Resident Evil 7: l’eredità di Shinji Mikami è più viva che mai

In occasione del Tokyo Game Show 2015 Capcom ha messo sin da subito le cose in chiaro su uno dei suoi franchise storici, Resident Evil. Per celebrare il ventennale della serie tenutosi nello scorso 2016, lo studio nipponico ha dato il via ad una campagna di remaster dedicati a tutti i principali capitoli della saga, dalle riproposizioni di Resident Evil e Resident Evil 0 su PC e console di ultima generazione, fino ai capitoli più recenti (ed in parte meno apprezzati dai fan di lunga data). In tal senso, i tanti appassionati degli storici survival horror hanno sicuramente avuto pane per i loro denti in attesa, tuttavia, di qualcosa di veramente nuovo ed originale. Resident Evil 7: Biohazard ha voluto rappresentare proprio la risposta a questa richiesta, proponendo il grande ritorno della serie in una veste decisamente fresca ed inedita, facendo crescere notevolmente l’attesa e, in buona parte, anche le discussioni sull’effettiva direzione del nuovo progetto rispetto al passato.

Dopo il recente lancio del settimo capitolo, in tanti si sono domandati se, nonostante i buoni propositi, fosse ancora lecito considerare questo titolo come un vero e proprio Resident Evil, dati i suoi punti di rottura netta rispetto ai capitoli precedenti. Dopo aver portato a conclusione l’avventura principale, dunque, è giunto anche per noi il momento di pronunciarci su Resident Evil 7: Biohazard.

Il giro del mondo horror, dall’Outlastmania a Resident Evil, passando per i blockbuster movies

La serie di Resident Evil – o Biohazard come conosciuto nel mercato giapponese – ha assunto un numero quasi esagerato di identità nel corso degli anni, mantenendo tuttavia una veste chiara e specifica per contraddistinguere i capitoli principali dai tantissimi spin-off. Nell’ultimo decennio, infatti, abbiamo assistito al rilascio di diversi prodotti accompagnati da un titolo importante come quello di Resident Evil, di maggiore o minore qualità. Tra questi, ad esempio, citiamo gli ottimi Revelations, che rappresentano quasi dei veri e propri prodotti complementari rispetto ai titoli della serie canonica, andando a colmare alcuni vuoti narratici creatisi nel corso degli anni. Dall’altra parte, titoli più commerciali come gli shooter su binari Gun Survivor, action come Operation Raccoon City o disastri come il più recente Umbrella Corps hanno in ogni caso contribuito a mantenere vivo il nome della serie, nonostante l’effettiva mancanza di un vero nuovo capitolo.

resident evil 7L’annuncio di Resident Evil 7, dunque, ha rappresentato una manovra molto chiara e netta da parte di Capcom: rompere i ponti con il passato, ripulendo un nome – quello di Resident Evil, appunto – da troppo tempo utilizzato per i titoli più disparati (sì, ci aggiungo anche la serie di film con Milla Jovovich). Non a caso, la stessa scelta grafica adottata per la realizzazione del logo del nuovo capitolo rappresenta un esempio estremamente chiaro, andando anche a citare insieme entrambi i titoli con cui è conosciuta questa saga nel mondo. Ovviamente, il punto di rottura più netto rispetto al passato è sicuramente rappresentato dal cambio di visuale con cui andremo ad affrontare l’intera avventura, che passa dalla classica visuale in terza persona – a sfondo fisso per i primi capitoli e successivamente dinamica ad ambienti 3D – ad una più immersiva prima persona, tuttavia tratteremo questo specifico aspetto quando andremo a parlare del gameplay vero e proprio.

Il prologo di Resident Evil 7 fa l’occhiolino a Outlast come per dire Ok, siete stati bravi, ma lasciate tornare gli esperti Resident Evil 7 rappresenta un mix assolutamente ben congegnato di tutte le identità che il genere horror ha assunto negli ultimi anni, sia dal punto di vista videoludico sia dal punto di vista cinematografico. Il titolo, infatti, si divide strutturalmente in tre macro sezioni: un prologo, una parte centrale ed una conclusione, ognuna con una struttura quasi indipendente. Partendo con la prima parte del gioco, Resident Evil 7 ricalca quella che è stata la mania mediatica degli ultimi tempi, che andremo definire come la cosiddetta Outlastmania: prendendo a modello proprio il titolo di Red Barrels del 2013, Resident Evil 7 propone un prologo contraddistinto da sezioni di esplorazione lente, accompagnate dall’induzione di un senso di angoscia e tensione persistenti; il tutto condito con l’escamotage abbastanza semplice dei classici jumpscare. Situazioni molto simili, d’altronde, le avevamo già percepite in occasione del rilascio della prima demo giocabile rilasciata dopo l’annuncio del gioco, vale a dire Resident Evil 7: Beginning Hour. Come confermato dagli stessi sviluppatori, tuttavia, sapevamo che tale scelta avrebbe rappresentato solo un metodo per introdurre il giocatore in uno stato psicologico ben preciso prima di andare ad affrontare il cuore vero e proprio di questa avventura. E così è stato.

resident evil 7

A partire dal secondo capitolo, infatti, si riesce a percepire fin da subito che il titolo a cui stiamo giocando è effettivamente un vero Resident Evil. Gli elementi narrativi inseriti all’interno dell’avventura, infatti, riescono ad unire in un mix quasi perfetto le caratteristiche proprie dei precedenti capitoli, dai classici zombie – qui realizzati come creature diverse, ma molto simili – fino agli umani mutati, ma ancora dotati di intelletto esattamente come quelli affrontati negli episodi più recenti. La stessa ambientazione, pur trattandosi per la maggior parte di un unico luogo rappresentato dalla villa della famiglia Baker, riesce ad unire vecchi e nuovi elementi, trasformando l’iniziale passività del prologo in un’avventura veramente survival.

resident evil 7Infina, la parte conclusiva di Resident Evil 7, prima di lasciare spazio ad un finale con i fiocchi che riesce con soli due elementi a restituire tutto il suo splendore all’eredità di Shinji Mikami, è accompagnata da una serie di cliché abbastanza scontati e molto vicini ai blockbuster hollywoodiani del cinema horror più recente. Se andate a pescare tra i tanti horror movies distribuiti nell’ultimo decennio, facilmente potrete riscontrare negli ultimi due capitoli di Resident Evil 7 tanti degli elementi propri di questo tipo di prodotto, uno su tutti la presenza della classica bambina malefica. Elemento, quest’ultimo, che un po’ va a banalizzare i componenti della famiglia Baker protagonisti della parte centrale del gioco, personaggi fino a quel momento realizzati in maniera egregia e molto convincenti all’interno del contesto. Nonostante questi alti e bassi, dunque, l’aspetto narrativo di Resident Evil 7 risulta più che mai convincente e fedele alla sua storica natura, soprattutto grazie alle aperture con il passato perfettamente inserite nella scena finale del gioco.

Erbe, proiettili da contare e quadri da ruotare

Come spiegato, dunque, Resident Evil 7, nonostante alcuni cambiamenti degni di nota, riesce a mantenere saldamente il legame con la sua natura di puro survival horror. All’interno della tenuta della Louisiana, infatti, la nostra fuga sarà accompagnata da una serie di avventure assolutamente ben realizzate e soprattutto in perfetta linea con le peculiarità che hanno da sempre contraddistinto i capitoli di questa saga. Partiamo proprio dalla novità di Resident Evil 7, vale a dire il passaggio alla visuale in prima persona.

resident evil 7Da questo punto di vista, il cambiamento epocale ci porta a fare qualche considerazione in merito: prima di tutto, nonostante la rottura con il passato la visuale in prima persona riesce a trasmettere ancora più da vicino quel senso di angoscia e di tensione che – dobbiamo pur ammetterlo – è andato sempre più a perdersi con gli ultimi capitoli di Resident Evil, in particolare con Resident Evil 6. La scelta della prima persona non è, tuttavia, un fatto puramente stilistico: oltre a considerare l’abbinamento – opzionale, ma degno di nota – con PlayStation VR, che permette di vivere l’intera avventura in realtà virtuale, la prima persona di Resident Evil 7 è arricchita da alcune caratteristiche particolari, una su tutte l’oscillazione della visuale. Questo espediente apparentemente banale, al contrario, riesce ad accentuare ancora di più l’inquietudine delle atmosfere che respiriamo all’interno dell’ambientazione di gioco, provocando una sorta di vibrazione persistente anche se quasi impercettibile nel movimento della telecamera, in grado così di trasmettere in maniera più realistica i movimenti dell’intero corpo durante gli spostamenti del personaggio. Va detto, in ogni caso, che come la realtà virtuale è in grado di provocare anche dei problemi fisici a causa dell’ormai noto Motion Sickness, anche questa particolare oscillazione della telecamera, a lungo andare, può portare ad un lieve senso di nausea se utilizzato in maniera impropria. Ad esempio, questi problemi potrebbero presentarsi in caso di eccessiva fretta dei movimenti – come procedendo con il dito fisso sul pulsante per lo scatto in corsa – o aumentando esageratamente la sensibilità della visuale.

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Un altro aspetto da tenere assolutamente in considerazione è la stessa concezione della visuale in prima persona, troppo spesso banalmente fraintesa come un passaggio dalla natura survival a quella di FPS. Un errore banale, in quanto Resident Evil 7 mantiene comunque tutta la sua difficoltà nel saperci costringere ad effettuare ogni singola azione guardando attentamente alle possibili conseguenze: un survival horror, dunque, in tutta la sua purezza. A dimostrazione di questo fatto è presente anche la classica “legnosità” in alcuni dei movimenti e, in particolare, nel sistema di mira volutamente impreciso, come nella migliore tradizione.

resident evil 7L’inserimento di alcune piccolissime fasi di gioco maldestramente “stealth” lascia comunque spazio al grande ritorno dell’esplorazione e della risoluzione di puzzle ed enigmi per proseguire nella nostra avventura. In questo senso si respira veramente l’aria dei più classici capitoli anche in questo Resident Evil 7, riportando in auge la bellezza di esplorare a fondo ogni singolo ambiente per trovare l’oggetto o la chiave utile a continuare la nostra strada, anche con un backtracking persistente che ci farà scoprire la soluzione al nostro enigma magari in una delle primissime stanze esplorate all’inizio del gioco. Questa struttura riesce veramente ad immergerci all’interno di un titolo molto curato, difficile al punto giusto – ai limiti del proibitivo, se giocato a difficoltà Manicomio – e soprattutto fedele al nome pesante che si porta dietro. Non manca nessuna delle caratteristiche tanto care alla serie, dalla combinazione degli oggetti allo spazio limitato nell’inventario, dai bauli per organizzare gli oggetti utili da portarsi dietro fino alle classiche erbe che potremo utilizzare per curare parte del nostro livello di salute.

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A costo di diventare ripetitivi, le tante lamentele cresciute dopo il lancio di questo titolo sono quanto mai insensate: Resident Evil 7 è un Resident Evil in tutto e per tutto, forse anche più delle parentesi maggiormente action del quinto e sesto capitolo. E questo aspetto ci ha fatto davvero riscoprire la bellezza di questo genere.

La “bellezza” dell’orrore

Passando al comparto tecnico, Resident Evil 7 sfrutta un nuovo engine proprietario del team di sviluppo, denominato appunto RE Engine. Il risultato grafico è davvero ottimo, capace di restituire dettagli spaventosi – in senso positivo, si intende – ed un’ottima realizzazione tecnica sia negli ambienti sia nei personaggi.

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Qualche piccolo alto e basso si riscontra comunque in alcuni elementi di sfondo, non perfettamente inseriti all’interno di un’ambientazione graficamente di livello più alto, ma non tali da pregiudicare l’effetto visivo finale di Resident Evil 7. L’ottimo risultato grafico, inoltre, è accompagnato da una stabilità ed una fluidità assolute, con un framerate fissato sulle 60 unità per secondo e in nessun caso sofferente di qualche calo. In definitiva, potrete godere in Resident Evil 7 di tutta la terrificante bellezza di un level design azzaccato, di nemici ed equipaggiamenti ben realizzati e, soprattutto, del marciume, del sangue e dell’orrore che questa avventura è in grado di trasmettere.

Lo stesso ottimo livello si raggiunge anche dal punto di vista sonoro, sia dal punto di vista degli effetti ambientali veramente spettrali, in particolare se si vive l’intera esperienza con l’ascolto in cuffia, sia per quanto riguarda l’ottimo doppiaggio, in lingua originale o in italiano.

Resident Evil 7: le nostre conclusioni

Resident Evil 7 è un titolo che ribalta un trend visto troppo spesso negli ultimi tempi, vale a dire quello di un prodotto da cui ci aspetta tanto e che, al contrario, è in grado di offrire molto meno. Si è discusso tanto sull’eredità di questa storica serie accompagnata da un cambio di rotta secondo alcuni troppo netto. Resident Evil 7 disattende, in meglio, queste aspettative, andando a proporre un’esperienza ottima sotto ogni punto di vista, da quello narrativo a quello tecnico e, soprattutto, per quanto riguarda il gameplay. Con meccaniche del tutto fedeli al glorioso passato di questa saga, il settimo capitolo della creatura di Shinji Mikami risulta solido, coinvolgente e, nella sua bellezza, assolutamente terrificante. Le innovazioni – non così marcate come ci si potesse aspettare, dopo tutto – garantiscono comunque una freschezza aggiunta che saranno sicuramente in grado di dare lustro al futuro dei survival horror per i prossimi capitoli a venire.

Pro

  • Un mix perfetto di tensione, azione e ragionamento
  • Personaggi scritti in maniera impeccabile e trama coinvolgente...
  • Graficamente ottimo...
Contro

  • ...pur con qualche alto e basso
  • ...con qualche sbavatura comunque ininfluente
9

Federico Parravicini


Vi ricordiamo, infine, che Resident Evil 7 è disponibile per PlayStation 4, Xbox One e PC ed è acquistabile per tutte le piattaforme direttamente da Amazon, anche con un semplice click sul box che trovate più in basso.

Resident Evil 7 Video Gameplay

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