’azienda ci aveva comunicato durante la fase di anteprima all’IFA 2016, la funzione principale del TomTom Touch è di dare una stima accurata della propria composizione corporea, ovvero la percentuale di muscoli e grasso all’interno del nostro corpo.

Normalmente i dispositivi che si occupano di captare questo dato sono composti da due elettrodi. Il primo invia un segnale (una scossa elettrica) che viaggia lungo alcuni centimetri del proprio corpo e viene poi captato dal secondo elettrodo. La corrente elettrica, passando lungo i tessuti presenti al di sotto della nostra pelle, è in grado di comprendere il tipo di composizione degli stessi.

TomTom Touch fa esattamente la stessa cosa. Una volta indossato per almeno 15’ – il lasso di tempo serve al sensore per raggiungere la stessa temperatura della pelle – è possibile attivare la modalità di tracking della massa corporea tramite il menù apposito indicato dalla piccola icona a forma di “percentuale”. Una volta poggiato il dito, preferibilmente l’indice, in linea esattamente perpendicolare al piccolo tasto soft-touch della smartband, un innocuo ed impercettibile impulso elettrico si estende al di sotto del polso per andare a carpire le informazioni di cui prima.

TomTom TouchLa corretta lettura della composizione corporea viene notificata da una icona a forma di spunta; di contro, una scorretta lettura da una vistosa “x”. Mi preme sottolineare che l’implementazione è decisamente utile ma abbastanza scomoda. Durante i miei test ho notato che ci vuole un po’ di allenamento prima di riuscire a direzionare correttamente il dito al fine di assicurarsi una corretta lettura.

Si tratta certamente di un limite di implementazione che spero venga corretto in un’altra generazione di TomTom Touch, rendendo il tutto leggermente meno complicato. A cosa serve avere sotto controllo la composizione corporea? Una volta riusciti a concludere positivamente la lettura, le informazioni vengono immagazzinate sul TomTom Touch e inviate all’applicazione mobile a seguito di una normale sincronizzazione.

I dati vengono suddivisi in “% massa muscolare” e “% massa grassa”. Le informazioni possono essere utili per chi vuole incrementare la propria massa muscolare a scapito della massa grassa. Va da sé che una percentuale alta di massa grassa è indice di una maggiore presenza di tessuto adiposo; ergo, forse è il caso di iniziare a fare un po’ di attività fisica al fine di tirare giù qualche chilo di troppo.

È buona norma effettuare queste misurazioni una volta al giorno sempre allo stesso orario. In tal modo è possibile avere uno storico dell’andamento della propria composizione corporea in modo da bilanciare correttamente l’allenamento alla propria dieta – in tal caso mi preme di non elevarvi a “dottori della nutrizione” così per partito preso, ma di interpellare uno specialista nel caso in cui decideste di abbinare l’allenamento fisico ad un regime di dieta.

Gli altri elementi che vengono tracciati (sonno, distanza percorsa, battito cardiaco, calorie bruciate) sono tutto sommato in linea con altri dispositivi presenti sul mercato. È ovviamente presente una modalità di “tracciamento dell’attività fisica” che permette di tenere sotto controllo il tempo trascorso, la distanza percorsa (TomTom Touch calcola le bracciate) e il battito cardiaco. È indiscutibilmente un tipo di tracking estremamente basilare, sintomo che il TomTom Touch è indirizzato agli sportivi che non hanno necessità di avere a che fare con altri dati.

Tutte le informazioni, ancora una volta, vengono immagazzinate all’interno dell’applicazione mobile che mette in luce l’andamento del battito cardiaco durante l’attività fisica, il consumo medio di calorie e la durata dell’allenamento. Il TomTom Touch ha certificazione IPX7, ovvero può essere indossato anche in presenza di spruzzi di acqua (come in una doccia) e pertanto assolutamente indicato per tutti gli sport che non prevedono una immersione totale e continuativa della smartband.

App mobile: restano le solite perplessità

Trattandosi di una smartband, il TomTom Touch deve per forza di cose appoggiarsi all’applicazione mobile. Come abbiamo visto ad esempio all’interno della recensione Fitbit Charge 2, quando si è in presenza di un’app mobile fatta come si deve, il tutto assume un significato diverso.

Qualsiasi sia il prodotto, la dimensione del display, il tipo di target che esso vuole raggiungere, è fondamentale riuscire a garantire il massimo della conoscenza all’utente che sceglie una smartband o uno smartwatch. I display spesso sono piccoli, ancor di più se si tratta di una smartband, ed è evidente che è necessario saltellare fra il proprio smartphone e il fitness tracker per andare a gestire alcune particolari funzioni.

TomTom Touch

TomTom ha sviluppato un’applicazione mobile multipiattaforma che si affianca ad un’app per notebook ed un portale web. Se le ultime due sono effettivamente più utili e ben fatte, l’applicazione MySports manca di un grado di dettaglio aggiuntivo. Com’è possibile constatare nella piccola comparazione di applicazioni inserire qui sopra, manca un résumé dettagliato e ricco di informazioni.

Non nascondo di ritenere l’applicazione di Fitbit una fra le migliori attualmente presenti in circolazione. È chiara, ricca di informazioni utili e facilmente percorribile in tutti i suoi menù. MySports mostra invece un po’ di cura superficiale: sono certamente presenti le info che ogni sportivo ricerca, ma continua ad essere presente una sorta di noncuranza per quella che è l’esperienza utente generale.

Batteria: un ottimo risultato

TomTom nella sua pagina prodotto indica la sua smartband come capace di garantire un utilizzo continuativo di 5 giorni. Devo ammettere che, dopo qualche rodaggio della batteria, sono effettivamente sempre arrivato al quinto giorno di utilizzo. La batteria è ricaricabile tramite il cavo micro USB presente in confezione e, se utilizzata in modo coscienziosa, garantisce anche qualcosina in più.

Scordatevi di arrivare alla settimana completa di utilizzo, ma in fin dei conti anche 5 giorni sono più sufficienti. In questo caso basta avere un minimo di accortezza su quello che è il tracking vero e proprio dell’attività fisica. Durante il giorno, TomTom Touch provvede al tracking “standard” dei parametri quali la distanza percorsa, la qualità del sonno, il battito cardiaco – il sensore funziona 24/7 e si attiva ad intervalli regolari – e via discorrendo.

TomTom Touch

Grazie alla presenza di un display a bassa risoluzione, compatto e alla mancanza di un modulo GPS, la piccola batteria riesce a fare faville. Il valore tende a scendere rapidamente tanto più frequentemente si attiva la funzione di tracking continuo dell’attività fisica. Infatti, è quando si entra nell’apposito pannello delle impostazioni per avviare il tracking che la batteria inizia a sentire un po’ il fiato sul collo.

Il “trucco”, se così lo posso definire, è comprendere sin dall’inizio che tipo di utilizzo si vuole fare di una ipotetica smartband. Se come me siete un “atleta a tempo perso” che ama tenersi in forma con un’oretta di esercizio libero al giorno, allora il TomTom Touch è il prodotto che fa per voi. Per un uso casual, dove il tracking dell’attività fisica non è una costante, cinque giorni di utilizzo sono una certezza.

Nel caso in cui siete invece uno sportivo che passa qualche ora al giorno in palestra, il TomTom Touch potrebbe non essere la scelta giusta per voi. La batteria è calibrata per usi blandi e sente facilmente il peso di un tracking continuativo.

TomTom Touch: le nostre conclusioni

Il 2016 di TomTom è caratterizzato dalla presenza di prodotti che si diramano in direzioni diverse. L’azienda accarezza lo sportivo incallito con la serie TomTom Spark grazie alla presenza del modulo GPS e la funzione sentieri e strizza l’occhio anche allo sportivo casual. Il TomTom Touch con le sue caratteristiche e i materiali presenti, si affianca ad alcuni piccoli mostri sacri della fascia medio-bassa del mercato – difficile non pensare alla Mi Band 2 di Xiaomi.

Il lavoro svolto da TomTom è in parte ammirevole ed in parte migliorabile. Il tracking è sempre preciso, puntale, così come la facilità di sganciare il piccolo cervello centrale dal resto del cinturino. Il sensore per il battito cardiaco funziona sempre bene e non dà particolari grattacapi.

Dall’altro canto il cinturino mostra delle indecisioni di assemblaggio che mi hanno davvero stupito in negativo. Certe disattenzioni erano un tempo la firma di alcune aziende cinesi e non sono ammissibili per un’azienda con diversi anni nel settore e che sta puntando tanto su questo nuovo mercato. Gli utenti sono spesso spinti a comprare in relazione alla notorietà del brand ancor prima di scoprire quali reali caratteristiche offre un prodotto rispetto ad un altro.

Con il TomTom Touch l’azienda si muove sul filo del rasoio. Il prezzo si fa sentire anche se su Amazon è presente un importante sconto per il modello con cinturino large. Non nego che a prezzo pieno avrei fatto particolare fatica nel consigliare l’acquisto del TomTom Touch. Se dovessi trovare un difetto che mi sconsiglia il suo acquisto, il cinturino è certamente il primo che mi viene in mente.

D’altro canto, però, non sarei onesto nel dire che a meno di 100€ è certamente un prodotto da tenere in considerazione. La concorrenza spesso offre soluzioni più economiche ma con alcuni punti a sfavore: problemi di assistenza, latitanza di aggiornamenti firmware, applicazioni mobile non localizzate nella nostra lingua. TomTom invece offre un’ottima assistenza, aggiorna con frequenza il firmware dei suoi prodotti e l’applicazione mobile, per quanto non possa essere una delle mie preferite, offre una completa localizzazione in italiano.

Pro

  • Compatto e leggero
  • Sensore HR
  • Buona autonomia
  • Calcolo composizione corporea
  • Supporto TomTom
Contro

  • Cinturino migliorabile
  • Clip cinturino ostica
  • Non è waterproof
  • App mobile migliorabile
8

Giovanni Mattei


Il mio consiglio per TomTom è quello di infondere un po’ più di attenzione nel settore delle smartband, soprattutto in questo range di prezzo. Il mercato è più che mai florido, importanti player si stanno muovendo per incrementare la diffusione dei loro prodotti – vedi l’acquisizione di Pebble da parte di Fitbit – e gli utenti non sono più impauriti di lanciarsi nell’acquisto di prodotti cinesi a prezzi stracciati. Il TomTom Touch è disponibile su Amazon nelle configurazioni con cinturino large o small.

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