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The Witcher III: Wild Hunt, il ritorno dello strigo

di Davide Martinucciaggiornato il 10 luglio 2015

Era il 26 giugno 2010 quando mi trovai per la prima volta di fronte alle avventure di Geralt di Rivia. Su Steam gli sconti estivi quel giorno proponevano The Witcher, titolo di cui gran bene mi avevano parlato gli amici. Viste le tre noccioline che veniva a costare decisi di acquistarlo, dopo troppo tempo che non mi cimentavo con un gdr. Lo installai subito, per saziare la mia curiosità. Pessima idea: il 9 luglio mi attendeva l’esame di letteratura italiana e dovetti combattere strenuamente per rimanere sui libri mentre lo schermo del PC mi chiamava a sé. Da quel giorno ormai lontano non sono più riuscito a staccarmi dal witcher (o strigo, se siete fan anche dei libri) preferito da tutti i videogiocatori del globo, sempre più bramoso di nuove avventure. Quindi non potevo che attendere con ansia la nuova fatica di CD Project Red, e quando i prodi di Ridble hanno deciso di affidarmi questa recensione non stavo più nella pelle. Bando alle ciance allora, selliamo il cavallo e partiamo per il nostro viaggio!

Trotterellando per i Regni Settentriontali

Non posso che partire con un’affermazione: The Witcher III non è il capolavoro che speravo. Sono rimasto letteralmente incollato ai primi due capitoli della saga, rigiocandoli entrambi dall’inizio appena finiti. Con quest’ultimo invece non ho avuto quell’irrefrenabile voglia di scoprire cosa potevo cambiare, quali altre scelte avrei potuto fare, ritrovandomi solamente con un senso di felicità per aver concluso un lunghissimo percorso. Non ci troviamo di fronte a un brutto titolo, sia chiaro, semplicemente quando si è abituati bene si vorrebbe avere sempre e solo il massimo. The Witcher III rimane un signor gioco, capace di tenerci impegnati per molto più di cento ore. Oltre alla trama principale, infatti, ci troveremo di fronte a tantissime missioni secondarie, alcune delle quali veramente importanti anche nello sviluppo della trama. Avremo inoltre a che fare con due ulteriori tipologie di quest: i contratti da witcher, con cui andremo a caccia di mostri per rimpinguare il portafoglio, e le cacce al tesoro, utili per trovare armi e armature leggendari e ricette per la creazione e l’evoluzione di molti set.

Andiamo però con ordine, e cominciamo dall’inizio. Prima di partire alla volta dei regni settentrionali dovremo scegliere la difficoltà tra quattro differenti opzioni, e decidere se simulare o meno un salvataggio di The Witcher 2: se risponderemo affermativamente, dopo qualche ore di gioco una conversazione ci permetterà di delineare il mondo, altrimenti tutto sarà lasciato al caso. Esclusivamente su PC sarà invece possibile importare un salvataggio del precedente capitolo. In realtà dal mio punto di vista ha prevalso la volontà di rivolgersi a nuovi videogiocatori, e i riferimenti al passato sono ben ponderati: non dimentichiamoci infatti che The Witcher III è il primo capitolo della saga ad arrivare su una console Sony (in questo caso PS4), mentre la prima avventura di Geralt era addirittura un’esclusiva PC.

Un occhio di riguardo ai nuovi arrivati quindi, nonostante l’avventura riprenda dove l’avevamo lasciata alla fine di Assassin’s of Kings. E proprio nello sviluppo della trama ho trovato un importante aspetto di differenza rispetto al passato: gli intrighi e la scelta di una fazione non sono così centrali come lo erano nei primi due capitoli. Lo scenario politico della regione muterà in base alle nostre azioni, ma questo avviene parallelamente e in secondo piano rispetto al vero centro dell’attenzione, Cirilla. Questo personaggio già citato nei precedenti episodi diventa qui fondamentale, proprio come lo è nei libri di Andrzej Sapkowski. Apriamo una parentesi: Geralt di Rivia è nato dalla fervida immaginazione di questo scrittore polacco, e la saga videoludica sviluppata da CD Project Red è ambientata dopo la conclusione del settimo romanzo, ancora inedito in Italia (l’Editrice Nord dovrebbe ovviare presto a questa mancanza, avendo pubblicato il sesto romanzo il febbraio scorso).

Ma torniamo a Ciri, come abbiamo detto il fulcro di questo capitolo. La giovane ragazza di regali natali è braccata dalla brutale caccia selvaggia, che vuole impossessarsi degli incredibili potere del suo sangue ancestrale. Noi saremo chiamati a trovarla prima di questi folli individui, ricostruendone passo per passo tutti i movimenti, e arrivando anche a impersonarla. Si tratta di una trama che calza a pennello con il contesto open world che gli sviluppatori hanno voluto utilizzare in questo capitolo, poiché ci farà girovagare allegramente per una regione veramente vastissima. Partendo da Bianco Frutteto, passeremo per il palazzo reale di Vizima, il Velen, Novigrad, Skellige e Kaer Morhen. Non si tratta però di un’unica mappa: alcune di queste zone saranno raggiungibili con lo sviluppo della trama attraverso momenti prefissati, da cui ci potremo poi muovere attraverso un sistema di viaggio rapido. Ogni zona ha però un terreno esplorabile veramente enorme, che ci dà l’impressione di essere in un mondo vivo e vero. Un territorio così grande sarebbe stato impossibile da girare a piedi, così ecco comparire Rutilia, instancabile cavallo che ci scorrazzerò in ogni dove. Attenzione però alle città, qui girare a cavallo sarà più complesso viste le vie più strette. Dove non arriva il prode quadrupede ci penseranno delle utilissime barche: ebbene sì, l’open world di The Witcher III è veramente a tutto tondo, e potremo solcare le acque presenti nel mondo di gioco. Per velocizzare ulteriormente gli spostamenti esiste un sistema di trasporto rapido attraverso i crocevia. Prima di poterli utilizzare, però, bisogna scoprirli, e non sarà possibile “teletraspostarsi” allegramente in ogni momento, ma solo presso il crocevia stesso. Ovviamente un sistema del genere sarà completamente sfruttabile solo dopo parecchie ore di gioco, rendendo l’esplorazione praticamente indispensabile.

Tuttavia in alcuni momenti ho trovati questa vastità quasi troppo grande, ed eccessivamente dispersiva: mi è capitato di dovermi spostare per spazi veramente elevati per raggiungere la missione successiva, impiegandoci un tempo tale da farmi perdere tutto il pathos che avevo accumulato. E non aiuta il fatto che tra le missioni maggiormente improntate all’azione ce ne siano intramezzate molte che comportano la ricerca di personaggi, informazioni o luoghi, che quasi sempre si risolvono con lo stesso metodo: utilizzare i sensi da witcher per trovare il proprio obiettivo. Proprio qui sta il punto che più mi ha fatto storcere maggiormente il naso. La storia si sviluppa tra alti e bassi, alternando momenti veramente epici e drammatici ad altri quasi tediosi. In alcuni momento mi sembrava quasi che si volesse allungare il brodo in attesa della conclusione, ma con tutto il ben di Dio che c’è da fare non ne sentivo proprio il bisogno! The Witcher III parte tranquillo, tant’è che il primo paragone che mi è venuto in mente è stato con un motore diesel: ci vuole un po’ a scaldarsi ma quando parte non si ferma. E arrivato a Novigrad la sensazione è stata proprio quella: un colpo di scena dietro l’altro che mi ha letteralmente tenuto incollato allo schermo, chi mai poteva fermare un simile carro armato? E invece si rallenta ancora, ci si tranquillizza e l’adrenalina scende. Anche la missione finale, quando i nodi vengono al pettina, rispecchia questa visione: più di una volta mi è capitato di pensare “ecco, ci siamo! Che crescendo di emozioni, non può che esserci un finale sconvolgente dietro l’angolo!” e invece no! Bam, dal nulla tutto si tranquilizza e riparte una nuova ricerca. Ma perché? E tutto quel pathos accumulato? Non mi è proprio andata giù questa decompressione narrativa. Vero è che non possono esserci colpi di scena ogni secondo, ma i precedenti capitoli riuscivano a tenermi incollato con qualsiasi cosa, pure fosse l’andare alla ricerca di piante per una pozione. In questo caso, invece, questo non avviene, e troppe volte ho sperato che una missione finisse al più presto, pregando in un maggiore coinvolgimento in quella successiva.

Il vero punto di forza di The Witcher III è sicuramente la caratterizzazione dei personaggi. Qui gli sviluppatori non sbagliano veramente un colpo, riuscendo a realizzare delle situazioni sempre interessanti. I personaggi risultano essere a tuttotondo, completi, praticamente vivi dal tanto che le loro personalità vengono sviluppate. Sia i personaggi storici, come Dandelion e Zoltan Chivai, che quelli nuovi vengono perfettamente caratterizzati, e sembra di conoscerli da sempre. Anche i dialoghi sono ottimi, e in base a come risponderemo la situazione prenderà una piega differente, andando a delineare il rapporto che viene a formarsi tra i personaggi: una sviluppo così speciale è veramente raro da trovare. Attraverso i dialoghi sarà anche possibile, per chi è al primo approccio con la saga di Geralt, venire a conoscenza degli eventi passati, sia videoludici che librari, non arrivando mai ad annoiare però chi li conosce già. Purtroppo, come già accennato, non ci sono grossi bivi narrativi, e la storia risulta essere decisamente più lineare rispetto ai precedenti capitoli, con troppi momenti di stanca che compromettono il godimento della trama. La regia delle scene di intermezzo e di dialogo invece è veramente ottima, decisamente cinematografica, che ci permette di cogliere i mutamenti dell’umore dei personaggi rendendo il tutto particolarmente intrigante. Gli sviluppatori non si sono fatti problemi a trattare temi scottanti nell’attualità, come l’omosessualità, la transessualità, l’odio razziale e il fanatismo religioso, a cui potremo approcciarci in diverse situazioni. Anche in questo capitolo non potevano mancare scene di sesso e di nudo, come ormai da tradizione della saga. Gli sviluppatori non si sono di certo trattenuti, ma non arriviamo ovviamente a scene troppo spinte (ricordiamoci, in ogni caso, che il gioco è consigliato ai soli maggiorenni). Vedere per credere la galleria qui sotto! Ci sarà anche la possibilità di intraprendere relazioni amorose, come nei precedenti capitoli, con la possibilità di arrivare a interessanti risvolti (e c’è pure l’unicorno impagliato tanto discusso!).

Il gioco non ha il doppiaggio in italiano proprio come Assassin’s of Kings, ma il parlato inglese è veramente ottimo, e i sottotitoli tradotti molto bene (a parte qualche piccolo refuso che ho trovato di tanto in tanto).

AAA cacciatori di mostri cercasi

Passiamo ora a parlare un po’ del sistema di controllo e di combattimento di The Witcher III. Il controllo di Geralt risulta essere un po’ macchinoso in alcuni frangenti, soprattutto in città, dandomi qualche problema nelle situazioni dove lo spazio si fa più stretto (ad esempio mi sono fatto una bella caduta da una strettoia quando il caro witcher ha deciso che le mie indicazioni non erano corrette). I salti invece sono allucinanti, per fortuna non ho dovuto farlo spesso, ma la precisione è quasi zero. Anche le parti in acqua non sono il massimo, con una visuale che non permette di vedere in toto dove si sta andando. Buona invece la resa dell’andare a cavallo, molto ben impostata e realistica quanto possibile.

Per quanto riguarda il sistema di combattimento la continuità con Assassin’s of Kings è evidente, con una spinta ancora maggiore verso la componente action. Il controllo di Geralt, però, non è sempre perfetto, e ogni tanto ho sbagliato la direzione dei colpi. Per chi ha giocato solamente al primo episodio si scordi quindi il sistema “a turni” lì adottato (benché io lo preferisca tuttora a questo), per un approccio al combattimento decisamente basato sull’azione. Forse anche troppo: la maggior parte delle volte mi è bastato iniziare a far partire fendenti a destra e manca per risolvere gli scontri, solo con i veri e propri “mostri” ho adottato in toto uno stile di combattimento più elaborato, formato da colpi e rapide schivate, in accordo con l’uso dei segni, una sorta di magia minore caratteristica dei witcher. E a proposito di segni, in questo capitolo li ho usati in maniera minore rispetto agli altri. In combattimento ho attivato quasi esclusivamente i segni Queen, uno scudo che mi permetteva di buttarmi nella mischia praticamente senza pensieri, e Axii, con cui bloccare letteralmente i nemici o farli passare per un breve periodo dalla mia parte. Gli altri segni erano invece quasi di bellezza, utilizzati raramente in combattimento e qualche volta per interagire con l’ambiente circostante (il più utilizzato è stato Aard, con cui abbattere determinati muri). Oltre alle classiche due spade da witcher dietro la schiena, una d’acciaio per gli umani e una d’argento per i mostri, avremo a disposizione anche una balestra, che io, però, ho utilizzato praticamente solo per far cadere a terra i mostri volanti, come le sirene, visto che non riesce a fare grandi danni. Sarà anche possibile combattere a cavallo, ma, devo essere sincero, per colpire l’avversario ci ho messo una vita! Per fortuna in due colpi la si ha quasi sempre vinta, ma che fatica.

Come sempre avremo anche una serie di bombe di diversi tipi, da usare in combattimento o per richiudere le tane dei mostri. Queste, insieme a segni, balestra e oggetti inseriti nelle tasche, saranno selezionabili attraverso un menù di scelta rapida. Attenzione però: il gioco non andrà in pausa aprendo questo menù, semplicemente il tempo rallenterà (anche se io non sono mai stato attaccato durante la scelta dei segni e degli altri oggetti). Passando ai mostri, non ho trovato grande differenze tra l’approccio dei diversi mostri “minori”, che non si distinguono granché, nel modo di combattere, tra l’uno e l’altro. Per quanto riguarda le creature più potenti, invece, ho trovato maggiori unicità nell’approccio all’azione. Il combattimento contro gli umani, infine, varia a seconda dell’arma che questi usano: armi a una mano, a due e con scudo. I primi li ho trovati i più innocui, mentre per i secondi e i terzi è tutt’altra storia. I nemici con armi a due mani, infatti, sono in grado di rompere la nostra difesa, lasciandoci storditi, e lo stesso accade se un soldato con lo scudo blocca il nostro colpo. A risolvere i problemi, però, mi è sempre venuto in aiuto il segno Axii, con cui ho immobilizzato i nemici per colpirli senza alcuna pietà, ma allo stesso tempo rendendo forse un po’ monotoni questi combattimenti. Dovremo sempre stare attenti al fatto che sia armi che armature si usurano, quindi ricordiamoci di andare sempre da fabbri e armaioli per ripararle, soprattutto prima di intraprendere una nuova missione. Sempre qui potremo inoltre creare nuove armi e armature, grazie agli schemi che troveremo disseminati nel vasto mondo. Sia per l’equipaggiamento che per le armi avremo una vasta gamma di possibilità, tanto che mi sono visto spesso andare alla ricerca dei materiali adatti per costruire un particolare pezzo che mi piaceva più di altri.

Non potevano ovviamente mancare pozioni e unguenti da witcher: con i primi potenzieremo momentaneamente determinate caratteristiche del nostro Geralt, mentre con i secondi potremo rendere più efficaci le nostre spade contro particolari nemici. Potremo creare unguenti e pozioni, ma anche alcool, sostanze alchemiche, bombe e decotti, dopo aver trovato la ricetta, e solamente avendo i giusti ingredienti. In questa sezione troviamo delle differenze con i precedenti capitoli: non dovremo più, infatti, entrare in meditazione per poter creare pozioni e unguenti e, inoltre, una volta creati non dovremo più rifarlo, poiché le nostre scorte verranno automaticamente rinnovate semplicemente meditando, grazie all’alcool che abbiamo nell’inventario. La meditazione è diventata, quindi, molto meno importante rispetto al passato, poiché, oltre a questo, sarà utile solamente per arrivare velocemente a una determinata ora del giorno o della notte e per ricaricare la vita, anche se questo vale solo per i primi due livelli di difficoltà.

Sono presenti anche i punti di esperienza da spendere ogni volta che si sale di livello, tipici della saga e del genere. A disposizione abbiamo 12 slot, in cui collocare i potenziamenti scelti, a cui se ne aggiungono altri 4, adibiti esclusivamente ai mutageni, che servono a potenziare ulteriormente le caratteristiche. Attenzione quindi, tra tutti quelli che sceglieremo ne potremo tenere attivi “solamente” 12 al massimo, e all’inizio molti di meno, perché questi slot si sbloccano solamente livellando. Io, infatti, ho preferito concentrarmi su determinate caratteristiche, e potenziarle per bene, piuttosto che vedere i frutti del mio duro lavoro dispersi tra mille potenziamenti che rimanevano poi inutilizzati. Potremo quindi scegliere tra quattro categorie da aumentare: combattimento, segni, alchimia e abilità. Io, onestamente, ho utilizzato quasi esclusivamente potenziamenti al combattimento e ai segni, più qualche abilità, tralasciando completamente l’alchimia, i cui sbloccabili mi risultavano praticamente inutili.

Dulcis in fundo le parti che più mi sono piaciute, quando ho potuto controllare Ciri. Già già, avremo la possibilità di vivere in prima persona anche una parte delle vicissitudini della principessa dal sangue ancestrale, che risultano veramente ben fatte. Una sola spada, abilità di “teletrasporto” (più un altro paio alla fine del gioco) e missioni intriganti, ogni volta è stato perfetto!

Per un ulteriore svago, ci sono anche dei mini giochi in The Witcher III. Oltre alla classica scazzottata da taverna, ripresa dal primo capitolo, troviamo il Gwent a farci compagnia. Si tratta di un gioco di carte che ha anche delle missioni per trovare i pezzi più rari, ma che onestamente non mi ha intrigato più di tanto, anche perché di cose da fare ce ne sono assai!

Godersi il panorama dalla cima di una montagna

È giunto il tempo di parlare della grafica di The Witcher III, argomento non proprio di secondo piano viste le discussioni che si sono scatenate sin da prima dell’uscita del gioco. Io, come un witcher che si rispetti, ho deciso di non schierarmi in questa nuova fase della console war, e giocarmelo su PC. E non su uno solo, ma su due differenti per vedere anche la scalabilità del motore. Piccola premessa: ho iniziato il gioco con l’obbligatoria patch 1.02, ma il gioco aveva molti rallentamenti soprattutto nei dialoghi e negli spazi chiusi, solo con l’arrivo dell’aggiornamento 1.03, e successivamente del 1.04, questa situazione non da poco si è risolta. Quello che vi dico da ora in poi sarà quindi valido per queste ultime due versioni del gioco. Sul mio PC “principale” (AMD FX 8320 Black Edition, 8Gb DDR3 1866, Sapphire R9 280) girava tutto al massimo, filtri compresi, senza alcun tipo di rallentamento, mentre sul mio “ferrovecchio” (AMD Phenom II X4 955 Black Edition, 8 Gb DDR3 1333, Sapphire HD 6850) ho impostato una combinazione di basso-medio-alto con filtri al minimo che mi ha permesso di godere di un più che discreto splendore grafico.

Perché proprio di splendore si tratta. Un mondo così vasto, realizzato con un accuratezza del genere, e così scalabile, è assolutamente stupefacente. Ogni colpo d’occhio, ogni scorcio, ogni visione non fa che rendere sempre più spettacolare quello che ci sta di fronte. Il sole che tramonta ci acceca se lo guardiamo direttamente, mentre il vento sferza le piante, e i panni stesi ad asciugare, quando ulula aggressivo al limitare del bosco. Le ombre gettate dagli alberi formano un affresco quanto mai grottesco e bellissimo allo stesso tempo, una resa realistica perfetta. È un mondo brutto e sporco, quello in cui ci troviamo impersonando l’inarrestabile Geralt. Gli strascichi della guerra sono arrivati praticamente ovunque, e il Velen è una regione devastata. Sebbene la carneficina tra Nilfgaard e i regni settentrionali sia uno sfondo, la sua è una presenza ingombrante. Il terrore della popolazione, gli esodi, il susseguirsi di regnanti sanguinari indipendentemente dalla bandiera rende il mondo di The Witcher III un parente stretto dell’oscura Europa di inizio età moderna. Un mondo in cui i witcher sono praticamente estinti, perché i veri mostri sono diventati gli uomini.

Anche i dettagli sono stati estremamente curati: il vento lo si sente veramente ululare, e la pioggia è resa alla perfezione, sia sotto l’aspetto visivo che quello sonoro. È molto bello anche vedere stormi di uccelli e di mostri volare liberamente nel cielo, con i secondi pronti ad attaccarci appena arriviamo a portata di tiro. Fantastici pure i personaggi non giocanti che incontriamo durante il nostro pellegrinare, hanno veramente comportamenti da persone reali, tanto da sentirli canticchiare e scoreggiare allegramente (forse anche troppo spesso), facendosi una bella risata sopra: il decoro non è mai stato caratteristica del popolo secondo CD Project Red, e devo ammettere che a me piace così. Se devo proprio trovare un difetto segnalo che, in alcuni casi, i personaggi sembrano bagnati o unti, come se si fossero fatti il bagno senza asciugarsi, o messo una crema. Passando alla colonna sonora non posso che dire che meglio non si poteva fare, i pezzi sono stati scritti talmente ad hoc che si inseriscono in maniera completamente naturale nelle varie situazioni: non si nota assolutamente l’inizio o il cambio delle tracce dal tanto che sono studiate bene. Poco invasive ma perfette per le situazione per cui sono state create, il meglio!

Uno strigo a mezzo servizio

Siamo quindi giunti alla fine di questo lungo viaggio nei regni settentrionali, che, come avrete capito non mi ha convinto appieno. A tutto quello che ho già detto vorrei segnalare una serie di bug a cui mi sono mio malgrado trovato di fronte. A un certo punto, appena arrivato a Skellige, non potevo più selezionare il segno Axii, come se fosse sparito dal gioco, creandomi non pochi grattacapi in alcune situazioni. Durante un combattimento invece il carissimo Geralt ha deciso di non prendere i comandi del mouse, rendendo così impossibili gli attacchi e costringendomi a ricaricare la partita. Un’altra volta ho comprato una bella armatura dal fabbro, ma aprendo l’inventario  tutto contento ho trovato una bella sorpresa: dell’oggetto manco l’ombra, ma le corone mancavano. Esilarante la volta in cui, veleggiando beatamente tra le isole di Skellige, mi sono trovato dal nulla in aria, precipitando come un sasso verso il mare. E pure i dialoghi non sono esenti da pecche: parlando con una persona questa aveva una freccia che gli spuntava dalla mano, come se niente fosse. Cappelli ed elmi talvolta appaiono dal nulla poco dopo l’inizio di una conversazione, e una volta ho visto un cucchiaio che dal piatto si alzava in aria nel tipico movimento che si fa per mangiare, ma della persona che lo impugnava neanche l’ombra!

Insomma nonostante gli aggiornamenti ci sono alcuni problemi da risolvere da parte degli sviluppatori. E proprio su questo argomento vorrei spendere alcune parole. Per iniziare a giocare è obbligatorio installare una patch che porta il gioco alla versione 1.02, e già il 21 maggio (con il gioco uscito il 19 dello stesso mese) è uscita la 1.03, e il 25 la 1.04! Devo dire che ormai vedere un gioco completo e perfettamente funzionante al day one è pure utopia, ed è una cosa che fatico ancora ad accettare. The Witcher III era già stato rimandato di 12 settimane per dare la possibilità agli sviluppatori di definire meglio il gioco, quindi forse era il caso di gestire meglio i tempi. Per fortuna i ragazzi di CD Project Red hanno sempre tenuto il videogiocatore in grande considerazione, e sono sicuro che continueranno a supportare al meglio la propria creatura. Vi ricordo che le ultime fatiche di Geralt di Rivia sono disponibili per PS4, Xbox One e PC!

In conclusione, The Witcher III: Wild Hunt non è il capolavoro che tutti ci aspettavamo (o che io mi aspettavo), con uno sviluppo della trama altalenante e altri problemi che abbiamo visto in queste righe, ma anche con grandi pregi che permettono molte ore di divertimento. Ribadisco quello che ho detto all’inizio, quando si è abituati alla perfezione si vuole sempre e solo il meglio, e The Witcher III paga lo scotto dei due predecessori.