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Recensione ASUS VivoPC

di Riccardo Palomboaggiornato il 3 maggio 2015

Dalla sua anche  i due altoparlanti integrati, la connettività WiFi ac e la Gigabit Ethernet, per una dotazione che non è semplice trovare in questa fascia di prezzo. Ho provato la configurazione venduta in Italia per 10 giorni e adesso sono pronto ad elencarvi pregi e difetti. Iniziamo!

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VivoPC: parti in alluminio e design Zenbook

VivoPC è poco più grande di un foglio A4 diviso a metà. Siamo sui 19 x 19 x 6 centimetri con una forma a stringere che lo fa sembrare più piccolo. Pesa 1210 grammi alla mia bilancia, dei quali 440 sono di hard disk. L’alimentatore esterno è molto compatto: 7.5 x 7.5 x 3 centimetri con un cavo tripolare da una parte e un connettore da 5 mm dall’altra, entrambi discretamente lunghi. VivoPC è davvero gradevole da guardare e toccare. Le finiture sono tutte opache e resistenti ai graffi, il coperchio superiore è rifinito in laminato di alluminio (a cerchi concentrici, come gli ultrabook Zenbook o i tablet Transformer di fascia alta) mentre il fondo è protetto da 4 gommini discretamente spessi.

La costruzione è in plastica ma immagino che all’interno ci sia una scocca metallica visto che non c’è il minimo accenno alla flessione e nessuna tendenza a scricchiolare quando messo sotto pressione. Anche lo stesso coperchio, una volta rimosso, mantiene la sua rigidità. Non mancano delle chicche: il logo ASUS lucido, in contrasto con il top satinato, e il led bianco che va ad illuminare frontalmente la piccola rientranza del coperchio. ASUS ha curato nei dettagli l’estetica di VivoPC, e lo si nota anche dalla confezione di vendita fabbricata in cartone spesso e ben rifinita, quasi una 24 ore dedicata al trasporto del Mini PC. C’è tutto per farne un PC da salotto.

VivoPC: porte e possibilità di espansione

Tutte le porte sono sul retro. 4 USB 2.0, 2 USB 3.0, HDMI, VGA, ottica S/PDIF, Ethernet Gigabit, jack audio da 3.5 mm e lettore SD. Anche il pulsante di alimentazione, facilmente identificabile, è nella parte posteriore, così come il tasto di blocco/sblocco del coperchio. Inserire tutte le porte sul retro ha permesso ad ASUS di mantenere pulito il design di VivoPC ma di contro ha reso scomodo il loro utilizzo: quando si hanno monitor VGA, HDMI, 4 USB ed Ethernet collegati, inizia ad essere difficile sfruttare le altre 2 porte USB libere. Senza dimenticare che, una volta installato, si è costretti ad andare quasi alla cieca quando si deve collegare una semplice pennetta USB. Sarebbe stato preferibile spostare due porte sul fronte e dare più aria alla zona posteriore.

Tolto il coperchio superiore si ha accesso diretto all’hard disk. ASUS ha studiato un meccanismo ad incastro sfruttando dei supporti in gomma installati sulle 4 viti  del disco, e fissato il connettore SATA al telaio di VivoPC. E’ una soluzione che permette di sfilare il disco in modo veloce senza compromettere la sua stabilità nell’alloggiamento. ASUS VivoPC supporta dischi da 2.5 o 3.5 pollici. Pre-installato c’è un Western Digital Blue da 500 GB con 16 MB di cache e velocità di 7200 rpm.

Per accedere alla memoria RAM bisogna sfilare il disco e rimuovere l’unica vite presente. ASUS VivoPC usa delle SoDimm DDR3 1333/1600 Mhz e permette di installare un quantitativo massimo di 16 GB (2 x 8 GB). Pre-installata c’è un blocco da 2 GB con applicato del nastro termico su entrambi i lati. Proprio a destra dei due slot (vedi foto sotto) si nota la pila CMOS: la sua sostituzione non è prevista nel manuale utente ma credo che una mano abile possa riuscire a raggiungerla senza smontare nulla.

ASUS ha puntato molto sulle possibilità di espansione di VivoPC, ed il risultato è davvero riuscito. Togliere il disco, cambiarlo, mettere un SSD o raddoppiare la RAM installata sono operazioni che chiunque (e intendo chiunque) può fare su VivoPC. Gli esperti a cui non interessa la perdita della garanzia, troveranno anche semplice smontare completamente il telaio e raggiungere la scheda madre visto l’uso di comuni viti a stella posizionate in luoghi facilmente accessibili. iFixit darebbe a VivoPC un 10/10.

VivoPC: hardware, benchmark e prestazioni Windows

ASUS VivoPC usa il processore Intel Celeron 1007U. E’ un Ivy Bridge Dual Core con fabbricazione a 22n e frequenza di 1.5 Ghz. Supporta la tecnologia Intel VT (Virtualization Technology) ed ha un TDP di 17 watt. Trovate altri dettagli nella sua pagina ufficiale. Su VivoPC è affiancato dalla IGP di serie Intel HD Graphics con frequenza di 350 – 1000 Mhz e funzionalità standard (niente WiDi, niente Quick Sync, niente Clear Video). E’ una dotazione hardware che abbiamo visto su alcuni ultraportatili di fascia bassa, compresa la penultima versione del Chromebook Acer C710, sui quali è apprezzata per il basso costo, per il TDP accettabile e per una certa potenza di calcolo nei contesti di produttività. Ma come si comporta su un Mini PC?

Discretamente bene. Su Windows 8.1 Enterprise, privo di alcuna ottimizzazione, scaricato ed installato, il Mini PC ASUS permette di gestire il browser Chrome con 5/6 tab, LibreOffice e The Gimp in modo agevole. Sopra questa soglia, soprattutto con l’apertura di altri tab, iniziano i problemi legati alla poca memoria RAM installata. 2 GB sono il minimo indispensabile, si finisce per usare la swap, si trova un hard disk che non brilla in quanto a reattività ed ecco che si finisce per avere rallentamenti. Prendete in seria considerazione l’acquisto di altri 2 GB di RAM già al momento dell’ordine. Su amazon.it, bastano 20 euro per della RAM DDR3 a 1333 Mhz.

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Si riesce a fare qualcosa anche con Sony Vegas in Full HD (con supporto GPU nel pre-rendering) e Adobe Lightroom così come si riescono a riprodurre video 1080p mkv in DXVA con carico minimo sulla CPU. Tutto ok anche con SkyGo. Trovate una dimostrazione di quanto appena scritto nella video recensione. Un riscontro che non mi aspettavo arriva dal test con Street Fighter IV: abbiamo una media di 36 fps in 1280 x 720 pixel, quindi è giocabile con qualche occasionale rallentamento. Non male! I benchmark che trovate sono stati svolti con BIOS 0903 del 17/10/2013, l’ultimo disponibile sul sito asus.com. Durante tutti i test la temperatura non supera mai il picco dei 66 gradi con ventola a 2600 rpm. I condizioni di utilizzo tradizionali, dopo un’ora di browsing e app attive, siamo sui 50° con ventola a 2000 rpm. A freddo la temperatura è di 45°. Non credo che ASUS VivoPC sia adatto ad un utilizzo 24/7, a meno che non sia vincolato a compiti basilari.

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La ventolina si fa sentire quando supera i 2300 rpm ma si avverte anche attorno ai 2000 rpm; VivoPC non è un computer rumoroso ma immagino che in estate, nel caso di un’installazione poco ventilata, possa infastidire. Nella mia postazione di lavoro, il più delle volte completamente silenziosa, sento il girare costante della ventolina (che non sembra staccare mai) ma se c’è una TV accesa o un video in background l’effetto sparisce. Consiglio di non tenerlo proprio affianco alla vostra tastiera: è meglio scegliere una posizione più lontana dai vostri orecchi. Il telaio resta su temperature accettabili anche ai lati e sul retro; il coperchio superiore, invece, è tendenzialmente freddo.

Menzione obbligatoria per la suite ASUS WiFi-GO e la sua integrazione con l’app Android abbinata. Basta scaricarla da Play Store per gestire con tablet o smartphone alcune funzioni di VivoPC. Ad esempio è possibile prendere il controllo del desktop in remoto, gestire le funzioni multimediali quindi mettere in play / pausa un filmato attivo ed altre cosette divertenti. Tutto funziona dal primo avvio, non servono configurazioni. E’ un’ottima cosa se pensate di usare ASUS VivoPC come mediacenter perché vi permette di gestirlo senza tastiera e mouse, semplicemente con il vostro smartphone.

VivoPC: buona esperienza Linux (Ubuntu 13.10)

Con una Ubuntu 13.10 si ha una buona reattività, effetti grafici attivi, riproduzione 1080p in streaming e in locale (nel video c’è un test con XBMC e accelerazione hardware della GPU) e nessun problema nel riconoscimento della risoluzione e della parte audio. Viene correttamente installato il controller di rete Gigabit Realtek 81111. Viene vista – ma non abilitata – anche la scheda wireless Realtek 8821AE e il modulo Bluetooth abbinato ma, di fatto, questi componenti non funzionano out-of-the-box. In rete leggo alcune istruzioni per abilitare la scheda sfruttando i driver Windows e ndiswrapper, ma non ho avuto il tempo per approfondire ed ho risolto con una pennetta WiFi n Cisco collegata alla USB. E’ un peccato perché avere una WiFi ac sotto Linux potrebbe fare la differenza in termini di velocità e banda passante, ma spero di poter aggiornare questo articolo con un breve how-to.

Per gli stessi motivi non ho ottimizzato il sistema alla ricerca del tuning perfetto, né provato altre distro Linux (magari più leggere e specifiche). Con la 13.10 “liscia”, il sistema è perfettamente usabile fino a quando non si arriva alla famosa soglia dei 2 GB di RAM occupata. Come detto per Windows, consiglio di portare la RAM ad almeno 4 GB affiancando un modulo soDimm a quello esistente; ho rubato 2 GB al portatile per fare un test veloce con 4 GB, ed ho notato davvero un altro passo nella gestione multitasking. Investite 20 euro nella RAM.

Un Mini PC già pronto (anche per i miglioramenti)

Difficile parlare male di ASUS VivoPC. Per 199 euro (anche meno cercando online) offre design, espandibilità e prestazioni decenti per l’ambito domestico e aziendale. Sarebbe stato un prodotto generalmente consigliato anche con un telaio dozzinale, mentre qui abbiamo davvero una soluzione che può stare in salotto con l’approvazione della moglie. Ritengo adeguate ai contesti tipici di utilizzo dei Mini PC le prestazioni del processore Celeron 1007U e della GPU Intel HD integrata. ASUS VivoPC non eccelle nella velocità del disco installato e nella gestione della ventolina interna, ma d’altronde non si può far altro per smaltire il calore generato senza incidere nel listino. In breve, è una buona base di partenza per progetti impegnativi e un traguardo affidabile per chi cerca una soluzione per casa o lavoro. Ora, ASUS, vogliamo una versione fanless con CPU Haswell per il 2014.