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I remaster Anni '90 che vorrei

di Matteo Gobbiaggiornato il 16 febbraio 2017

Il concetto di remaster di videogiochi è passato attraverso diversi stadi evolutivi negli ultimi anni. Fino a qualche tempo fa quasi tutti detestavano l’idea di dover pagare per giocare nuovamente un titolo acquistato e ultimato anni prima, però con lo scorrere del tempo son divenuti sempre più ovvi i pregi di questa pratica. Oltre a consentire ai più giovani di provare alcuni dei migliori giochi mai sviluppati togliendo la barriera della grafica antiquata (motivandoli di conseguenza a provarli), i remaster spesso riescono a farci riscoprire gioie dimenticate o, ancor più importante, farci notare come è evoluto il settore.

Un tempo anch’io non sostenevo appieno questa pratica, però siate sinceri: davvero tirereste fuori dalla soffitta la vostra console di 20 anni fa (sempre che l’abbiate ancora) per rigiocare ad un titolo che magari non potete neppure giocare bene perché serve una TV a tubo catodico o vari adattatori, la memory card, il controller, i cavi e – soprattutto – i giochi che magari vostra madre ha donato in beneficenza? Credo che la maggior parte di noi non lo farebbe neanche per i migliori giochi dell’epoca, preferendo l’acquisto di un nuovo titolo con conseguenti sessioni di gioco frenetiche, quindi niente flame sull’inutilità dei remaster per piacere.

Prima di addentrarci sul tema centrale di oggi vorrei chiarire bene la differenza fra remake e remaster; molti di voi sicuramente conosceranno la distinzione fra i due termini ma non vogliamo fraintendimenti. Un remaster è una riedizione di un gioco dove ciò che cambia è solo il comparto tecnico (grafica, audio…), mentre il gameplay rimane inalterato. Un remake, invece, è una versione 2.0 del gioco dove non cambia solamente sul piano estetico ma anche a livello di meccaniche di gioco. Per farci capire, Halo Combat Evolved Anniversary è un remaster, mentre Metal Gear Solid: The Twin Snakes è un remake.

Come si sceglie di fare un remake piuttosto che un remaster? Semplice. L’edizione remaster di un titolo anni ’90 influente, come l’appena annunciato Crash Bandicoot: N.Sane Trilogy, potrebbe non piacere al pubblico di oggi. Perché? Molti titoli, per quanto fossero bellissimi all’epoca, purtroppo non sono invecchiati molto bene a livello di gameplay e pompare la grafica purtroppo non risulterebbe sufficiente per sfornare un prodotto appetibile. Goldeneye 007, ad esempio, è stato uno dei migliori FPS degli anni ’90 ma, visto che oggi uno shooter con un solo analogico sarebbe impensabile quando hanno deciso nel 2010 di pubblicare una riedizione del titolo su PlayStation 3 e Xbox 360, i ragazzi di Activision si sono trovati a dover modificare il gameplay del gioco radicalmente. La difficoltà in questo caso è sicuramente maggiore, perché è difficile modernizzare un titolo senza detrarre dall’esperienza finale che avrebbe potuto vivere qualcuno nel periodo d’uscita originale.

Tutto chiaro? Bene. In occasione dell’annuncio di un titolo come Crash Bandicoot: N.Sane Trilogy abbiamo pensato di fare un tuffo nel passato rispolverando, fra i ricordi i nomi che più hanno segnato la nostra infanzia e adolescenza, i giochi che non hanno ad oggi subito ancora una rimodernazione tramite una remastered.

Remastered Giochi Anni 90 su PlayStation

Chrono Trigger

Partiamo con un titolo che ancora oggi molti amanti dei JRPG definiscono ironicamente “il miglior Final Fantasy anche se non si chiama Final Fantasy“, ovvero Chrono Trigger. Questo videogioco è squisitamente bello sotto ogni punto di vista e sicuramente all’epoca se la giocava con Final Fantasy VI (non era ancora uscito il VII capitolo, escluso dalla lista in quanto è in programma un remaster per PlayStation 4).

La trama ed i personaggi sono carismatici e coinvolgenti, rappresentando appieno ciò che ci si può aspettare da questo genere. Visivamente inoltre è magnifico, soprattutto grazie ad un design che veicola efficacemente uno degli elementi fondamentali del titolo, ovvero il viaggio nel tempo. Se avete giocato a Sonic CD sapete cosa intendo con grafica funzionale al gameplay, ed in Chrono Trigger questo concetto è espanso all’ennesima potenza. Se poi considerate che le musiche sono eccellenti ed Akira Toriyama – l’uomo dietro alla serie di Dragon Ball – ha disegnato i personaggi del gioco, capite benissimo la bontà del comparto artistico del titolo.

Pure il gameplay è superbo e molti come il sottoscritto lo ritengono quasi ineguagliabile all’interno del genere. L’idea di lasciar giocare l’utente con uno stile di combattimento simile a quelli visti in Final Fantasy IV-VI ma donando un’ulteriore sfera di meccaniche date dal posizionamento libero dei personaggi sul campo di battaglia è qualcosa di semplicemente unico. Grazie a queste meccaniche, infatti, potremo concatenare le mosse con altri membri del proprio party, creando devastanti combo ognuna diversa dalle altre che se sapientemente usate devasteranno ogni avversario. Il gioco è semplice, rigiocabilissimo e soprattutto estremamente godibile: se non lo avete ma giocato e siete amanti dei JRPG non ve ne pentirete, ve lo assicuro.

Secondo me non deve assolutamente ricevere un remake; Chrono Trigger dovrebbe essere solamente rimasterizzato, perché il titolo è bellissimo così com’è.

Dino Crisis

Se si guarda PlayStation ed il suo parco giochi, uno dei titolo che più meriterebbe un remake o un remaster è innegabilmente Dino Crisis. Capcom ha davvero sfornato qualcosa di fantastico con questo gioco, prendendo le meccaniche sperimentate in Resident Evil e portandole in titolo incentrato interamente sul combattere pericolosissimi dinosauri.

In un epoca dove Jurassic Park era il film di riferimento, trasportare in forma di gioco i mastodontici bestioni vissuti milioni di anni fa è stata una scelta azzeccatissima. Nonostante non fosse di certo il primo gioco a tema dinosauri, l’atmosfera del gioco tremendamente paurosa ed il gameplay volutamente impacciato per generare la terrificante sensazione di impotenza hanno facilmente reso questo il miglior titolo a tema dinosauri mai creato. Comanderemo Regina, membro delle forze speciali inviata con la sua squadra su un isola per investigare il lavoro di uno scienziato che stava lavorando sullo sviluppo di una nuova tecnologia chiamata Third Energy. Peccato che durante un esperimento si è aperto un varco temporale che ha trasportato i colossali predatori sull’isola, seminando morte e terrore nei pochi superstiti rimasti. La trama è semplice ma efficace e fin dal video introduttivo la tensione sarà palpabile.

Il gameplay come vi dicevo è simile a quello di Resident Evil, quindi non c’è molto da dire: i comandi sono legnosi (ideali per infondere paura e tensione durante le sessioni di gioco) e certe meccaniche come doversi fermare per sparare significa che spesso e volentieri scappare dai rettiloni sarà la scelta preferibile, aggiungendo ancor più ansia al tutto. Il comparto tecnico è anch’esso molto funzionale al gameplay, con illuminazione scarsa delle location, animazioni eccellenti dei dinosauri ed un comparto audio da urlo per il 1999. Che altro dire: un titolo assolutamente memorabile e che onestamente ritengo uno dei migliori giochi del secolo scorso.

Questa volta il quesito “remaster o remake” è difficile, perché al giorno d’oggi la legnosità dei comandi in un titolo action è a dir poco sgradita, però è talmente importante che in questo gioco i comandi rimangano invariati che io suggerirei un semplice remaster nel caso di Dino Crisis. Non a tutti risulterebbe gradita questa cosa, ma quei “pochi” che riuscirebbero a tollerare il gameplay “non esattamente paragonabile a Gears of War” si godrebbero un’esperienza fantastica, credetemi.

Silent Hill

Questo titolo è stato particolarmente importante durante gli anni ’90 perché, assieme al recentemente rimasterizzato Resident Evil, ha lanciato in larga scala un intero genere che in precedenza non era affatto considerabile come main stream: il gioco horror. Alcune delle idee introdotte in Silent Hill sono ancora oggi estremamente apprezzabili ed anche se non ho mai avuto la fortuna di giocare al titolo – ero troppo giovane all’epoca per poterlo acquistare – sono consapevole della loro importanza. Nel caso non sappiate di cosa sto parlando, adesso vi spiego cosa ha reso popolare questo gioco.

Anzitutto Silent Hill gioco è un titolo targato Konami e se siete vissuti negli anni ’90 saprete benissimo che all’epoca vedere il logo di questa casa giapponese era sinonimo di “gioco figo e ben fatto”. Il gioco in poche parole può essere catalogato come un survival horror e ci metterà nei panni di Harry Mason, padre adottivo di una ragazzina dal passato misterioso che è stata rapita da una setta religiosa nella città di Silent Hill. Dire così però è estremamente riduttivo, perché in questo gioco la trama ed il modo in cui viene esposta erano estremamente all’avanguardia per l’epoca, con personaggi autentici (semplici persone, non Commando armati fino ai denti) e dotati di una personalità propria. Non sono però solamente la trama adulta dai toni fortemente horror/thriller ed i personaggi che rendono Silent Hill un gioco memorabile: anche le ambientazioni sono affascinanti.

Gran parte dello charme del gioco deriva dalle location in cui ci troveremo e dalla loro estetica. L’uso sapiente di oscurità e nebbia a non finire instillano una tremenda sensazione di paura e tensione fin dai primi istanti di gioco, generando forti emozioni nei giocatori. Per gran parte dell’avventura inoltre l’unica fonte di luce sarà la nostra torcia; sebbene questa meccanica fosse stata concepita per ovviare ai limiti tecnici dell’hardware, a livello di gameplay si è rivelata essere una scelta vincente. Il gameplay, infine, è incentrato su esplorazione, combattimenti e puzzle-solving ma alcuni tocchi geniali come la totale assenza di GUI a schermo e l’uso sapiente della camera in terza persona cementano ancor di più la nomea di “gioco horror per eccellenza” che il titolo ha ricevuto fin dal suo anno d’uscita (1999).

Dunque, remake o remaster? Direi che Silent Hill necessiterebbe di un remake, ma anche un remaster andrebbe bene, perché anche se alcuni elementi di gameplay non sarebbero considerabili come “perfetti” questi sono assolutamente parte integrante dell’esperienza horror concepita per il titolo ed alterarla eccessivamente cambierebbe il titolo in maniera negativa.

Spyro

Credo che le introduzioni siano inutili, dato che l’unico motivo per cui non dovreste conoscere l’amatissimo draghetto viola sarebbero da ricondurre alla vostra data di nascita, ma per evitare disguidi ritengo sia necessario effettuare una canonica introduzione. Spyro è un personaggio che, assieme a Crash Bandicoot, è stato il volto di PlayStation. Molti titoli all’epoca erano sicuramente degni di nota sulla console Sony, ma nessuno poteva essere considerato una killer application ai livelli di Spyro The Dragon ed i suoi due successori (Spyro 2: Rypto’s Rage e Spyro: Year of the Dragon).

Il gameplay era semplice ma divertentissimo, ideale quindi per gli utenti più giovani, ed il carisma del personaggio è innegabile. Tenace, fiero e simpaticissimo, Spyro a reso molti bambini e giovani adulti felici negli anni ’90, portando un mondo colorato nelle nostre case. I combattimenti erano semplici ma non per questo poco divertenti, il platforming soffriva un filo di meccaniche di movimento ancora non perfette – seppur migliorate di capitolo in capitolo – ma non ci importava affatto perché i mondi di gioco erano una gioia da esplorare. Il fatto stesso che questo titolo sia stato uno dei primi araldi dell’arrivo della terza dimensione nel mondo del gaming, inoltre, garantisce a questo franchise un posto d’onore nella storia dei videogiochi. La trama, seppur presente, non è mai fregata molto a nessuno, esattamente come accade per i fan dei titoli Nintendo. Ad essere sinceri, ora che ho qualche anno in più rispetto ad allora ed ho una conoscenza più vasta dell’ambiente videoludico, Spyro seguiva una filosofia molto vicina ai platform dell’azienda appena citata.

Ancora oggi me lo chiedo: come è possibile che nessuno abbia ancora forzato Sony a pubblicare un remake della trilogia di Spyro? Il titolo è stato importantissimo per piazzare PlayStation sul mercato e dargli credibilità come console degna di questo nome, però dico remake e non remaster perché il peso degli anni si sente (come in quasi tutti i titoli 3D del periodo) e uno svecchiamento dei comandi – affiancato chiaramente da un miglioramento del comparto tecnico – di sicuro gioverebbe all’esperienza. Dei giochi proposti in lista credo che questo sia quello che più probabilmente vedremo nei prossimi anni, soprattutto perché con il remaster di Crash in arrivo a breve non posso che aspettarmi lo stesso per il draghetto viola!

Medievil 2

Alcuni di voi staranno pensando che siamo andati oltre, visto che Medievil 2 è uscito nel 2000. Vista però la vicinanza con il periodo che stiamo trattando, lo includiamo come outsider. Ah, che gran gioco che è stato Medievil 2. Ancora oggi Sir Daniel Fortesque è uno dei miei personaggi preferiti del grande roster che ha saputo sfornare PlayStation negli ultimi 20 anni, Perché? Detto banalmente, perché comandare questo nobile scheletrino combattente è davvero divertentissimo.

Medievil 2 è stato il primo gioco che ho posseduto per PlayStation e non dimenticherò mai la sensazione di stupore nel vedere la sequenza iniziale pre-renderizzata, mostrando una grafica in tre dimensioni che pareva il limite invalicabile della tecnologia videoludica ai miei giovani occhi. Per fortuna anche il gioco in sé aveva una grafica molto bella e, seppur un po’ pixellosa anche per il periodo, non era affatto un problema perché lo stile delle ambientazioni era ben concepito e sviluppato, sia a livello di godibilità visiva che di gameplay, ed i nemici mi ricordo ancora che erano veramente simpatici da affrontare – specialmente i boss di fine livello.

Il gioco aveva comandi veloci e reattivi, più della media, donando a combattimenti e movimenti un tono di rapidità “inusuale” per un titolo in tre dimensioni. Era davvero una gioia esplorare musei e ripulirli armati di spada, pistola e non solo, perché ti sentivi fortissimo ed i suoni dei combattimenti – accompagnati dall’ottima colonna sonora – erano davvero simpatici. Ogni “ohy” urlato dai nemici ed ogni “aah” una volta finito di rigenerare la vita sulle fontane rigenerative mi stampava un sorrisetto in faccia che ancora oggi riguardando dei video di gameplay ricordo bene.

Il problema però è che io vorrei riviverli di prima mano quei sorrisetti, non guardando un video su YouTube, e se nulla mi frena dal rimediare spolverando la mia PS One diciamo che preferirei avere un remaster di Medievil 2. Dico remaster, assolutamente non remake, perché a parte una rivisitazione del comparto grafico sarebbe assolutamente sconsigliato alterare il gioco. Un utente ha filmato una sua possibile rivisitazione di Sir Daniel su Unreal Engine 4 ed anche solamente l’idea di trovarmi questo gioco fra le mani tutto bello pompato per il XXI secolo mi genera ben più hype di un possibile annuncio di un nuovo titolo di Bethesda!

Remastered giochi anni 90 su Nintendo 64

Paper Mario

Spesso i detrattori di Nintendo prendono in giro Mario per la quantità di titoli “simili” che sono stati prodotti negli anni. È vero, a parte qualche rarissima eccezione tutti questi giochi sono platformer, giochi di guida, brawler o sportivi; quando però ricordo a queste persone che esiste anche un RPG targato Mario mi guardano sempre stralunati, come se non sapessero dell’esistenza di Paper Mario. Peccato, davvero, perché è uno dei migliori titoli che siano mai stati associati alla grande N.

Non è il primo titolo ad introdurre le meccaniche canoniche degli RPG nel mondo Nintendo ovviamente, ma Paper Mario è stato il primo ad avere grande successo in occidente, e non è difficile immaginarne il motivo. Lo stile grafico del titolo è più unico che raro, risultando colorato e vibrante come tutti i titoli Nintendo ma vantando un design tutto suo; i personaggi, diversi elementi dello scenario e non solo sono proposti come ritagli di carta animati. Curiosa come premessa, non trovate? Per fortuna non è solo il comparto tecnico a rendere il titolo godibile, anche il gameplay di Paper Mario è solido e divertente. Semplice, per carità, ma godibile e non stanca mai.

Il gioco, esattamente come accade per un Final Fantasy, è diviso in fasi esplorative e combattimenti; per la maggior parte del tempo scorrazzeremo in giro per il Mushroom Kingdom in cerca dei sette Spiriti Stella, saltellando qua e là, parlando con gli NPC ed incontrando nuovi personaggi da aggiungere al proprio party. Quando combatteremo potremo lottare come in molti altri RPG, avendo dei punti vita ed una barra che limiterà il numero di mosse speciali che potremo effettuare. La caratteristica principale del gameplay del gioco però consiste nel poter fare una sorta di “QTE” (quick time event) che se effettuato con la tempistica corretta aumenterà l’efficacia dei nostri attacchi. Di per sé sembra molto semplice, però è proprio in questo che eccelle Nintendo: fornire prodotti semplici da fruire ma divertenti.

Remake o remaster? Assolutamente remaster quando si parla di Paper Mario, non c’è alcun dubbio: basterebbe tramutare il tutto in HD ed il lavoro sarebbe più che sufficiente. Grazie al suo gameplay ancora oggi perfettamente fruibile ed allo stile grafico che non sente minimamente il peso degli anni, fare modifiche sostanziali al gioco sarebbe davvero imperdonabile.

Se vi state chiedendo dove sono gli altri giochi per Nintendo 64 per cui vorremmo un remake o un remaster, le risposte sono due: o non riteniamo necessitino di essere riproposti in chiave moderna (es. Super Smash Bros) oppure, banalmente, sono già stati rimasterizzati (es. Super Mario 64TurokStar Fox 64).

Remastered giochi anni 90 su PC

Deus Ex

Considerato da molti uno dei migliori giochi mai realizzati della storia, il primo Deus Ex è stato un vero fulmine a ciel sereno nel mondo del gaming. Avrei anche potuto mettere Half Life al suo posto, risultando anche più in linea con i canoni di pensiero comuni, però ci sono due punti da considerare. In primo luogo stanno già sviluppando un remaster di quel titolo, rendendolo quindi inqualificabile per la mia “lista”, ed in secondo piano francamente Deus Ex ha elevato i concetti alla base di Half Life e System Shock (ambedue titoli ottimi, non fraintendetemi) su “un altro piano esistenziale”.

Le ambientazioni erano estremamente evocative ed azzeccatissime per rappresentare al meglio il setting distopico e corrotto in cui si sviluppava la trama fenomenale del gioco che ha reso questo titolo veramente un apripista. Mai si era vista una trama di quello spessore, con forti toni cospirazionisti, fare da contorno ad uno shooter; all’epoca si pensava che gli sparatutto fossero “solamente” dei veicoli per divertire l’utente con titoli divertenti ma semplici (es. Doom, Quake, Wolfenstein 3D). Deus Ex, in un certo senso, è stato il primo gioco ad avere un gameplay solido, divertente, vasto e per giunta contornato da una trama matura. Il concetto di free-roaming senza vincoli di gameplay, inoltre, è qualcosa che in tutta onestà dobbiamo a Deus Ex, perché è stato il primo vero gioco a dare un tocco di qualità AAA a questi importanti tratti che ancora oggi vediamo non solo nei suoi diretti successori, come Deus Ex Mankind Divided, ma anche in moltissimi altri brand.

Il titolo è definibile in maniera riduttiva come FPS con forti elementi RPG, ma all’epoca un tale livello di customizzazione non si era mai visto. Bizzeffe di armi, un protagonista carismatico, fior fior di decine di abilità (ciascuna delle quali estremamente creative e potenziabili) e la concreta possibilità di giocare tanto in maniera stealth quanto action hanno senz’ombra di dubbio cementato questo titolo come una delle pietre miliari del PC Gaming.

Che trattamento dovrebbe ricevere però Deus Ex, remake o remaster? Onestamente ritengo Deus Ex necessiti di un remake, perché l’interfaccia del gioco mouse alla mano risulta davvero datata al giorno d’oggi ed un ridoppiaggio francamente non guasterebbe per migliorare l’esperienza. La grafica, inoltre, sebbene stilisticamente risulti ancora apprezzabile, sul piano tecnico non soddisfa per niente; non è uno di quei giochi come Age of Empires II che ancora oggi risultano godibili semplicemente rimasterizzandolo in HD. Esiste una riedizione in HD del titolo, ma non è sufficiente a mio avviso.

Diablo

Come potevamo non includere questo gioco? Per chi non conoscesse Diablo (vergognatevi se davvero non lo avete mai sentito nominare) è stato il primo capitolo della miglior serie di dungeon-dweller in visuale isometrica della storia. Creato da Blizzard a pochissimi anni di distanza dal primo Warcraft, questo gioco è stato davvero un’icona del gaming su PC. Hanno creato versioni console di questo gioco, me ne rendo conto, ma è inutile negare che era il PC il modo giusto di giocarlo, soprattutto per le mod ed il multigiocatore. Andiamo in ordine però.

In questo titolo dalle ambientazioni tanto cupe quanto immersive ci sarà richiesto di selezionare una delle tre classi e lanciarci nel diabolico mondo di Diablo, ricco di demoni e creature malefiche esperte nell’uccidere gli esseri umani. La trama era molto bella e, prendendo molto in prestito dalla mitologia cristiana per generare una lore solida, conferiva un certo livello di epicità all’azione raramente visto fino a quel momento nel campo videoludico. Le musiche delle varie ambientazioni erano molto belle per i canoni del 1996, come anche il comparto grafico/stilistico, ma ciò che veramente ha elevato il titolo a Dio sceso in terra è il gameplay composto da parti uguali di divertimento, customizzazione e droga.

Giocare ad un Diablo porta l’utente a macinare decine, anzi, centinaia di ore senza neppure annoiarsi grazie all’eccellente struttura del gioco. Le abilità delle tre classi – guerriero, stregone e ladra – distinguono moltissimo la filosofia di gameplay da adottare per sconfiggere le migliaia di nemici che incontreremo e dato che gli equipaggiamenti saranno droppati dai nemici e dalle casse che apriremo in maniera randomica il gioco risulta un’eterna ricerca della migliore combinazione di armi, vestiti e poteri per affrontare l’avventura. La rigiocabilità è semplicemente stellare, dato che ogni classe può essere giocata in modi diversi, e la possibilità di giocare online con altri giocatori online sicuramente si era dimostrata una aggiunta di successo ed estremamente all’avanguardia per l’epoca. Aggiungete una difficoltà che, a seconda delle nostre impostazioni, poteva risultare paurosamente difficile e capite perché questo titolo abbia avuto un ruolo fondamentale nell’aiutare a definire la filosofia videoludica del PC Gaming.

Remaster o remake, quindi? Onestamente io direi con Diablo sarebbe sufficiente un remaster, perché ancora oggi il gameplay regge magnificamente il test del tempo ed a parte le animazioni persino la grafica sarebbe soddisfacente per il giorno d’oggi.

Warcraft: Orcs & Humans

Parlando della saga di Warcraft bisogna tenere a mende che si sta parlando di un titolo che, assieme a Diablo e Starcraft, ha cementato per sempre nelle nostre menti la bravura di Blizzard nello sviluppare giochi dalla lore profonda e bellissimi da giocare, sancendo anche in maniera molto chiara perché il giochi su PC viaggiavano su una lunghezza d’onda “differente” rispetto a quella dei giochi su console.

In Warcraft: Orcs & Humans, uno dei primi veri RTS della storia, comanderemo la nostra fazione (umani o orchi, appunto) e la guideremo nella lunga ed ardua campagna che si estenderà nelle terre di Azeroth, ricche di location incredibili, personaggi estremamente carismatici e memorabili ma, soprattutto, un gameplay che risponde appieno ai canoni Blizzard di qualità e divertimento. Tutto ciò sarebbe stato solo migliorato ed espanso nei due capitoli successivi, ovvero Warcraft II: Tides of Darkness (1995) e Warcraft III: Reign of Chaos (2002), ma i concetti chiave sarebbero rimasti gli stessi. La longevità, ad esempio, è sempre stata un altro chiodo fisso nell’universo Blizzard, come anche la capacità per il gioco di fornire al giocatore la sensazione di essere il protagonista in pieno controllo su ciò che sta accadendo a schermo.

Il concetto del gameplay 4X, ovvero eXpand, eXplore, eXploit and eXterminate – di cui vi abbiamo parlato in maniera approfondita nella recensione di Master of Orion: Conquer the Stars – è percepibile in ogni fibra di questo gioco ed in ogni scenario ci sarà lasciata un’ottima libertà strategica che comportava una grande sensazione di potenza in caso di una sudata vittoria. Davvero un titolo memorabile, soprattutto per la dinastia che ha lasciato nel mondo del gaming e per il numero di titoli che hanno sfornato basandosi sulla saga di Warcraft. Defense Of The Ancients e League of Legends, che nel caso non lo sapeste sono i due giochi più giocati al mondo da diversi anni, devono la loro esistenza a delle MOD concepite per il terzo capitolo di Warcraft. Grazie ancora, Blizzard: quando ti impegni sforni titoli grandiosi, ed anche quando non ti impegni troppo sforni titoli molto buoni come Overwatch.

La domanda però è sempre la stessa: remake o remaster? Direi che nel caso di Warcraft: Orcs & Humans serve assolutamente un remake. Modernizzare il comparto tecnico sarebbe sufficiente, ma il gameplay beneficerebbe anche di una buona rivisitazione della GUI; d’altro canto è un gioco del 1994 ed all’epoca era ancora terreno inesplorato la GUI su PC.

 

Che dite, vi è garbato il tuffo nel passato? Se avete qualche altro titolo da suggerire e da ricordare per colpire dritti nell’infanzia degli appassionati, vi invitiamo a farlo nei commenti sottostanti!