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Sonos Play 1: nuova vita alle mie orecchie

di Giovanni Matteiaggiornato il 28 marzo 2017

Devo essere sincero: fino ad oggi il mio fidatissimo Razer Leviathan Mini si è sempre comportato benissimo. Però, da qualche settimana a questa parte, un nuovo campione è entrato in casa mia: sto parlando del Sonos Play 1. Nella forma di una coppia di speaker bianco e nero, si tratta della prima fascia di speaker da casa offerta da Sonos in termini economici.

Come abbiamo visto diverse volte all’interno delle nostre pagine, la linea Play di Sonos è caratterizzata da diversi prodotti, ognuno dei quali con delle caratteristiche peculiari. Quello che però viene offerto come garanzia dalla compagnia, qualunque sia il modello scelto e la cifra sborsata, è l‘assoluta qualità premium per quanto riguarda l’aspetto estetico e audio.

Dopo quasi tre settimane di test sono finalmente pronto a dirvi la mia sulla mia esperienza con i Sonos Play 1. Piccolo disclaimer: perdonate il mio tono spesso entusiasta, forse solo gli altri utenti Sonos riusciranno a cogliere la gioia di alcune mie esclamazioni. Nonostante questo sono anche riuscito a tirare fuori qualche piccola critica alla compagnia. Ma basta cianciare, ecco la recensione sulle Sonos Play 1.

Scheda Tecnica

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Design: solido, robusto, abbracciato da una ghiera in alluminio

Parlare di design del Sonos Play 1 è forse il compito più difficile che mi trovo a fare in questa recensione. Semplicemente esistono dei prodotti che sono figli di un design assolutamente di un altro livello. Parlare di design del Sonos Play 1 è come parlare della qualità di una Ferrari, di un iPhone o di qualsiasi altro prodotto umanamente riconosciuto come il punto di riferimento da ammirare per quella particolare categoria di mercato.

Per il Sonos Play 1 è esattamente la stessa cosa. Sia chiaro una cosa però: sul mercato esistono tantissimi altri prodotti con un design premium, vincente e quasi senza difetti. Mi viene in mente il Libratone Zipp oppure gli ottimi prodotti di Bang & Olufsen. Il design del Sonos Play 1 non è però solamente una esperienza estetica da toccare e ammirare con i nostri sensi principali.

Qualsiasi aspetto del Sonos è curato fino al minimo dettaglio e ne è una prova l’applicazione mobile così come le altre tecnologie proprietarie di cui andremo a parlare nel prossimo capitolo. Il packaging è minimale, ridotto all’osso ed è composto unicamente dal un piccolissimo libretto delle istruzioni (che in realtà fa riferimento semplicemente all’obbligo di scaricare l’applicazione Sonos), dagli speaker, dal cavo di alimentazione e dal cavo Ethernet. Il Sonos Play 1 è solido, robusto, compatto, tutto d’un pezzo.

Nel mio caso sono stato abbastanza fortunato da ricevere un sample caratterizzato dalla coppia di speaker, evento che mi ha permesso di provare in maniera esaustiva la funzione Multi-link così cara agli utenti Sonos. Parlando del design vero e proprio, una volta rimossi dalla confezione debbo dire che ho apprezzato la piccola cura nel abbinare i colori dei cavi Ethernet con quelli degli speaker. Stessa cosa avviene per i cavi di alimentazione, completamente in pendant con lo speaker a cui va abbinato.

Piccoli dettagli, minuscole finezze che certificano la cura e forse l’ossessione nell’aver pensato davvero a tutto. La coppia Sonos Play 1 è caratterizzata da due speaker di forma cilindrica con la base schiacciata. Le facciate sono di plastica, mentre l’intera porzione centrale che occupa il 90% del corpo è in alluminio con una vistosa griglia che abbraccia l’intera superficie del corpo. Le due facciate di cui prima svolgono due funzioni: quella superiore, leggermente scavata che dona un bell’effetto allo speaker (ma attenzione alla sporcizia, soprattutto sul modello scuro), mostra i classici comandi di playback (play/pausa, volume su/volume giù, LED di stato) mentre quella inferiore è quella dove è presente l’attacco per l’alimentazione.

Per mantenere una struttura solida e salda sulla superficie piana di una scrivania o di un mobile, la porzione inferiore mostra una profonda scanalatura dove riporre il cavo di alimentazione. Quest’ultimo, a livello del connettore di alimentazione, offre alla superficie un lembo di plastica piatto. Queste accortezze permettono di incastrare l’alimentazione al di sotto dello speaker; i vantaggi sono solidità dello speaker stesso che così è obbligato in posizione dal peso stesso del prodotto, e la cura estetica data dall’occultamento del cavo di alimentazione che potrebbe rovinare l’aspetto generale delle casse.

Il retro del Sonos Play 1 offre il foro di attacco rapido per stand a muro e la porta Ethernet. La griglia in alluminio permette una diffusione del suono a 360° ed è leggermente interrotta solo dal piccolo elemento di plastica che collega la faccia superiore a quella inferiore. Trattandosi di un prodotto che, come vedremo nel capitolo sull’applicazione mobile, basa il suo utilizzo tramite le applicazioni esterne (mobile e desktop), il LED di stato ha una funzione molto importante.

Il colore dello stesso funge da feedback visivo sullo stato di operatività della coppia di speaker Sonos. Tolto dalla confezione e connesso all’alimentazione, avrà modo di passare attraverso vari colori, ognuno dei quali dettagliatamente spiegati tramite l’applicazione mobile e programmati per indicare uno status ben preciso. Una luce chiara e pulsante indica la fase di accensione del sistema audio, una luce chiara fissa certifica il corretto pairing con un altro dispositivo Sonos, luce verde quando gli speaker sono con volume mutato o a zero e così via.

Il design del Sonos Play 1 permette di accoppiare gli speaker in qualsiasi stanza. La presenza di due colorazioni completamente opposte (nero e bianco) garantisce la possibilità di affiancare gli speaker in quasi tutti i tipi di arredamento. Devo ammettere che mi sento più a mio agio con la colorazione scura, sicuramente più adatta ad un ambiente di lavoro e generalmente da me preferita per via della sua facilità di mischiarsi facilmente con il resto dei dispositivi presenti sulla scrivania (Mac, monitor esterno, Play Station 4, tutti scuri). La controparte bianca la reputo invece più adatta ad ambiente ariosi, magari una sala da pranzo oppure una cameretta.

Da non sottovalutare la possibilità di utilizzare uno dei due anche in bagno o in giardino. Infatti, grazie ad una lavorazione in grado di resistere all’umidità, è possibile portare lo speaker o gli speaker anche in bagno per diffondere la musica anche durante una bella doccia rigenerante.

Qualità del suono: una volta provate è difficile tornare indietro

Quando si passa a parlare della qualità del suono del Sonos Play 1 bisogna tenere in considerazione diversi fattori. Non è in alcun modo possibile separare la grande duttilità degli speaker con la qualità stessa dell’output generato; parlando di quest’ultimo non abbiamo dettagli su fattori fondamentali come la potenza in Watt, risposta in frequenza o altro. Questa grande libertà viene sottolineata dai tanti servizi esterni a cui Sonos permette di interfacciarsi. Per mio gusto personale sono abbonato a Spotify Premium, ma tramite l’applicazione Sonos (sia lodata) è possibile effettuare il login verso tanti altri servizi di streaming musicale.

Abbiamo Apple Music, Spotify, Google Play Music, SoundCloud, Deezer, TuneIn, Napster e tanti, tanti altri. Fondamentalmente con Sonos è quasi una impresa restare tagliati fuori e optare per la classica riproduzione audio in locale. Una volta presa in ferma considerazione questa grande duttilità di utilizzo, passiamo a descrivere come si comporta nell’ascolto di tutti i giorni. In questo caso risulta quasi scontato per me dire che suonano da Dio, ma nonostante tutto sono riuscito a trovare un piccolo neo che, seppure non inficia per nulla l’ascolto generale, mi avrebbe fatto piacere trovare – capirete da soli di cosa sto parlando.

Sonos Play 1 è fondamentalmente un sistema 1.0 con le seguenti specifiche: 1 tweeter, 1 mid-woofer e 2 amplificatori classe D. Il suono in generale è sempre chiaro e preciso e non sono presenti sbavature nemmeno se viene sparato al massimo del volume. L’ottimizzazione dei componenti è tale da rendere piacevole qualsiasi tipo di ascolto, anche se l’ho trovato leggermente fuori forma quando si passa al cantautorato e alla musica leggera. Di contro, Sonos Play 1 dà il massimo di sé per il rock, il pop, il rap, la dance, elettronica e quant’altro. Ecco una breve playlist dei brani da me ascoltati per la prova:

 

The Architect – Haken

Decks Dark – Radiohead

Angel – Massive Attack

Sorry – Adulo

Skyfall – Adele

Diamonds On The Inside – Den Harper

Quelli che Benpensano – Frankie Hi-NRG MC

Mojo Pin – Jeff Buckley

Us And Them – Pink Floyd 

Ballata Degli Impiccati – Fabrizio De André

Iron Man – Black Sabbath

Freelove – Depeche Mode

Il rock ed in generale i generi in cui sono presenti importanti linee di basso, il sistema riesce a dare una risposta davvero sorprendente. Il basso è infatti sempre chiaro, cristallino, profondo, e la stessa cosa viene seguita dalla batteria dove la gran casse e i timpani risuonano vibranti, corposi. Qualcosa viene invece lasciata per strada quando si passa a soluzioni un po’ più tranquille come il cantautorato o la musica leggera. In questi casi, soprattuto la chitarra classica tende spesso ad essere poco incisiva, quasi come se non riuscisse a trovare una sua strada per differenziarsi dall’armonia degli altri strumenti.

Ho ritrovato questo stesso genere di problema anche passando a brani in cui sono presenti strumenti ad arco. I violini, ad eccezion fatta dalle note alte, sono alcune volte pastosi, anche qui poco incisivi – insomma, non rendono come me l’aspettavo. Quello che realmente mi manca è un sistema di equalizzazione fatto come si deve. Sonos cerca di trovare una soluzione adatta a tutti tramite la funzione Trueplay (ne discuterò meglio nel capitolo successivo), ma sono certo che una gestione più certosina avrebbe permesso di ottenere dei settaggi in grado di bilanciare questa sorta di disparità fra generi diversi fra loro.

L’equalizzazione può essere modificata in poche parti tramite l’applicazione mobile e nello specifico sugli alti, bassi e il pan – ovvero la gestione del canale destro e sinistro. Non è possibile in alcun modo giocare meglio sulla curva audio né tantomeno caricare dei profili di equalizzazione adatti a diversi generi musicali. Tutto sommato il resto dei generi musicali che ho scelto per la mia prova si sono comportanti più che bene. La dance è una gioia da ascoltare, così come l’elettronica dove i sintetizzatori e gli arpeggiatori (soprattutto con le note basse) danno una corposità unica al brano; stessa identica cosa per quanto riguarda il pop o il rap.

Su quest’ultimo devo sottolineare un bel lavoro per l’ottimizzazione della voce. Anche in brani complessi dove sono presenti strumenti ed effetti, la voce riesce a trovare sempre una sua dimensione, anche a volume molto sostenuto dove invece si assiste spesso a quella sorta di miscuglio senza senso.

Trueplay: mappare la stanza per ottenere un suono unico

Sonos Play 1 ha anche alcune funzioni accessorie, se così posso definirle, pensate per rendere ancora migliore la godibilità della musica. Una di queste è appunto la funzione Trueplay. La prima volta che si accende e si imposta il proprio sistema Sonos, l’applicazione mobile guida l’utente anche nella impostazioni di questa funzione. Come ho detto nel resto della recensione, il tutto è reso estremamente fruibile dall’applicazione mobile estremamente ricca e funzionale.

Quindi, dopo l’avvio ed il pairing iniziale nel caso in cui fosse presente una cassa secondaria (come nel mio caso), l’applicazione chiede se si vuole impostare immediatamente la funzione Trueplay oppure se farlo in seguito. Questo dipende fondamentalmente da dove avete intenzione di posizionare il vostro sistema Sonos. Se ad esempio avete collegato il sistema giusto per l’avvio iniziale e quindi non vi trovate nella postazione “definitiva”, potete tranquillamente posticipare il tutto ad un secondo momento.

Per quanto mi riguarda, trovandomi già nella stanza in cui avevo deciso di montare il sistema Sonos, mi sono buttato nell’impostazione della funzionalità Trueplay. Come sappiamo il suono diffuso da una cassa non dipende unicamente dal modello di speaker in questione; certamente la qualità della cassa, il numero di tweeter, la presenza di un subwoofer attivo o passivo e via discorrendo, fanno il grosso dell’esperienza audio, ma una variabile da non sottovalutare assolutamente è anche il tipo di stanza.

Chi ha un minimo di dimestichezza con l’acustica, sa perfettamente che il suono interagisce in modo diverso da materiale a materiale e da superficie a superficie. Basti provare a fare un test in una stanza completamente ammobiliata ed in un’altra completamente spoglia; il suono interagisce in modo completamente differente e cambia anche il modo in cui si fruisce della musica stessa. Sonos Play 1 con la funzionalità Trueplay vuole capire con che tipo di stanza ha a che fare.

La funzione di impostazione iniziale si basa su due elementi fondamentali: il microfono interno del proprio smartphone e il sistema Sonos Play 1. Il primo serve da guida al secondo che emette dei suoni a cadenza regolare – simile ad un sonar – per ottimizzare al meglio la diffusione audio per il tipo di stanza in cui si è deciso di collegare le casse Sonos. Il lavoro crociato fra smartphone e il sistema Sonos è davvero molto particolare: quando si attiva la funzione Trueplay, una piccola video guida ci conduce attraverso i semplici passi da percorrere per impostare correttamente il proprio sistema Sonos.

Una volta capovolto il proprio smartphone con il microfono rivolto all’esterno – se possessori di un iPhone basta semplicemente puntare il tasto Home verso fuori -, ci viene chiesto di muovere lo smartphone in alto e in basso, lungo l’asse verticale, per 60 secondi. Questi movimenti fatti con cadenza regolare e frequenti, vanno ripetuti muovendosi lungo le pareti della stanza. Fondamentalmente Sonos Play 1 vuole avere una idea chiara di quali tipo di ostacoli sono presenti nella stanza, la loro posizione e la grandezza della stanza stessa.

Differentemente da quanto visto su speaker di altre marche, Sonos Play 1 si affida a questa semplice ma intelligente funzione per impostare correttamente il miglior profilo audio per la stanza stessa. C’è da sottolineare che questa funzione non è limitante ad una stanza; infatti, nel caso in cui decidiate in seguito di spostare lo/gli speaker in altre stanze, tramite le impostazioni dell’applicazione di Sonos è possibile tornare ad impostare nuovamente la funzionalità Trueplay.

In questo caso sarete di nuovo costretti a ripetere i passaggi di mappatura generale della nuova stanza. Se devo trovare un punto di critica per la funzione, avrei preferito avere la possibilità di salvare dei preset. Mi spiego meglio: poniamo il caso di installare il sistema Sonos Play 1 in uno studio. Cosa mi vieta di salvare automaticamente i settaggi della stanza all’interno dell’applicazione? Il vantaggio sarebbe di poter muovere gli speaker in altre stanza (anche queste da salvare nell’app) senza dover andare nuovamente incontro alla necessità di ri-mappare una stanza che in realtà era già stata impostata.

Basterebbe semplicemente indicare al sistema Sonos di aver spostato lo speaker dallo studio, alla cucina, al giardino o alla camera da letto. Chissà se non sarà possibile farlo in modelli successivi.

Multi-link: creare stazioni stereo non è mai stato così semplice

Veniamo a parlare di un’altra importante funzione del Sonos Play 1, ovvero il multi-link. L’azienda mette a disposizione la sua linea di speaker con la possibilità di essere facilmente accoppiate creando un sistema stereo. Nel caso in cui, come è successo al sottoscritto, avete l’opportunità di mettere mano sulla coppia di speaker Sonos Play 1, sappiate che la funzione multi-link serve proprio a creare rapidamente un ponte fra i due speaker.

Infatti, subito dopo l’impostazione iniziale in cui le casse si collegano alla rete Wi-Fi ed eventualmente scaricare l’ultimo aggiornamento di sistema, l’applicazione mobile è immediatamente in grado di riconoscere la presenza di un’altra cassa afferente alla stessa linea di speaker Play. Sia chiaro, questo non è assolutamente una regola ferrea: nel caso in cui abbiate a disposizione una intera lineup di casse Sonos, l’applicazione sarà in grado di riconoscere ogni componente connesso alla stessa rete e vi guiderà nella creazione di un sistema stereo.

È quello che accade nel caso in cui volete creare un sistema 2.1 coi fiocchi: avendo a disposizione la coppia di Sonos Play 1 ed una Sonos Playbar – o Sonos Playbase nel caso siate intenzionati a prendere l’ultimo modello di casse wireless per TV -, tramite l’app avrete la possibilità di impostare il tutto semplicemente con il tap di un dito. La funzionalità multi-link quindi accoppia due casse per creare rapidamente un ponte stereo che, volendo, può essere facilmente bilanciato tramite l’applicazione mobile.

Questa opportunità è estremamente interessante, soprattutto considerando che il ponte avviene in modalità completamente wireless, senza l’impiego di alcun cavo se non quello dell’alimentazione. La tecnologia proprietaria di Sonos vi permette quindi di piazzare una cassa ad un lato della stanza e l’altro al lato opposto al fine di avere un perfetto effetto stereo. In questo caso è sempre valida la classica regola del “triangolo equilatero” in cui voi stessi vi ponete ad uno dei tre angoli con le due casse in posizione opposta; questa disposizione vi assicura una corretta esperienza di ascolto garantendovi di essere “investiti” da un muro di suono che arriverà perfettamente bilanciato.

Una volta associati tramite la funzione multi-link, le casse possono essere facilmente disaccoppiate. Bisogna infatti tenere bene a mente che, una volta tolte dalla scatola, ogni cassa è vista come un mondo a sé. Questa grande duttilità di utilizzo permette di utilizzare una cassa in salotto ed una nello studio e di sfruttarle come due sistemi completamente separati. In questo caso è possibile controllare la coda di ascolto e i volumi tramite le “stanze” virtuali presenti all’interno dell’applicazione mobile.

Nel caso in cui vogliate passare da un sistema multi-link ad uno separato, basta seguire le impostazioni iniziali di settaggio presenti all’interno dell’app che vi guideranno anche nel corretto tuning delle casse tramite la funzione Trueplay.

App mobile e desktop: delizia dell’esperienza Sonos

Come ho più volte sottolineato, il Sonos Play 1 ruota fondamentalmente sull’applicazione mobile. A differenza di altri speaker che mi è capitato di recensire (ma in completa sintonia con la stessa funzione vista nella recensione del Libratone Zipp), Sonos ha previsto l’intero settaggio del sistema direttamente tramite l’applicazione per dispositivi mobile.

Quest’ultima è disponibile su tutte le piattaforme mobile più diffuse ma, volendo, è presente anche lato desktop. Scartando per la prima volta le casse dalla loro confezione, il libretto delle istruzioni generali indica immediatamente di collegare le casse alla corrente elettrica e di scaricare l’app “Sonos” dall’App Store o dal Play Store – oppure di collegarci al sito web dell’azienda, a livello del proprio account personale, e scaricare l’applicazione per il proprio sistema desktop.

Mi preme stressare abbastanza il punto del mobile: Sonos ha sviluppato l’applicazione per smartphone per due motivi principali. Il primo è direttamente collegato alla impostazione iniziale delle casse; il secondo, invece, con la fase di “tuning” che abbiamo visto in modo esaustivo all’interno del capitoletto sul “Trueplay”. Quali sono i vantaggi di questa strategia? Innanzitutto comodità: una volta collegate le casse (o la cassa) alla corrente elettrica, l’80% del lavoro è già stato fatto.

Una volta presente una fonte di energia, il Sonos Play 1 si attiva automaticamente in fase di “ascolto”. Senza muovere un singolo muscolo, le casse sono già immediatamente pronte ad essere impostate tramite l’applicazione mobile. Avviandola, essa è già in grado di entrare in contatto con il proprio sistema Sonos. Le casse, di canto loro, iniziano a mappare automaticamente la connettività presente nell’ambiente.

Nel mio caso, essendo presente un ripetitore wireless direttamente nello studio, hanno immeditamente constatato la presenza di una connessione Wi-Fi nelle vicinanze. Come abbiamo visto nel capitolo sul design, le Sonos Play 1 possono essere facilmente affiancate sia ad una rete Wi-Fi che ad un classico modem/router tramite il cavo Ethernet presente in confezione. Una volta collegata alla rete Wi-Fi, l’applicazione e le casse iniziano a comunicare in maniera compulsiva.

Tramite lo smartphone si viene guidati verso la completa impostazione iniziale delle casse, compresa l’individuazione di quale cassa si sta impostando (ricordate che l’app è in grado di riconoscere automaticamente la presenza di più speaker, vero?), e l’impostazione dell’eventuale configurazione stereo nel caso di più sistemi Sonos connessi in rete. Mettendo da parte la funzionalità Trueplay di cui sopra, mi preme esprimere il mio giudizio sulla qualità del servizio offerto dall’applicazione.

Se le Sonos Play 1 sono per me l’apice della qualità intesa come audio e design, non posso che dire la stessa cosa anche per quanto riguarda l’applicazione mobile. Quest’ultima è completa, funzionale, robusta, facile da utilizzare e sempre reattiva. I menù sono chiari, le funzioni facilmente comprensibili e ricca di funzionalità aggiuntive. Vi ricordo che il sistema Sonos Play 1 non presenta “comandi hardware” tranne quelli che abbiamo visto nei precedenti capitoli. A parte controllare il playback delle tracce e il relativo volume, tutto il resto viene controllato dall’applicazione mobile/desktop.

In queste condizioni, Sonos ha dovuto per forza di cose investire parecchie risorse nella creazione di una soluzione che fosse in grado di essere utilizzata sia dall’utente esperto che dal neofita. Mi riferisco soprattutto alla gestione di funzionalità apparentemente complesse come “Trueplay” e il “Multi-link“. Entrambe vengono intelligentemente sviscerate tramite lo schermo touch del proprio smartphone o tablet ed è sempre possibile tornare sui propri passi nel caso in cui qualche parametro fosse cambiato.

Nel caso di funzioni complesse ed importanti come il Trueplay, Sonos ha integrato dei piccoli video di ottima qualità e soprattutto informativi. Non nego di essere stato inizialmente colto da un piccolo senso di spaesamento durante le fasi iniziali di impostazioni del Trueplay. L’app spiega bene a cosa serve, ma è tutt’altra cosa riuscire a farlo come si deve. Il video di 20″ con un attore spiega rapidamente cosa fare con il proprio smartphone e, soprattutto, perché è così importante muovere costantemente ed in maniera certosina il proprio dispositivo mobile lungo la linea verticale.

Dal punto di vista dell’interfaccia mobile devo ammettere che ero inizialmente molto scettico sulla sua utilità. A differenza di tutte le app per la gestione della musica, la schermata iniziale non mostra la coda di ascolto. La prima schermata riguarda le stanze, ovvero gli ambienti in cui si è installato il sistema Sonos. Questo serve per poter gestire in maniera separata il Sonos Play 1 nel caso in cui uno speaker fosse in una stanza e l’altro in un’altra – ricordate la funzione Multi-link, vero?

La schermata inerente al playback vero e proprio è fondamentalmente molto simile a quella presente in tutte le applicazioni di musica. La parte più importante dello schermo è occupata dalla cover dell’album e, subito sotto, trovano posto i comandi per il volume, il playback e la gestione della coda. Il classico menù ad hamburger apre invece tutta la gestione dei preferiti, della musica in locale (avendo un iPhone 6s Plus da 16 GB non mi posso permettere di avere canzoni salvate sullo smartphone), aggiungre servizi musicali esterni, controllare Spotify, entrare nelle impostazioni oppure impostare le sveglie.

Quest’ultima funzione è forse la più simpatica. Tramite l’integrazione con Spotify (il mio servizio di streaming audio), interfacciando Sonos con quest’ultimo posso impostare delle fasce orarie tali per cui ad una data ora parte una canzone, una playlist, una stazione radio oppure un “tono Sonos“, ovvero una classica sveglia come quella presente su un qualsiasi smartphone. Trovo estremamente comoda la possibilità di impostare dei paramentri accessori come la frequenza di ripetizione (banalmente ho impostato un orario con una playlist per i giorni lavorati ed una per sabato e domenica), il volume generale di riproduzione, la durata della riproduzione e tanto altro.

Le impostazioni sono le stesse sia per quanto riguarda l’applicazione mobile che quella desktop. Per mio gusto personale mi trovo più a mio agio con l’applicazione mobile, sicuramente più in linea con le l’aspetto di iOS 10. L’app desktop è sicuramente più facile da utilizzare grazie al canvas più ampio a sua disposizione, però non vede la presenza di una cura visiva tipica di un’applicazione ottimizzata per macOS Sierra. Inezie a parte, le due applicazioni sono essenzialmente speculari con una disposizione degli elementi diversificata in relazione all’ambiente utilizzato. Tramite le impostazioni è possibile disaccoppiare le combinazione stereo, gestire la libraria musicale, i servizi esterni, impostare la data e l’ora (funzione fondamentale per la gestione delle sveglie), controllare gli aggiornamenti software del sistema Sonos Play 1 e l’equalizzazione.

L’applicazione mobile, sia lato mobile che desktop, è ben strutturata, chiara, facile da fruire ed in grado di controllare con facilità tutti i componenti del proprio sistema Sonos. Quando sto in postazione da lavoro, utilizzo l’applicazione desktop; di contro, quando stacco, passo direttamente al controllo tramite smartphone. Il passaggio avviene senza traumi perché, appunto, si tratta della stessa applicazione.

Le nostre conclusioni sul Sonos Play 1

Tornare alla mia configurazione standard è stata davvero dura. Dopo quasi un mese di ascolto con le Sonos Play 1 mi sono abituato a tutta un’altra storia. Non che il mio fidato Razer non sia abbastanza potente, anzi, ma la differenza si sente in tutto, a partire da una qualità audio fuori da comune. Devo ammettere che le funzioni Trueplay e Multi-link da sole valgono la spesa.

Sono presenti dei piccoli nei, ma in generale le Sonos Play 1 sono fra le migliori casse Wi-Fi attualmente in circolazione. Possono contare su una qualità del suono di primo livello, un design accattivante, un set di applicazioni desktop e mobile robuste e chiare. Sebbene il prezzo possa essere considerato un po’ impegnativo soprattutto per chi non si è mai affacciato a questo genere di strumenti, l’azienda mette a disposizione ben 100 giorni di prova per testare la qualità dei suoi sistemi audio.

A questa va aggiunta un costante e attento supporto software pensato ad aggiungere novità e a risolvere problemi di qualsiasi natura. Sonos Play 1 è disponibile nel box qui sopra o a questo link di Amazon.