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Samsung Galaxy Note 4: completo sotto ogni punto di vista

di Andrea Ricciaggiornato il 25 de mayo de 2018

Lo avevamo visto più volte in occasione dell’IFA 2014 di Berlino: siamo andati nella città tedesca con la consapevolezza che lo avremmo visto, studiato e forse addirittura desiderato, e così è stato. Mi aveva attirato parecchio in quei giorni, e adesso che posso provarlo a fondo posso dire che le attese sono state ripagate. Samsung ha fatto le cose in grande per questo fine 2014, portandoci una evoluzione matura e rifinita di anni di lavoro sulle gamme Note e Galaxy S.

Con specifiche tecniche da urlo, (che però questa volta non sono un esercizio di stile), un design leggermente rinnovato – leggermente però, niente più – e un focus rinnovato sull’utenza da catturare, Galaxy Note 4 vuole essere il vostro unico dispositivo portatile. Le dimensioni gli permettono di indurvi a lasciare a casa tablet e portatili, ma anche macchine fotografiche e apparecchi multimediali: pensa a tutto lui.

Curiosi di scoprire il primo device Samsung con nuovo design, display QHD, pennino rinnovato e l’ultimo processore sulla piazza? Non cercate oltre, scorrete la pagina e cominciate a leggere – o guardare, se si fa riferimento alla videorecensione.

Videorecensione in un minuto

Scheda tecnica

Un primo passo verso un nuovo design

[adrecensione]Durante l’evento di presentazione di Samsung Galaxy Note 4, l’azienda coreana ci ha tenuto a sottolineare la nuova linea di design adottata per il suo flagship di fine 2014. Parliamoci chiaro: sì, ci sono delle novità, ma non sono così rivoluzionarie. Diciamo che è stato compiuto un primo step in una direzione interessante, con nuovi materiali e meno virtuosismi estetici rispetto a quello che era Note 3 nel 2013.

Rimane gigante, davvero grande, difficile da utilizzare con una mano sola, ma ovviamente la cosa cambia con due, più il pennino: ecco che con questo elemento il telefono acquisisce un altro senso, e si distingue rispetto agli altri device da questa diagonale. Abbandonata la plastica ovunque e introdotto l’alluminio, e diminuisce l’impatto della finta pelle: finalmente, ritroviamo un phabletche punta all’utente business senza urlarglielo in faccia ad ogni secondo. L’esperimento Galaxy Alpha diventa la nuova base di partenza per Note 4, simile nelle linee a quello strano (nel senso di “difficile da collocare sul mercato”) device da 4,7 pollici.

Dimensioni generose quindi provocate dal bel display da 5,7 pollici che monopolizza la parte frontale del device. Sotto di esso, ancora un pulsante fisico per tornare alla home accompagnato da due capacitivi (per multitasking e tornare alla schermata precedente), sopra invece troviamo un logo di Samsung, la capsula auricolare, i vari sensori e la fotocamera frontale da ben 3,7 Megapixel. I lati piatti in alluminio sono belli da vedere e piacevoli al tocco: a destra troviamo il pulsante di accensione spegnimento, a sinistra invece il bilanciere per il volume. Sotto, ecco i microfoni, l’ingresso micro USB e lo slot per la S Pen, sopra un altro microfono, il jack per le cuffie e un cerchiettino nero che nasconde il sensore ad infrarossi.

Ritorna la scocca posteriore, che perde le finte cuciture effetto pelle ma mantiene comunque quella texture tipica del cuoio, fortunatamente meno evidente rispetto al passato. La scocca è removibile e accoglie la fotocamera da 16 Megapixel (leggermente rialzata rispetto al corpo del device) con il suo flash LED immediatamente sotto, posto accanto al sensore di battito cardiaco (ma è riduttivo chiamarlo così, dato quante funzioni riesce a fare), oltre poi ad un altro logo di Samsung troviamo lo speaker di sistema, posizione che non apprezzo particolarmente.

Sebbene sia molto grosso, non è impossibile da utilizzare: l’azienda ha fatto un buon lavoro nell’ottimizzare le cornici del device e nel bilanciare il peso del telefono, quindi è sì “padellone“, ma fino ad un certo punto. Il retro leggermente morbido permette un buon grip e quindi l’ergonomia non è minata, anche se non entra in tasca (almeno, non completamente) e vi troverete spesso a portarlo in giro tenendolo in mano. Dispiace solo che la protezione waterproof non sia arrivata su questo device, elemento che era comparso su Galaxy S5 e che trovo particolarmente utile ed interessante.

Come tradizione per Samsung, la scocca posteriore in plastica si può separare dal telefono per rivelare lo slot per la microSIM (strana scelta, mi aspettavo la nanoSIM a questo punto), quello per la micro SD (evviva la memoria espandibile!) e ovviamente il modulo batteria da 3220 mAh sostituibile nel caso sia necessario. Nel complesso, uno smartphone importante, nelle dimensioni e nell’estetica più ricercata rispetto alle generazioni precedenti, ma siamo sicuri che nel corso dei prossimi mesi questa nuova filosofia di design si tradurrà in materiali ancora più raffinati e in un graduale allontanamento da quelli che sono i canoni di design adottati attualmente dall’azienda.

Un display semplicemente incredibile

L’arrivo della risoluzione QHD era scontato e atteso su questo Galaxy Note 4. Samsung è una pioniera nell’inserire schermi con milioni di pixel su device tascabili: il primo Note esibiva un display da 5,3 pollici con ben 1280 x 800 pixel, una quantità impensabile in quegli anni dove tale risoluzione era stata raggiunta solamente dai tablet da 10″ con Android.

Introdotto da LG e il suo G3, il QHD è la risoluzione che troveremo su praticamente ogni device importante nel 2015. È l’avanzamento naturale del Full HD, e forse lo step nel quale ci fermeremo per più di qualche anno: andare oltre inizia ad essere ridicolo, considerando la definizione della quale stiamo parlando. 5,7″ accolgono 2560 x 1440 pixel, mossi ovviamente dalla tecnologia SuperAMOLED.

È un display incredibilmente bello: i colori sono vividi, i neri profondissimi e ovviamente testi ed icone sono più puliti che mai. Anche schiacciando gli occhi allo schermo è impossibile distinguere un singolo puntino luminoso. Non è un salto allucinante rispetto al Full HD, ma dire che non c’è differenza sarebbe una bugia. Tutte le lettere e i simbolo, qualsiasi sia la loro dimensione, sono semplicemente perfetti e nitidi. Anche gli angoli di visuale non sono affatto male.

Samsung ha enormemente migliorato la qualità dei suoi pannelli AMOLED dalle prime generazioni, che erano caratterizzate da colori troppo saturi con matrice Pentile visibile ad occhio nudo, capace di sporcare le immagini con un fastidioso effetto banding. Lo schermo di Galaxy Note 4 è invece perfettamente calibrato, e mi ha lasciato enormemente sorpreso durante l’uso. L’interfaccia di Android scala in maniera corretta, e qualsiasi tastiera è comoda da usare. La definizione aggiuntiva e l’ampia diagonale si fa poi notare usando il device con la sua penna: la nitidezza della scrittura a mano o dei disegni è qualcosa di semplicemente impressionante.

Hardware sempre al top, ma sul software…

La gamma Note è sempre servita a Samsung per testare l’hardware dei nuovi Galaxy S. Fin da sempre, l’introduzione di novità specifiche sui phablet della casa è stata poi bissata in occasione del lancio dei nuovi prodotti consumer. Per dirla anche in altre parole, il device lanciato all’IFA di Berlino funge sempre da apripista a quello presentato a Barcellona per il Mobile World Congress.

Siamo quindi sicuri che a febbraio vedremo un Qualcomm Snapdragon 805 da ben 2,7 GHz di frequenza e quattro core operanti, 3 GB di memoria RAM e il solito (fortunatamente) storage espandibile. Quest’anno però Note ha preso anche da Galaxy S, introducendo i vari sensori biometrici che troviamo sul corpo del device. Insomma, l’azienda ragiona in questo modo – tattica che funziona – e anche sul versante hardware più che stravolgenti novità troviamo delle piacevoli sorprese e graditi ritorni.

Inutile dire che Note 4 ha prestazioni da vendere: difficilmente troviamo, per ora, qualcosa di più scattante. I tempi di apertura delle applicazioni sono inesistenti, il multitasking davvero immediato e non si notano evidenti cali di framerate nemmeno nelle operazioni più pesanti. L’hardware riesce poi a stare tranquillamente dietro alla penna e ai suoi 2048 livelli di pressione, cosa non così scontata per un device mobile.

Sul software, esistono due scuole di pensiero: c’è chi difende la TouchWiz, definendola una evoluzione rispetto all’interfaccia di Android, e invece chi la denigra, ritenendola pesante e troppo ricca di funzioni. Io mi metto nel mezzo e cerco di essere il più obiettivo possibile: questa ennesima iterazione della UI proprietaria di Samsung funziona (decisamente) meglio delle versioni precedenti. Sono spariti i manierismi à là Apple, introducendo (anzi, anticipando) alcuni degli stili che troveremo su Android 5.0 Lollipop a partire dalle prossime settimane.

Non parliamo di un vero e proprio Material Design, ma piuttosto di una scelta coerente nello stile grafico dei vari elementi, che spesso funziona bene. L’interfaccia è vivace, con grandi font, colori piatti ovunque e quindi nessun gradiente fastidioso. Le animazioni sono davvero curate in ogni loro aspetto, e Android 4.4 KitKat è completamente irriconoscibile. Ogni singolo frammento della UI è stato rivisto, modificato, migliorato, ma non è solo apparenza: innazitutto, Android stock è brutto. Siamo onesti, lo stile introdotto dalla versione 4.0 Ice Cream Sandwich è ormai datato (e chissà perché arriva proprio ora Lollipop). Inoltre, probabilmente non sarebbe stato nemmeno adatto allo schermo QHD, che richiede elementi dell’interfaccia nitidi e ad alta risoluzione. Inoltre, non dimentichiamoci che Samsung tenta di offrire un’esperienza utente diversa da quella dei soliti telefoni, cercando di distinguersi e conquistare una base di persone affezionate ad essa.

 

Quindi, benvenuta TouchWiz, e con essa la sua miriade di opzioni di personalizzazione: è impressionante davvero quante ce ne siano. Aprite le Impostazioni e ne ritroverete a decine, liste infinite ricche di nomi astrusi e settaggi spesso oscuri. Ogni funzione del telefono ha tantissime opportunità di scelta, forse davvero troppe dato che elementi come i quick toggle non hanno più nulla di quick, essendo composti da più di 20 settaggi rapidi. Fortunatamente, vi assicuro che è stato svolto un lavoro di semplificazione non da poco: innanzitutto, sono rimasto sorpreso di trovare poco bloatware. Sono spariti tutti i portali multimediali di Samsung, a differenza di Sony che continua ad inserire app su app. Niente giochi preinstallati, niente suite strane per la produttività, c’è davvero il giusto quantitativo di programmi extra.

E vi dirò di più: per una volta, sono rimasto anche colpito da quello che Samsung offre ai suoi utenti come applicazioni bonus. Con l’acquisto di un terminale della casa si ha diritto alle versioni premium di vari servizi, fra cui Dropbox (50 GB aggiuntivi), Evernote (un anno di abbonamento) e altri, utili davvero per la produttività. Non sono app astruse che nessuno conosce, ma programmi utili e che utenti come me utilizzano quotidianamente. È un bel valore aggiunto che ho apprezzato particolarmente. Comunque sia, c’è ancora un po’ di lavoro da fare lato software: S Voice è sacrificabile – fate spazio a Google Now! – e ci sono opzioni come S Finder che finisce per rimanere inutilizzato ma sempre in bella vista nel menù delle notifiche. Le opzioni per la connettività sono decine, alcune di esse con nomi astrusi (S Beam e Connessione rapida sono i primi a venirmi in mente), per non parlare della quantità di opzioni relative al multitasking. Potete affiancare due finestre oppure metterne una sopra l’altra, ridimensionarle, farle diventare icone volanti e altro.

Insomma, una quantità di possibilità spaventosa, nel senso lettarale del termine: tutto questo talvolta confonde, e si finisce per non sfruttare l’enorme potenzialità che un dispositivo del genere può offrire. Si potrebbe andare avanti per ore, perché scopro continuamente nuovi settaggi (Standby intelligente! Chiamata diretta! Modalità privata!), nuove funzioni (Flipboard integrato nella homescreen, Download Boost e launcher semplificato per utenti meno esperti!) e ulteriori opzioni di personalizzazione.

Segnalo però un paio di note negative: rispetto a Note 3 perdiamo l’uscita USB 3.0, che risultava interessante essendo stato il primo terminale ad averla – e a quanto pare, pure l’unico. Inoltre, ho trovato un po’ fastidiosa la vibrazione: sul mio tavolo di vetro ogni volta che arriva una notifica vibra tutto davvero in maniera rumorosa – e l’effetto è ancora più spiacevole se corredato all’onnipresente fischio di Samsung per le notifiche. E in tutto questo, siamo riusciti a non parlare del sensore di impronte digitali, del cardiofrequenzimetro e soprattutto della S Pen: passate al prossimo capitolo per scoprire di più su questi tre importanti temi.

Pennino S Pen, S Health e impronte digitali

Sarebbe stato un grave errore inserire nella parte precedente tutta la descrizione relativa queste tre funzionalità introdotte da Samsung su Note 4. Il pennino lo conosciamo bene, essendo il marchio distintivo della gamma, ma in questa nuova generazione migliora notevolmente, mentre S Health e il lettore di impronte digitali trovano una rinnovata espressione in questo device di casa Samsung dopo aver visto i natali su Galaxy S5.

Cominciamo dalla S Pen: la tecnologia migliora notevolmente quest’anno, e i livelli di pressione riconosciuti passano da 1024 a 2048 – in pratica, il doppio. L’estetica della penna e le sue funzionalità intrinseche rimangono invariate: sul corpo del pennino troviamo sempre un pulsante per attivare il menù Air Command, e sono supportate tantissime opzioni relative alla penna. Potremo scrivere memo rapidi, catturare parti di schermo e racchiuderle in un taccuino, oppure scrivere su uno screenshot di sistema. S Note, l’app di Samsung per scrivere e disegnare, è in questa nuova versione ancora più ricca di funzioni.

Le punte per scrivere sono tantissime e davvero personalizzabili, mimando anche quelle di penne stilografiche. Potremo creare taccuini ricchi di appunti o addirittura foto convertibili in testo. Scattate una immagine di una lavagna, ed il suo contenuto verrà tramutato in una nota modificabile e integrabile con disegni ed altro. L’app permette di scrivere e disegnare in maniera completa, e la qualità dell’inchiostro digitale è impressionante. Il pennino ha il suo perché: non solo è un fantastico metodo di input, ma è qualcosa che mi vedo ad utilizzare quotidianamente in sostituzione di carta e penna.

Anche per esso le opzioni di personalizzazione sono infinite, e potremo anche utilizzarlo per convertire scritte a mano libera in testo – il processo funziona davvero bene, anche se non è veloce proprio come metodo di scrittura in sé. Ogni volta che si estrae la penna dal suo alloggiamento, Note 4 sarà pronto a prendere appunti, mostrandoci un piccolo menù (appunto l’Air Command) dove scegliere un comando rapido come il classico post-it dove scrivere un numero di telefono o l’indirizzo di un ristorante. Insomma, la penna funziona incredibilmente bene, e non vedo l’ora di ritrovare questa tecnologia anche su un tablet di qualità prodotto dall’azienda.

 

Sono invece partito con qualche pregiudizio su S Health, per poi rimanere sorpreso. Samsung ha racchiuso in una sola applicazione tutte le funzioni relative a sport e salute, senza spargerle a giro e senza intromettersi nell’uso quotidiano. Il telefono potrà tracciare il nostro corpo, partendo dai passi e le calorie bruciate fino ad arrivare al battito cardiaco, ai raggi UV del sole, passando per peso e qualità del sonno. Il sensore posteriore svolge multipli funzioni, ma purtroppo non al meglio: spesso appoggiandoci sopra il dito non rileverà nulla, chiedendoci di effettuare nuovamente la procedura (che richiede qualche secondo di troppo). Quando però svolge il suo compito, ci ritroveremo una analisi davvero completa e raccolta in statistiche utili per tracciare la propria salute.

S Health permette di impostare degli obiettivi in termini di calorie, di qualità e stile di vita. Ci permette di tracciare addirittura lo stress o la qualità delle notti di sonno, ma per quest’ultima funzione è necessario appoggiarsi ad accessori indossabili dell’azienda. Nel complesso, è un’app interessante ed utile, soprattutto considerando quanto è ricca e completa e che comunque ci spinge ad avere uno stile di vita più sano, senza per questo intromettersi nell’attività quotidiana. Ricordiamoci che Note 4 è un dispositivo pensato per una utenza un po’ diversa da quella consumer, che dovrebbe puntare sulla linea Galaxy S.

Infine, nella parte frontale arriva un sensore biometrico per la lettura dell’impronta digitale, migliorato rispetto a quello di S5 ma non perfetto. Gran parte delle letture vanno a vuoto, dato che bisogna far scorrere il dito quasi perfettamente parallelo alla superficie, cosa che non risulta naturale come posizione impugnando il device con una mano sola. Questo si tradurrà quasi in frustrazione molto spesso, dato che si finisce per perdere un sacco di tempo con lo sblocco del terminale, operazione che al contrario vorremmo essere immediata. Siamo ancora lontani anni luce dai sensori montati su iPhone o su Huawei Ascend Mate 7, decisamente più veloci. Il lettore serve anche per effettuare pagamenti tramite PayPal ed effettuare l’accesso su siti Internet, ma dopo qualche giorno di utilizzo ho finito per disabilitarlo come modalità di sblocco schermo.

Batteria: è pur sempre un Note

I Note sono sempre stati telefoni noti per la loro durata della batteria. Hanno montato fin dalla prima generazione moduli con amperaggio elevato, utili per controbilanciare i grossi display e le potenti CPU. Samsung quest’anno prende le cose con un passo diverso: sebbene sia un device ad altissima risoluzione, con CPU spaventosa e decine di funzioni, il modulo cresce soltanto di 20 mAh rispetto a quello di Note 3. Eppure, l’azienda ci assicura una durata media del 7,5% in più.

Anche con un Note 3 sotto mano sarebbe molto difficile paragonare questa cosa in maniera accurata: già è difficile tracciare il comportamento di un telefono solo, figuriamoci di due che devono fare le stesse cose per poter essere oggettivi nei risultati. Quello che posso dirvi è che non vi dovete eccessivamente preoccupare con la batteria di Note 4: farete tranquillamente un giorno di utilizzo anche intenso, più di uno con un uso medio. Ci sono stati giorni dove sono arrivato a sera con più della meta dell’autonomia rimanente, e altri dove avevo un 10-20% residuo.

Quello che ovviamente fa consumare di più è il display: alta luminosità e tanto tempo di accensione possono demolire la batteria velocemente. Anche il gaming ovviamente tassa molto il device, essendoci tantissimi pixel da muovere. Samsung ha inserito delle modalità di risparmio batteria – non interessanti e complete come la STAMINA vista su Sony Xperia Z3 Compact, purtroppo – che permettono di limitare il consumo di dati in background e abbassare un po’ le prestazioni se necessario. Se avete però bisogno di far durare la batteria il più possibile, anche su questo terminale trovate una modalità di risparmio energetico estrema: il display diventerà in bianco e nero (i vantaggi di essere un AMOLED), verranno disabilitate quasi tutte le funzioni mantenendo attiva la telefonia e questo farà vivere Note 4 anche per più di due settimane. È ovviamente pensata appunto per usi estremi o di emergenza, non per la quotidianità.

16 Megapixel che regalano soddisfazioni

Samsung ha puntato davvero molto sul comparto multimediale di Note 4, che presenta pochissimi compromessi – ma essi non sono relativi alla fotocamera. Il modulo da 16 Megapixel, corredato da flash LED e stabilizzatore ottico, è capace di restituire risultati davvero ottimi, con scatti di qualità e splendidi video in 4K. Strano per Samsung, poi, l’interfaccia dell’app fotocamera non è ricoperta da centinaia di funzioni, ma è anzi molto semplice da comprendere e utilizzare.

Le modalità messe in evidenza sono poche e semplici da capire: la parte destra dell’interfaccia permette di scattare, riprendere video o selezionare appunto una modalità, mentre a sinistra troviamo i settaggi, che non sono più centinaia ma poche e buone. Potremo scegliere la risoluzione (dato che Note 4 monta un sensore 16:9, scatterete a 16 Megapixel in questo formato e a 12 in 4:3), qualche opzione come bilanciamento del bianco e correzione esposizione, i comandi di attivazione vocale e anche qualche parametro per i video.

Dispiace solo non trovare un HDR automatico ma soltanto manuale, cosa che ormai è il trend per gli ultimi terminali top di gamma: il settaggio rapido è però sempre a portata di mano, quindi basta un tocco per attivarlo istantaneamente. Sono rimasto estremamente soddisfatto della qualità delle foto: nitide, con colori precisi, belle da vedere. Si vede che il software è un po’ aggressivo talvolta con la post elaborazione, ma gli scatti che vengono fuori sono sempre davvero belli. Samsung ha anche puntato molto sulla fotocamera frontale da ben 3,7 Megapixel, fantastica per le videochiamate ma soprattutto selfie di tutto rispetto: ecco che quindi ci viene in soccorso la modalità selfie panoramico, per poter includere più persone nella foto ruotando il device.

Come al solito, alleghiamo una galleria di prova con alcuni scatti effettuati a Milano, comprendenti foto in notturna, macro e solite immagini da tutti i giorni con varie condizioni ambientali. Ringrazio anche Giulia, Fabio, Sara e Alberto per essersi prestati al selfie di gruppo, che trovate sempre qui sotto:

La videocamera riesce a riprendere ottimi video molto stabili in molteplici risoluzioni e modalità. Si passa da un Full HD molto ricco, dato che permette di fare video a 60 fotogrammi al secondo (modalità molto apprezzata da chi non vuole l’effetto cinematico per i propri filmati), al QHD – perfetto compromesso dato che è pari alla risoluzione dello schermo – per approdare infine al 4K, già sperimentato da Samsung da Note 3. Inutile dire che i filmati a quest’ultimo taglio verranno davvero nitidi e puliti, e sorprende in positivo il funzionamento dello Smart OIS, cioè della tecnologia di stabilizzazione scelta dall’azienda.

È presente anche una modalità rallentatore fino a 120 fps, che però si ferma alla sola risoluzione HD – funziona bene, ma sotto questo versante iPhone 6 è ancora meglio. In generale, l’output video è davvero di qualità, e corredato da un buon sonoro grazie ai molteplici microfoni installati sul terminale. Mi ha sorpreso poi la possibilità di personalizzare l’app fotocamera, scaricando nuove modalità dallo store di Samsung per poi applicarle ai nostri scatti, e in generale l’interfaccia è adesso mirata al minimalismo funzionale piuttosto che a quei virtuosismi che caratterizzavano le generazioni precedenti dei terminali della casa coreana.

La fotocamera è la ciliegina sulla torta di quello che è un comparto multimediale di tutto rispetto, forse più debole su un solo aspetto che non è riuscito a convincermi – leggete quale, nel prossimo paragrafo.

Multimedialità completa e ricca, come sempre

[ridble_trovaprezzi_300x250]Samsung Galaxy Note 4[/ridble_trovaprezzi_300x250]Note 4 è un dispositivo all-in-one pensato per una utenza particolare, molto esigente e che si aspetta una certa produttività. Il device consumer della casa è il Galaxy, e anche se l’utenza ha spesso preferito i Note per la loro diagonale maggiore, ora Samsung sta cercando di recuperare facendo crescere di dimensioni i suoi device S e pubblicizzando Note a specifiche fasce di mercato.

All-in-one significa quindi anche completo sull’aspetto multimediale: con uno schermo del genere sfido a trovare qualcosa che non è bello da vedere. Il connubio perfetto fra risoluzione altissima e ampio display fa sì che film e serie TV siano una gioia per gli occhi, specialmente se in HD o FullHD – di QHD non troverete nulla. Anche i giochi sono fenomenali, ma ancora i titoli che ho provato (fra cui il noto Asphalt 8: Airborne) soffrono di qualche problemino di ottimizzazione dovuto alla CPU molto recente e alla risoluzione elevata – per riassumere, non sempre il framerate è al top, ma non è sicuramente per una mancanza di potenza di calcolo.

Quello che in parte non mi fa impazzire è il comparto audio: lo speaker è in una posizione terribile, cioè sulla scocca posteriore, e basta nulla per coprirlo con la mano. Inoltre, il suono non è nemmeno così interessante, anzi risulta leggermente metallico a volume elevato, e basta appoggiare il device ad una superficie morbida che tutto l’audio viene completamente assorbito. Fortunatamente, l’output in cuffia è eccellente (ci sono anche gli auricolari in-ear in dotazione) e il software ci viene in soccorso con un equalizzatore davvero completo.

Il sistema operativo offre poi un’app per la galleria molto completa, con tante opportunità di editing delle foto – compresa ovviamente la possibilità di disegnarci sopra con il pennino. Buono anche il lettore musicale, anch’esso molto ricco, e il player video offre nuovamente la possibilità di riprodurre video in finestre volanti – funzione ormai presente da qualche anno sui device di casa Samsung. Ricordiamo infine che il device monta 32 GB di storage, espandibili con ulteriori 128 GB tramite economiche schede micro SD.

Ben studiato quindi il comparto multimediale, che ovviamente permette di continuare ad accedere ai servizi di Google per film e musica, più tutti quelli che si possono scaricare tramite il Play Store. Segnalo che però, attualmente, non è presente sullo store di Samsung l’app SkyGo, da tempo esclusiva della casa, che serve appunto per accedere allo streaming dei canali Sky per chi ha un abbonamento satellitare. Speriamo che arrivi un aggiornamento in tempi brevi, o che finalmente sbarchi in maniera definitiva e aperta a tutti i device sul Play Store.

Samsung Galaxy Note 4: le nostre conclusioni

Note 4 mi è piaciuto, e non me lo aspettavo. Dopo aver decantato le lodi di Sony Xperia Z3 Compact, capace di darmi tutto in un corpo piccolo e tascabile, eccomi a lodare le dimensioni infinite di questo device Samsung. No, non sono lunatico: semplicemente, se una cosa è fatta bene e funziona, va apprezzata per quello che è. Certo, è un telefono impegnativo, decisamente non per tutti: per quello c’è il prossimo Galaxy S, o perché no, Galaxy Alpha. Note 4 fa tutto, e lo fa anche bene: non mi serve un tablet se ce l’ho con me, non ho bisogno di certo di una compatta, ho tanto spazio di storage per ogni contenuto e quindi sono contento così.

[proecontro]Il voto elevato riflette quindi quello che è il mio parere su questo dispositivo: è un oggetto “definitivo”, nel senso che una volta che si ha esso non serve appunto altro. Note 4 mi ha sorpreso minuto dopo minuto, facendomi capire che ogni funzionalità che a prima vista appare inutile (come il pennino) se ben studiata può diventare uno strumento prezioso. Stavolta Samsung non ha fatto la tipica corsa per inserire tantissime funzioni giusto per fare numero, ma ha preso quelle che già aveva pensato, rimodellandole ed espandendole dove possibile. Il superfluo è stato fatto sparire, e rimane ora un software ancora davvero molto (troppo) ricco, ma che non appesantisce il potente hardware ma anzi, lo valorizza.

Sono rimasto molto soddisfatto da Note 4, e spero di vedere un prossimo Galaxy S che segua questa linea: a quel punto, potremo dire che Samsung ha smesso di inseguire, ma ha cominciato ad insegnare agli altri ciò che gli utenti vogliono – e già in passato lo ha fatto, anticipando con grande furbizia il trend dei dispositivi grossi, che si è rivelato poi essere reale e non solo passeggero.

Samsung Galaxy Note 4 è in prenotazione su Amazon nelle colorazioni bianco, nero e oro ad un prezzo consigliato di 769€.

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