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Come la tecnologia ha cambiato il modo di fare sport

di Claudio Carelliaggiornato il 24 maggio 2018

Vuoi o non vuoi, la tecnologia in questi anni è entrata lentamente a far parte della vita di tutti (per chi più, chi meno). Da strumento per lo svolgimento di attività base come il comunicare a voce, i telefoni ad esempio sono diventati ben altro, assumendo l’appellativo “smart” e concedendo a tutti di comunicare testualmente, visivamente, giocare, produrre cose interessanti e davvero tanto, tanto altro. Così è stato anche per i tablet e così fu all’inizio, sebbene in modo meno rapido, per i PC. Non dimentichiamo infatti che questi erano proposti come automatori e alle grandi industrie; solo in seguito divennero un prodotto di consumo grazie ai colossi Microsoft e Apple.

La stessa cosa è avvenuta un po’ con tutto il resto delle categorie hi-tech nate in seguito – indossabili inclusi. L’arrivo di smartwatch e smartband è stato accolto in un primo momento con sensazioni di stupore misto a svariati interrogativi sull’effettiva utilità degli stessi. Bello un orologio elettronico con display, ma a cosa serve?

Se in un primo momento l’utenza ha reagito con diffidenza, col tempo gli smartwatch e le smartband sono migliorati, riscuotendo un buon consenso; oggi mostrano davvero tutto il loro potenziale soprattutto nell’ambito dello sport e della cura del proprio corpo. Il mondo dei wearable è diventato qualcosa di consolidato, dove i vantaggi ci sono e sono anche molto tangibili. Fra questi si parla principalmente di salute e benessere, ovvero quella categoria che, grazie ad attività sportiva, occhio alla linea e rispetto dei principali cicli biologici (vedi il sonno ad esempio ), va incontro a chi vuole sentirsi in forma, mantenendosi giovane e pronto ad affrontare il classico tram-tram della vita quotidiana.

Il vantaggio dei dispositivi indossabili oggi è evidente: tutti si interfacciano con uno smartphone sul quale, mediante anche una apposita applicazione, è possibile visualizzare, raccogliere ed elaborare dati sul nostro fisico; sì, lo smartphone, quello strumento che ormai tutti possediamo poiché ha sostituito praticamente in toto il paradigma di telefono cellulare classico – non palmare per intenderci. Abbiamo quindi tutti libero accesso alla cura del nostro corpo: non dobbiamo fare altro che scegliere un orologio o braccialetto intelligente da sfruttare per monitorare in modo diretto, mediante alcuni sensori, ciò che ci succede facendo sport.

Di fatto, bisogna solo saper scegliere. I migliori smartwatch e le migliori smartband si basano tutte ormai sullo stesso concetto, ovvero quello di far suonare perfettamente come una grande orchestra un gran numero di sensori integrati al proprio interno. Fra questi troviamo i classici giroscopi, accelerometri, ma anche cardiofrequenzimetri e altri sensori più specifici, come quelli per il rilevamento dei raggi UV, della sudorazione e quant’altro. Tramite questi si può anche arrivare al calcolo molto accurato delle calorie bruciate, dei tempi di recupero quando si fa un determinato esercizio e perché no, delle vitamine necessarie per andare ad affrontare una giornata dopo aver mangiato un certo tipo di alimenti e svolto alcune attività motorie. Ciò che era impensabile fino a neanche un paio di anni fa, ora si può, davvero.

Lo sport e gli indossabili hanno intrapreso una strada parallela davvero molto interessante proprio grazie al lavoro e agli sviluppi di questi ultimi mesi. Brand come Jawbone, Fitbit, Garmin ma anche Sony, Nike e tanti altri hanno lavorato attivamente per dare agli sportivi uno strumento che possa diventare un vero e proprio compagno di allenamento, atto principalmente a raccogliere quei risultati che vanno oltre ai miglioramenti fisici tangibili. Non tutti possono avere un personal trainer che ci segua sette giorni su sette, ma non per questo bisogna rinunciare a controllarsi attivamente su ciò che mangia, sugli esercizi che eseguono, su quelli che dovranno essere eseguiti per raggiungere un determinato target e tanto altro ancora. Allo stesso modo, non possiamo pretendere che qualcuno stia con noi, sveglio, a monitorare il nostro sonno: per questo le smartband e le varie app companion sono efficaci, nella loro estrema semplicità.

Sentire la necessità di un prodotto per spezzare la routine è davvero ‘sbagliato’?Le possibilità sono davvero finite, anche se, come è ovvio che sia, quando si parla di indossabili spesso si fa riferimento al running. I dispositivi dotati di cardiofrequenzimetro infatti permettono di sfruttare al meglio il display del proprio smartphone per conoscere sempre, in qualsiasi momento, come la corsa sta procedendo, quanto i muscoli dovrebbero essere stanchi o tonici, quanti liquidi ci servono, quanti minuti di pausa dovremmo effettuare finendo una sessione e tanto tanto altro. Proprio al running sempre più nomi importanti sul mercato stanno offrendo spazio mirato alla conoscenza di questo mondo in grado di fare così bene al corpo, ma tanto anche alla mente. Fra questi c’è Zalando, che proprio sul benessere della corsa ha dedicato parte del suo nuovo progetto dedicato appunto allo sport e alla cura di se stessi. Correre fa bene ed è scientificamente provato; i nostri dispositivi lo sanno già.

 “L’attività fisica aerobica prolungata determina anche un aumento della capillarizzazione muscolare, riducendo il rischio di ictus ed infarto.”

Con la corsa aumenta anche la profondità del respiro, con un incremento della quantità di ossigeno immagazzinato nel sangue e in tutti i muscoli, favorendo la produzione energetica dagli zuccheri e dai grassi di deposito. Anche lo scambio gassoso polmonare diventa più efficace, favorendo l’eliminazione di anidrite carbonica. La corsa, praticata da tutti a qualsiasi età, permette di mantenere a lungo un buono stato di salute e di benessere.

Non solo: anche in palestra, quindi nel fitness puro, gli indossabili possono rivelarsi degli strumenti molto interessanti per tracciare quanto correttamente viene svolto un esercizio, le calorie bruciate, il quantitativo di proteine ideale da assumere e via discorrendo – con la doverosa accezione che comunque niente e nessuno può sostituirsi ad un trainer specializzato o ad un dottore.

Il settore dello sviluppo ha ormai tutte le carte in tavola per andare incontro ad ogni tipo di esigenza. Basta quindi scegliere il proprio “arsenale” per il fitness e benessere, partendo quindi da abbigliamento ad hoc – vedi scarpe adatte al perfetto appoggio e outfit ottimizzato per il movimento, come quelli offerto da Zalando -, passando poi all’acquisto di un dispositivo smart. Tutto ciò, però, senza lanciarsi in modo avventato alla corsa: lo stesso e-commerce già citato mette a disposizione prima dell’acquisto svariate nozioni per prepararsi allo sport e ad un cambiamento radicale.

Esiste inoltre un’app per tutto, ormai lo sappiamo bene. Esiste per il running o per la palestra, come esiste per il nuoto, per lo yoga o per gli acquisti focalizzati; basta decidersi di abbracciare la nuova tecnologia. Fra le app degne di nota, segnalate dalla stessa Zalando tramite la sua iniziativa, troviamo dei nomi sicuramente molto familiari: Runtastic, ormai acquisita da Adidas e nota per la sua estrema attenzione della musica; Nike+ Running, che consente di seguire l’attività di running direttamente su mappa e di condividere i risultati anche su Facebook; Runkeeper, notissima tra i corridori che amano anche immortalare il proprio allenamento con degli scatti fotografici; ed Endomondo, il coach digitale che aiuta al raggiungimento di un obiettivo calcolato in base alle proprie condizioni.

Sull’acquisto di un prodotto wearable c’è però da fare un’osservazione: non sempre la tecnologia viene accolta dai consumatori come uno strumento necessario a migliorare una attività individuata e già in atto. A volte e anzi, sempre più spesso, il settore dei wearable viene sfruttato come una sorta di “escamotage” per uscire dalla routine. Siamo sempre più tendenti a sentire, in un certo senso, il bisogno di avere un dispositivo in grado di monitorarci per spezzare una routine sbagliata, fatta di attività fisica insufficiente, cura del proprio corpo scarsa e attenzione alla prevenzione praticamente nulla.

In un certo senso è il contrario di ciò che il settore della tecnologia si è prefissato: aiutare l’uomo nello svolgimento di una attività, non far svolgere l’attività per aiutare l’uomo che prima non ne sentiva la necessità. Però che dire: se oggi, inibiti da tutte queste abitudini più sedentarie, c’è chi ha bisogno di uno strumento per rendersi conto che è il momento di cambiare qualcosa di se stessi, allora che male c’è? 

Il settore degli indossabili è pronto ad aiutarci e ormai messo a disposizione anche dei meno esigenti, che con una ventina di euro vogliono portare a casa un piccolo assaggio di “sport 2.0” a casa. Che sia ormai giunto il momento di sfruttare il lavoro svolto in questi anni dall’industria per smettere di eseguire male dei workout, iniziare a idratarsi di più e a dormire correttamente?