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The Surge recensione: la dimostrazione che non serve From Software per creare un buon souls-like

The Surge recensione: la dimostrazione che non serve From Software per creare un buon souls-like

Nonostante non sia un titolo privo di alcuni difetti, The Surge ottiene la nostra totale approvazione perché riesce egregiamente non solo a fornire un'esperienza souls-like valida ma anche a donarle una personalità ed un carisma univoci / Ultima modifica il

Per parlare di The Surge non si può fare a meno di spiegare prima il motivo dietro alla creazione del gioco, quindi abbiate un filo di pazienza ed ascoltatemi un secondo. È innegabile che negli ultimi anni uno dei franchise più importanti nell’ambito videoludico sia stato Dark Souls, IP di Bandai Namco divenuta sin da subito immensamente rispettata dai fan dell’hardcore gaming. La filosofia di gameplay impiegata nei vari souls-borne – Demon’s Souls, Dark Souls 1, 2, 3 e Bloodborne – ha avuto un tale apprezzamento del pubblico che ha portato come diretta conseguenza alla nascita di un intero genere videoludico, definito souls-like in onore dei giochi che hanno reso popolare il concept. Per poter essere considerato “souls-like” un gioco deve rispecchiare alcuni canoni specifici di game design, però sfortunatamente quasi nessun concorrente è mai riuscito a produrre risultati degni di essere paragonati a giochi come Dark Souls 3 o anche solamente all’ultimo DLC di Dark Souls 3 The Ringed City.

L’unica casa a produrre un gioco definibile come souls-like veramente valido è stata Deck13, con il suo Lords of the Fallen del 2014. Il gioco era ambientato in un mondo fantasy dal sapore medievaleggiante, proprio come tutti gli esponenti del genere, e visto i rispettabilissimi risultati ottenuti pareva ovvio che la piccola software-house desiderasse creare un secondo episodio. Con un grandissimo colpo di scena però Deck13 annunciò che piuttosto di sfornare un “more of the same” avrebbe creato qualcosa di più grande, innovativo e originale. Queste premesse molto intriganti, di cui vi parlammo anche durante la nostra anteprima del titolo alla Gamescom 2016, suonavano molto difficili da raggiungere, però sono felicissimo di dirvi che non solo il team di sviluppo è riuscito nel suo intento ma ha anche superato le aspettative. The Surge si è rivelato essere un titolo ottimo sotto praticamente tutti i punti di vista, quindi andiamo ora insieme a guardare nello specifico quali sono gli aspetti che a mio avviso rendono questo gioco un must-have per tutti i fan del genere.

La campagna in The Surge è difficile e molto soddisfacente

Il problema che affligge la maggior parte degli esponenti di questo genere è che hanno una struttura di gioco molto simile ai vari souls-borne ma non si differenziano a sufficienza dal format originale con idee veramente originali. Quasi tutti i souls-like, infatti, marciano sul terreno già battuto da From Software e di conseguenza quasi nessuno di questi titoli riesce a fornire concetti veramente originali… se non appunto The Surge. Per la prima volta, infatti, abbiamo a che fare finalmente con un souls-like dal game design veramente innovativo, che evolve la formula in maniera ottima pur rimanendo fedele al genere e getta una ventata d’aria fresca in un settore stagnante sin dalla sua nascita.

La prima cosa che comunica in maniera evidente al pubblico che The Surge non è un souls-like come gli altri è il setting futuristico/distopico. Il protagonista, chiamato Warren, è appena stato assunto dalla multinazionale CREO e durante il suo primo giorno di lavoro gli viene installata una Exo-Suit, una rig robotica che consente di montare arti meccanici che potenziano le capacità fisiche dell’operaio. Purtroppo durante la procedura accade qualcosa di inspiegabile e quasi tutti i macchinari e gli impiegati della sede CREO impazziscono, attaccando brutalmente tutte le persone non affette da questa apparente sindrome di follia collettiva. L’intero complesso industriale è sotto attacco e visto che non sembra arrivare alcun aiuto dall’esterno tocca a Warren prendere l’iniziativa e cercare di capire come portare a casa la pellaccia. Le premesse sono molto intriganti, specialmente per i fan dei souls-like che sono un po’ stufi del tema medievale, ed anche se non conducono ad una storia degna di nota non è un difetto grave, dato che la trama non è in alcun modo il cuore dell’esperienza.

Questa semplicissima scelta di collocare il gioco nel futuro, nonostante non sia la più rilevante, aiuta però molto a veicolare il concetto che The Surge è un gioco a sé, con qualcosa di unico da offrire. Un’altro cambiamento rischioso di game design è stato quello di cambiare l’intero sistema di gestione del personaggio. Alcuni concetti sono sempre presenti, come il fatto che eliminando nemici si guadagnano soldi (chiamati Tech Scrap) ed ogni volta che moriamo li perdiamo e dobbiamo recuperarle, però la quasi totalità di queste meccaniche è stata alterata in maniera radicale così da donare un twist decisamente originale al tutto. I Tech Scrap, per esempio, possono essere “depositati” così da non perderli troppo facilmente quando siamo in combattimento.

Un altro esempio di rinnovamento è derivante da una particolare scelta di gameplay, di cui vi parlerò più avanti, consente di staccare arti specifici del nemico quando gli diamo il colpo di grazie. Questa cosa, facilmente confondibile con una semplice scelta estetica, in realtà è pensata come metodo di raccolta di materiale per il sistema di crafting delle armature da montare sulla nostra Exo-Suit. Per creare un braccio robotico, ad esempio, servirà non solo avere il progetto del componente (ottenuto ogni volta che mutiliamo per la prima volta quella componente dal corpo dell’avversario) ma anche avere un sufficiente numero di pezzi della stessa tipologia.

Creare armature è molto importante, dato che ciascuna di queste avrà bonus e malus diversi che ci consentono di modificare il nostro play-style, e per crearle dovremo andare in una stazione Ops. Ciascuna delle immense aree di gioco presenta una di queste zone sicure, dove troveremo una stazione di crafting con cui creare e potenziare le nostre attrezzature ed una stazione medica, che funziona in maniera analoga al falò o alle lanterne dei souls-borne. Dalle stazioni mediche, però, potremo anche spendere Tech Scrap per alzare il valore del nostro Core Power, numero che indica il potere energetico della nostra Rig. Di per sé questo valore non migliora in alcun modo le nostre statistiche, però è molto importante da incrementare dato che ogni pezzo che montiamo richiede una frazione di Core Power per poter essere impiegato e se la somma di questi numeri eguaglia il nostro Core Power non potremo montare ulteriori componenti.

Questa scelta, di fatto, forza il giocatore a gestire in maniera molto attenta il proprio personaggio. Bisognerà evitare a tutti i costi situazioni dove si hanno tante componenti forti però si è impossibilitati dal montarle per mancanza di Core Power, oppure di investire troppo in quest’ultimo valore per poi non avere buoni equipaggiamenti robotici da montare sulla Rig. Montare tutte le componenti di un determinato modello di armatura, inoltre, sbloccherà un effetto “nascosto” ed è molto importante avere tanto Core Power per poter mettere le migliori corazze del gioco senza fare rinunce. A questo, inoltre, va aggiunta la presenza degli Implants, dei moduli essenziali che aggiungono bonus attivi e/o passivi e possono essere montati/rimossi solo dalle stazioni mediche (al contrario delle armature ed armi che si possono indossare e rimuovere anche sul campo). In The Surge non andrete molto lontani senza Implants, dato che alcuni di questi sono a dir poco essenziali per giocare; vi basti sapere che uno di questi – che fortunatamente avrete sin dall’inizio – serve per vedere quanta vita hanno i nemici.

Alcuni Implants sono facilmente identificabili come “essenziali”, come quelli che ci consentono di usare dei Medi-Kit, mentre altri ci consentono di sviluppare build molto interessanti che altereranno radicalmente il nostro gameplay. Un particolare Implant, ad esempio, ci consente di convertire parte della barra dell’energia (di cui vi parlerò più approfonditamente nella sezione del gameplay) in punti vita, remunerando quindi un gameplay più attivo. Altri Implants, invece, ci consentiranno di aumentare la nostra stamina, oppure di migliorare la nostra efficacia con le armi, aumentando passivamente il nostro livello di proficienza nell’uso di una particolare categoria di armi.

Infine, l’ultima idea ben riuscita che mi sento di segnalare sono i livelli enormi ed intricatissimi, pieni zeppi di nemici e scorciatoie da trovare. La varietà delle location è buona, anche se non fenomenale dato che il gioco è comunque ambientato in un complesso industriale, però ogni zona è davvero a sé stante e ciascuna di queste è densissima di pericoli ambientali e nemici formidabili. Ogni singolo nemico di The Surge deve essere preso con estrema cautela, perché il danno che ci può infliggere anche solo il più debole di questi è a dir poco assurdo. Questo a mio avviso è uno dei punti migliori dell’intera produzione, poiché rende l’esplorazione (che ricordo essere il cuore centrale dell’esperienza souls-like) estremamente frustrante e gratificante al tempo stesso.

L’unica cosa che non mi è particolarmente risultata gradita di tutto The Surge è come hanno gestito la “questione boss”. Nei vari souls-like un aspetto non negoziabile è la presenza di boss di fine livello, e pur essendo presenti sembra che solamente un paio di questi siano stati ben studiati. Purtroppo è un po’ un peccato, perché già non sono moltissimi (appena 5) e poi bisogna anche aggiungere che due di questi – senza spoilerare – sono praticamente lo stesso boss. Per carità, l’esperienza è palesemente focalizzata sulle fasi pre-boss, quindi è giusto che i punti migliori siano presenti su quel frangente, però di sicuro non avrebbe guastato se in The Surge ci fosse stato qualche boss in più.

The Surge rinnova sapientemente la formula di gameplay

Assieme alla struttura del gioco, l’altro aspetto fondamentale da azzeccare è il gameplay; nessun altro genere videoludico, infatti, è estremamente esigente e radicalmente fondato su sapienti decisioni di gameplay come i souls-like. In The Surge il gameplay è molto divertente e ben realizzato, per fortuna, ed uno dei punti che più mi sono piaciuti di questo sistema di combattimento/esplorazione è il combat system. Il layout dei pulsanti è analogo a quello presente in qualsiasi altro souls-like, però contrariamente alla logica comune non è presente la possibilità di effettuare un attacco leggero ed un colpo pesante.

Quando ingaggiamo un nemico, infatti, nell’istante in cui effettuiamo il lock vedremo comparire un sistema di bersaglio che con il movimento dell’analogico destro ci consente di mirare ad un lembo specifico del corpo del nemico. Una volta deciso cosa colpire (scelta dettata principalmente dalle nostre necessità di crafting) dovremo valutare con che angolo attaccare l’avversario: verticalmente oppure orizzontalmente. La logica da seguire è semplice, e gioca tutto sul fatto che dovremo colpire il nemico con quella che mi piace definire “logica di smembramento“. Attaccare la testa orizzontalmente, ad esempio, infliggerà più danni poiché mima l’atto della decapitazione, mentre attaccare orizzontalmente un braccio sarà meno efficace per lo stesso motivo.

Più colpiamo un arto, inoltre, più possibilità avremo se e quando eseguiremo il colpo di grazia di amputarlo. Ho davvero apprezzato molto questa scelta di game design, perché per quanto possa sembrare banale in realtà rende essenziale approcciare ogni singolo nemico con cognizione di causa; starà a voi scegliere in base alle circostanze se vale la pena eliminare in fretta il nemico, riducendo al minimo i danni subiti, oppure se rischiare un po’ di più e ottenere più componenti per il crafting.

Un altro aspetto innovativo di The Surge è la barra dell’energia, valore che affianca la nostra vita e stamina che aumenterà man mano che colpiamo il nemico. L’energia è impiegabile per compiere numerose azioni, come eseguire i colpi di grazia, massimizzare l’efficacia di alcuni nostri Implant o caricare il nostro fidato drone per aumentare leggermente il danno inflitto a distanza dal nemico. Man mano che scorre il tempo l’energia si dissipa, ed essendo molto importante poterla sfruttare a dovere è vivamente consigliato impiegare Implants che massimizzano l’efficienza di questa barra, aumentando il tetto massimo di energia accumulabile o incrementando la velocità con cui la barra cresce con ogni colpo a segno.

Il gioco presenta ovviamente molti altri piccoli twist alla formula souls-like , come il fatto che schivare mentre si è in parata consente di contrattaccare il nemico con uno stun, oppure che la natura dei movimenti sia “impacciata ma pienamente controllabile”. Nel complesso, però, il lavoro svolto con The Surge si può sintetizzare in questa frase: il rinnovamento delle meccaniche di gioco è riuscito benissimo, perché rinnova la natura di questo genere videoludico con una personalità e filosofia di gameplay propria pur rimanendo estremamente fedele al concept originale.

Il comparto tecnico di The Surge è buono, nulla di meno e nulla di più

Per fortuna non c’è molto da dire sul comparto grafico di The Surge, visto che il gioco impiega un’evoluzione diretta del già collaudato Fledge Engine, lo stesso motore impiegato in Lords of the Fallen con ottimi risultati. Questo engine è davvero molto stabile, offrendo framerate costanti sia su console che su configurazioni desktop non troppo recenti; inoltre, ci tengo a segnalare che non ho mai incontrato alcun bug né grafico né audio, una vera rarità oggigiorno in un gioco appena rilasciato. La grafica è molto pulita, con effetti di luce/ombra ottimi ed aliasing quasi inesistente anche con i filtri AA disattivati; l’unica macchiolina da segnalare è che se si osservano a distanza ravvicinata alcune texture ambientali non sono dettagliatissime, difetto evidente specialmente nella versione console del gioco. Sul comparto stilistico, invece, non ho assolutamente nulla di negativo da dire, anzi il design industriale fatiscente è davvero molto convincente e ben realizzato, risultando estremamente efficace per generare un funzionale senso di cautela nella mente del giocatore. I nemici, inoltre, sono tutti esteticamente ben sviluppati e la vastità di certe ambientazioni lascerà davvero sorpresi.

Parlando di musica ed effetti sonori, infine, anche questi sono estremamente ben realizzati e l’alternanza fra momenti di inquietante silenzio e musica intensa è ben giostrata, eseguendo un ottimo lavoro nell’immergere il giocatore e mantenere alta la concentrazione. Contrariamente ai rumori angoscianti dello scenario, però, il doppiaggio dei personaggi è a dir poco blando; per fortuna le scene di dialogo sono davvero poche, quindi il problema non è per niente qualcosa di fastidioso o problematico.

The Surge recensione: le nostre conclusioni

In conclusione quindi The Surge è un gioco eccellente sotto praticamente tutti i punti di vista e lo raccomando vivamente a tutti gli amanti del genere. Il livello di sfida è alto e di tanto in tanto il gioco risulterà frustrante, però la sensazione che si ottiene una volta che si riesce nell'intento è davvero molto appagante. Il grande pregio di The Surge però, che è anche il motivo che lo rende uno dei migliori titoli in assoluto del genere, è la bontà con cui è stata rinnovata la formula di gioco. Il gameplay rimane fedele alla formula pre-stabilita, però vanta una personalità ed un carisma tutto suo, grazie soprattutto a scelte di game design innovative e ben congegnate. La vastità delle mappe piene zeppe di location da scoprire ed il twist delle meccaniche di crafting basate sulla raccolta di materiali amputando gli arti dei nemici sono davvero scelte azzeccatissime, che rendono non solo il gioco molto divertente ma anche estremamente rigiocabile. L'unica pecca che mi frena dal dare pieni voti alla produzione è l'inconsistenza con cui sono presentati i boss sia sul piano qualitativo che quantitativo, fatto che lascia un filino l'amaro in bocca ma per fortuna non rovina più di molto la bontà dell'esperienza. Per chiudere, vorrei fare davvero i complimenti a Deck13, che ha saputo realizzare un ottimo gioco abbandonando il terreno battuto da From Software - al contrario di molti altri - senza però dimenticarsi di ciò che rende questi titoli così affascinanti da giocare.

Pro
Rinnovamento eccellente della formula souls-like
Gameplay semplice e tecnico al tempo stesso
Ottimo ed originale sistema di crafting
Level design fantastico
Rigiocabilità molto buona
Contro
Poche boss fight e dalla qualità altalenante
Storia blanda
valutazione finale8.5