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Display: densità, risoluzione e altre guerre inutili

di Stefano Lovecchioaggiornato il 24 maggio 2018

Il periodo post-MWC è pieno zeppo di novità riguardanti la tecnologia, e in particolar modo riguardo gli smartphone. Abbiamo visto con i nostri occhi tantissimi prodotti che stanno tentando di imporsi come il top, un po’ come era iPhone qualche tempo fa (mentre ora non ci sentiamo di piazzarlo ancora sul piedistallo come una volta). Ma c’è qualcosa che ci turba.

Una tendenza che abbiamo visto da diverso tempo è la guerra sui display, alla ricerca del “numero più alto”. Non nascondiamo che questo fenomeno, in ambito mobile, sia nato da Apple con il suo Retina Display, un pannello ad alta densità di pixels che nel 2010 fece scalpore: la risoluzione era quasi esagerata per un dispositivo che allora disponeva di un pannello da “soli” tre pollici e mezzo, e questa cosa permise una resa visiva che tutti i prodotti concorrenti non erano in grado di dare. Sia chiaro, non perché i produttori non avevano possibilità di inserire quel display, ma semplicemente perché nessuno ci aveva mai pensato. Ed è stato qualcosa che ci ha fatto adorare quel periodo di Apple, così ricco di innovazioni.

Il Retina Display fu adottato poi dalla maggior parte dei dispositivi della società della mela, dall’iPad fino ai Mac, con risultati piuttosto soddisfacenti. Lo sforzo hardware richiesto per gestire una risoluzione così elevata era quasi eccessivo per questi prodotti che, tra le altre cose, devono anche pesare poco e durare a lungo lontano dal caricabatterie, ma si riuscì a trovare ugualmente il giusto compromesso tra prestazioni e resa visiva. E infatti, nonostante la risoluzione incredibile di 2048*1536, ben oltre la famigerata Full HD, gli iPad di terza e quarta generazione assicurano ancora una decina di ore di autonomia e ottime prestazioni, e abbiamo avuto modo di confermarlo in una prova dedicata.

  

Ovviamente, gli altri produttori non sono rimasti a guardare, immettendo timidamente i loro prodotti dotati di display ad alta risoluzione, con risultati non sempre brillanti. Pensiamo al Google/Samsung Nexus 10, tablet dotato di un fantastico display PLS ad altissima densità, che a conti fatti ha una resa magnifica agli occhi. Peccato che il software non si dimostri sempre ben ottimizzato come su iOS, e il risultato è che il sistema spesso risulta scattoso in più di una occasione.

Ma lasciamo stare questo fatto. Ciò che ci crea perplessità in questo periodo è la tendenza al display che non solo è grande, altra cosa su cui abbiamo riflettuto non proprio positivamente, ma è pure Full HD (1920*1080 pixels). Pensiamo a Xperia Z di Sony e HTC One, ma anche il nuovo Samsung Galaxy S4. Questi dispositivi, grazie ad una risoluzione veramente elevata, riescono ad offrire una densità di pixels che spesso supera di gran lunga i risultati ottenuti con iPhone. Ma è una cosa buona? Sicuri?

Sfortunatamente non lo èQuando Apple presentò il suo Retina Display, si scoprì che alla base di questo fenomenale schermo c’era un ragionato discorso basato sul punto in cui l’occhio umano non riesce più a distinguere il singolo pixel, accostandolo a quello della distanza del punto di vista (quest’ultimo spiega perché la densità su Mac e iPad è minore). Non diremo che si tratta della analisi più scientifica e imparziale di sempre, ma a conti fatti venne trovata una densità ideale per ogni dispositivo: oltre questo punto, qualunque progresso sarebbe stato inutile poiché l’occhio umano non avrebbe fatto più differenza.

Ed è questo il problema. Gli altri produttori non sembrano aver fatto questo tipo di conti, ma semplicemente si è pensato di sbandierare ai consumatori: “Display Full HD!“. Un annuncio fatto con la coscienza del fatto che questo nome sia diventato un chiaro rimando all’alta definizione e, in generale, all’alta qualità.

[quote_sinistro]Non sempre esagerare porta ad un risultato migliore per i consumatori[/quote_sinistro]Va bè, ma più è meglio, no? Forse, ma mettere troppe cose nel calderone richiede dei costi maggiori, sia per i produttori che per i consumatori. Per i produttori, rientra il costo del componente, imponendo dunque un prezzo maggiore e quindi dando una minore competitività al prodotto finale, che finisce per costare i soliti 699€. E questo è uno dei svantaggi del consumatore, a cui dobbiamo aggiungere che l’aggiunta di componentistica inutile non dà alcun vantaggio percettibile. Spieghiamo bene perché.

Per andare sul tecnico, se oltre i circa 300 ppi (pixel per inch) si è assodato che il display offre una qualità massima in fatto di densità, ha senso salire ancora? HTC, per citarne una, la pensa così. Il suo ultimo arrivato, l’HTC One, dispone infatti di uno spettacolare pannello di densità pari a oltre 400 ppi. Ridurre di 100 ppi la densità avrebbe ridotto la resa finale? Assolutamente no, ma avrebbe garantito una autonomia sicuramente maggiore. E guarda caso, questa nuova generazione di smartphone sembra peccare proprio nella batteria. Se non siete convinti, date uno sguardo alla nostra recensione del Sony Xperia Z, altro dispositivo dotato di display Full HD.

E allora perché iPhone 5 ha una batteria così scarsa (a tal proposito vi consigliamo il nostro approfondimento su come aumentare la durata della batteria), se il display non è esagerato né in grandezza che in densità? La risposta è collegata qui principalmente al fattore design, poiché per assicurare un dispositivo sottile e leggero come una piuma, anche troppo leggero forse, si è stati necessariamente costretti ad inserire una batteria che rasenta la sufficienza in quanto ad autonomia. Ci aspettiamo che Apple pensi bene a trovare un giusto compromesso tra bellezza e funzionalità, per la prossima generazione.

Al di fuori di Apple, l’idea che ci siamo fatti è che come al solito tanti produttori non pensano alla user experience finale, ma quasi sempre ai numeri, una tendenza che speravamo fosse terminata tempo fa. Una cosa è certa: questa generazione ci metterà tutti nelle condizioni di dipendere dal caricabatterie.