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Storia e fondamenti di Apple iOS: un sistema operativo messo a nudo

di Jacopo Famularoaggiornato il 24 maggio 2018

Il sistema operativo mobile di Apple, che da qualche anno è stato denominato iOS, ha detenuto il primato come miglior sistema operativo per dispositivi mobili per qualche anno dal suo rilascio, vedendo attualmente una leggera flessione a favore di Android e Windows Phone.

La storia di Apple iOS

Al momento della sua nascita, collegata con quella del primo iPhone, non era come lo conosciamo oggi: molto più introverso e lasciante poche possibilità, iPhone OS 1 era veramente basic. In pochi ne compresero subito le potenzialità, anche perchè quando venne lanciato, Symbian (il sistema operativo che Nokia utilizzava sui propri smartphone) era ancora sulla cresta dell’onda.

Non potendo installare applicazioni di terzi, iPhone OS 1 era praticamente da scegliere e da tenere così come lo si era comprato. A smuovere un po’ la situazione fu la voglia di portare iPhone 2G in tutto il mondo da parte di un gruppo di ragazzi, tra cui Erica Sadun, Max Uggeri e Piergiorgio Zambrini (meglio conosciuto come Zibri). Grazie a loro venne data vita al processo di jailbreaking, che permetteva inoltre uno sblocco del dispositivo dal punto di vista cellulare (essendo sim locked). In questo modo, anche gli utenti al di fuori degli States potevano utilizzare iPhone.

Con l’installazione dell’Installer (il predecessore di Cydia) che avveniva in contemporanea al processo di jailbreaking, si poterono così installare applicazioni di terzi, in modo completamente gratuito. Non siamo qui per parlare di jailbreak, ma esso ha avuto un’importanza probabilmente fondamentale in tutte le evoluzioni di iOS, o almeno le prime. Installer era di fatto uno store dove trovare gratuitamente moltissimi contenuti: da applicazioni, a giochi a temi.

Non esistendo ancora App Store, introdotto con iPhone OS 2.0, Installer riscosse un enorme successo. Così Apple decise di introdurre il proprio store (non è ufficiale, e non si può pretendere che lo sarà mai, la diretta discendenza, ma sicuramente Installer ha ispirato Apple nella creazione del proprio store di App). iPhone era privo di moltissime delle attuali funzioni, tra cui il copia-incolla, introdotto solo con iPhone OS 3.0, le notifiche push, la geolocalizzazione, la possibilità di girare video e molto altro.

Tutte cose che ora si danno per scontate, ma che fino a qualche anno fa non erano presenti e che sono stati dei veri e propri traguardi.

I principi di Apple iOS: semplicità, sicurezza e affidabilità

Una delle prime critiche che venne mossa ad iPhone quando fu lanciato sul mercato fu la sua estrema chiusura. Principalmente ciò che fece stupire le folle furono tre assenze, ovvero la possibilità di mandare MMS (molto in voga nel 2007), l’impossibilità di scambiare file tramite Bluetooth e l’assenza del supporto ad Adobe Flash. La gente vide queste tre impossibilità come estremamente negative. Oggi quasi nessuno scambia più file tramite MMS, sostituendo questa funzione con iMessage o applicazioni come Whatsapp.

Nessuno, o quasi, usa più il Bluetooth per scambiare file: ora si utilizza solo per la connessione a dispositivi esterni per riproduzione musicale o interazione.

[img_sinistra][/img_sinistra]Per quanto riguarda Adobe Flash, dopo aver ricevuto moltissime critiche e qualche presa in giro da parte di altri brand, il tempo ha dato ragione ad Apple e anche OS quali Android hanno deciso di togliere il supporto a questa tecnologia in favore dell’HTML5.

Apple giustificò queste scelte (difficilmente comprensibili quando furono fatte) dicendo che  per un miglior funzionamento del device, evitando rallentamenti e sprechi inutili di risorse (dati dalla presenza del supporto a Flash), e per una maggiore sicurezza e semplicità, questi elementi non dovettero far parte del sistema operativo per iPhone. In seguito, con iPhone OS 2.0, Apple introdusse gli MMS, con supporto però solamente a immagini e video. Tutt’ora il download di elementi dal web non è sempre permesso e questo consente di avere un sistema sicuro, che non metta a rischio i nostri dati e non li esponga ad atti di hacking.

Con l’introduzione di iOS 7 e di iPhone 5S, Apple ha fatto un altro passo avanti a livello di sicurezza, introducendo nel melafonino del 2013 un lettore di impronte digitali. Il sistema di riconoscimento è stato chiamato Touch ID ed essenzialmente viene permesso all’utente sbloccare il proprio dispositivo tramite il tocco di un rinnovato tasto Home. Inoltre, tramite il proprio “fingerprint” è possibile effettuare acquisti sugli store di iTunes, App Store e iBooks Store, rendendo più veloce e meno macchinosa la fase di acquisto di applicazioni, musica o libri.

C’è un’App praticamente per tutto

Abbiamo detto che se inizialmente iOS non supportava applicazioni di terze parti, in un secondo momento, con l’introduzione dell’App Store, tutto è iniziato a girare attorno a loro.

Ancora una volta, Apple si è scontrata con un fantasma del passato, superando però questa prova alla grande. Quando fu introdotto il primo Macintosh, nessuno sviluppatore progettò applicazioni per questa nuova macchina (o comunque furono davvero in pochi a farlo). Questo rese la stupefacente creazione di Steve Jobs un computer “inutile”. Fu allora che Jobs comprese quanto i software e le applicazioni siano importanti per un computer (e ora per uno smartphone).

[img_destra][/img_destra]Quando iPhone fu lanciato le applicazioni erano presenti, con interfacce utenti imbarazzanti e con pochissime funzioni, su smartphone Symbian e, anche se meno, su BlackBerry.

Il resto del mondo degli smartphone si trovava in un limbo che diede ad iOS, sebbene con un anno di ritardo rispetto al suo lancio, un vantaggio enorme rispetto alla concorrenza. Grazie all’esperienza passata e alla filosofia Apple, le applicazioni che venivano lanciate su App Store erano controllate e funzionanti e, con il tempo, divennero sempre di più. Che ci sia un’applicazione praticamente per tutto, come da motto Apple, è appurato. Le assenza sono poche effettivamente e per qualsiasi campo si riescono a trovare App sia gratis sia a pagamento, chiaramente in base alle richieste dell’utente.

Ecco perchè Apple, annualmente, organizza un campus di circa quattro giorni (a pagamento), dove gli sviluppatori che vogliono essere seguiti direttamente da dipendenti dell’azienda californiana per avere supporto per le proprie App, possono incontrarsi e avere numerosi scambi di idee.

La scatola di cioccolatini vuota

Quando la gente compra un dispositivo iOS, crede che le spese siano con esso terminate. Questo errore non è da poco e, sia in Italia che nel mondo, ha dato vita a grossi fraintendimenti.

La gente spesso crede che, vista la spesa appena sostenuta, sia un diritto avere le applicazioni gratis, non pensando che con i computer avviene esattamente la stessa cosa. Bisogna ricordarsi che si sta sempre comprando una scatola di cioccolatini vuota, più o meno spaziosa, e che spetterà a noi mettere dentro i singoli elementi, in base ai nostri gusti, a quello che ci è utile e ci piace. Ogni cosa, però, ha giustamente un prezzo, non essendo lavoro di Apple in prima persona ma di sviluppatori che, con le proprie applicazioni, cercano di offrire ai propri clienti elementi di qualità, che migliorino e semplifichino le azioni che ognuno di noi compie giornalmente.

App integrate: quel che serve, dove serve

[img_destra][/img_destra]Così come si aggiorna il sistema operativo, anche le applicazioni integrate, nel tempo, subiscono degli aggiornamenti atti a migliorarne le prestazioni e ad aumentarne le possibilità.

Abbiamo parlato prima dell’applicazione Messaggi, che inizialmente non inviava neppure gli MMS. Poi, con il susseguirsi degli aggiornamenti, è andata via via migliorando, integrando dapprima questa funzione e, con l’arrivo di iOS 5.0, iMessage. Dunque, non solo il sistema migliora nel tempo, bensì anche tutto ciò che ne fa parte, permettendo sempre una migliore interazione tra utenti e dispositivi. Come Messaggi si è evoluta integrando iMessage, così anche l’applicazione Telefono ha integrato un sistema di videochiamata completamente differente dagli standard prima di iPhone. Prima dell’arrivo di iPhone esistevano già le videochiamate. Tutti gli smartphone UMTS che le permettessero, potevano videochiamarsi tra loro (chiaramente con costi dell’operatore dedicati).

iPhone 2G, con il suo lancio e l’assenza della fotocamera frontale e della videochiamata, ancora una volta destabilizzò tutto. Con l’arrivo, su iPhone 4, della fotocamera frontale, ecco che anche l’applicazione telefono migliorò, permettendo di effettuare videochiamate. Facetime è un nuovo modo di concepire la videochiamata: oltre ad essere assolutamente gratuita, la chiamata in Facetime può essere effettuata solo da e verso un dispositivo Apple che la supporti, dunque iPhone, iPad, iPod Touch e computer Mac (vi ricordiamo la nostra guida su quale mac scegliere).

Sebbene non siano installate al momento dell’acquisto, Apple ha resto disponibili gratuitamente le suite di iLife e iWork in versione mobile per tutti coloro che attivano un nuovo dispositivo da in poi: questo permette di avere uno sconto considerevole sulle applicazioni che fino ad ora Apple ha venduto a prezzi che toccano i 9 euro per singola app. In totale il risparmio dovrebbe aggirarsi attorno ai 40€!

Un multitasking ad hoc per iPhone e iPad

Come avrete potuto percepire, Apple, oltre ad innovare, ha spesse volte cercato di prendere degli elementi che altri hanno sempre usato in un certo modo e renderli propri, così da farli funzionare al meglio.

Per chi non lo sapesse, il multitasking è una funzione che ci permette di eseguire più applicazioni contemporaneamente, decidendo di abbandonarne una per usarne un’altra in ogni momento, per poi tornarvi e ritrovarla esattamente dove la si aveva lasciata.

Apple ha introdotto il multitasking per le applicazioni di terze parti con iPhone OS 3. In realtà, se si volesse trovare il pelo nell’uovo, quello di Apple non è un vero multitasking (non è come quello dei computer, per intenderci). Per fare in modo che le applicazioni in background non interferiscano e non utilizzino risorse di quelle che stanno al momento andando, Apple ha creato delle API per permettere di mettere in sleep le applicazioni e risvegliarle quando richiamate. Oltre a ciò, molto interessante è il modo utilizzato per il richiamo delle applicazioni.

Con l’introduzione di iOS 7 e il conseguente stravolgimento grafico che Apple ha imposto al proprio al proprio sistema operativo, anche il multitasking ha cambiato il modo di mostrarsi e ora, anziché apparire come barra che mostra semplicemente le App aperte, si mostra come una vera e propria schermata in cui è possibile vedere le anteprime di ogni elemento aperto, in modo da poter comprendere appieno cosa stessimo facendo al momento in cui abbiamo lasciato l’applicazione.

Ciò che è proprio funziona meglio? non sempre è vero

Prima del rilascio di iOS 6, Apple si è basata su servizi Google quali YouTube e Maps, dedicando loro delle applicazioni presenti di stock all’acquisto.

YouTube è stata in seguito eliminata, sin dalle ultime release di iOS 5, indispettendo non poco gli utenti che erano soliti usarla. L’applicazione nativa, sebbene a mio parere molto vecchia e poco performante, era estremamente comoda; la sua rimozione è stata del tutto inaspettata e incompresa (parzialmente, visto il cattivo sangue che corre tra Google e Apple).

 

Così Google si è operata per creare una propria applicazione, scaricabile gratuitamente tramite App Store e con una grafica svecchiata e molto più simile a quella della controparte androidiana.

Chi ha acquistato il proprio primo dispositivo mobile Apple dopo l’introduzione di iOS 6, allora non avrà mai visto, probabilmente, Google Maps su iPhone/iPad. Molto comodo e soprattutto ben funzionante, Google Maps è stato un compagno sin da iPhone OS 1, sul quale sbarcò “quasi per caso”, come decisione dell’ultimo momento, presa appena ad una settimana prima del suo rilascio.

 

Attualmente Apple usa il proprio sistema di mappe proprietario, in continuo miglioramento, visto il “maps gate” che ha caratterizzato il primo periodo successivo al rilascio. Se dal punto di vista di immagini da satellite queste mappe non sono affatto disprezzabili (fatta eccezione di qualche posto che viene visualizzato in bianco e nero), dal punto di vista della navigazione sembra ci sia ancora qualcosa da migliorare.

Google Maps, a sua volta, è stata re-introdotta da Google su App Store gratuitamente, registrando un record di download, che l’ha portata ad essere una delle App più scaricate in poche ore.