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Shadow of the Tomb Raider recensione: il cerchio si chiude

Shadow of the Tomb Raider recensione: il cerchio si chiude

L'avventura di Lara Croft si conclude in Sudamerica, tra sette misteriose e presagi dell'apocalisse. Abbiamo messo alla prova ogni aspetto di questo titolo / Ultima modifica il

E così un’altra saga scrive la parola fine. Sono passati 22 anni da quel 1996 in cui l’avventurosa e poligonale Lara Croft si è fatta strada sui nostri schermi, e il suo recente reboot partito nel 2013 ha mostrato di saper prendere dai giochi moderni come Lara stessa aveva preso da Indiana Jones e dal genere pulp del passato per portarlo negli anni ’90. Non c’è nessun dubbio che Square Enix continuerà a sfruttare la licenza in futuro, ma al momento il reboot si conclude con questo episodio, che va a chiudere il ciclo di avventure nelle foreste del Sudamerica. È una degna conclusione della saga, o la nostra avventuriera si è perduta nella giungla e fa fatica a trovare la strada? Lo vediamo nella nostra recensione di Shadow of the Tomb Raider.

Shadow of the Tomb Raider recensione trama: solide fondamenta

Partiamo subito dalla questione principale: bisogna aver giocato gli episodi precedenti per godersi la trama? La risposta è “non necessariamente”: il vantaggio di questo tipo di giochi è che ogni episodio si svolge in un luogo diverso, incarnando lo spirito giramondo e avventuriero della sua tradizione, e le trame tendono ad essere presentate in maniera separata. Detto ciò, è chiaro che a chi non ha giocato i primi due episodi del reboot mancherà il contesto di alcuni personaggi, e anche se gli eventi sono in gran parte a sé stanti è innegabile che qualcuno potrebbe domandarsi chi siano certe persone, per quanto il gioco faccia del suo meglio per provvedere a riempire i buchi nella conoscenza della trama.

Dopo un breve flash-forward e un’introduzione ai controlli in mezzo alle caverne, il gioco si apre in Messico, con una festa del Giorno dei Morti trattata in maniera rispettosa e non come un Carnevale, ponendo attenzione al fatto che si tratta di un’occasione per ricordare chi ci ha lasciato nonostante tutte le maschere e la musica. È un esempio perfetto dell’ottimo atteggiamento del gioco nei confronti delle culture sudamericane: il viaggio di Lara è un’occasione per esplorare i luoghi e le tradizioni della regione, con un’attenzione estrema dedicata a pratiche ed elementi rappresentati. Personalmente raccomando di sfruttare l’opzione che doppia i dialoghi degli NPC nella loro lingua originale, per l’effetto che fanno spagnolo e lingue Maya e Inca durante il gioco.

Ma Lara non sta girando un documentario: si trova in Messico sulle tracce della Trinità, l’associazione criminale che le ha dato parecchi problemi in passato e che pare implicata nel lavoro di suo padre, e forse perfino nella sua tragica morte. Investigando e raccogliendo voci, Lara scopre che un misterioso individuo chiamato Dottor Dominguez è a capo della sezione locale della Trinità, e si sta interessando alle rovine nascoste tra le montagne. Rovine in cui è nascosta una reliquia che potrebbe essere la chiave dell’Apocalisse Maya, e che nasconde indizi sul suo potere e sulla locazione di una misteriosa città leggendaria.

Questa apertura dura abbastanza a lungo ed è molto “sui binari”, con Lara che può procedere in una sola direzione e osservare l’ambiente, ma per fortuna non appena si torna a fare i tombaroli il gioco si apre di più, garantendoci una certa libertà di esplorazione che si sposta molto bene sia coi controlli che col tema del gioco. È a partire da questo punto che si può apprezzare appieno la suite di movimenti a disposizione della signorina Croft: oltre a classiche mosse di arrampicata, corsa, rotolata eccetera, il rampino ha un ruolo fondamentale, permettendo a Lara di calarsi in cordata o allargare pertugi per creare passaggi e permetterle di saccheggiare ancora più tesori. Ma il saccheggiare tesori e il portare alla luce segreti orribili creano enormi rischi, come ricorda alla nostra eroina il suo compagno d’avventure Jonah.

Come premessa alla base della trama è molto interessante: Lara deve affrontare le conseguenze delle sue azioni, rendendosi conto che la sua personale crociata può portare danni enormi a tutto quello che la circonda, danni incarnati dalla terribile tragedia che si scatena alla fine della sezione introduttiva. È una premessa che sembra quasi una risposta a una delle critiche che la storia della serie si porta dietro sin dalla nascita, cioè il fatto che Lara si occupa principalmente di uccidere gente per saccheggiare tesori archeologici di nazioni straniere con poteri magici devastanti, e che le persone attorno a Lara non hanno le sue capacità o la sua fortuna nel sopravvivere. È un inizio molto incoraggiante, a cui alludeva anche la nostra prova in anteprima precedente alla Shadow of the Tomb Raider recensione, e che promette una profondità di idee inaspettata per quello che sembrava un semplice blockbuster.

È un peccato dunque che, non appena la storia vera e propria inizia a ingranare la marcia, questo tema venga completamente abbandonato a favore di una classica avventura pulp alla Indiana Jones tra viaggi avventurosi, sette assassine e oggetti magici. Non è affatto una brutta trama, per carità, ma resta un pizzico di delusione per una possibilità perduta che riappare solo occasionalmente in frasi buttate lì dai personaggi. Per quanto riguarda i viaggi effettivi di Lara, è un’avventura attraverso le foreste del Sudamerica, con nuovi personaggi e un sorprendente ritorno al passato, che include flashback giocabili di quando Lara era ancora piccina e che ne mostrano differenze  e somiglianze con quello che è diventata oggi.

Dire che si tratta di una Lara matura è però errato: siamo davanti a una Lara che non ha paura di nulla, che ha ormai completato la sua trasformazione in qualcosa a metà tra archeologa e macchina da guerra. La stessa Trinità ormai la conosce per bene, e i suoi membri durante il gioco si dividono tra chi la teme e chi la sfida, conoscendo la sua padronanza di armi e assassinii nell’ombra che tocca il punto più alto di tutta la saga. Quello che la trama non raggiunge, infatti, viene sopperito dal gameplay.

Shadow of the Tomb Raider recensione gameplay: di tutto e di più

Ed è nel gameplay che troviamo la maggior parte della carne al fuoco. Fedele al suo genere avventuriero, Lara è in grado di arrampicarsi sui muri, scalare pareti anche a strapiombo e dondolarsi dalle corde per superare gli ostacoli, con questo episodio che aggiunge meccaniche di nuoto migliorate che offrono spazi subacquei più ampi. Sono presenti anche certo numero di abilità legate all’esplorazione, in grado di rimuovere i rischi di caduta o evidenziare le trappole quando si usa l’Istinto di Sopravvivenza, che aiuta immensamente a trovare oggetti con cui interagire nello scenario o a tenere d’occhio i nemici. È un aiuto fondamentale, dato che ci permette non solo di osservare con più cura, ma anche di sapere quali personaggi sono isolati e quali hanno altri che li tengono d’occhio, permettendoci di affrontare gli scontri con le informazioni necessarie in ogni parte della nostra Shadow of the Tomb Raider recensione.

Qui entra in gioco l’altra componente fondamentale: il sistema di combattimento, che vede Lara affrontare da sola gruppi di mercenari, tagliagole, seguaci di culti e altra gente raffinata ed elegante. La scelta di come affrontarli lascia una certa libertà, permettendoci di scegliere tra stealth e assalto ad armi spianate – anche se, nella mia esperienza, la seconda sopraggiunge nel momento in cui la prima fallisce e bisogna passare al piano B con un fucile a pompa dalla canna potenziata. Lo stealth è la parte più interessante: possiamo usare la nostra agilità per evitare i nemici o organizzare un piano d’attacco dai rami, sfruttando le stesse mosse che ci permettono di esplorare lo scenario e raccogliere i materiali sparsi per la foresta.

Questi materiali permettono di potenziare le armi e creare diversi tipi di granate improvvisate o proiettili speciali, con un sistema di crafting dinamico che assegna la creazione a tasti specifici durante il gioco – nel caso avessimo bisogno di una molotov durante uno scontro, ad esempio, potremo raccogliere una bottiglia e tenere premuto il tasto centrale del mouse (o RB/R1 sul controller) per infilarci dentro un panno inzuppato di benzina e trasformarla nel caloroso cocktail. Simile discorso per frecce infuocate, medicinali e altri oggetti, e devo ammettere che è una soluzione che mi ha dato da pensare durante tutta la Shadow of the Tomb Raider recensione: se da un lato craftare attraverso un menù sarebbe stato meno disordinato e non avrebbe richiesto la memorizzazione dei tasti associati agli oggetti, è vero che questo “crafting d’azione” rende gli scontri più tesi, costringendoci a improvvisare e nasconderci per poter creare granate o frecce nel caso in cui i nemici ci stiano mettendo in difficoltà.

Parlando di difficoltà potrebbe valere la pena ritoccare la difficoltà di base, soprattutto se stiamo giocando su PC. Nel nostro playthrough in Normale per questa Shadow of the Tomb Raider recensione abbiamo notato che il gioco non sembra aver avuto aggiustamenti specifici che considerino la precisione della mira via mouse, ma, nel caso non possedessimo controller, la possibilità di aggiustare indipendentemente difficoltà di esplorazione, combattimento ed enigmi permette di personalizzare il gioco come preferiamo. Non che gli scontri siano semplici, anzi: Lara non è particolarmente resistente ai proiettili, e se non siamo in grado di usare stealth e ambiente a nostro vantaggio non dureremo a lungo. Il sistema di combattimento premia pazienza e capacità di pianificare le nostre mosse, soprattutto nel caso sia impossibile eliminare i nemici uno per uno. È un approccio che tratta ogni scontro come un indovinello in cui cercare la soluzione migliore, ed è sorprendentemente efficace.

Diventa ancora più efficace quando ci si imbatte in situazioni particolari o nemici speciali, che vanno a cambiare le regole del gioco: dover affrontare scontri senza il nostro arsenale, o senza poter contare su colpi alla testa o altri elementi su cui abbiamo fatto affidamento contribuisce a mantenere il gameplay vivo e interessante. Ci sono momenti in cui si va avanti a tentativi, è innegabile (nelle sezioni con solo coltello essere visti si avvicina molto a una condanna a morte), e senza potenziamenti nel ramo abilità stealth il gioco si fa abbastanza frustrante, ma i tre rami di abilità disponibili – Esplorazione, Stealth e Combattimenti – permettono tre approcci validi. Non sono perfettamente bilanciati: provando diversi approcci per la Shadow of the Tomb Raider recensione è sempre stato chiaro che lo stealth letale era il più semplice

Per quanto riguarda l’esplorazione, il gioco offre alcune aree aperte in cui cacciare animali, scoprire segreti e recuperare materiali liberamente, e devo ammettere che questa nuova Lara continua a portare alla mente piacevoli ricordi di Metal Gear Solid 3. Non si tratta assolutamente di un gioco open world, ma di zone esplorabili collegate tra di loro e con sistemi di viaggio rapido tra i fuochi da campo, luoghi in cui possiamo equipaggiare armi, creare vestiti con poteri speciali ed effettuare potenziamenti. Questo approccio facilita la ricerca di monoliti che contengono indizi per tesori nascosti e Tombe della Sfida da affrontare, aree speciali che contengono le abilità e i potenziamenti migliori e che rappresentano il miglior level design del gioco, esplorando idee in maniera concentrata ed efficace e mettendo alla prova tutte le nostre abilità.

Non tutto è immediatamente accessibile: i monoliti richiedono la conoscenza delle lingue locali, sbloccabile investigando i manufatti, e certe Tombe necessitano dell’equipaggiamento adatto. È un approccio che incoraggia il tornare sui propri passi e il New Game+, in cui si può ripetere il gioco a una difficoltà diversa mantenendo intatti abilità e inventario e ottenendo oggetti speciali, e che permette di poter scegliere un ramo di abilità interamente nuove da sbloccare nel caso volessimo specializzarci in stealth, esplorazione o combattimento.

È una grande quantità di materiale, questo è innegabile, che sopperisce alla durata relativamente breve della storia – siamo sulle 14-15 ore per completare la trama principale, e non posso negare che la conclusione sembra avvenire troppo presto. l’esperienza è però allungata parecchio da tutte le attività secondarie e dalle side quest ottenibili negli hub creati dai vari villaggi, dove potremo scambiare le nostre risorse coi mercanti e accedere a piccoli sprazzi di civiltà nel folto della giungla. Devo ammettere che, tra la durata e le insicurezze della trama di cui ho parlato prima, si fa strada un sospetto che qualcosa sia stato fatto in fretta durante lo sviluppo, e che ci siano stati cambiamenti in corso d’opera – ma alla fine è una cosa che succede in quasi ogni videogioco, dato l’immenso lavoro richiesto dallo sviluppo.

Parlando di cose che fanno alzare un sopracciglio, ci sono elementi di design che causano qualche frustrazione – partendo dalle sequenze a metà tra filmato e interazione, dove cutscene e gameplay si alternano in maniera fluida. Per quanto siano realizzate in maniera molto efficace, mi è capitato in qualche occasione di finire impalato su una trappola o schiacciato da delle rocce perché il gioco non aveva comunicato in maniera efficace che avrei dovuto premere una direzione. Nei suoi momenti peggiori diventa una serie di quick time event senza nessun prompt su schermo, ed è abbastanza frustrante, anche se meno degli stretti passaggi tra le rocce in cui Lara si deve infilare per procedere: questi passaggi sono necessari, dato che servono a camuffare i passaggi tra le aree e a non dover mai interrompere il gioco per caricare, ma risultano occasionalmente difficili da scovare e troppo simili al resto dello scenario, fermando l’azione per poter capire come procedere. Non ho mai sentito il bisogno di consultare una guida durante l’intera durata della Shadow of the Tomb Raider recensione, però, il che dimostra che Eidos è riuscita a far molte cose per bene – soprattutto per quanto riguarda l’aspetto.

Shadow of the Tomb Raider recensione grafica: una bellezza primordiale

Buon Dio, se c’è una cosa che ci ha colpito durante questa Shadow of the Tomb Raider recensione è che il titolo è una gioia per gli occhi. Se c’è un lato del gioco in grado di brillare di luce propria è la grafica: dalle ombre soffuse agli spettacolari scenari subacquei, dai raggi di luce che filtrano tra le foglie fino a esplosioni e fuochi che illuminano templi e buie caverne Lara spremerà ogni goccia di potenza dal vostro PC e giustificherà il vostro acquisto di una TV di alto livello, sfruttando HDR e un leggerissimo motion blur per offrire una qualità dell’immagine tra le migliori che io ricordi a memoria. Il tutto sorprendentemente non richiede un PC di fascia alta, ed è ottimizzato bene anche per la fascia media offrendo solidi 60 FPS anche con le impostazioni più alte in maniera quasi costante.

C’è però un’eccezione significativa: nella nostra prova le scene con folle di persone hanno abbattuto il framerate, spesso spingendolo addirittura sotto la soglia dei 30 FPS, andando a influire sull’esplorazione dei campi base. Spezzando una lancia a favore di Eidos, se devono essserci dei rallentamenti è meglio che siano in luoghi senza azione come gli hub, ma è assolutamente innegabile che è stato un problema notevole nel nostro playthrough e che supponiamo sia dovuto all’alto numero di modelli di personaggi su schermo, estremamente ben realizzati e che probabilmente spremono il nostro PC più di quanto dovrebbero. Difficile stabilire se ci sia un collo di bottiglia nel sistema usato per la nostra Shadow of the Tomb Raider recensione, dato che potrebbe essere causato sia dal dover gestire le azioni degli NPC che dal doverli renderizzare su schermo, ma speriamo che il team di sviluppo lavori all’ottimizzazione di queste scene.

Per quanto riguarda il lato tecnico, non abbiamo riscontrato bug di grosse dimensioni – abbiamo notato dei salti in cui Lara avrebbe dovuto aggrapparsi e invece è diventata un kebab di avventuriera, ma sono state situazioni rare e spesso risolte dall’uso di un controller invece di una tastiera. C’è stato un breve filmato in cui il lip syncing dei personaggi è andato completamente fuori fase, e a volte l’audio ha avuto dei pop, ma se questo è il peggio che offre il gioco possiamo ritenerci soddisfatti della sua realizzazione. Per chi vorrebbe evitare ogni screzio consigliamo di aspettare le patch che saranno sicuramente rilasciate e di assicurarsi di avere tutti i driver in ordine dopo l’installazione.

Shadow of the Tomb Raider: le nostre conclusioni

Shadow of the Tomb Raider non raggiunge lo status di capolavoro per poco, ma di sicuro ne ha l’aspetto. Una grafica spettacolare si unisce a un gameplay che mischia stealth, esplorazione e azione in maniera efficace e soddisfacente, dipingendo una Lara alla fine della trilogia che è perfettamente padrona di sé stessa e di ciò che la circonda. La trama entusiasma, ma manca l’opportunità per essere grandiosa; è però supportata da side quest e da quel tipo di cura e approfondimento che solo i giochi AAA possono dare. Una degna e solida conclusione per uno dei reboot meglio riusciti della storia recente.

Pro
Grafica di altissimo livello
Gameplay raffinato e pieno di attività
Il gran finale della trilogia
Contro
Trama bella ma non profonda come promesso
Piccole incomprensioni di design
valutazione finale8

Puoi acquistare Shadow of the Tomb Raider su Amazon o se preferisci su eBay In alternativa Shadow of the Tomb Raider è disponibile nelle varianti Shadow of the Tomb Raider Croft Edition Xbox One o nella variante Shadow of the Tomb Raider PC.