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Un assaggio di realtà virtuale con il Samsung Gear VR

di Gianluca Cirignanoaggiornato il 30 maggio 2017

Di realtà virtuale se ne sente ormai parlare da anni e nell’ultimo periodo ne abbiamo discusso più volte anche noi, soprattutto per via delle tante eclatanti innovazioni che stanno investendo questo settore. Tra i device più chiacchierati e interessanti degli ultimi mesi c’è senza dubbio il Samsung Gear VR. Si tratta di un visore per la realtà virtuale messo a punto dall’azienda sudcoreana in collaborazione con Oculus – sì, proprio gli stessi del celebre Oculus Rift – che avevamo già provato rapidamente durante l’IFA di Berlino dello scorso anno e che negli ultimi giorni abbiamo avuto modo di testare in maniera più approfondita.

Una delle caratteristiche chiave di questo Samsung Gear VR è il fatto di non integrare un processore e uno schermo propri, ma di sfruttare quelli del Galaxy Note 4, che viene alloggiato nella parte anteriore del dispositivo. Così facendo si ottiene un terminale che di per sé risulta non troppo costoso: 199€, ma solo se siete già possessori dell’ultimo modello di phablet di casa Samsung che, come detto, è necessario per il funzionamento del VR. In caso contrario il costo sale parecchio, visto che il telefono attualmente è in vendita a circa 600€. Andiamo a dare un’occhiata più da vicino a questo particolare e promettente Gear VR nella nostra recensione.

Video recensione

Scheda Tecnica

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Gear VR: che cos’è?

Il Samsung Gear VR è un visore per la realtà virtuale, anche detto HMD (head mounted display), che, come spiega in maniera chiara il nome inglese, non è altro che un display montato sulla testa che sfrutta uno schermo, dei sensori e un apposito sistema di lenti per offrire all’utente un’esperienza d’uso immersiva. Il device in questione però, contrariamente ad altri prodotti come il già citato Oculus Rift o l’OSVR di Razer, non è uno standalone. Il terminale del colosso coreano, che va ricordato essere una developer edition come indica la sigla Innovator Edition sulla confezione, sfrutta l’hardware di un Galaxy Note 4 per funzionare.

Il phablet di casa Samsung si inserisce nella parte frontale del device, sotto una scocca protettiva di plastica, e si collega tramite un connettore micro USB, che mette in comunicazione il visore con il telefono e permette a quest’ultimo di sfruttare l’hardware integrato nel Gear VR, tra cui il trackpad che si utilizza per navigare nei menù.

A questo punto i meno esperti si staranno ponendo una domanda: come fa il Note 4 a trasformarsi in un visore? Il meccanismo alla base è davvero semplice ed è pressapoco lo stesso che sta dietro ai famosi Google Cardboard: una volta inserito il telefono nel Gear VR, il software automaticamente divide lo schermo in due parti e proietta su ognuna delle due la stessa immagine, come se fosse però ripresa da due punti di vista leggermente diversi. Questa tecnica si chiama stereoscopia e, andando ad imitare la visione binoculare degli occhi umani, permette di ricreare un effetto tridimensionale molto convincente.

Per far sì che l’effetto finale risulti ottimale e funzioni in maniera corretta il visore necessita di due lenti strutturate appositamente per questo compito, che deformano le immagini riprodotte sullo schermo in maniera particolare, in modo da ottenere oltre all’effetto tridimensionale anche un angolo di visuale abbastanza ampio. Nel Gear VR parliamo di circa 96 gradi sull’asse orizzontale che, pur non arrivando ai 110 gradi dell’ultima versione degli Oculus Rift, è già un valore abbastanza elevato da permettere una resa più che buona.

Design: leggero e rifinito

Le linee del Samsung Gear VR sono più o meno quelle classiche per questo genere di dispositivo. La parte frontale, quella che contiene il Note 4 e l’hardware del terminale, è ancora troppo ingombrante per essere vicina a quel concetto di estrema portabilità che questo genere di device vuole raggiungere. Di contro va detto che il VR è sorprendentemente leggero: anche con il Note 4 inserito il peso complessivo del dispositivo non è troppo elevato e non affatica il collo facilmente.

Certo, dopo sessioni di quasi un’ora si sente qualche piccolo indolenzimento, ma nulla di troppo fastidioso. Il sistema di cinghie che servono a fissare il Gear VR al capo funziona bene e oltre ad utilizzare delle fettucce elastiche è anche regolabile con delle comode linguette di velcro, che rendono molto semplice adattare il visore in maniera rapida alla propria testa. Nella parte che si posiziona sopra la fronte e in quella che si poggia sulla nuca troviamo poi due placche di plastica dotate di imbottitura che indubbiamente aumentano molto il comfort del visore, oltre a donargli un aspetto più rifinito.

Come detto prima, nella parte frontale troviamo una scocca in plastica semitrasparente dalla lavorazione fumé; questa, una volta rimossa, mostra il vano per inserire il Note 4. Il sistema di fissaggio del phablet è ben realizzato e il device rimane sempre saldo al suo posto anche facendo movimenti molto bruschi con il capo. Il lato sinistro del visore è vuoto, mentre sul lato destro troviamo i principali comandi.

In questa zona sono infatti posizionati il tasto indietro, che se premuto a lungo permette di accedere ad un menù di regolazione di diversi parametri, il bilanciere del volume e soprattutto un piccolo incavo rettangolare di circa tre centimetri per due posizionato nella zona centrale del lato che si rivela essere un touchpad. Quest’ultimo è uno dei principali elementi di interazione che si hanno a disposizione e non solo è in grado di riconoscere il tocco ma registra e interpreta anche degli swipe orizzontali o verticali, che come vedremo dopo ci permettono tra le altre cose di muoverci all’interno dell’interfaccia di sistema.

Nella parte superiore troviamo infine una rotellina che serve per avvicinare o allontanare lo schermo del Note 4 dalle lenti. Tale regolazione è pensata per permettere ad ognuno di trovare la distanza ottimale in modo da avere la miglior resa possibile e dovrebbe dare modo anche a chi è miope o presbite di riuscire ad usare il Gear VR senza grosse difficoltà.

Nella parte interna del visore troviamo infine un sensore di prossimità, grazie a cui il sistema può capire quando si sta indossando il dispositivo o quando invece lo si toglie, caso in cui il software mette automaticamente in pausa il VR. Una delle cose che più mi ha fatto piacere è vedere come, pur trattandosi di un device non ancora volto al mercato consumer, il Gear VR abbia comunque un aspetto abbastanza curato e rifinito, molto lontano da quello di un prototipo grezzo.

Software: interfaccia intuitiva ma poche app

Uno degli aspetti più importanti per questa tipologia di device è senza dubbio il software. Ho trovato l’interfaccia del Gear VR abbastanza semplice e intuitiva da utilizzare: dopo aver visto il breve tutorial e aver provato il sensore per una manciata di minuti si riesce già a navigare tra le varie schermate senza problemi. Una volta inserito il Galaxy Note 4 nel visore e indossato quest’ultimo ci si trova davanti alla schermata Home, che presenta già la grafica a piastrelle che caratterizza l’intero sistema. In questa area iniziale troviamo sulla sinistra le icone dei due store, quello Oculus e quello Samsung, in centro una parete con le tile delle ultime applicazioni che abbiamo utilizzato o installato e sulla destra uno shortcut per la nostra libreria, che contiene tutte le applicazioni che abbiamo già scaricato.

Navigare nei menù è piuttosto semplice, basta puntare lo sguardo sull’elemento che ci interessa e toccare il touch pad per aprirlo. Nel caso poi che vi fossero degli elementi da far scorrere, come nella libreria o nello store, basta eseguire degli swipe sulla superficie attiva del touch pad. Tenendo premuto a lungo il tasto indietro si accede ad un menù in cui si può controllare il livello di carica della batteria, le connessioni attive e l’ora e che inoltre permette di tornare direttamente alla home o di settare diversi parametri.

Tramite questa parte dell’interfaccia si può infatti regolare la luminosità, selezionare la modalità non disturbare, impostare il modo comfort, che vira lo schermo su colori più caldi che dovrebbero affaticare meno la vista, e si può anche attivare la fotocamera pass-trought. Quest’ultima voce non fa altro che attivare la camera posteriore del Note 4 e trasmettere le immagini direttamente nel Gear VR, in questo modo si può vedere quello che accade intorno a noi senza bisogno di togliere il visore.

Per quanto riguarda le app sono divise in tre categorie. Abbiamo le applicazioni vere e proprie, come Oculus 360 Photos e 360 Videos, che servono per vedere foto e video girati con una tecnica particolare che permette una visione a trecentosessanta gradi dell’ambiente circostante, o Oculus Cinemas, per vedere i propri filmati come se fossero proiettati sullo schermo di un cinema in una location particolare, che può essere sia un cinema vuoto sia qualcosa di più suggestivo, come ad esempio una poltrano sulla luna! Nello store troviamo poi diversi videogiochi, che sono forse tra le applicazioni più interessanti.

Tra i vari titoli a disposizione quelli che ho apprezzato maggiormente sono Temple Run, che nella versione VR è davvero molto suggestivo, poiché voltandosi alle spalle si può proprio vedere il mostro del gioco che ci insegue, e diversi di sparatutto sia in prima che in terza persona, tra cui Element, Vanguard V e Shooting Showdown 2, che propone una divertente modalità online uno contro uno. Abbiamo infine quelle che vengono definite Esperienze: si tratta di app particolari, che permettono di rivivere delle esperienze molto suggestive comodamente seduti in poltrona. Si può quindi decidere di assistere ad un concerto dei Coldplay con Next VR o ad uno spettacolo del Cirque du Soleil’s, ma anche di esplorare le profondità degli abissi con theBluVR e Ocean Rift o di viaggiare nel sistema solare grazie a Titans of Space.

Insomma, le varie app permettono di assistere a degli spettacoli molto belli e spesso emozionanti e anche di divertirsi parecchio con dei giochi che, pur non essendo molto complessi per quanto riguarda la grafica e le dinamiche, risultano però avvincenti per l’alto livello d’immedesimazione offerto dal Samsung Gear VR. Il vero problema di tutto questo sta però nel numero delle app a disposizione: sono ancora davvero poche.

L’ecosistema software, che dovrebbe essere la spina dorsale di questo genere di device e che dovrebbe costituire il principale punto di forza che spinge gli utenti a comprare un terminale di questo genere, non è ancora abbastanza maturo. Basti pensare che la maggior parte dei giochi sono solo delle demo e che, compresi questi, le app disponibili sono poco più di trenta e si capisce in fretta cosa voglio dire. Per il momento quindi il comparto software del visore di casa Samsung, pur promettendo davvero molto bene, lascia un po’ delusi in quanto ad ampiezza dell’offerta.

Esperienza d’uso: pro e contro del VR di Samsung

Dopo aver capito qualcosa in più del Samsung Gear VR veniamo a quella che è forse la domanda più importante per un dispositivo del genere: come si comporta nel quotidiano? Partirei per prima cosa dalla resa grafica. Il Gear VR ha il vantaggio di sfruttare lo schermo del Galaxy Note 4, che ha un’ottima resa cromatica e una risoluzione di ben 2560 x 1440 pixel, i quali, se pur divisi in due, visto che come detto prima per ottenere l’effetto stereoscopico bisogna proiettare un’immagine per ogni occhio, sono comunque ancora abbastanza per restituire immagini discretamente nitide.

Certo, guardando attentamente in determinati casi si riescono a scorgere i pixel, ma in linea di massima la resa grafica è buona. Nulla da ridire anche per ciò che concerne giroscopio e accelerometro. Il software gestisce in maniera ottima i vari sensori, i movimenti di camera seguono molto bene quelli della testa e il processore Snapdragon 805 del Note 4 riesce a reggere bene il carico di lavoro a cui è sottoposto. Risulta abbastanza raro vedere lag molto fastidiosi, anche se con le app più pesanti o mentre registravamo lo schermo del telefono per montarlo nel video abbiamo notato qualche impuntamento in più del solito.

Un’altro fattore che ho apprezzato molto è la comodità. Il visore del colosso sudcoreano è leggero e dotato di imbottiture nei punti giusti e di un buon sistema di fissaggio. Tutto ciò vuol dire poter utilizzare il VR per sessioni anche abbastanza lunghe senza troppi fastidi. La sagomatura ben realizzata della maschera e la gommapiuma che ricopre i bordi che vanno a contato con il viso, ad esempio, permettono di non avere quel fastidioso segno stile “maschera da sub” anche indossando il dispositivo per una buona mezz’ora, certo magari ci sarà un pochino di arrossamento, ma nettamente inferiore a quanto mi sarei aspettato.

Passiamo ora ai punti dolenti. Il primo è senza dubbio la difficoltà nell’installazione: per riuscire a installare la suite base Oculus sul Note 4 il buon Andrea Ricci – che ha configurato il visore per me mentre io finivo un’altra recensione in modo da farmi risparmiare tempo – ha avuto parecchie difficoltà e alla fine ha dovuto scaricare ed installare manualmente Android 5.0.1 sul device per far funzionare in maniera corretta il software. I problemi però non sono finiti qui: una volta avviata l’interfaccia del VR non riuscivamo a installare le app dedicate. Il sistema scaricava le varie applicazioni e poi però dava un errore in fase d’installazione.

Sulla rete abbiamo scoperto che è un bug noto da parecchio tempo e che purtroppo ancora non è stato fixato, cosa che ci ha fatto storcere un po’ il naso. Abbiamo comunque trovato un metodo alternativo, non molto comodo, per installare lo stesso le app: scaricarle dallo store, poi andare nella cartella di download, modificare l’estensione del file d’installazione temporaneo in .apk e lanciare il set up direttamente da lì. Così facendo siamo riusciti a provare tutti i software che ci interessavano, ma ovviamente non è un metodo comodo e semplice come passare dallo store ufficiale e in questo frangente si è visto in maniera molto evidente perché questo Gear VR non sia ancora un prodotto dedicato al mercato consumer, ma ancora pensato principalmente per i developer e i tecnofili più incalliti e curiosi.

Altro difetto abbastanza fastidioso che ho notato è il surriscaldamento. Il Note 4 infatti tende a scaldare parecchio quando è collegato al Gear VR e mi è capitato più di una volta che dopo un uso abbastanza prolungato, diciamo dopo circa una quarantina di minuti di utilizzo intensivo, il terminale mostrasse una notifica in cui avvisava che il device era troppo caldo e consigliava di far raffreddare il tutto per ottenere una resa migliore.

Per ovviare in parte al problema si può utilizzare il Gear VR senza il coperchio di plastica anteriore e volendo si può anche togliere la back cover del Note 4: così facendo si guadagna qualche minuto di uso in più, ma non è assolutamente una soluzione definitiva a questo problema. Ultimo punto negativo del Gear VR è il fatto che in situazioni in cui si suda anche solo un po’ le lenti tendano ad appannarsi molto velocemente, rendendo così quasi impossibile l’utilizzo del terminale. Spero che in una eventuale versione commerciale di questo dispositivo venga prevista una soluzione efficace per questo problema, che può sembrare marginale ma che è invece uno di quelli che mi ha dato più fastidio nel corso di questi giorni di prova.

Samsung Gear VR: le nostre conclusioni

Dopo aver analizzato più da vicino il nuovo visore per la realtà virtuale di Samsung rimane la domanda fatidica a cui rispondere: Gear VR sì o Gear VR no? Per prima cosa penso che sia giusto distinguere due casi separati: chi già possiede un Samsung Galaxy Note 4 –  o è intenzionato a comprarne uno – e chi invece dovrebbe comprare anche il phablet oltre al visore. Per questi ultimi utenti il mio consiglio più sincero è di evitare l’acquisto, che diventerebbe davvero troppo oneroso – tra tutto parliamo di circa 800€ – perché comunque al momento il parco app non è ancora molto ampio e per quel prezzo l’esperienza d’uso, per quanto affascinante, non vale la spesa. Chi invece ha già un Note 4 potrebbe prendere più seriamente in considerazione l’idea di comprare il device, visto che il Samsung Gear VR è ormai disponibile su Amazon a 119€ circa, un costo che per questa tipologia di prodotti non è esageratamente elevato.

Se però appartenete a questa seconda categoria di utenti e siete tentati dal visore, tenete bene a mente che si tratta ancora di un dispositivo non pensato per il mercato consumer, che ha qualche bug e che soprattutto non offre un numero di applicazioni molto elevato. Ciò non toglie che rimanga uno dei modi più interessanti e piacevoli di testare con mano un assaggio di realtà virtuale senza spendere troppo. Quindi se siete degli amanti delle nuove tecnologie e volete provare in anteprima un nuovo paradigma, che si spera riesca ad evolversi e ad entrare nel quotidiano di tutti, il Samsung Gear VR potrebbe essere uno sfizio che vale la spesa, ma a parere mio in questa fase non è ancora il dispositivo che sdoganerà la realtà virtuale tra le persone comuni.

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