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La silenziosa e meditativa esperienza di The Witness

di Giulio Tedescoaggiornato il 22 settembre 2017

Jonathan Blow è un personaggio da tenere sott’occhio almeno da tutti coloro che da un videogioco vogliono un’esperienza coinvolgente, unica e che sappia fortemente impegnare il cervello. Prima di The Witness era il turno di Braid, splendido platform rompicapo che all’epoca segnò uno dei primi capolavori del neo nascente panorama dei titoli indipendenti. Quello che decretò il successo del primo titolo dello sviluppatore era un mix vincente tra tutte le sue componenti che risultavano (e risultano tutt’ora) di primissimo livello, dimostrando che anche un ristretto numero di sviluppatori e un basso budget a disposizione possono dare vita a titoli formidabili.

Sono passati sette anni da allora e The Witness si è fatto attendere bene. Il ristretto numero di informazioni rilasciate accompagnate da screenshot del titolo che mostravano uno stile grafico quasi asettico anche in un ambiente naturale sono riuscite a mantenere a livelli discreti l’attenzione per tutto questo tempo, specialmente per via del gameplay che, per quel poco che si sapeva, si sarebbe basato su elementi rompicapo. Dopo il perfetto bilanciamento della difficoltà della sua prima pubblicazione era lecito aspettarsi nello stesso campo un livello quanto meno equivalente per quanto concerne la giocabilità e la difficoltà; magari un titolo canonico e senza troppe pretese, ma vincente per la sfida proposta al giocatore.

The Witness però va ben oltre questo concetto: è un puzzle da comporre pezzo dopo pezzo, un’avventura dai toni tutti da interpretare, accompagnati da tanti di quei pannelli che dopo ogni sessione di gioco vi ritroverete a guardare il mondo e immaginare linee luminose che ne delineano forme seguendo dettami ben precisi. Abbiamo atteso prima di pubblicare la recensione per arrivare fino alla fine del titolo, cosa che ha richiesto qualche notte insonne e un nutrito allenamento neuronale. Mettetevi comodi per un viaggio tutto da comporre.

Dolce m’è naufragar in questo pannello

Descrivere l’ultima fatica di Blow non è prettamente difficile dal punto di vista strutturale, anche se può lasciare interdetti: parliamo di un rompicapo free roaming. Lo so che vi sarete tutti scossi un attimo sul vostro posto cercando di decifrare per bene quello che avete appena letto. Rompicapo… free roaming. Vi state chiedendo come possano sposarsi queste due tipologie così agli antipodi, ma io vi ripropongo la stessa immagine del puzzle da comporre proposta qualche riga più sopra.

In The Witness non abbiamo una guida, non abbiamo nessuno che ci spieghi dove andare, cosa fare e come farlo. Il gioco inizia in un tunnel senza alcun incipit o filmato che faccia luce su chi siamo o cosa ci ha portati in quel luogo. Siamo semplicemente un qualcuno che in pochissimi minuti si ritrova già libero di poter girovagare dove vuole, andando a risolvere le diverse centinaia di puzzle presenti nel gioco. Quello in cui funziona The Witness è che non avendo alcun percorso tracciato e avendo a disposizione praticamente tutte le aree del gioco fin da subito, possiamo scegliere dove andare, dover far partire il nostro viaggio per poi fermarlo e continuarlo da un’altra parte – proprio come quando stiamo facendo un puzzle e, incontrata una difficoltà mentre stiamo cercando di comporre una determinata parte del puzzle, passiamo a dedicarci ad un’altra area dello stesso. Per ragioni che spiegherò più avanti sarà perfettamente normale ritrovarsi spaesati e senza sapere come approcciare quello o quei determinati pannelli: è il sintomo che siamo semplicemente “fuori strada” e che non siamo evidentemente pronti per affrontare quella determinata area. Un po’ come in un qualsiasi gioco di ruolo dove per il gusto dell’esplorazione si finisce in un’area con i nemici di alto livello. Solo che qui non muore nessuno, semplicemente si fa spallucce, si girano i tacchi e si parte per un’altra destinazione.

Viene premiata l’attenzione e lo studio degli ambienti, che solo ad un’attenta analisi sapranno rivelare sentieri semi nascosti con cui raggiungere nuove aree. Lo studio degli ambienti rimane importantissimo in diversi frangenti del gioco visto che non avremo alcun equipaggiamento a semplificare le nostre peregrinazioni e il nostro orientamento. Saremo soli con noi stessi su un’isola circondata da un mare infinito dove dovremo rapportarci nient’altro che con la nostra materia grigia, la vera protagonista, e che in The Witness raggiunge uno stadio di estasi e di soddisfazione che difficilmente mi era capitato di provare con un videogioco. È più vicino alle sensazioni di quando dopo diversi sforzi, finalmente si riesce a capire un teorema di matematica particolarmente difficile (che fortuna eh?).

Datemi una linea e dividerò il mondo

The Witness è un titolo che gratifica l’intelletto del giocatore: cosa rara di questi tempiSe ancora sperate che in qualche frangente del gioco spunti qualche arma e qualche esplosione, mi dispiace di avervi fatto arrivare a metà recensione lasciandovi delusi e con l’amaro in bocca. The Witness è uno dei titoli più statici che vi possa capitare di incontrare, fatta eccezione con le superfici d’acqua e un mulino a vento. Su alcuni piani ricorda molto Everybody’s Gone To The Rapture dei The Chinese Room, anche se i due titoli sono opposti nei loro intenti: l’avventura in esclusiva PS4 è esclusivamente narrativa, ritrovandosi ad essere quasi una semplice esperienza di un racconto interattivo, per quanto sia presente anche in quel caso la componente dell’esplorazione libera in un ambiente discretamente grande; The Witness è l’esatto opposto. Qui è forte l'”abbandono” della componente narrativa a favore di un unico, splendidamente utilizzato, fattore presente nel gameplay: i pannelli. Saranno la prima e quasi unica cosa con cui vi rapporterete per tutta la durata del gioco, che può raggiungere anche le ottanta ore per essere portato a termine, e il loro utilizzo è dimostrazione di maestria e sapiente valutazione di come mantenere alta l’attenzione del giocatore.

Per tutto il gioco saremo chiamati a risolvere enigmi, i quali serviranno a tutto: ci saranno pannelli che apriranno porte, altri che serviranno per guidare una barca per circumnavigare l’isola, altri ancora serviranno per attivare marchingegni e altro che vi lasciamo scoprire da soli. Per tutto il gioco saremo chiamati ad interfacciarci con questi pannelli, ma questi sapranno evolvere e cambiare sempre le carte in tavola per offrire una sfida sempre diversa, ma sostanzialmente sempre uguale. L’azione di gioco si divide sostanzialmente in due parti: l’esplorazione e la risoluzione dei pannelli: in The Witness si cammina normalmente fino a quando (e sarà l’unica informazione fornita al giocatore) non si premerà un singolo tasto che attiverà un cursore a schermo con cui andare poi ad interagire sui vari pannelli. Da notare che nessuno vi dirà che esiste sia un tasto per la corsa, sia un tasto per muovere il cursore più velocemente.

Alcuni pannelli non avranno che la soluzione nel pannello stesso, richiedendo di studiarne la struttura (quasi sempre una griglia di varie dimensioni) e gli elementi al loro interno. Altri richiederanno lo studio dell’ambiente circostante, distaccandovi dal pannello giusto per studiare il mondo di gioco nelle sue forme e colori e trovare elementi riconducibili all’enigma da risolvere. Le varie zone dell’isola rappresenteranno ognuna una diversa tematica con cui imparare prima e affrontare poi gli enigmi proposti, facendo leva sulla materia grigia. Perfino i “tutorial” alle nuove meccaniche non saranno altro che enigmi stessi, posti in sequenza e di difficoltà via via maggiore, in modo da apprendere con la sola forza del ragionamento le nuove regole con cui fare nostra un’altra fetta dell’isola e sentirci progressivamente padroni di un’isola che sembra nascondere segreti e misteri all’unica presenza vivente, cioè noi. La difficoltà dei pannelli sarà sempre crescente, ma mai frustrante. Giunti all’ultima zona prima della conclusione vi metterete le mani nei capelli nel modo con cui The Witness vi farà sudare i neuroni, ma una volta vinta la sfida vi sentirete parzialmente onnipotenti. Vi consiglio caldamente di approcciarvi al gioco con carta e penna al vostro fianco per segnare tutti i dettagli e appunti di viaggio: segnarsi tutte le regole dei vari puzzle può essere più un obbligo che un consiglio, così come vi sarà richiesto di tanto in tanto di ricordarvi una determinata sequenza da applicare.

I completisti e coloro che vivono di pane ed enigmi hanno trovato il loro passatempo ideale con cui perdersi tra bellissime ambientazioni ed enigmi che sapranno sempre stupire il giocatore per i diversi metodi con cui si richiederà di essere affrontati. Unica nota negativa in questa magnificenza enigmatica rappresenta dal fatto che persone con delle disabilità uditive e/o visive come il daltonismo possono ritrovarsi con un serio e insormontabile ostacolo nel gioco. Purtroppo non esiste alcuna opzione che vada incontro a persone con questo deficit, e considerando quanto non rappresentino neanche dei quadri opzionali, valutate bene l’acquisto se la vostra vista non è proprio al massimo delle sue capacità. Per la parte sonora mi sono dovuto affidare al buon audiofilo e collega Claudio Carelli, altrimenti starei ancora piangendo in chissà quale lingua e bloccato inesorabilmente (no, non ho problemi uditivi, ma proprio non riuscivo a proseguire oltre e abbiamo dovuto ricorrere all’utilizzo di un programma apposito).

Cartoline dall’isola

Che The Witness abbia uno stile peculiare è un’informazione alla portata di tutti, basti vedere un qualsiasi screen da cartolina che sa regalare il gioco. Il tutto è dipinto in modo realistico e definito, ma accompagnato da una paletta cromatica fatta di colori piatti, senza sfumature. Il risultato è un ambiente tanto magnetico quanto colorato, asettico e immobile. Al giocatore navigato torneranno in mente gli ambienti di Mirror’s Edge e Portal con cui The Witness condivide l’impatto di un ambiente sterile, risultando comunque vivo e pulsante. L’isola in sé racchiude al suo interno diversi biomi molto diversi tra loro e scarsamente affiancabili in natura, dato che sulla misteriosa isola si arriva in una manciata di passi da una foresta autunnale ad una tropicale; da un deserto in piena regola a una palude composta da mangrovie e acquitrini colorati.

Perfino i tutorial del gioco sono sequenze di pannelli da risolvere ed interpretare da soliSi sottolinea comunque come The Witness non abbia un chissà quale carico di effettistica da gestire data la staticità generale dell’azione di gioco e di uno stile grafico che di effetti particellari non ne fa alcun uso; ma il risultato a conti fatti è sicuramente lodevole e non riuscivo a smettere di scattare screenshot alle varie scene di gioco per le bellissime tonalità e paesaggi rigogliosi. Se vi serve qualche nuovo sfondo e vi aggrada lo stile, The Witness vi fornirà materiali per i mesi a venire.

Personalmente mi è dispiaciuto molto non trovare nel titolo alcuna traccia sonora: Blow ha optato per non inserire nessun accompagnamento sonoro in quanto avrebbe causato fastidio al giocatore ammorbato dalla stessa melodia in loop. Motivazione un po’ povera dato che nel caso basta mettere un bel selettore del volume della musica nelle impostazioni; ma anche per il fatto che in The Witness saremo sottoposti a qualche enigma che richiederà ai vostri timpani di essere presi a calci per diverse decine di volte. Sentirmi parlare di “rischio ripetitività” quando poi ad un certo punto ho dovuto fermare dal proseguire perché stavo impazzendo a causa di un enigma “sonoro” non è un gran sintomo di coerenza, ma tant’è e comunque rappresenta solo un caso isolato.

Di altissima fattura invece sono le varie registrazioni che troveremo nel corso del gioco in piccoli registratori. Saranno le uniche voci umane che sentiremo in tutto il titolo, e una volta attivati i piccoli registratori (i quali si troveranno in diversi posti nell’isola, pronti a farsi notare dal giocatore più attento) partiranno monologhi di personaggi famosi (recitati o da una voce maschile o femminile) riguardanti temi come la religione e la filosofia per diversi spunti meditativi ogni qualvolta il registratore spegne la sua luce che ne indica l’operatività. Saranno momenti in cui soffermarsi ad ammirare il panorama mentre si leggono i sottotitoli di generose dimensioni su questo o quell’argomento di natura filosofica.

The Witness: le nostre conclusioni

The Witness è una signora esperienza. Non ci sono troppi giri di parole con cui descrivere la seconda opera di Jonathan Blow che si dimostra essere un capolavoro. Se avete già sentito qualche parere entusiasta è perché l’approvazione se la merita davvero, grazie al suo gameplay ingegnoso e che non risulta mai frustrante ma sempre impegnativo il giusto. Le evoluzioni nelle meccaniche dei vari pannelli rappresentano vere e proprie manifestazioni di puro genio in alcuni frangenti, che vi daranno una spinta di soddisfazione personale per essere riusciti ad arrivare alla soluzione, ma anche di complimento verso colui che è riuscito a pensare a certi tipi di soluzioni.

Ovviamente stiamo parlando di un titolo non adatto a tutti data la pazienza e la grande dose di elasticità mentale che sarà richiesta. La cosa più sconvolgente di The Witness è di come possa distruggere le convinzioni e spingere l’utente a rivalutare il suo pensiero: in diverse occasioni mi sono ritrovato ad essere bloccato da alcuni ostacoli (vuoi strutturali, vuoi dalle regole con cui approcciarsi ai diversi simboli nei pannelli) e credere che la soluzione dovesse passare per certe e determinate vie, salvo poi svuotare la mente, approcciarmi all’enigma in modo diverso e scoprire che la soluzione era tutt’altra cosa rispetto a quello che pensavo all’inizio. Finalmente il 2016 si apre con un titolo che ricorda al giocatore il termine “soddisfazione”: delle proprie capacità, dei propri ragionamenti, di quello che volete. Ma proseguire all’interno di The Witness è puro godimento.

Anche la componente narrativa all’interno del titolo è tutta da scoprire, decifrare e valutare: perché anche in questo caso al giocatore non viene dato in mano niente che non debba scoprire da solo con il proprio ragionamento. E come già Braid aveva saputo fare, non mi stupirei se anche The Witness offrisse diverse chiavi di lettura per tutto quello di strano o meno andremo ad incrociare sull’isola misteriosa. Magari il costo di 37€ potrà risultare eccessivo ai più, ma The Witness li vale fino all’ultimo centesimo e il suo creatore, Jonathan Blow, diventa a conti fatti una testa da tenere sott’occhio per qualsiasi lavoro su cui andrà ad adoperare il suo ingegno.

The Witness è disponibile unicamente in forma digitale su PlayStation 4 e PC. Non manca però anche la nuova versione per iPad e iPhone, disponibile dal 22 settembre direttamente su App Store al prezzo di 10,99€.

Video recensione