Vai a Tecnologia
Vai a Videogiochi
Vai a Fotografia
Vai a Casa
Skagen Falster 2 recensione: lo smartwatch di classe con Wear OS

Skagen Falster 2 recensione: lo smartwatch di classe con Wear OS

Skagen Falster 2 è uno smartwatch con un design estremamente curato che si pone l'obbiettivo di conquistare il cuore degli utenti alla ricerca di uno smartwatch di classe con Wear OS / Ultima modifica il

Durante le giornate convulse della passata IFA ’18 di Berlino, abbiamo avuto modo di mettere le mani sul nuovo Skagen Falster 2. Il “2” che fa riferimento alla nuova generazione è tutto tranne che un numerino messo lì giusto per fare scena. Spesso assistiamo a nuovi prodotti che in realtà portano con sé cambiamenti di poco conto, ma per il Falster si tratta di un rinnovamento davvero sostanzioso. La strategia del brand ormai sotto l’ombrello di Fossil è estremamente chiara: offrire un punto di riferimento per i tanti utenti interessati a smartwatch dal design elegante, sofisticato, adatto a tutti i contesti e anche al gentil sesso (solitamente snobbato a favore di scelte di design piuttosto mascoline).

All’interno della nostra recensione Skagen Falster 2 vedremo invece come i mesi impegnati nello sviluppo di questo nuovo prodotto, abbiano veramente dato il via ad una nuova e interessante generazione di smartwatch targati Skagen. Ovviamente nessun prodotto è perfetto, tutto è perfettibile e lo Skagen Falster 2 non è da meno. Ma senza spoilerare nulla, vi presentiamo la nostra recensione su Skagen Falster 2.

Design: uno degli smartwatch più belli sul mercato

Il mondo degli smartwatch è fondamentalmente caratterizzato da prodotti più o meno uguali. È davvero difficile prendere un Samsung o un Huawei e riuscire a distinguerli ad occhi chiusi, tranne se si è esperti del settore. Questo è un grandissimo problema per noi utenti, ed è un po’ quello che avviene all’interno del mercato degli smartphone Android – il 2018 resterà segnato come l’anno dei “notch-phone”, identificativo per gli iPhone X(s) ma un po’ meno per i vari Motorola, ASUS, Huawei e compagnia cantante.

Dal punto di vista degli smartwatch la questione si fa ancora più problematica. Tranne pochissime eccezioni, le soluzioni più di voga sono molto simili fra loro. Quadrante circolare, ghiera girevole, 2 o 3 tasti sulla corona, aspetto più o meno mascolino. È proprio in questo contesto che Skagen mette del suo cercando prima di tutto di dare un aspetto unico e particolare alla sua linea di smartwatch. La compagnia sotto Fossil ci aveva provato con la sua prima creatura, lo Skagen e possiamo dire che ci era riuscita (più o meno).

L’aspetto davvero “poco smart” l’aveva però rilegato in quel tremendo limbo fatto di prodotti interessanti ma che non giustificano una spesa. Mancava il sensore HR, non era presente il modulo GPS, non parliamo poi del modulo NFC…insomma, un prodotto che di smart aveva veramente poco se non consideriamo la presenza di Wear OS e di un display touch. Settembre 2018 è però da ricordare come il mese in cui Skagen ha deciso di fare veramente sul serio nel settore degli smartwatch, prendendo e facendo tesoro di tutte le critiche mosse a seguito del rilascio della prima generazione.

Se la seconda generazione è molto spesso un lieve miglioramento, un rifacimento della versione iniziale, lo Skagen Falster 2 è tutt’altra cosa. La compagnia ha calato un poker di assi dall’oggi al domani, riuscendo a rivoluzionare il suo smartwatch senza stravolgerne i connotati. Dal punto di vista del design siamo difronte ad uno fra i più bei smartwatch con Wear OS sul mercato. La versione che mi è stata consegnata per la recensione presenta la cassa in acciaio nero con il cinturino in maglia milanese. Personalmente non sono molto entusiasta degli smartwatch con cassa circolare (è solo una questione legata alla UI che secondo me si presta poco a questa forma geometrica), ma il Falster 2 mi fa dimenticare il tutto grazie al suo ottimo rapporto display/telaio.

Infatti, come si può notare dall’immagine qui di fianco, il quadrante circolare è quasi a filo, riuscendo così a garantire una migliore visione dell’interfaccia e di tutto ciò che si muove sopra di essa nonostante la cassa da 40 mm. Questa è impreziosita dalla presenza di tre tasti fisici posti sul lato destro. Un elemento che ho particolarmente apprezzato è il tasto centrale, l’unico in grado di ruotare su se stesso per controllare alcune sezioni dell’interfaccia. Il feedback è molto buono, grazie soprattutto ad una resistenza alla rotazione che permette di pesare con estrema precisione il tipo di azione che si vuole fare. Ho qualche dubbio invece sulla pressione degli altri due tasti, soprattutto quello più in basso.

Spesso mi è capitato di dover esercitare una pressione innaturale per riuscire ad attivare il tasto, quasi come se si fosse incastrato. Il problema si è verificato solo un paio di volte, e sono portato a credere che si tratti di un piccolo problema dovuto al mio sample (ad IFA ’18 ho provato diverse varianti del Falster 2 e non ricordo questo problema). L’aspetto estetico è quindi promosso a pieni voti. I materiali scelti sono di alta qualità e sembrano resistere senza problemi ai piccoli traumi dovuti al suo utilizzo costante. Ovviamente lo Skagen Falster 2 non è uno smartwatch sportivo con la esse maiuscola, nonostante la presenza di un nutrito numero di sensori. Devo inoltre ammettere di aver apprezzato la presenza di un sensore HR a filo, diversamente a quanto accade su alcuni smartwatch e smartband presenti sul mercato.

Trattandosi di un prodotto pensato per essere indossato per molte ore, e in alcuni casi anche durante l’attività fisica, il sensore HR a filo è un plus da non sottovalutare. Molto spesso faccio flessioni sul posto e ho problemi di confort quando mi capita di indossare (o provare) fitness tracker i cui sensori HR sono leggermente sporgenti. Da questo punto di vista devo dire che Skagen ha fatto davvero un buon lavoro, sviluppando per davvero uno smartwatch che si ha piacere ad indossare.

Venendo al display del Falster 2, presenta una diagonale di 1,19″ con risoluzione di 390 x 390 pixel ed una densità di pixel pari a 328 PPI. Vi posso dire però che è uno dei migliori che mi è capitato di provare. Non solo è abbastanza esteso da permettere una visione chiara delle notifiche e delle informazioni relative all’allenamento in corso, ma anche all’aperto si comporta piuttosto bene. Durante le mie prove ho avuto l’opportunità di godere delle ultime giornate di sole pieno per stare un po’ all’aria aperta; il display era sempre estremamente luminoso e facile da leggere, evitando così di dover fare il classico cono d’ombra con la mano di supporto (un po’ come ad esempio ero costretto a fare durante la recensione della Xiaomi Mi Band 3).

I 63 grammi di peso si portano al polso senza problemi, merito anche del cinturino in maglia milanese che può essere facilmente agganciato in un batti baleno. Quest’ultimo l’avrei preferito con una clip magnetica un po’ più forte. Mi capita spesso di dover “tirare” un po’ di più il cinturino per fissare meglio l’orologio al polso, ma tutto sommato non è una grande pecca; durante l’allenamento fisico resta sempre ben ancorato al polso, e questo è l’importante. Ultima chicca: lo smartwatch è adesso impermeabile fino a 3 ATM; è quindi possibile indossarlo senza problemi durante una doccia.

Tracking e funzioni: Wear OS è una ventata di aria fresca, ma lo Snap 2100 è il vero tallone d’Achille

Come abbiamo visto nel capitolo precedente, il Falster 2 presente adesso tutto il corredo di sensori tipici degli smartwatch moderni. Inutile stare a rimarcare quanto sia epocale questo cambiamento, soprattutto se consideriamo che spesso le compagnie aggiungono pochissime novità fra una generazione e l’altra. A far muovere tutto in ordine e in sincro, ci pensa ovviamente Wear OS 2.0, ovviamente basato su Android Oreo 8.0. Rispetto alle precedenti versioni dell’OS si tratta davvero di un passo in avanti mostruoso.

I menu sono finalmente degni di questa epoca, così come gli swipe che permettono di raggiungere in rapidità le aree critiche dell’OS – adoro la possibilità di poter entrare immediatamente in contatto con Assistente Google tramite un semplice swipe verso destra. A proposito di Assistente Google, il Falster 2 supporta la funzione “Ok Google”, anche se devo dire di aver incontrato un po’ di difficoltà ad attivarlo con la mia voce. Non so se è un problema del mio sample o cosa, ma sono arrivato al punto di attivare l’assistente digitale tramite la pressione prolungata del tasto centrale oppure attraverso lo swipe verso destra.

Wear OS 2.0 significa soprattutto ottimizzazione, sia dal punto di vista dei consumi (la funzione di risparmio energetico è a uno swipe di distanza) che della gestione delle notifiche, della interfaccia e di tanto altro. Da questo punto di vista devo dire che l’implementazione di Skagen è fondamentalmente ottima; la versione di Wear OS non viene “sporcata” con personalizzazioni di dubbia utilità ma solo da qualche watchface in pieno stile Skagen. Dal mio punto di vista, il grosso problema di Wear OS inizia ad essere lo Snapdragon 2100. Ricordiamo che si tratta di un SoC immesso sul mercato nel 2016, quindi piuttosto indietro rispetto ai passi in avanti fatti dal sistema operativo.

Il problema del SoC è fondamentalmente legato alla impossibilità di riuscire a stare dietro alle richieste del nuovo Wear OS. Da questo punto di vista non abbiamo avuto la stessa marcia concordata che troviamo ad esempio nel campo degli smartphone, dove sistemi operativi sempre più ricchi e complessi vengono accompagnati da SoC sempre più scattanti ed efficienti. Questo comporta il dover chiudere un occhio sui tempi di caricamento un po’ lunghi, menu spesso colpevoli di qualche scattino di troppo, lancio di applicazioni con tempi di attesa che spesso sfiorano i 5-6 secondi…insomma, non è l’esperienza utente che ti aspetteresti da uno smartwatch di fine 2018.

Purtroppo (o fortunatamente) sappiamo che non è un problema legato a Skagen; la compagnia si limita a fare quello che fanno tutte le altre aziende nel campo degli smartwatch: implementare quello che il offre il mercato, in attesa di una distribuzione capillare del nuovo Snap 3100. Il tracking dell’attività fisica è tutto sommato in linea con quello che mi aspettavo da uno smartwatch improntato più sulla quotidianità che sul profilo sportivo. Devo dire che il sensore per il battito cardiaco è piuttosto rapido e preciso, anche quando il cinturino non è perfettamente tirato e il retro dello smartwatch balla un po’ sul polso. Adoro la possibilità di attivare uno dei tanti profili di allenamento tramite una semplice pressione del tasto inferiore. Mi rimane un po’ di amaro in bocca per quanto riguarda il modulo NFC: mi sarebbe piaciuto provarlo sul campo ma purtroppo la mia banca non è ancora fra quelle abilitate al circuito Google Pay.

Google Fit non rende giustizia

Chi dispone di uno smartwatch con Wear OS (o anche di uno smartphone Android), saprà di certo che Google Fit è una delle applicazioni più importanti per quanto riguarda il tracking della propria attività fisica. Infatti, dopo essere stata pubblicata per la prima volta nel 2014 e andata piuttosto presto nel dimenticatoio delle app sviluppate da Google, l’applicazione è andata incontro ad un aggiornamento piuttosto pesante proprio quest’anno. Le novità più importanti riguardano la visualizzazione dei dati carpiti dai sensori integrati negli smartwatch. Google Fit presenta una schermata iniziale dove vengono visualizzati i passi, i “punti cardio” e i “punti di movimento”.

Questi permettono all’utente di avere una visione generale e piuttosto grezza, lasciatemelo dire, del movimento che si è fatto durante una giornata. Ovviamente Google Fit è in grado di tracciare un grandissimo numero di attività fisiche, anche al chiuso per la gente che ama mantenersi in forma fra le quattro mura di casa propria. Però la qualità del servizio offerto da Google Fit si scontra contro mostri sacri del fitness come Fitbit o Apple. Queste aziende (e molte altre a dir la verità) hanno capito una lezione importantissima nel campo dei fitness tracker: offrire un’applicazione mobile chiara ma complessa, facile da leggere ma esaustiva.

Basta vedere l’immagine qui sopra per notare l’abisso di differenza fra l’applicazione mobile di Fitbit e Google Fit su Android. Essendo Wear OS una piattaforma aperta, Google incita lo sviluppo di applicazioni in grado di lavorare a stretto contatto con Google Fit. Stessa cosa per Fitbit o Apple, anche se queste al contempo svolgono sia la funzione di aggregatore di dati che di visualizzazione degli stessi. Fitbit mi ha abituato a lanciare l’applicazione mobile e trovare in un solo colpo informazioni fondamentali come la qualità del sonno e i dati relativi al movimento.

Tap successivi permettono di scavare ancora più a fondo, cosa che invece avviene in parte con Google Fit. Dal mio punto di vista si tratta di una mancanza piuttosto importante, che costringe l’utente a scavare nell’infinito mondo di applicazioni di fitness tracking per trovare quelle giuste. Google dà piena libertà a chiunque di scegliere il miglior servizio per tracciare la corsa o il sonno, ma manca un po’ di visione di insieme per quegli utenti che invece vorrebbero avere a portata di mano un unico hub contenente le informazioni più importanti.

Autonomia: una ricarica al giorno leva il medico di torno

Nonostante la cassa piuttosto contenuta per quanto riguarda il diametro, lo smartwatch di Skagen integra una batteria da ben 300 mAh. Quindi, prendendo in considerazione la dimensione minuta dello smartwatch (sicuramente più compatto di un Huawei Watch 2 o di un Samsung Galaxy Watch), viene istintivo presumere che l’autonomia non permetta di superare il giorno di utilizzo continuo. A maggior ragione se consideriamo le grandi novità che troviamo in questa nuova generazione: modulo GPS e modulo NFC, forse gli elementi più energivori per uno smartwatch, al pari del modulo per la connettività cellular.

Durante le mie prove ho imparato a dosare le funzioni dello smartwatch, in modo da tirare fuori un ora in più di utilizzo. Tramite Google Fit è possibile decidere se attivare il tracking continuo del battito cardiaco oppure no. I vantaggi di una misurazione continua sono chiari e ovvi, ma forse superflui se non avete intenzione di controllare spesso questo valore. Il sensore HR monitora il battito cardiaco con intervalli di 20 minuti, oppure è possibile avviare manualmente la misurazione tappando la piccola icona a forma di cuore presente sulle watchfaces di Wear OS.

La misurazione è effettivamente attiva solo quando si avvia un allenamento tramite Google Fit. Un utilizzo piuttosto normale, con il sensore HR impostato sul tracking automatico, modulo NFC disattivato (la mia banca non è ancora abilitata a sfruttare Google Pay) e visualizzazioni del meteo, mi permette quasi sempre di raggiungere l’ora di cena con circa il 20/25% di batteria residua. In generale il Falster 2 offre la stessa autonomia che tuttóra troviamo nella stragrande maggioranza degli smartwatch. Un elemento positivo è il tempo di ricarica. Basta circa un’ora e mezza o poco di più per portare lo smartwatch al 100% di carica.

Se, ad esempio, arrivate all’ora di cena con il 20/25% di carica residua e avete poi intenzioni di uscire, mettere lo smartwatch in carica per il tempo della cena vi potrebbe permettere di raggiungere senza problemi più della metà dell’autonomia. Mica male.

Skagen Falster 2 recensione: le nostre conclusioni

Ed eccoci arrivati al capitolo finale della nostra recensione su Skagen Falster 2. Come abbiamo visto nei paragrafi precedenti, lo smartwatch Skagen ha portato una ventata di aria fresca per chi è alla ricerca di un dispositivo con un design degno di nota, per nulla mascolino e sostanzialmente adatto a tutti i contesti (formali e non). Il passaggio di questa nuova generazione si farà di certo sentire nel corso delle prossime settimane, e manderà in soffitta i vecchi giudizi che avevano accolto in modo piuttosto tiepido la prima generazione dello smartwatch. Nonostante la presenza di Fossil, Skagen conserva la libertà di provare e sperimentare nuove forme e prodotti, mantenendo intatto il tipico accento che contraddistingue i suoi prodotti. Ma vale la pena spendere poco più di 310€ per portarsi a casa questo smartwatch? È difficile dare una risposta netta a questa domanda, soprattutto considerando l'ampio panorama di smartwatch con Wear OS presenti sul mercato. Infatti, come avviene nel campo degli smartphone Android (quasi sempre tutti uguali, difficili da distinguere a schermo spento), anche per gli smartwatch contemporanei è davvero complicato riuscire a distinguere un dato modello rispetto ad un altro. Per di più c'è da considerare la presenza dello Snapdragon 2100 al suo interno; il SoC ha fatto la fortuna del settore wearable, ma inizia ad essere troppo vecchio perfino per Wear OS 2.0. Certo, all'orizzonte iniziano a fare capolino i primi prodotti con lo Snapdragon 3100 come il MontBlanc Summit 2 - smartwatch da 1000€, pura follia -, ma è ancora presto per mandare in pensione il vecchio chip. Forse il prezzo potrebbe essere l'unica vero freno a questo smartwatch. Skagen può certamente contare su una qualità dei materiali di primissimo livello, ma anche il nuovo Samsung Galaxy Watch non scherza, e costa 30/40€ in meno. Dal mio punto di vista direi che lo Skagen Falster 2 è un ottimo punto di partenza, ma potrebbe fare molto meglio se venisse commercializzato ad un prezzo leggermente inferiore.

Pro
Design di alto livello
Wear OS 2.0…
Display luminoso anche sotto il sole
Finalmente il GPS, sensore HR, cassa waterproof
Contro
L’autonomia può essere limitante
…ma ancora basato sullo Snapdragon 2100
Google Fit può essere limitante
valutazione finale7.8

Acquisto

Lo Skagen Falster 2 è disponibile a questo link di eBay al prezzo di circa 310€, poco meno rispetto al prezzo ufficiale indicato dalla compagnia – almeno per questa versione con cinturino in maglia milanese – oppure sul sito ufficiale in lingua tedesca (purtroppo non ancora localizzato nella nostra lingua) al prezzo di 299€ per la versione con cinturino in silicone/pelle e 329€ con cinturino in maglia milanese.

Essendo uno smartwatch nuovo, ci aspettiamo che farà capolino anche su altri grossi eCommerce – Amazon in primis – nel corso delle prossime settimane.