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Street Photography: quando l'umanità viene prima della tecnica

di Marco Di Mauroaggiornato il 30 de octubre de 2015

 

«Attrezzatura e tecnica sono solo l’inizio. È il fotografo che conta più di tutto.» – John Hedgecoe

 

Oggi più che mai si è portati a pensare che per fare grandi foto servano grandi attrezzature, che la tecnica e la macchina migliore siano indispensabili più di ogni altra cosa. Vero, ma non sempre.

È forse questo il caso della Street Photography: genere diffusosi nei primi del ‘900, grazie all’avvento delle prime macchine portatili (le famose fotocamere a telemetro) e nato dall’esigenza di rappresentare il mondo con un “occhio” diverso, più dinamico e vicino alla quotidianità, che prestasse meno attenzione ai tecnicismi per dedicarsi di più al racconto della realtà vista dal punto di vista del fotografo.

Per quanto in molti penseranno che anche un paesaggio, se ben catturato e rappresentato, sia in grado di restituire emozioni e sensazioni singolari, è innegabile che tra tutti i generi la “fotografia di strada”, o Street Photografy, sia maggiormente in grado di mettere in mostra la sensibilità del fotografo, al di là delle sue competenze tecniche. Non si tratta di sminuire gli altri generi, attenzione; anche chi compone in studio può lanciare messaggi forti e coinvolgere emotivamente il pubblico e mettere in risalto la sua arte e i suoi sentimenti (basti pensare agli scatti di Oliviero Toscani, per citarne uno).

Con la Street Photography, però, si tratta di riuscire a cogliere la realtà in maniera estemporanea e rapida, riuscendo a rappresentare in maniera naturale – come se la fotocamera fosse una estensione dei propri sensi – ciò che il mondo esterno ci sta offrendo in quel preciso istante: non l’attimo prima, non l’attimo dopo.

Amici da una vita – © Marco Di Mauro 2010

La Street Photography è quindi una fotografia immediata, un attimo rubato, la rappresentazione di una realtà “così com’è” o come il fotografo vuole che sia.

Cenni storici

Questo genere fotografico nasce, come detto, agli inizi del ‘900, in seguito all’introduzione sul mercato delle prime fotocamere portatili: versatili e rapide nell’utilizzo. L’esigenza era di spostarsi da un genere prevalentemente statico e ritrattistico, quale era quello degli arbori della fotografia, verso qualcosa di più dinamico e che permettesse di raccontare una storia, documentare un evento.

Uno dei principali esponenti di questo genere è stato senza dubbio Henri Cartier-Bresson, fotografo francese tra i primi ad essersi dedicato alla fotografia di reportage, operando per lo più a metà dello scorso secolo. È stato il padre fondatore della ormai nota “teoria del momento decisivo”, ovvero l’istante prima e dopo il quale la fotografia non ha più significato.

Cartier-Bresson viaggiò in giro per il mondo accompagnato dalla sua Leica 1, con la quale ha fotografato alcuni tra i passaggi più importanti della guerra civile spagnola e della seconda guerra mondiale, compresa la celebre liberazione di Parigi nel 1944. Popolano il suo archivio anche numerosi scatti di naturale quotidianità ripresi in giro per il mondo che hanno contribuito notevolmente ad accrescere la sua fama.

Ragazzo in bicicletta, uno degli scatti più celebri di Henri Cartier-Bresson

Successivamente, insieme ad altri tra i nomi più importanti nella storia della Street Photography (Robert Capa, David Seymour, George Rodger e William Vandivert) fonda la Magnum Photos, la più importante agenzia fotografica del mondo che porterà lui e i suoi principali fondatori in giro per i più disparati paesi, da Oriente ad Occidente.

100° Anniversario Tour Eiffel – 1989 di Henri Cartier Bresson

Contadino siciliano che mostra la direzione dei tedeschi a un militare americano – Robert Capa

Senza andare troppo lontano nel tempo, un altro segno importante nella storia di questo genere lo lascia Alfred Eisenstaedt, il padre di una delle fotografie più famose di sempre: il bacio del marinaio a Times Square.

Bacio a Time Square, Alfred Eisenstaedt

Con questo scatto, Eisenstaedt riuscì a cogliere in un solo istante l’euforia, il trasporto e l’eccitazione per la vittoria degli USA sul Giappone e per la fine della grande guerra, fotografando un “semplice” bacio tra un giovane marinaio e una altrettanto giovane infermiera.

Gli anni che seguono vedono protagonista Elliott Erwitt, altro importante fotografo ancora in vita, che ha contribuito in maniera determinante alla fotografia di reportage come lo è la Street, restituendo immagini meravigliose e spesso irriverenti.

Oggi, nonostante la universale e rapida accessibilità degli strumenti fotografici (smartphone, app, social) che renderebbero conto di una massiccia diffusione di questo genere fotografico, la street photography rimane un genere fruibile a tutti ma praticato realmente da pochi; a dimostrazione del fatto che è la sensibilità a fare da padrona in questo genere.

Vita da cani – Elliott Erwitt © 2000

Quali macchine utilizzare

Nella costruzione di una foto bisogna sempre considerare che il soggetto fotografato, soprattutto se a sua insaputa e in un luogo pubblico, può diventare riluttante al nostro lavoro e assumere pose innaturali o forzate, potenzialmente “letali” per il nostro scatto. Dunque un “must” della fotografia di strada è senza dubbio la discrezione.

Discrezione che può essere garantita da fotocamere piccole, leggere e, soprattutto, silenziose: le mirrorless!

Grazie alle loro caratteristiche, infatti, sono le macchine più adatte a questo genere di fotografia, le più versatili sotto ogni punto di vista e, oggi più che mai, si stanno imponendo come nuovi strumenti a disposizione del fotografo professionista, garantendo risultati equiparabili o, in molti casi, superiori a quelli delle principali reflex full frame sul mercato.

Con questo non stiamo dicendo che le reflex non siano adatte, anzi. Ma se doveste scegliere, a parità di prestazioni e qualità, tra una macchina di 980g solo corpo (vedi Nikon D810) e una di 625g (vedi Sony A7R II) a cui dovreste poi aggiungere una buona lente di almeno un 250 grammi (un 50mm medio), cosa scegliereste? Se poi mettiamo in conto che mirrorless sono estremamente silenziose e di dimensioni nettamente inferiori alle reflex la scelta vien da sé.

Fermo restando che anche uno smartphone potrebbe fare al caso di questo genere fotografico, è sempre meglio – e chi fotografa lo sa – avere a disposizione dei mezzi che consentano rapidità di scatto, una buona versatilità e, di conseguenza, anche una facile trasportabilità.

Se volessimo tracciare anche qui una linea del tempo dell’evoluzione nell’uso delle macchine nella Street Photography, ci renderemmo conto di come si è passati da macchine piccole, portatili e dalle rapide impostazioni a macchine più “massicce” come le reflex, piuttosto ingombranti e piene di parametri da impostare; per ritornare nuovamente ad apparecchi di piccole dimensioni come le mirrorless. Il motivo è da ricercare essenzialmente nel progresso tecnologico, nel passaggio dal rullino al digitale e dalle infinite possibilità di post produzione che quest’ultimo consente di fare.

Vale anche la pena citare le macchine lomografiche, che hanno voluto in parte rivedere il concetto di street, riproponendolo in una chiave meno complessa e apparentemente più superficiale, secondo il motto “non pensare, scatta!”. In realtà, anche questo concetto presuppone che il fotografo abbia già un background culturale e tecnico che permetta di scattare una buona immagine senza stare troppo tempo a pensare.

Le Lomo sono macchine a pellicola piuttosto piccole, estremamente leggere, dall’aspetto vintage e il più delle volte in plastica, che stanno prendendo piede negli ultimi anni per i particolari effetti che le pellicole adattabili sono in grado di restituire. Sono molto essenziali anche in termini di impostazioni e sembrano quasi dei giocattoli. C’è un mondo dietro a queste macchine di cui avremo modo di parlarvi più avanti. Per ora basti sapere che nel panorama Street hanno un ruolo anche loro.

Quali obiettivi utilizzare

La scelta dell’obiettivo è funzione del rapporto tra soggetto che vogliamo immortalare e risultato che vogliamo ottenere. Non sempre queste due cose possono combaciare. In genere è preferibile utilizzare obiettivi a focale fissa piuttosto che zoom. Perché?

La risposta è immediata: lo zoom non raggiungerà mai (o quasi) le prestazioni di un obiettivo a focale fissa. Questo perché uno zoom comprende numerose focali all’interno di un solo obiettivo e ciò comporta, da parte del costruttore, la necessità di raggiungere un compromesso nella correzione dei difetti e delle aberrazioni, che non saranno mai ottimali su tutte le focali dell’obiettivo. Al contrario, un obiettivo fisso (es. 50mm) viene tarato e corretto per funzionare solo a quella focale.

Da non sottovalutare è, inoltre, l’importanza di ottiche che abbiano una rapida messa a fuoco automatica, come quelle dotate di motore ultrasonico. Le lenti autofocus si ripercuotono su lunghi tempi di attesa prima di poter scattare la foto, con il potenziale rischio di perdere l’attimo.

In generale si possono raggiungere risultati diametralmente diversi in base al tipo di obiettivo usato: a parità di ƒ (diaframma), con una focale di 18mm o 24mm (a seconda del sensore che utilizziamo) avremo un angolo di campo molto ampio e molti piani messi a fuoco; con una focale di 200mm avremo, oltre a un campo notevolmente ridotto, anche una netta differenza di messa a fuoco tra piani i più vicini. Dunque la decisione della lente è funzione della scelta stilistica del fotografo.

Differenza dell’inquadratura, a parità di diaframma, tra diverse focali

Quali usare, dunque? Come in qualsiasi genere non esistono anche in questo caso regole ferree, tuttavia l’obiettivo che forse più di altri si adatta a questo utilizzo è il 50mm: un obiettivo a focale fissa, generalmente molto luminoso (i più venduti sono senza dubbio l’f/1.4 e l’f/1.8 di cui vi parleremo nel dettaglio tra qualche giorno), il più delle volte leggero e poco ingombrante, che rappresenta un ottimo compromesso sia per le possibilità di messa a fuoco che per un buon angolo di campo. Il 50mm, infatti, è la focale che più di tutte si avvicina al campo visivo dell’occhio umano.

Può venirci utile anche un teleobiettivo, sicuramente più pesante e meno maneggevole del precedente, ma che ci permette di fotografare da lontano ed evitare che il soggetto si accorga della nostra presenza. Da un punto di vista stilistico, peraltro, ci permette anche di creare un’interessante differenza di messa a fuoco tra il soggetto principale e lo sfondo. In questo caso, se il portafogli lo consente, meglio spostarsi su obiettivi di fascia alta come i 70-200mm, meglio se piuttosto luminosi come gli f/2.8; il peso non è da trascurare ma i risultati sono incredibili.

Gli obiettivi grandangolari sono i meno utilizzati, perché costringono ad avvicinarsi troppo al soggetto col potenziale rischio di snaturare la fotografia. Non per questo sono da evitare, ma bisogna tener conto del risultato e della possibile perdita di efficacia della fotografia.

Diversa invece è la scelta del fisheye che, per la distorsione delle linee e il particolare effetto che restituisce, può essere utilizzato per raggiungere effetti differenti dal normale.

Consigli tecnici per la Street Photography

Essendo la street un tipo di fotografia molto essenziale ed estemporanea, difficilmente avremo il tempo di gestire e tarare le impostazioni della macchina sulla base dello scatto e, sicuramente, avere troppi comandi a nostra disposizione potrebbe farci perdere tempo in fase di scatto.

Come più volte ribadito, a differenza di altri generi in cui la tecnica e la composizione risultano fondamentali, ciò che più conta nella street photography è la prontezza di riflessi e la sensibilità del fotografo nel saper cogliere il momento giusto. La curiosità, la voglia e il saper andare oltre ciò che l’occhio semplicemente vede sono gli strumenti principali che il fotografo deve riuscire a costruire ed affinare per padroneggiare questo genere fotografico.

Le imperfezioni, qualora presenti, sono parte integrante del momento stesso e non devono necessariamente portare a scartare un nostro scatto, anzi.

Amore senza tempo – © Marco Di Mauro 2010

Un consiglio utile potrebbe essere quello di impostare preventivamente la macchina e di creare un set di impostazioni (possibile nelle macchine PRO) che ci consenta di cambiare le impostazioni della macchina con un semplice click o rotazione della ghiera.

Gli ISO (ovvero la sensibilità del sensore) non devono necessariamente essere tenuti bassi, anzi. ISO particolarmente alti (400, 800 o anche più su, in base alla capacità della macchina di sopportare il rumore elettronico che si genera) sono utili per due motivi: il primo è che permettono anche in condizioni di scarsa luce di mantenere delle impostazioni “estreme” come velocità di scatto piuttosto rapide e diaframmi pi o intermedi; il secondo è che restituiscono un effetto grana che è spesso ricercato in questo genere di fotografia e che, al contrario di altri generi come la paesaggistica o la macrofotografia, da un tocco in più al nostro scatto.

The Falling Soldier – Robert Capa © 1936

La messa a fuoco (MaF) è fondamentale: quando non si vuole disturbare il soggetto, si può effettuare una MaF preventiva, sfruttando oggetti posti sullo stesso piano focale di ciò che vogliamo fotografare (non sempre è facile).

Il valore di ƒ va scelto sulla base del risultato che si vuole ottenere: diaframmi molto aperti (es. ƒ1.4) restituiranno dei meravigliosi effetti sfuocati, col rischio però di sbagliare anche millimetricamente il punto di messa a fuoco e rovinare del tutto lo scatto; diaframmi mediamente chiusi (da ƒ5.6 a ƒ8) consentono di mantenere un buon rapporto soggetto/sfondo ma possono far aumentare notevolmente i tempi di apertura dello specchio.

Colore o monocromatico? Anche qui siamo di fronte a una scelta stilistica. La Street Photography è stata quasi sempre a totale appannaggio del bianco e nero, ma col tempo il trend è leggermente cambiato. Il monocromatico restituisce senza dubbio un effetto più forte e “drammatico” che lascia più spazi di interpretazioni al fruitore dell’immagine, che può dare “colore” egli stesso alla fotografia. Per contro la fotografia di strada a colori racconta più fedelmente un particolare dettaglio.

Devoto a Sant’Agata – Marco Di Mauro © 2014

Tuttavia è di fondamentale importanza ricordare che oltre ai meri valori della macchina ciò che è decisivo nello scatto “di strada” è la presenza discreta del fotografo nonché la velocità di pensiero. Non preoccupatevi se le prime volte non andrà bene, è tutta questione di pratica.

Privacy

Il confine tra street photographer e paparazzo talvolta è molto sottile ma allo stesso tempo abissale. Ci si è chiesti e ci si continua a chiedere se fotografare per strada non rappresenti una limitazione alla privacy di chi viene fotografato. Partiamo dal presupposto che la legge consente di fotografare chiunque in un luogo pubblico, purché lo scatto non sia lesivo della sua dignità di persona. Quindi, purché dotati di buonsenso e rispetto, non vi è limite agli scatti nella street photography.

Differente è il discorso divulgazione: per la pubblicazione sui propri spazi web personali, social network, mostre o qualsiasi altro mezzo di diffusione sarebbe necessaria la liberatoria, sebbene di fatto il consenso del fotografato è quasi sempre sufficiente. La liberatoria consiste in un modulo da far firmare al soggetto fotografato che autorizza il fotografo al trattamento dell’immagine secondo quanto stabilito dal modulo stesso. Ecco un modello standard da scaricare e utilizzare.

Quando non deve essere compilata e la divulgazione è comunque consentita? Quando si fotografano personaggi pubblici (politici, attori, cantanti) durante uscite in pubblico, o quando una persona fotografata fa parte di un quadro bene più complesso di cui non è soggetto principale.

Le persone danno colore alla nostra esistenza – © Marco Di Mauro 2010

Al contrario se fotografiamo e divulghiamo immagini di personaggi pubblici durante un momento di vita privata (per esempio George Clooney mentre prende un buon caffè nella terrazza che affaccia sul lago) allora stiamo commettendo un illecito e da street photographer ci siamo trasformati in paparazzi di basso bordo. Ecco il confine.

Conclusioni

Per concludere, la Street Photography è un genere incredibilmente bello e stimolante, un terreno in cui mettersi alla prova per testare le proprie doti emotive e di sensibilità oltre a quelle meramente tecniche. Negli anni ha contribuito a raccogliere e documentare eventi importanti nella storia dell’umanità, nonché attimi di quotidianità in grado di far sentire lo spettatore parte integrante del progetto del fotografo.

“La fotografia può raggiungere l’eternità attraverso il momento”, diceva Cartier-Bresson. E voi? Siete pronti a rendere immortali i vostri scatti?

Di seguito vi proponiamo una galleria con gli scatti più famosi del panorama della Street Photography.