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Syberia 3: il completamento di una serie già finita da tempo

di Federico Parraviciniaggiornato il 5 maggio 2017

Quando la penna e la matita di Benoit Sokal portarono alla realizzazione del primo Syberia, lo studio Microids riuscì in un’impresa precedentemente impensabile, dando nuova linfa al genere delle avventure grafiche dato ormai per morto. Le meccaniche le atmosfere trasmesse in quel meraviglioso titolo di un piccolo studio d’oltralpe erano riuscite a far riscoprire il piacere delle avventure punta e clicca, accompagnando i giocatori in un’avventura incredibilmente profonda e minuziosamente realizzata. Un progetto, quello di Syberia, che era stato in grado di ottenere il favore di pubblico e critica due anni dopo con Syberia 2, nonostante si cominciasse a percepire un nuovo e repentino decadimento delle avventure grafiche all’interno di un panorama videoludico in continua evoluzione. Per questo motivo, il recente annuncio di Syberia 3 aveva immediatamente sollevato qualche dubbio: da una parte, le avventure grafiche erano comunque riuscite a risollevarsi negli anni grazie all’opera di Telltale Games e dei suoi ottimi titoli, tra cui The Walking Dead e Wolf Among Us; dall’altra, l’impressione di molti giocatori è stata quella di temere per un progetto troppo tardivo e che non avrebbe saputo tenere il passo con gli interessi delle nuove generazioni di giocatori.

La strada che ci porta oggi alla nostra valutazione definitiva su questo terzo ed ultimo capitolo della serie, dunque, è stata preceduta da una serie di bivi fondamentali in fase di sviluppo, uno su tutti la decisione da parte di Microids riguardo quella che sarebbe dovuta essere la definitiva natura di questo titolo: tentare l’operazione nostalgica proponendo un’avventura grafica classica o lanciarsi nell’adattamento alle nuove visioni tecniche e di gameplay di questo genere ormai di nicchia? La risposta – purtroppo – l’abbiamo trovata solo nel mezzo, con un risultato che, in definitiva, non ha saputo accontentare nessuno. Ma andiamo con ordine.

I lontani ricordi di Valdiléne

Al termine del secondo capitolo abbiamo lasciato la nostra protagonista Kate Walker al termine del suo lungo viaggio verso l’isola di Syberia, lasciando Hans Voralberg alla realizzazione del suo sogno di incontrare i Mammut e le tribù del popolo Youkol ed il suo compagno di viaggio, l’automa Oscar, alla fine dei suoi compiti. Una conclusione, quella di Syberia 2, che in buona parte si sarebbe potuta considerare perfettamente conclusiva nel compimento di un lungo viaggio dalle Alpi francesi fino alle fredde terre della Siberia, passando per i suggestivi resti post-sovietici.

Per questo motivo, il primo impatto con la storia di Syberia 3 è una sorpresa solo a metà. Da una parte, infatti, ci troviamo ad affrontare il viaggio di ritorno dell’ex avvocatessa newyorkese, ancora influenzata dai ricordi della sua avventura ed ora in profondo contatto con la popolazione Youkol, ma anche con gli spettri del suo passato che sembrano riaffiorare anche in queste lande desolate. Dall’altra, questo terzo capitolo crea immediatamente un vuoto profondo in tutti i giocatori che avevano amato le atmosfere dei primi due Syberia: quegli spettacolari meccanismi creati da Hans Voralberg e dalla sua mente geniale, la stessa figura di Oscar, il treno che ci ha accompagnato fino alla fine dei suoi binari…tutte caratteristiche che allo stesso tempo si perdono e si ritrovano come echi in alcune fasi del gioco. Con una certa aria di malinconia, ma non sempre in senso positivo.

In buona sostanza, Syberia 3 si pone con un doppio scopo, rappresentando un’avventura continuativa per quanto riguarda i fan dei precedenti capitoli, ma anche come una sorta di storia a se stante capace di essere affrontata da qualsiasi giocatore, anche privo del background dei primi due titoli della serie. Il risultato finale parla di una trama che si lascia apprezzare in diverse fasi, con alcuni punti in cui la penna di Sokal ci lascia ancora una volta respirare quello spirito magico e misterioso del passato, ma anche con il bisogno insoddisfatto di ritrovare alcune figure e caratteristiche fondamentali di questo particolare universo, che mancano sempre di più nel corso dell’avventura. Si salvano comunque alcuni scenari ben disegnati ed alcuni personaggi che trovano un buon livello di profondità all’interno della trama, non a caso legati tutti proprio a quegli elementi caratteristici dei primi due capitoli e che rievocano in Syberia 3 delle ottime sensazioni.

Viceversa, alcune scelte narrative si pongono in netto contrasto con l’universo di gioco. Basti pensare prima di tutto alle figure degli antagonisti, bizzarramente hollywoodiani e piuttosto stonati rispetto al contesto in cui si trovano inseriti, o all’inserimento di alcune sottotrame di stampo politico che minano quella che era la purezza alla base della storia dell’intera serie. Una storia godibile, in sostanza, ma con diversi elementi che sottolineano la generale approssimazione nella direzione dell’intero progetto legato a Syberia 3.

“Si consiglia l’utilizzo di un controller”…non ci siamo

Come dicevamo, all’inizio della nostra analisi, la decisione di lanciarsi così tardivamente nello sviluppo di Syberia 3 ha comportato sin da subito l’onere di prendere decisioni molto importanti in fase di sviluppo. Da una parte sarebbe stato possibile intraprendere la strada dell’operazione nostalgica, con l’intento di non stravolgere in poco o in nulla quella natura di classica avventura grafica a scenari statici in cui ancora una volta sarebbe stata la nostra attenzione per i dettagli a permetterci di proseguire nella nostra avventura. Dall’altra, la possibilità di partire da un foglio bianco, ridisegnando interamente le meccaniche di gioco per adeguarsi agli standard contemporanei del genere, prendendo come punti di riferimento le ormai note avventure Telltale o – perché no – anche qualche elemento caratteristico dei cosiddetti walking game.

Il risultato finale pone Syberia 3 come un maldestro ibrido di queste due realtà. Le stesse avvertenze prima dell’inizio del gioco parlano chiaro, in questo senso: “per un’esperienza ottimale si consiglia l’utilizzo di un controller”, un messaggio completamente dissonante dalla natura delle avventure grafiche, anche solamente per la volontà di presentare il titolo come un’esperienza dedicata in particolare agli utenti console, fatto estremamente raro per questo tipo di gioco.

Il primo ostacolo che ci troviamo ad affrontare una volta iniziato il gioco è rappresentato dalle meccaniche di movimento all’interno di un ambiente interamente in 3D. Precedentemente, nei primi capitoli di Syberia come in tante altre avventure grafiche, la nostra protagonista si muoveva all’interno di scenari statici bidimensionali con il semplice click del mouse nel punto in cui avremmo voluto direzionarla. In questo caso, invece, il movimento è assegnato al classico WASD in caso di combo tastiera + mouse o con lo stick analogico sinistro in caso di controller. In tal senso, le meccaniche di movimento risultano molto approssimative, sia per quanto riguarda le animazioni decisamente legnose sia per l’interazione con l’ambiente. Il movimento del personaggio, infatti, si combina con quelle che sono le possibilità di interazione esterna, vale a dire osservare i punti in cui è possibile effettuare una determinata azione e, contemporaneamente, muovere il personaggio in quel punto preciso. E proprio con l’utilizzo del controller consigliato dal gioco stesso, le azioni da effettuare vengono rese in maniera piuttosto originale, ma non in senso positivo: lo stick destro non funge da vero e proprio puntatore come ci si potrebbe aspettare, ma si limita a spostare leggermente la visuale di gioco per permettere di riconoscere dei punti di interazione, per poi permetterci di effettuare l’azione vera e propria. Nel caso uno scenario presenti due o più punti azione, selezionarne uno tra i diversi disponibili si rivela un’operazione molto macchinosa e resa decisamente male.

Allo stesso modo, non particolarmente accessibile si è rivelato il nuovo inventario. Se eravamo precedentemente abituati ad un inventario esterno a griglia, in cui poter selezionare rapidamente l’oggetto da utilizzare o il documento da analizzare, in Syberia 3 ci troviamo di fronte ad una ruota degli oggetti laterali in cui la selezione di un oggetto specifico si rivela tutt’altro che comoda; specialmente nelle fasi finali dell’avventura, durante le quali il quantitativo di oggetti crescerà notevolmente e dovremo scorrere l’intera lista per trovare quello giusto da utilizzare. Ogni singola volta.

Un’ulteriore problematica, infine, è rappresentata da alcune scelte di dialogo non proprio riuscite: come sempre più spesso accade in questi tipi di esperienze, anche Syberia 3 offre un sistema di risposte multiple, alcune delle quali si rivelano decisive non tanto in termini di pura trama, quanto per tagliare alcune sezioni di gioco destinate alla ricerca di un oggetto specifico. Tuttavia, i limiti di questa scelta si intravedono immediatamente per tutti i giocatori appassionati di avventure grafiche, in cui normalmente la bravura e l’intuito vengono premiati. Nel caso di Syberia 3, al contrario, buona parte degli enigmi saranno indirizzati su una sorta di binario, per cui ci vedremo costretti ad affrontare dialoghi inutili anche nel momento in cui conosceremo già la risposta, al solo scopo di sbloccare un determinato puzzle che – volontariamente o meno – avremmo già potuto affrontare senza allungare troppo le cose.

Alla fine della tempesta, fortunatamente, si riesce ad intravedere il sereno. E questo è rappresentato, ancora una volta, dall’ottimo livello di realizzazione nei puzzle. Nonostante il ricorrente backtracking che ci ha costretto a tornare più volte sui nostri passi per completare uno scenario per poi tornare al successivo, la maggior parte dei puzzle e degli enigmi sono proposti con lo stesso livello di dettaglio e di sfida che ci saremmo aspettati da un nome così importante ed apprezzato in passato.

Sin dalle prime battute di gioco, infatti, ci troveremo a risolvere rompicapo di difficoltà crescente e che richiedono un’ottima capacità di attenzione anche per i minimi dettagli. Serrature da sbloccare, meccanismi da riparare…tutti con una logica mai superficiale (niente di paragonabile, per chi fosse appassionato del genere, al famigerato enigma del gatto nero e del nastro adesivo di Gabriel Knight 3).

Quando Urkel doppia un siberiano di 120 Kg

Dal punto di vista tecnico, ed in particolar modo per quanto riguarda l’aspetto grafico, Syberia 3 rispetta quelle che erano gran parte delle aspettative degli utenti nei confronti di un progetto così tardivo. Se da una parte la realizzazione delle texture di gioco non possa certo far gridare al miracolo per livello qualitativo, dall’altra il titolo riesce comunque a mettere in risalto l’ispirazione di buona parte dei suoi scenari, proponendo ancora una volta i suggestivi luoghi che ci avevano fatto innamorare dei precedenti capitoli, tra popolazioni indigene e memorie post-sovietiche. Sebbene la realizzazione 3D abbia comportato alcuni compromessi nella costruzione degli ambienti, il livello di qualità scenografica di Syberia 3 rappresenta ancora una volta un ottimo punto di forza di questa produzione. Non si può dire lo stesso, purtroppo, per quanto riguarda la stabilità del motore grafico impiegato, causando diversi fastidiosi cali nel framerate nonostante l’evidente inferiorità grafica rispetto ad altre produzioni contemporanee e sicuramente meglio ottimizzate, almeno per quanto riguarda l’edizione PC.

Ad accompagnare la bellissima colonna sonora, invece, mai ci saremmo aspettati un comparto sonoro tanto dozzinale. Nonostante la triste perdita del doppiaggio italiano, realizzato nei precedenti capitoli con una cura ed un’eleganza ancora oggi rare, Syberia 3 partiva con dei buoni presupposti, andando a proporre nuovamente il cast di doppiatori inglesi originali. Il risultato finale, al contrario, si è rivelato peggiore del previsto: linee di dialogo incomprensibili, velocità del parlato eccessivamente variabile, persistente de-sync con le animazioni facciali; e soprattutto un abbinamento pessimo tra doppiatore e personaggio doppiato.

Considerando l’ambientazione in cui ci troviamo immersi, quantomeno ci saremmo aspettati un adattamento per gli accenti, almeno per una parlata leggermente ispirata al tipo di popolazione. Niente di tutto questo, purtroppo, con Siberiani alti e nerboruti che si esprimeranno con la voce di un ragazzino in piena pubertà. Una magia, dunque, che il più delle volte viene spezzata da una così marcata superficialità.

Syberia 3: le nostre conclusioni

Syberia 3, in definitiva, è un titolo rilasciato – per così dire – già vecchio, una memoria di un genere ormai perso nel passato e che tenta di tutto per meglio adattarsi alle nuove generazioni; purtroppo, andando proprio in questo modo a rovinare la sua magica natura di un tempo. Meccaniche troppo approssimative, personaggi dissonanti dal contesto ed un comparto tecnico particolarmente problematico rappresentano aspetti che non riescono a salvare quanto di buono questo titolo sia comunque in grado di proporre. Syberia 3, infatti, riesce a trasmettere ancora delle belle sensazioni con i suoi suggestivi paesaggi, con una storia nel bene e nel male ben scritta e con una colonna sonora appassionante che ci accompagnerà per tutte le 12-15 ore necessarie a concludere – questa volta in maniera definitiva – il viaggio di Kate Walker. Aspetti che, tuttavia, non si sono rivelati sufficienti per considerare Syberia 3 la degna conclusione di una serie che avremmo tranquillamente potuto considerare finita più di dieci anni fa.

Vi ricordiamo, infine, che Syberia 3 è disponibile per PC, PlayStation 4 e Xbox One ed è acquistabile direttamente da Amazon.