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Mac Pro: la massima potenza segue la forma perfetta

di Jacopo Famularoaggiornato il 26 agosto 2015

Fin da quando sono iniziati a circolare i primi rumors sul nuovo Mac Pro, dopo la scelta (anche imposta da alcune normative europee) di Apple di eliminare la scorsa versione dalla propria linea di prodotti, in molti abbiamo pensato che il nuovo computer top di gamma di Cupertino avrebbe assunto forme completamente differenti rispetto al suo predecessore.

Quando però il nuovo “piccolo” grande Mac è stato definitivamente presentato, non in tanti ci saremmo aspettati che la sua bellezza sarebbe stata tale da lasciare gran parte di noi a bocca aperta. Finalmente, dopo anni di silenzio, Mac Pro è tornato ad essere una vera e propria presenza all’interno del parco prodotti Apple, cercando con prepotenza di ritagliarsi nuovamente uno spazio e il rispetto di tutti quelli che, visti i mancati aggiornamenti dal 2010, lo avevano lasciato in disparte.

Dopo una settimana di intenso utilizzo, stress e prove grazie al supporto dei ragazzi dell’Apple Premium Reseller Infotron di Verona (che ci hanno gentilmente prestato la macchina per le nostre prove), finalmente abbiamo potuto trarre le nostre conclusioni su questo prodotto. Scopritelo con noi.

Scheda tecnica

[ridble_scheda_tecnica]https://www.ridble.com/prodotti/desktop/apple/mac-pro-2013-6-core/[/ridble_scheda_tecnica]

3 mm di alluminio per creare un’opera d’arte

Un disegno nuovo, pulito e che nulla ha a che fare con il classico Mac Pro di cui tutti forse abbiamo immagine ben chiara in mente sin dai tempi del famoso PowerMac G5. Il nuovo computer disegnato dal pluripremiato Jony Ive sembra finalmente aver raggiunto la perfezione della forma. Analizziamone però gli elementi per capirlo al meglio.

Esternamente Mac Pro è protetto da un guscio in alluminio che circonda per più del 90% il computer, ad esclusione della base, ancorata al corpo ma anch’essa rifinita in alluminio per dare continuità, e della sommità, che viene lasciata libera per due motivazioni: la prima è la funzione di passaggio dell’aria per il raffreddamento, mentre la seconda, molto cara a Steve Jobs sin dai tempi del primo Macintosh, è la funzione “handle”, ovvero maniglia, che permette il trasporto in comodità del computer.

[adrecensione]Il guscio è un elemento unico composto da 3 millimetri di alluminio spazzolato molto riflettente (forse troppo) che ripropone, sebbene distorte, le immagini dei luoghi in cui è imposto. La base, come detto, è rifinita nello stesso modo e propone una serie di aperture a spicchi che incidono questa scultura e permettono di catturare l’aria che, attraverso il condotto centrale, verrà poi portata in sommità in maniera davvero silenziosa. Tra la base e il guscio è presente un piccolo scanso che permette di notare che si tratta di due elementi distinti.

Per quanto riguarda il retro, nella parte alta del guscio è impressa la famosa mela, logo dell’azienda californiana; subito sotto a questa, un’apertura si fa spazio nell’alluminio e permette all’utente di accedere alle varie connessioni presenti sul computer. Dall’alto al basso troviamo due ingressi audio da 3,5″ (una più orientata all’utilizzo di speaker esterni e una più dedita all’utilizzo di cuffie); quattro porte USB 3.0, disposte in due file da due; ben 6 porte Thunderbolt 2 disposte in due file da tre; due ingressi Ethernet, un ingresso HDMI e il tasto di accensione. Ai piedi di quest’ultimo si mostra infine l’ingresso per il cavo di alimentazione. Restando sul retro è molto bello notare come le USB, le porte Thunderbolt e gli ingressi Ethernet siano circondati da un rettangolo traslucido che emette luce bianca a computer acceso, così come le icone degli elementi.

Altro elemento importante, che viene posto in maniera disassata rispetto a questi elementi, è lo switch per l’apertura e la chiusura del guscio sul computer: questo è molto facile da utilizzare e funziona esattamente come i pulsanti presenti su iOS: trascinando lateralmente l’elemento, infatti, potremo ancorare o meno il guscio. Interessante è l’interno di questo meccanismo, che funziona grazie ad un magnete e che risulta di dimensioni davvero minute. La prima domanda che mi sono posto quando l’ho visto è stata: ma com’è possibile che qualcosa di così piccolo riesca a reggere il peso di questo computer?

Proprio così: il Mac Pro, sebbene sia di dimensioni contenutissime, risulta un computer desktop a tutti gli effetti ed ha un peso tutt’altro che trascurabile (ben 5 Kg)! Detto questo, trasportarlo grazie la maniglia formata in alto tramite la piega imposta all’alluminio della shell è molto comodo. Bisogna comunque dire che un computer desktop è fatto per rimanere al suo posto e quindi il suo peso può essere una variabile più o meno influente nel giudizio della macchina. Detto questo, è bello pensare che, questa volta, anziché essere relegato sotto la scrivania, sarà bello poter sfoggiare il computer desktop sopra il proprio banco di lavoro.

 

Apriamo però il gancio di ancoraggio ed estraiamo il corpo del computer dal guscio: il risultato è una macchina estremamente elegante, forse addirittura più bella da aperta che da chiusa. Il cilindro viene ora scomposto in forme differenti: troviamo un prisma a tre facce su cui sono imposti i differenti elementi che compongono Mac Pro. Guardando frontalmente il computer ci troviamo di fronte ad uno spigolo ad angolo acuto. Sulla sinistra, in primo piano, è presente il processore, mentre, sulla destra, si mostra quasi come un protagonista il disco SSD che permette l’archiviazione dei propri dati.

Ruotando il computer e tornando sul retro, troviamo nuovamente le varie connessioni e gli accessi ai banchi RAM, che sono posti nella parte più tendente al retro dei lati. L’accesso a questi elementi è relativamente semplice e permette agli utenti di customizzare la random access memory del proprio compagno di lavoro fino ad un massimo di 64 GB di memoria.

Tenendo il Mac Pro aperto si ha inoltre la piena visione della parte superiore e del coronamento che la circonda. La prima è rivestita da un elemento in plastica nero, che rispecchia molto meno rispetto all’esterno in alluminio e che risulta molto gradevole (purtroppo attira molte più impronte rispetto all’esterno ed è di facile scalfittura, sebbene sia comunque difficile che qualcosa finisca in questo incavo); il secondo elemento è invece caratterizzato da differenti lamelle in alluminio che proteggono dalle silenziosissime ventole interne.

Ultima nota di colore va dedicata al luogo di assemblaggio di questo Mac Pro, completamente disegnato e prodotto in territorio statunitense. Questa è sicuramente un’informazione che può sembrare marginale ma può essere un segno che mostra quanto Apple voglia che questo prodotto sia perfetto e controllato in ogni sua parte ed è per questo che tiene vicino a sé l’assemblaggio di questa macchina.

Un hardware degno di una macchina da guerra

Quando si parla di computer Apple, la prima cosa da fare è non lasciarsi ingannare dalle apparenze; Mac mini ne è un esempio: è un dispositivo molto compatto ma comunque dalle interessanti prestazioni; lo stesso discorso vale per MacBook Air, che nella sua configurazione top di gamma può ritenersi un computer da lavoro di tutto rispetto, merito soprattutto dell’elevata ottimizzazione del sistema operativo OS X. Un altro esempio che abbiamo visto assieme è il MacBook Pro con Retina Display e, per chiudere il giro, è arrivato il momento di parlare di Mac Pro. L’hardware che monta è quello di una workstation, dunque prettamente pensato per un uso professionale. Quindi, se le vostre esigenze sono quelle di scrivere testi su Microsoft Word piuttosto che su Pages, forse è il caso che puntiate a qualcosa di decisamente più economico: tutta la potenza di questo computer potrebbe risultare sprecata poiché le mansioni quotidiane come la navigazione, la stesura dei documenti e la gestione delle fotografie sono compiti che non dipendono tanto dalla potenza di CPU e GPU.

[img_sinistra][/img_sinistra]Entrando nello specifico delle caratteristiche hardware, nella versione da noi provata è presente un chip Intel Xeon E5 6-core a 3,5 GHz di clock supportato da 16 GB di memoria RAM (espandibile fino a 64 GB); due schede grafiche AMD FirePro D500, ciascuna con 3GB di VRAM dedicata e (purtroppo) solamente 256 GB di archiviazione tramite disco SSD (espandibile fino ad 1 TB). Si tratta della configurazione “preassemblata” top di gamma (la versione base sacrifica un po’ di potenza di calcolo CPU, GPU e qualche GB di RAM), ma ad ogni modo è possibile personalizzare il proprio Mac Pro sfondando la barriera del top di gamma e aggiungendo componenti ancora più potenti, quali ad esempio una CPU ad otto o dodici core (upgrade che, tuttavia, ha costi molto importanti, dai 1500 ai 3000€, a causa dell’elevato costo dei processori Xeon per workstation). La componentistica, in ogni caso, rispecchia perfettamente quella dei computer per professionisti, tutta legata alla grande potenza di calcolo necessaria per affrontare operazioni come encoding e rendering ad alta definizione.

Anche in questo caso, così come nelle ultime versioni di iMac, Mac mini e MacBook, Apple ha deciso di rimuovere il Superdrive per la lettura di CD e DVD: l’azienda di Cupertino, così come fece quando eliminò i lettori di floppy disk dai suoi computer, sta puntando ormai a supporti di archiviazione molto più comodi e veloci che in ambito professionale possano essere di maggiore supporto. Nel caso in cui comunque l’utente avesse necessità di masterizzare un disco, è sempre possibile acquistare separatamente una unità ottica esterna e connetterla ad una delle quattro porte USB 3.0 presenti sul computer. Oltre a queste porte, Apple ha introdotto ben sei ingressi Thunderbolt 2 che possono essere utilizzati sia per la connessione di monitor esterni (fino a sei contemporaneamente) che di dischi ad alta velocità: la celerità di trasferimento dei dati tramite questa tecnologia è infatti molto maggiore persino di quella offerta dalle USB 3.0 e su una macchina professionale finalmente queste porte possono essere ritenute utili. Ad ogni modo, speriamo nella migliore diffusione delle periferiche Thunderbolt, per evitare che queste costose sei porte risultino poco utilizzate.

[img_destra][/img_destra]Le due porte Ethernet risultano altrettanto interessanti, in quanto permettono di collegare il computer a due reti contemporaneamente. A cosa serve? Pensate ad un utilizzo di Mac Pro in un grande studio e alla compresenza di due reti (non wireless), una per la condivisione dei file, una per la connessione ad internet: grazie all’utilizzo di queste due porte si avrà la possibilità di connettersi sia all’una che all’altra contemporaneamente. Si tratta di un’esigenza molto specifica ma che in grandi studi potrebbe essere effettivamente comoda.

All’interno di questo Mac Pro troviamo inoltre uno speaker che permette l’ascolto di musica o comunque dei vari suoni di sistema. Non si tratta di un elemento di qualità eccelsa, ma riesce a venire incontro a chi non ha grandi necessità e non vuole acquistare delle casse esterne. Per chi, invece, acquistasse questo computer per scopi di editing video (come ad esempio tramite Final Cut Pro X) o di composizione musicale (grazie al supporto del software Logic Pro X), Apple mette a disposizione due ingressi jack che permettono di avere un ritorno in cuffia e in cassa (ovviamente da acquistare separatamente), molto più fedele e di qualità.

Grande assente, purtroppo, è il memory card reader, sempre presente negli altri prodotti della gamma Mac. Strana scelta in questo caso da parte di Apple che sicuramente va a “penalizzare” proprio una fascia di utenza che potrebbe in realtà essere molto interessata all’acquisto di questo computer: i fotografi. È vero che sono presenti ben quattro porte USB (alle quali si può connettere un card reader esterno o connettere direttamente la fotocamera) ma, sebbene questa opzione sia sempre disponibile, chi vi scrive preferisce muoversi attraverso lo scambio dati attraverso memory card. Il tutto è molto più semplice e veloce da gestire e non ci sono cavi che ingombrano, così come la fotocamera, che durante l’importazione può anche essere posizionata altrove.

Prestazioni sempre al massimo

Grazie all’hardware che abbiamo individuato poco sopra è facile intuire quali siano le grandissime prestazioni offerte dal nuovo Mac Pro. Abbiamo fatto varie prove, affidandoci sia a programmi che ci dessero risultati numerici da confrontare con altre macchine, sia prove empiriche. Partendo da quelle numeriche, grazie alla famosissima applicazione GeekBench 3 abbiamo ottenuto un risultato per core singolo pari a massimo 3625, mentre per le prove a core combinati pari a massimo 20745. Nulla a che vedere con i risultati dell’iMac 27″ più potente sul mercato, il cui score nelle operazioni multi-thread a 64 bit raggiunge “solo” un punteggio pari a poco più di 14000 punti. Come interpretare i punti? Semplicemente, visto che Geekbench è un programma di benchmark dedicato alle CPU, più il punteggio è alto e più la macchina è in grado di calcolare in fretta operazioni molto pesanti. Il punteggio da noi ottenuto si affianca bene o male alle altre workstation dotate del processore Xeon E5 1650 v2, come l’ HP Z420 e il Lenovo ThinkStation S30, entrambi venduti ad un prezzo di circa 2000€ (ma privi del potenziale del Mac Pro in ambito di elaborazione grafica). 

Ci siamo poi domandati se anche software di rendering svolgessero al meglio le loro funzioni su questo computer e il risultato è stato davvero interessante! Abbiamo dapprima effettuato una prova con Cinebench, il cui risultato è stato pari a 76,52 fps per quanto riguarda l’analisi dell’OpenGL e 948cb per quanto riguarda quella della CPU (in questo caso Mac Pro non è risultato in questa configurazione la macchina più potente, classificandosi al terzo posto). Non ci siamo però fermati a queste analisi. Viste le personali necessità universitarie di chi vi scrive e, per sfruttare appieno le potenzialità della macchina che ci è stata gentilmente prestata, abbiamo pensato di effettuare qualche render proprio con Cinema 4D + Vray: il risultato è stato davvero interessante e, per un’immagine di dimensione pari a 4915 x 2878 a 300 dpi il computer ha impiegato un tempo di renderizzazione pari a circa una ventina di minuti (niente male).

Ovviamente, però, abbiamo pensato di effettuare anche qualche altro tipo di prova e, visto che grazie all’ultima versione di Final Cut Pro X e alle caratteristiche di Mac Pro il sistema riesce a gestire e riprodurre in tempo reale elementi a 4K di risoluzione, abbiamo pensato che fargli eseguire l’esportazione in Full HD di un video mentre effettuava il rendering di alcune immagini non sarebbe stato così oneroso per questo computer. Il risultato è stato molto soddisfacente: tralasciando la silenziosità della macchina e il fatto che non si riscaldi praticamente per niente, il tempo di esportazione è stato davvero basso. Il video che potete visualizzare a questo link è stato esportato dal Mac Pro in soli 10 secondi, contro i 25 secondi del MacBook Pro con Retina Display che abbiamo recensito in precedenza. Sembrerà poco, ma chi lavora in questo settore si sarà già fatto una idea, leggendo queste righe, del vantaggio in termini di tempo e fatica dell’avere un computer in grado di codificare velocemente e senza bloccare completamente tutto il sistema.

Nulla ovviamente potrebbe scalfire una workstation in ambito gaming, o almeno in teoria. OS X è sempre stato un sistema operativo poco aperto al videogaming e, nonostante le ultime spinte verso questo fronte, c’è ancora molto da lavorare (senza contare che il 90% dei videogiochi nasce su librerie DirectX, proprietarie di Microsoft). Ad ogni modo non ci siamo voluti arrendere e abbiamo lanciato una sessione di GTA 4 sul piccolo monolite nero. Il titolo, notoriamente molto pesante, non è stato in grado di rivelare il vero potenziale delle due AMD FirePro, restituendo un framerate sì molto soddisfacente, ma con alcuni piccoli lag dovuti alla scarsa ottimizzazione del motore grafico.

La domanda che si pongono tutti gli amanti del gaming, dunque, è la seguente: “posso installarci Bootcamp per utilizzare suite professionali per Windows e, perché no, anche giocare a qualcosa di decente?”. Fortunatamente la risposta è positiva: non è stato facile da capire, ma con un po’ di ricerca è stato possibile confermare l’utilizzo combinato delle due GPU tramite CrossFire. Le due AMD FirePro D500 si comportano bene in ambito gaming (ma non tanto bene quanto le GPU pensate apposta per il gaming, come le nVidia GTX Titan e le AMD 290x: le GPU di Mac Pro sono pensate per dare il massimo in altre mansioni), ma l’utilizzo di Windows è fortemente compromesso dalla presenza di soltanto 256 GB di memoria interna. Apple, per rincarare la dose, non permette di installare Windows su eventuali unità esterne, USB o Thunderbolt che siano, quindi la partizione Windows avrà sempre a disposizione poco spazio. A proposito dell’unità disco, abbiamo lanciato un veloce speed test di lettura e scrittura, ottenendo risultati notevoli: 737 MB/s in scrittura e 926 MB/s in lettura. Inutile dire che il boot e l’apertura delle applicazioni è ancora più immediata rispetto a quella di computer dotati di SSD “consumer”.

L’orso surfa sempre sulla cresta dell’onda

Come avevamo già detto quando abbiamo parlato del MacBook Pro con Retina Display, OS X Mavericks è davvero un ottimo sistema operativo, ottimizzato al massimo per poter fornire un’esperienza di utilizzo unica sia con macchine entry level che con prodotti ben più elaborati (come appunto ad esempio il portatile top di gamma Apple oppure questo Mac Pro).

Ancora una volta non entreremo nel dettaglio del sistema: abbiamo già parlato di quali siano le sue principali caratteristiche in un articolo dedicato. Ciò su cui invece vorremmo soffermarci è come esso funzioni nello specifico su Mac Pro 2013. La risposta potrebbe (anzi forse lo è davvero) risultare scontata, ma dire che OS X Mavericks è un portento e grazie alle sue feature rende l’esperienza utente su Mac Pro unica è la verità: la combinazione di un hardware potente e di un sistema operativo pieno di funzioni dedite al risparmio delle risorse riesce ad offrire agli utenti utilizzatori una grande produttività e una velocità di computazione mai vista su altri Mac prima d’ora.

[img_destra][/img_destra]Durante le nostre prove abbiamo provato ad utilizzare contemporaneamente software davvero pesanti (con file altrettanto pesanti) per stressare al massimo la macchina e il risultato è stato sorprendente: mai un’esitazione, mai un rallentamento. Avviare contemporaneamente software come Final Cut Pro X e Cinema 4D è stato un gioco da ragazzi per Mac Pro e OS X Mavericks, che assieme lavorano davvero in maniera perfetta.

Se il tempo di boot è davvero irrisorio, forse l’unico neo riguarda invece le tempistiche di spegnimento, che risultano più lunghe e notabili. Probabilmente al momento dello spegnimento sono ancora presenti vari elementi che girano in background oppure il Mac Pro deve prendersi il suo tempo per fermare completamente tutte le operazioni che le componenti fisiche stanno svolgendo.

Detto questo, Apple come sempre da ottobre 2013 a questa parte offre gratuitamente a chi acquista un Mac (quindi anche un Mac Pro) le suite di iLife e iWork, le quali comprendono rispettivamente iPhoto, GarageBand e iMovie una e Pages, Numbers e Keynote l’altra. Se però la seconda suite può risultare interessante per qualsiasi tipo di utente, è forse vero che un’utenza che è pronta ad affrontare questo tipo di spesa per questioni molto probabilmente lavorative avrebbe preferito uno sconto sui software professionali di Apple, piuttosto che ricevere in regalo le versioni “basic”. Stiamo ovviamente parlando di Final Cut Pro X, Logic Pro X e Aperture, che offrono opzioni ben al di sopra degli standard raggiungibili con le tre applicazioni presenti nella suite iLife (e che forse sono proprio ciò che una persona che acquista un Mac Pro cerca).

Mac Pro 2013: le nostre conclusioni

Dopo averlo quindi provato per più di una settimana di tempo siamo riusciti a trarre le nostre conclusioni sul computer professionale di Apple per antonomasia. Come sempre, però, facciamo un breve ricapitolo prima di esprimere il nostro giudizio definitivo: l’azienda di Cupertino ha impiegato molto tempo per realizzare questa macchina e in molti hanno colpevolizzato sin dal 2011/2012 la compagnia di non essersi più saputa adattare alle esigenze di una clientela professional che, fino a poco più di un anno fa, era costretta ad acquistare un Mac Pro il cui ultimo aggiornamento risaliva al 2010.

Dopo tre anni da quell’aggiornamento, però, Apple è riuscita a plasmare un computer completamente diverso: più compatto, più bello, più leggero e addirittura si potrebbe osare dire portatile. Mac Pro è figlio di grandissimi studi di design e ingegneria che hanno saputo coadiuvarsi e presentare al pubblico una macchina perfetta (nella quale probabilmente si possono ancora leggere le idee di Steve Jobs). Chi vi scrive è rimasto davvero soddisfatto da questo prodotto che, oltre che ad essersi completamente rinnovato a livello estetico, è stato migliorato completamente anche dal punto di vista hardware ed è ora pronto a nuove sfide.

Chi ha amato il Mac Pro delle scorse generazioni si chiederà se anche questo, pur avendo una forma e una dimensione diversa sarà customizzabile. La risposta non è né sì, né no: certi elementi possono ancora essere sostituiti, come ad esempio l’SSD e la RAM, mentre gli altri elementi rimarranno gli stessi dalla nascita alla morte del computer. Che questo sia un lato negativo? Sicuramente può influire in quanto invecchiando la macchina, invecchiano anche le sue componenti, ma forse è il giusto compromesso per un computer così compatto, silenzioso e che non riscalda.

[proecontro]Guardando agli aspetti negativi di questo nuovo Mac Pro, sicuramente il primo che salta all’occhio è la capienza dell’SSD montato di base su entrambi i modelli disponibili: Apple ha deciso di imporre una capienza di soli 256 GB, che risultano molto pochi per un’utenza professionale (soprattutto per chi vuole fare una partizione Windows sul proprio Mac Pro). È anche vero che, grazie alle porte Thunderbolt 2 si può lavorare a grandi velocità anche con file presenti su supporti esterni ma, visto il prezzo complessivo del computer, 512 GB di SSD non ci sarebbero affatto dispiaciuti.

Parlando infine di prezzi, il modello base di Mac Pro ha un costo pari a 3049 €, il quale cresce man mano che il prodotto viene customizzato. La versione da noi provata, invece, ha un costo di 4049 €, spesa abbastanza onerosa (anche in questo caso, possiamo modificare le caratteristiche interne e raggiungere prezzi ancor più alti). Se possiamo però esprimere un giudizio circa i costi per potersi portare a casa questa macchina, metterli tra gli aspetti negativi a priori è sicuramente a nostro modo di vedere sbagliato: Mac Pro è una macchina che ha richiesto anni di studi sia dal punto di vista del design che da quello ingegneristico; inoltre stiamo parlando di un prodotto disegnato e assemblato negli Stati Uniti e non in Cina, il che alza sicuramente i costi di produzione. Infine, Mac Pro è un prodotto rivolto ad un pubblico professionale, che necessita di grandi prestazioni senza compromessi e che sa quanto svolgere un lavoro senza impedimenti o rallentamenti possa aumentare notevolmente la produttività.

Ecco perché in definitiva questo investimento, seppure oneroso, può portare dei grossi miglioramenti e grandi velocità nel lavoro di certe fasce d’utenza (tra cui fotografi, video editor, musicisti, architetti, designer e molti altri). Per concludere, vi lasciamo dicendovi che Mac Pro è disponibile presso gli Apple Premium Reseller, l’Apple Online Store e gli Apple Store ai prezzi sopra indicati.

Ancora una volta ringraziamo i ragazzi di Infotron per averci fornito il Mac Pro recensito.

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