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Resident Evil 2 Remake recensione: il ritorno del re

Resident Evil 2 Remake recensione: il ritorno del re

Capcom prende il secondo episodio della serie e lo ricostruisce da zero, usandone le fondamenta per creare un gioco moderno. Ma si reggerà in piedi o crollerà? / Ultima modifica il

Che sta succedendo negli uffici di Capcom? Dopo anni e anni passati ad essere una barzelletta del genere horror, la serie di Resident Evil sembra essersi alzata dalla tomba. Il cambiamento era nell’aria già nel 2012, con il ben intenzionato, ma molto titubante Revelations. C’è però voluto Resident Evil 7 per capire che l’azienda ha deciso di voltare pagina. Con quello e il remake HD del primo portato su PC, Capcom ha confermato di voler lasciare da parte l’azione sfrenata, per tornare all’horror puro che ha portato la serie al successo. E per continuare ha deciso di ricostruire il secondo episodio interamente da zero. Una scommessa coraggiosa, ma con quali risultati? L’abbiamo studiato a fondo nella nostra Resident Evil 2 Remake recensione.

Resident Evil 2 Remake recensione: la storia si migliora

Mettiamo subito in chiaro una cosa: non è assolutamente necessario aver giocato ad altri giochi della serie, anzi. Se c’è un gioco che funge da introduzione perfetta per il mondo di Resident Evil è questo remake. La trama vede infatti la prima apparizione di Leon Kennedy e Claire Redfield, della maledetta Raccoon City e di altri personaggi storici della serie. Si tratta di un ottimo punto di partenza: i personaggi della trama sono alla loro prima esperienza con questi zombie. Lo stesso Leon è un novellino al suo primo giorno di lavoro nel dipartimento di polizia, e non ha idea di cosa sta per affrontare.

Spinto dal senso del dovere, Leon decide di ignorare gli avvertimenti e di addentrarsi sempre di più nella città, fino al cuore dell’infezione. La storia di Leon si interseca con quella di Claire Redfield – un altro nome che risulta certamente familiare ai fan. Diretti a Raccoon City, Leon per aiutare quante più persone possibile e Claire in cerca di informazioni, i due affronteranno la storia da due punti di vista diversi. Scegliendo uno dei due personaggi vedremo infatti solo un lato delle vicende, quello che il personaggio ha vissuto. Ci saranno sorprese e parti condivise da entrambi, ma parte del divertimento è mettere insieme i pezzi del puzzle e scoprire cosa è successo prima o dopo il nostro passaggio.

Se sembro vago è per evitare spoiler – non solo perché il lore di Resident Evil era ed è di ottimo livello, ma anche perché questo remake pone un’inaspettata attenzione alla trama. Gli eventi dell’originale sono stati riarrangiati e cambiati, mantenendo la stessa narrazione di base ma introducendo situazioni e personaggi diversi. E che personaggi: c’è un’ottima attenzione a dialoghi e caratterizzazione, e un’atmosfera di mistero che permea la città. Nessuno è quello che sembra, e anche chi appare per una o due scene sembra essere stato sviluppato per bene.

Un passato portato nel presente

Quanto di tutto ciò era parte dell’originale e cosa ha cambiato questo remake? La domanda è complicata. Non si tratta infatti di un semplice remaster come Resident Evil HD, dove le migliorie erano principalmente grafiche. Anche escludendo la nuova telecamera e il sistema di combattimento basato su RE4, il gioco rimescola le carte in tavola. Pur mantenendo la trama originale nei suoi elementi fondamentali, infatti, i cambiamenti sono significativi – alcuni nemici di piccole dimensioni sono stati rimossi, probabilmente per ovviare alla mancanza di una mira automatica – e certe mappe sono state ingrandite e alterate. Dopo qualche playthrough ci possiamo dire soddisfatti: ogni scelta è un netto miglioramento, rendendo la navigazione più intuitiva e rimuovendo (quasi) sempre il dover controllare ogni singola stanza per scoprire cosa manca per far avanzare la trama.

Tutto questo accade a Raccoon City, immaginaria città del centro degli Stati Uniti, e all’ombra della corporation che vi risiede: Umbrella. L’azienda ha letteralmente comprato la città, tra cartelloni pubblicitari, lavori, finanziamenti e acquisti di palazzi ed enti locali. Non che Raccoon City sia un covo di santi. Anche prima che gli zombie ridipingessero le pareti di rosso la città era corrotta e piena di folli, come avremo modo di scoprire personalmente. Il male del titolo non si riferisce solo ai morti viventi: nei suoi vicoli battuti dalla pioggia si nascondono mostri ancora più orribili.

Il risultato è un’ambientazione con personalità e carattere. Dalla centralissima stazione di polizia, con una sua storia sorprendentemente sviluppata, agli altri luoghi della città che visiteremo Resident Evil 2 Remake trasuda stile. Tutti i clichè di zombie e pandemie sono accolti calorosamente, ma non solo. Il titolo ha una completa padronanza del suo genere, e sa esattamente cosa vogliono gli amanti dell’orrore puro. Ci saranno intestini che si riversano sul pavimento, ma anche momenti di tensione più subdola. Il tutto condito da un fenomenale impianto audio che ci terrà sulle spine per tutta la durata della trama.

Due storie che si moltiplicano

Questo quantomeno la prima volta che finiremo il gioco. Questo remake mantiene infatti un famoso elemento del gioco originale: potremo scegliere di interpretare la storia nei panni di Leon o Claire con due percorsi diversi per entrambi. Un totale di quattro campagne, insomma, e se la differenza principale si nota tra percorso 1 e percorso 2, anche ripetendo un percorso con un altro personaggio gli scenari saranno “remixati”, con armi, personaggi ed eventi diversi. In più sono presenti minigiochi sbloccabili e, in futuro, DLC gratuiti che esploreranno le storie di alcuni personaggi secondari.

Una quantità di materiale enorme, che compensa la relativa brevità delle campagne singole percorse in questa Resident Evil 2 Remake recensione. Anche se non sei il tipo di giocatore che mira a completare al massimo ogni titolo vale la pena fare almeno i percorsi diversi. Per quanto il gioco introduca differenze è innegabile che fare tutte e quattro le campagne di seguito diventi abbastanza ripetitivo. A nostro parere la soluzione migliore è fare il percorso 1 con un personaggio e il percorso 2 con il personaggio opposto, in modo da svelare l’intera trama, e lasciare i playthrough aggiuntivi come contenuti extra nel caso ci si sia innamorati del gioco (o si punti al difficile rank S). Ma se la nostra critica principale è che il gioco potrebbe diventare ripetitivo se lo ripeti molte volte, vuol dire che Capcom ci sa fare.

Resident Evil 2 Remake recensione: gameplay disperato ed efficace

È il game design di Resident Evil 2 Remake ad essere il vero gioiello. Sin dal primo momento del gioco una cosa è chiara: ci sono troppi zombie e troppi pochi proiettili. Questi zombie riescono a reggere ben più di una pallottola in mezzo agli occhi, e anche una volta stesi hanno la tendenza a restare a terra per poco. Per fortuna sono molto lenti e molto stupidi (o almeno la maggior parte di loro) e la sfida passa dal saper cliccare sulle teste al riuscire a calcolare il minimo numero di proiettili necessario a superare un corridoio indenni, puntando a stordire e rallentare invece di uccidere. Le cose cambiano una volta incontrati nemici diversi, ognuno che segue meccaniche e regole particolari.

Da questo punto di vista ci sono echi di Dead Space che sono estremamente apprezzati. Ispirato a sua volta a Resident Evil 4, il gioco poneva enfasi sullo sparare agli arti dei nemici per staccarli e renderli inoffensivi. Una strategia simile si viene a creare in questo remake: far saltare una gamba a uno zombie è il miglior metodo per rallentarlo, o per finirlo in sicurezza col coltello. Oppure si possono attirare in giro per radunarli come pecore ed evitarli, ma correndo il rischio di trovarsi di fronte un’orda insuperabile quando torniamo sui nostri passi – cosa che succederà spesso, dovendo recuperare chiavi, pass e altri oggetti che sbloccheranno aree inaccessibili. Il ventaglio di possibilità che offre il gameplay è davvero ampio, e sperimentare cosa renda possibile il gioco è fantastico.

Il luogo in cui risiede il Male

Si comincia in maniera abbastanza semplice e lineare, ma prima che tu te ne renda conto starai consultando la mappa per tracciare la rotta migliore attraverso un edificio, facendo stop strategici alle stanze sicure o calcolando quali oggetti inserire nel tuo limitatissimo inventario. Procedere dritto dall’inizio alla fine è quasi impossibile: il gioco costringe a usare il cervello, e a fare molta attenzione alla gestione delle risorse. È stato cambiato il sistema usato nel 1998: il salvataggio non è più legato ad oggetti da recuperare, e può essere effettuato in qualunque momento – posto che siamo riusciti a raggiungere le macchine da scrivere sparse per la città. Le cose cambiano nei livelli di difficoltà maggiore, dove questo sistema è reinserito per la gioia dei fan – anche se avremmo preferito che ogni livello di difficoltà fosse settabile separatamente, invece di legarlo ai salvataggi.

Siamo rimasti particolarmente impressionati dal bilanciamento del gioco. Nella nostra prima esplorazione di Raccoon City siamo rimasti costantemente sul punto di finire i proiettili, in un’atmosfera di tensione disperata che ci ha accompagnato fino al finale. Ogni battaglia sembra concludersi per il rotto della cuffia, impressione confermata dai playthrough successivi. Questi risultano molto più facili e molto più brevi anche alla stessa difficoltà. Il gioco è interamente basato sull’esplorazione, e risulta meno intenso una volta che già si conosce la mappa.

Molte fonti d’ispirazione

Il design di quest’ultima è curato nei minimi dettagli, e ottimizzato per l’esplorazione e il recupero di oggetti. E proprio quando pensi di aver visto tutto quello che c’è da offrire una vecchia conoscenza della serie si farà viva. Tornerà infatti il buon vecchio Mr. X (o Tyrant), un vero e proprio Terminator che non si fermerà davanti a niente per uccidere Leon e Claire e si aggirerà tra corridoi e strade per aprirci come un’arancia quando meno ce lo aspettiamo. Con una differenza rispetto alla sua versione originale: invece di essere un miniboss occasionale Mr. X inizierà a cacciare i protagonisti senza mai fermarsi, inarrestabile e sullo stile di Alien Isolation. I suoi pesanti stivali riverberano attraverso corridoi e pareti, e ci ha dato parecchio filo da torcere nel completare la Resident Evil 2 Remake recensione. È una fantastica dose di tensione aggiuntiva che impedisce al giocatore di rilassarsi troppo una volta eliminati i pericoli principali.

Le ispirazioni abbondano, sia dai giochi moderni che dalla scena indie che dagli horror più classici. Altre critiche? Poche, anche se rilevanti. Il gioco include rare sezioni action con morte istantanea, in cui un minimo sbaglio ci porta a una fine tanto spiacevole quanto frustrante e che hanno causato la maggior parte dei game over nel completare la Resident Evil 2 Remake recensione. Per fortuna compensa con salvataggi automatici che ci evitano di dover ripetere intere sezioni, ma è innegabile che queste parti si sposano male con l’impianto lento e metodico del resto del gioco, soprattutto considerando i controlli. L’inclusione di un tasto per girarsi di scatto risulta necessaria, soprattutto se giocato con controller, e la pesantezza dei movimenti rende scappare agli zombie in stretti corridoi un’esperienza molto tesa.

Resident Evil 2 Remake recensione: grafica e audio

Essendo basato sul motore grafico di Resident Evil 7, c’era da aspettarsi un’altissima qualità. Quello che non ci aspettavamo è come lo stile artistico del remake si sposi perfettamente con queste capacità grafiche. Se RE7 era ambientato in case decadenti o in mezzo a paludi, RE2 offre scenari urbani battuti dalla pioggia, con riflessi e luci che si rifrangono sul cemento. È un’atmosfera incredibilmente ben realizzata, in cui i liquidi sono una gioia per gli occhi, e che continua anche negli interni molto diversi che abbiamo esplorato.

Le ombre proiettate dagli zombie grazie alle luci dinamiche contribuiscono a questo effetto, e l’intero gioco ha un comparto grafico di livello altissimo estremamente personalizzabile grazie a uno dei migliori menu di opzioni che ci siano mai capitati tra le mani, che ha reso le sperimentazioni per questa Resident Evil 2 Remake recensione un piacere. Inoltre tutti i filmati sono realizzati col motore grafico, con assolutamente nessuna scena pre-renderizzata – incluse le scene di sottofondo nei menu. Questo gioiello può spremere ogni goccia di potenza dal tuo PC da gaming, PlayStation 4 Pro o Xbox One X.

Tolti alcuni strani artefatti occasionali nel campo dei riflessi, il titolo è una piccola opera d’arte. Al mero aspetto si aggiunge una suite di animazioni di gran pregio, con nemici vari che reagiscono ai nostri colpi in maniera dinamica ed estremamente convincente – fino addirittura ad avere un intero modello “nascosto” per quando gli viene fatta saltare la pelle a suon di proiettili. Unica vera pecca nel campo grafico è una tendenza ad avere neri slavati, che virano più verso il grigio scuro. È possibile metterci una pezza lavorando su luminosità e schema di colori, ma abbiamo provato molte combinazioni per questa Resident Evil 2 Remake recensione e abbiamo fatto fatica a ottenere risultati davvero soddisfacenti. Non ci capacitiamo del perché la scelta di default sia così antitetica rispetto a quello che il genere richiede. Incrociamo le dita per un aggiornamento futuro, che riesca anche a migliorare l’implementazione dell’HDR.

Il suono del terrore

Ma la grafica ha un’importanza relativa, dato che spesso sentirai gli zombie prima di vederli. E il comparto audio è anch’esso molto ben curato: gli ambienti di Raccoon City scricchiolano, cigolano, e sono pieni di misteriosi rumori in lontananza che potrebbero essere mostri o potrebbero essere nulla. Gli sviluppatori sanno quanto sia importante il suono nell’horror, e per questo hanno incluso un sistema di audio binaurale. In grado di offrire suoni a tre dimensioni, questa simulazione è utilissima per tracciare zombie fuori dal nostro campo visivo. La colonna sonora è anch’essa di gran classe, anche se il gioco tende a privilegiare un efficace silenzio atmosferico – a meno che non si voglia passare alla colonna sonora originale, disponibile nella versione Deluxe e perfetta per i giocatori più nostalgici.

Detto ciò raccomandiamo di giocare con audio in inglese e sottotitoli in italiano. Se questi ultimi sono perfettamente realizzati e adatti all’ambientazione, purtroppo il lavoro fatto dai doppiatori nostrani è poco soddisfacente e in questa prova ne siamo rimasti piuttosto delusi. I problemi di lip syncing sono ovviamente impossibili da risolvere, ma la direzione del doppiaggio è altalenante e poco adatta al titolo. Si rischia davvero di rovinare l’atmosfera che il gioco è in grado di creare; a nostro parere dover leggere qualcosa in più è un sacrificio accettabile.

Resident Evil 2 Remake recensione: le nostre conclusioni

Prendi il leggendario gameplay di RE4, il superlativo level design di RE2, il fantastico motore di RE7, un pizzico di ispirazione da Alien: Isolation, un cucchiaio di meccaniche da Dead Space, e getta tutto in una pentola. Il risultato è entusiasmante e terrificante: un ritorno alle origini che guarda al futuro, con (quasi) ogni angolo smussato a dovere. Riprendendo la strada percorsa a tentoni dallo spin-off Revelations, questo remake conferma che RE7 non è stato un colpo di fortuna. Il re dei survival horror si risiede a capotavola, per gustarsi un meritato banchetto di premi e carne umana.

Pro
Perfetta fusione di classico e moderno
Gameplay profondo ed estremamente raffinato
Un’aspetto stupefacente quanto terrificante
Contro
Passaggi con morte istantanea
Piccoli screzi grafici
valutazione finale9.2