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Nintendo corre verso il baratro con Super Mario Run

di Matteo Gobbiaggiornato il 27 dicembre 2016

Ma Nintendo, che diamine mi combini!? Scusate l’exploit ma porca miseria, con Super Mario Run la grande N ha dimostrato che può andare ancora più in basso di Pokémon Shuffle! Il gameplay è banale, i contenuti sono pochi ed il prezzo è esagerato a dir poco, ma non è nessuno di questi tre punti che mi porta agitazione; prima che mi assaliate, lasciate che spieghi perché ritengo che questo gioco sia l’araldo di un potenziale inizio della fine di Nintendo come la conosciamo oggi.

Non ritengo che Super Mario Run, uscito poco più di una settimana fa su sistemi iOS, sia un gioco pessimo. È un titolo che propone un gameplay facile ed è dotato di elementi simbolici come suoni ed estetica immediatamente riconoscibili, tutte caratteristiche chiave per qualsiasi titolo mobile che punta ad offrire al pubblico un buon passatempo “mordi e fuggi”. Nonostante la sua semplicità però questo gioco ha intaccato l’immagine aziendale di Nintendo in maniera tanto sostanziale quanto simbolica. Guardiamo come e soprattutto perché questo Super Mario Run può essere interpretato come un potente segnale della precaria situazione della compagnia videoludica giapponese più famosa della storia dei videogiochi.

L’errore del prezzo di Super Mario Run

Il primo grave, gravissimo, imperdonabile difetto da associare a questo titolo è il costo: 9,99€ per un gioco mobile concettualmente semplicissimo e dalla longevità pari o inferiore a Jelly Car 2 (ve lo ricordate?). Questa decisione è scandalosamente poco saggia; la scelta più intelligente sarebbe stata proporre il gioco gratis, promuovendo quindi in maniera fortemente positiva il futuro dell’azienda nel settore e magari aggiungendo espansioni a pagamento nei prossimi mesi. Purtroppo però non è stato questo il caso, anzi; mentre fino a pochi giorni fa si rumoreggiavano futuri update per il titolo, portando nuovi livelli ed altro ancora, la grande N ha fatto sapere che non ci saranno aggiornamenti o espansioni per Super Mario Run; probabilmente si son resi conto anche loro che il gioco ha floppato talmente tanto che lo sviluppo e/o la vendita di qualsiasi contenuto aggiuntivi porterebbe a pochissime vendite e, quindi, ad un guadagno di denaro che non giustifica l’investimento.

Non è solamente questa però la motivazione da ricondurre al prematuro fallimento di Super Mario Run: sarebbe troppo poco altrimenti per scaldarmi i palmi delle mani. Ciò che mi disgusta più di tutto è che quei furbastri della divisione di marketing abbiano scelto di mostrare il download del gioco sullo Store come gratis per poi farci scoprire, una volta scaricato, che il titolo non è free per niente. Ci sono alcuni livelli disponibili gratuitamente, però dai, non prendiamoci in giro: potevano evitare tranquillamente di fare una cavolata del genere. Addirittura Nintendo si vanta, comunicandoci che il pubblico ha scaricato milioni di copie in 24 ore! Secondo voi, onestamente, quanti hanno pagato il gioco una volta provati i quattro contenuti in croce proposti? Io faccio parte di quel gruppo e dato che la grandissima maggioranza delle persone che hanno scaricato il gioco non lo ha pagato, anzi, lo avrà disinstallato istantaneamente una volta scoperto che non è gratis. Io non mi vanterei molto cara Nintendo.

Si può salvare la situazione?

Non credo che la nota azienda giapponese abbia perso soldi con la pubblicazione di Super Mario Run, anzi qualche “spiccio” lo avrà di sicuro guadagnato, ma non è questo il fulcro del discorso. Ciò che conta è che il primo titolo sviluppato da Nintendo per mobile ha mandato tanti segnali d’allarme al pubblico, facendo sorgere tante domande su ciò che ci attende in futuro. Il più forte dubbio che attanaglia i fan della grande N è se tutti i futuri giochi saranno così disgustosamente sovra-prezzati, perché in quel caso posso facilmente fare una previsione: Nintendo non durerà molto nel mercato mobile se non pensa a qualche soluzione.

Sviluppare titoli mobile per dare un futuro all’azienda non serve se non si cambia l’approccio al marketingNintendo DS, Wii, 3DS ed alcuni titoli first-part veramente belli sono tutto ciò che ha tenuto in piedi la compagnia negli ultimi 15 anni ed è la pura verità. Questo per qualche anno era bastato, però siamo nel 2016 e l’ultimo grande flop – il Wii U – si rivelò quasi fin da subito un presagio inquietante del futuro del brand. Perché? Semplicemente, la console non ha saputo ripetere il successo di Wii in termini di vendite e, di conseguenza, Nintendo ne ha risentito estremamente per quanto riguarda l’interesse di compagnie come Electronic Arts, Activision, Ubisoft e non solo nello sviluppare titoli per la piattaforma. Inoltre, la inesperta applicazione di feature fondamentali come l’online di certo non fanno altro che cementare l’immagine della compagnia come disperatamente arretrata rispetto ai competitor. La filosofia Nintendo l’ho sempre amata, in termini di gameplay, ma non basta fare bei giochi se poi non li gioca “nessuno”. Ora capite perché Super Mario Run, titolo atteso come avanguardia dell’apertura al futuro ma rivelatosi mediocre, è così demoralizzante?

La grande N è ben nota per i suoi costanti e disastrosi errori decisionali che rovinano la percezione del brand, quindi a mio avviso la priorità assoluta per Nintendo in questo momento dovrebbe essere migliorare l’immagine aziendale. Da decenni le aziende dei settori più disparati, dall’industria automobilistica a quella alimentare, spendono miliardi di dollari per stabilire un’immagine collettiva specifica del proprio nome. Se Nintendo vuole competere con Microsoft e Sony, deve avere appeal per quel parco utenti; detto in maniera stupida, se facessero una console con un online decente e su cui escono giochi AAA multi-piattaforma apprezzati come Battlefield 1 ogni anno metà del lavoro per salvare l’azienda sarebbe fatto. Sono un fan di lunga data di Nintendo, ma se vogliono campare devono smetterla di credere che il mercato d’utenza di riferimento siano i 35-enni che giocavano a Mario World 25 anni fa! Super Mario Run sarebbe dovuto essere un buon passo nella giusta direzione ma non è andata come si sperava. Come vi ho detto prima, se lo avessero messo veramente disponibile in forma gratuita – come ha fatto Niantic con Pokemon GO, d’altro canto – ciò avrebbe avuto un esito totalmente differente, ma ormai il danno è fatto a mio avviso.

Nintendo Switch rimane l’ultima vera speranza dell’azienda, però ho la sensazione che non ce la farà. Dico questo perché, per quanto sia un’idea interessante, dovrebbe soddisfare troppe prerogative per azzeccare appieno. Inoltre, non vedo come potrebbe avere appeal nel mondo vero, quello dove la maggior parte delle persone è interessata più a League of Legends che a Captain Toad: Treasure Tracker. Non lo so, amici e lettori di Ridble, io lo dico con la lacrimuccia sul viso ma a mio avviso Nintendo ha i giorni contati. Magari non sarà domani, magari neanche in questo decennio, però il passato insegna e non tanti anni fa in una lontana galassia esisteva una compagnia, sempre giapponese guarda il caso, che si chiamava SEGA e produceva console e videogiochi. Senza dilungarmi troppo, ha vissuto la stessa crisi che sta vivendo ora Nintendo a livello di immagine aziendale e scelte errate di marketing. Come hanno risolto la situazione? Diventando l’ombra di sé stessi e sputando fuori un gioco schifoso di Sonic ogni tanto per non perdere i diritti del marchio. Sarò pessimista ma non vedo un futuro troppo diverso per la casa che ci ha fornito titoli meravigliosi, divertenti ma indubbiamente di altri tempi.

Le nostre considerazioni finali

Super Mario Run sarebbe potuto essere qualcosa di grande, non in quanto a gioco (che poteva essere comunque meglio realizzato), quanto più in rappresentanza di un simbolo, di un agente diplomatico in missione per migliorare i rapporti fra due fazioni dove l’unico che ha da perderci è la grande N. Purtroppo però Nintendo (un tempo così amata) è troppo poco scaltra, richiedendo ben 10€ per giocare ad un titolo che sarebbe dovuto essere l’araldo di un movimento perché non ha l’umiltà di riconoscere la sua situazione precaria. In sostanza ci siamo trovati fra le mani un gioco che nello scenario del gaming è evolutivo come un animale estinto – proprio come potrebbe presto essere Nintendo – e mille dubbi sul futuro dell’azienda. Non è impossibile recuperare terreno, però se Nintendo Switch non riuscirà a stupire sarà la fine per il brand. Spero sempre nel miracolo, però conosciamo tutti il detto: chi vive sperando…

Vogliamo però sentire anche la vostra! La pensate come me o ritenete le mie considerazioni semplicemente come inutile allarmismo? Commentate!