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Quantified Self: i migliori servizi per il tracking del fitness

di Martino Wongaggiornato il 24 maggio 2018

Ormai la categoria dei device wearable è entrata a pieno titolo nel panorama tecnologico; se qualche anno fa era una nicchia con pochi interessati, ormai ogni grande azienda ha messo piede nel campo degli indossabili – basti fare riferimento a Google, Apple e Microsoft che, con le proprie app e i propri device, hanno voluto abbracciare questo aspetto più vicino alla “cura del corpo”. Strettamente legato a questi device vi è un movimento che si prefissa di dare un senso a tutti i sensori contenuti all’interno di smartwatch e smartband che portiamo in giro: parliamo di Quantified Self, il movimento per il la quantificazione di se stessi.

Il Quantified Self è un movimento nato qualche anno fa, nel boom dello sviluppo tecnologico dei primi device “smart” e non poteva nascere prima. Il termine nasce dalla mente di Gary Wolf e Kevin Kelly, ma riguarda un concetto profondamente intrinseco alla specie umana che ormai si sviluppa dalla notte dei tempi, declinabile in una maniera completamente diversa grazie alle tecnologie di oggi.

L’idea di base è una: dare delle misure e dei numeri per ordinare la realtà, quantificarla, nell’ambito del proprio io. Basti pensare quando un genitore misura l’altezza del proprio figlio segnandola con la matita al muro, vedendo anno dopo anno questa linea alzarsi sempre più… ebbene, è questa la base del Quantified Self. Il movimento si propone sostanzialmente in due step: il primo è di raccogliere non solo un dato, ma numerosi; il secondo è quello di osservarli insieme per scoprire una eventuale correlazione ed eventualmente raggiungere un obiettivo prefissato per migliorare la propria vita.

Ok, ho fatto 75 passi in più di ieri e ho dormito 30 minuti in meno… embè?Oggi ci dedicheremo alla quantificazione di sé in ambito del fitness, capendo tutte le attività inerenti a tale mondo, quali servizi sfruttare e, soprattutto, cosa fare con i dati elaborati dai vari strumenti. Che i dispositivi per potersi monitorare esistano – anche di natura diversa, vedi indossabili ma anche le sole app – non vi sono dubbi. Come però comportarsi durante e dopo la raccolta dei propri dati non è sempre facile. Vediamo di intenderci meglio.

Fitness

Il fitness è la parte più ovvia e conosciuta del concetto di Quantified Self. Si concretizza in modo molto semplice attraverso le varie smartband e anche smartwatch che forniscono una mole consistente di dati sulle nostre attività. Abbiamo già fatto una selezione delle migliori smartband e dei migliori smartwatch e parlato di come in generale la tecnologia abbia cambiato il modo di fare sport; cerchiamo ora invece di approfondire i dati che effettivamente questi device raccolgono e di trovare le soluzioni più interessanti!

Passi e attività

Il dato più semplice da tracciare sono chiaramente i passi, funzione supportata in ogni smartband di qualsiasi fascia di prezzo, con app ovviamente diverse a seconda della piattaforma. 

Le opzioni più integrate sono quelle di Fitbit e di Jawbone che consentono il collegamento con numerose altre app grazie alle loro API. Questo è un fattore molto importante: il passo finale più importante sarà infatti il collegamento tra i dati. In breve, se non avete ancora nessun wearable ma avete intenzione di investire nel settore del Quantified Self, queste sono le due piattaforme più interessanti. Le differenza tra le due app – Fitbit come l’azienda, e UP per Jawbone – sono minimali, perciò è più utile indirizzare la propria scelta in base ai diversi tracker.

Passando ai dispositivi c’è da dire invece che Jawbone offre principalmente tre device sul mercato: Jawbone UP Move, la proposta più economica sotto forma di clip, Jawbone UP2 e Jawbone UP3, dotata anche di particolari sensori di bioimpedenza che forniscono dei dati differenti in più. Fitbit dall’altra parte offre molte smartband diverse, da Fitbit Zip e One, le proposte a clip simili ad UP Move, fino a Fitbit Charge HR e Fitbit Surge, i tracker più completi dotati di cardiofrequenzimento a rilevamento continuo.

In definitiva i device Fitbit sono più orientati agli amanti del fitness e ai più sportivi, mentre chi desidera un accessorio più adatto per la vita giornaliera ma con occasionali attività più sportive potrebbe essere interessato alle proposte Jawbone. Anche Misfit possiede una piattaforma ben integrata, così come Pebble nel campo degli smartwatch, rendendoli altri due device consigliati per questo utilizzo.

La popolare Xiaomi invece purtroppo con la sua Mi band ha un’integrazione decisamente più macchinosa rispetto alle alternative sopracitate, sebbene possieda la sincronizzazione con Google Fit. Acquistandola pensando di iniziare ad entrare in questo mondo potrebbe farvi arrivare a qualche momento di frustrazione risolvibile anche con le proposte base delle altre aziende citate.

Un’interessante alternativa infine si può trovare con Moves, un’app disponibile su App Store e su Google Play che permette il tracking dei passi o di altra attività fisica semplicemente dallo smartphone senza dover utilizzare altri device; il tutto persino automaticamente senza dover inserire nessun input. Quest’app ha inoltre un ottimo supporto all’integrazione con altri servizi. L’opzione è sicuramente comoda se non vogliamo acquistare un nuovo device per il tracking, ma avrà un impatto sulla batteria dello smartphone che la esegue, e non avrà la stessa precisione di app o tracker dedicati.

Alcune app dedicate come Runkeeper o Endomondo offrono poi un tracking più specifico per le singole attività, integrando anche i dati della posizione. Da entrambe queste potremo tracciare un percorso inserendo un’attività scegliendo tra quelle a disposizione come corsa o ciclismo. Ciò permetterà quindi di stimare il consumo di calorie e di impostare dei record personali, che potremo superare in prima persona e condividere sui social. Anche queste app sono ben collegate, anche se si prestano a un tracking decisamente più puntuale piuttosto che continuato nel tempo.

Battito Cardiaco

Una misura strettamente correlata a questa è poi quella di misurazione del battito cardiaco, dato importante poi da cui si possono dedurre alcuni altri dati come un indicativo livello di stress ad esempio. Questa funzione è disponibile sulla maggioranza degli ultimi wearable e ogni genere di smartwatch. Nel caso degli ultimi, per ragioni di batteria, la misurazione non sarà continuativa, mentre alcune smartband offrono un tracking durante tutta la giornata. Ancora una volta infatti Jawbone e Fitbit si rivelano i campioni di questo settore: i device di punta Fitbit Charge HR, Fitbit Surge e Jawbone UP3 offrono infatti il tracking continuativo del battito cardiaco. La proposta di Fitbit prevede un sensore ottico leggermente più accurato, mentre quella di Jawbone utilizza i suoi sensori aggiuntivi di bioimpedenza. Purtroppo il nostro consiglio a malincuore si discosta nuovamente da device come la Miband 1S per lo stesso motivo già citato; quest’ultima inoltre non offre il tracking continuativo.

Infine, anche gli ultimi smartphone Samsung della linea Galaxy offrono un sensore per il battito cardiaco utilizzabile tramite la app S Health, la quale offre sincronizzazione con alcuni servizi ed è una buona alternativa senza cercare altri device.

Sonno

Anche il sonno è un dato relativamente semplice da acquisire, e qui possiamo distinguere tra braccialetti che effettuano un tracciamento automatico o quelli che richiedono ad esempio un’attivazione apposita della funzione sonno; i secondi sono meno soggetti a errori (ad esempio se stiamo fermi la sera a guardare un film un tracciatore automatico potrebbe pensare che dormiamo) ma dall’altra parte sono molto più soggetti ad “errori umani” (quante volte dimenticai di premere il pulsante del sonno sul mio Jawbone UP…).

In linea di massima gli stessi device per tracciare i passi e le attività fisiche sono utili anche per il tracking del sonno. Jawbone UP3 in particolare offre il tracking del sonno più accurato tra tutti i device grazie ai sensori aggiuntivi di cui è dotato: la maggioranza dei tracker infatti dedurrà la fase del nostro sonno tra profondo e leggero in base all’accelerometro e dunque al movimento, mentre Jawbone UP3 utilizzerà il battito (presente anche su altre smartband) e i suoi sensori di bioimpedenza per distinguere anche la fase REM del sonno oltre a dire semplicemente se il sonno è profondo o leggero.

Anche in questo caso è possibile effettuare il tracking anche con il solo smartphone posizionato sul nostro materasso grazie a delle app come Sleep As Android, ma non ci sentiamo di consigliarlo pienamente, se non altro per i rischi di caduta del telefono in caso di movimenti bruschi. Insomma, se siete interessati al concetto di Quantified Self e a tracciare la vostra vita, vi consigliamo di investire in una smartband o uno smartwatch. La app sopracitata offre in realtà nella versione pro anche l’integrazione con altri wearable della piattaforma Android Wear, rendendola decisamente interessante se possedete uno smartwatch. In particolare, il Sony Smartwatch 3 e il Pebble risultano essere i device meglio supportati da questa app. Ultimo vantaggio di Sleep As Android è la sincronizzazione con molti servizi.

Su iOS la funzione di tracker sarà possibile svolgerla tramite Sleeply se volete utilizzare il vostro telefono in maniera esattamente analoga a Sleep As Android, o con Sleep++ se possedete un Apple Watch. Entrambe queste app sono sincronizzate con Healthkit, la piattaforma Apple dedicata. C’è da dire però che Apple Watch non è il device più indicato per questo tipo di utilizzo, e va tenuto anche conto del consumo di batteria notturno.

Le ultime due proposte che vi facciamo sono decisamente più particolare e mirate esclusivamente al tracking del sonno.

La prima è Beddit, uno smart tracker specificamente destinato al sonno. Non si tratta infatti di un wearable nel senso stretto del termine: sarà una sottile striscia dotata di sensori da posizionare sotto il nostro lenzuolo; attivando il sensore tramite Bluetooth (ciò avverrà in automatico su piattaforma iOS) verrà tracciato il nostro sonno con una precisione chiaramente più elevata di molte smartband, il quale sarà in grado di capire se russiamo, i tempi di addormentamento, il battito cardiaco durante la notte e molti altri dati, assegnando infine un punteggio da 0 a 100 al nostro sonno. Beddit è disponibile a 149€ sul sito ufficiale, ma su Amazon la versione (dal funzionamento assolutamente identico) con il packaging Misfit a 70€ circa.

La seconda proposta è quella di Withings, con Withings Aura. È possibile scegliere per questo device se acquistare il solo Smart Alarm, una sveglia dotata di luci che dovrebbe migliorare il risveglio; e il sensore, dal funzionamento analogo a Beddit. Questa è la proposta più completa, poiché integra i sensori ad una sveglia smart dotata anche di sensori di luminosità e temperatura per un’analisi accurata. Il kit completo è disponibile a circa 270€ su Amazon.

Quasi tutte queste opzioni, wearable e non, possiedono infine una forma di “smart alarm” ovvero una sveglia che in un range di circa 30 minuti entro cui dobbiamo svegliarci sceglierebbe il momento più adatto per farlo. Nella mia esperienza personale tuttavia lo smart alarm non è sempre stato sufficiente a seconda della smartband, e vi consiglio di fare qualche prova anche con una sveglia “tradizionale” per evitare spiacevoli inconvenienti.

Calorie e peso

La bilancia è senza dubbio una parte del “Quantified Self” in cui tutti abbiamo partecipato senza saperlo e spesso senza volerlo. Ma quali sono i modi più smart per farlo?

La misurazione innanzitutto deve partire dal principio, ovvero da quando assumiamo calorie. Questa è inevitabilmente manuale e spesso uno dei dati più macchinosi e noiosi di cui tenere traccia, ma sono fortunatamente disponibili numerosissime app per facilitare quanto più il processo. Il primo consiglio è quello di utilizzare la vostra app di fitness prescelta. Infatti sia Fitbit che Jawbone integrano la funzionalità per inserire cibo.

Una ottima alternativa se volete una app dedicata è invece Lifesum. L’app è dotata di una ottima interfaccia bella e piacevole da utilizzare e, per quanto riguarda Android, di un widget veramente molto comodo, che mi ha fatto tenere d’occhio più attentamente calorie e liquidi. Il funzionamento di queste app è più o meno simile: potremo inserire, ricercandoli tramite un database, gli alimenti che mangiamo nella giusta quantità ed la app assegnerà il corretto numero di calorie. La maggior parte delle app offre inoltre l’input tramite codice a barre del prodotto o l’input personalizzato di un alimento che non dovesse essere presente sul database.

Nella versione base di Lifesum (versione iOS, versione Android) è disponibile il sync con Google Fit e Samsung S Health, mentre per sincronizzare i dati con Fitbit, Jawbone, Moves, Withings è altri è necessaria la versione Gold.

A proposito proprio di Withings, l’azienda ha uno strumento interessante proprio nel settore del peso. Withings Smart Body Analyzer è una bilancia che oltre a misurare il peso ha dei sensori anche per rilevare la temperatura, il battito cardiaco, il livello di CO2 e persino l’indice di massa corporea, un dato importante per il fitness. La bilancia Smart è disponibile su Amazon a 150€ circa. Per una proposta meno elaborata ma più economica invece vi rimandiamo alla nostra selezione di migliori device per la smart home, dove abbiamo nominato una bilancia smart economica ed interessante.

Aggregatori di dati

Per analizzare i dati è senza dubbio necessario un modo per visualizzarli in un unico servizio, potendoli così correlare al meglio tra di loro. Per il fitness sono molte le opzioni disponibili. Google Fit e Apple Salute sono le opzioni dei giganti Big G e Apple per tutti i nostri dati.

Google Fit si concretizza in un’app semplice e a tratti anche spartana. È possibile inserire manualmente le nostre attività o ottenerle sincronizzandole attraverso altri servizi. Xiaomi ad esempio usa questa piattaforma per sincronizzare i propri dati. È in effetti proprio questo il punto di forza: Google Fit non è la migliore alternativa per raccogliere i dati in prima persona, ma la sua API consente di sincronizzare i dati sia in lettura che scrittura permettendo molte applicazioni che sfruttino la sincronizzazione al meglio. Purtroppo tuttavia Fitbit e Jawbone non hanno intenzione al momento di offrire una possibilità diretta di sincronizzazione con Google Fit, ma sono dotati di tool interni alle applicazioni stesse per permettere il monitoraggio dei dati.

Apple Health, introdotta con iOS 8, offre funzionalità simili. Anche essa è collegabile a moltissime app, ed ha rispetto a Google Fit una visione che guarda più alla salute, come si può intuire dal nome stesso della app. È infatti possibile inserire numerosi dati più specifici come livelli di glucosio o altre misurazioni anche piuttosto specifiche, integrando anche un tool per tenere conto del proprio ciclo mestruale. Anche la opzione di Apple permette la sincronizzazione con numerosi servizi, tra i quali ancora una volta mancano Fitbit e Jawbone.

Esistono infine delle alternative per chi però vuole spingersi un po’ più in là in previsione del tracking di molti altri dati che permettono un utilizzo più estensivo dei propri dati.

Il primo aggregatore di terze parti degno di nota è TicTrac, sebbene ancora in beta.

Punti di forza di questo servizio sono l’interfaccia grafica chiara e piacevole e la sincronizzazione con moltissimi servizi, come Runkeeper, Jawbone UP, Endomondo, Garmin Connect, Withings, Google Fit, Misfit, Salute e tanto altro ancora. Ciò è senza dubbio veramente ottimo per potere avere una visione d’insieme più ampia; TicTrac offrirà poi la sincronizzazione per diversi dati anche non solo strettamente legati al fitness.

Il servizio, accessibile via web, consente inoltre di avviare dei progetti. Questa è di fatto la modalità principale per interfacciarsi con esso: potremo scegliere dei progetti predefiniti o creare i nostri, selezionando quale tracker collegare a TicTrac e quali visualizzare in questo progetto singolo. La schermata del progetto ci renderà poi possibile la visualizzazione sintetica di tutti i dati che abbiamo scelto di sincronizzare, offrendo comunque la possibilità di tracciare un dato in maniera completamente manuale nel caso non sia disponibile tramite un servizio collegato.

L’ultimo servizio è destinato ai più smanettoni amanti dei dati in ogni forma e genere; esso permette anche di collegare, seppur non in maniera ottimale, Google Fit a Jawbone e Fitbit, oltre che eseguire altre funzioni più avanzate per gestire dati da varie sorgenti.

Parliamo di Fitnesssyncer.com, con tre esse. Si tratta di un servizio veramente molto versatile: avremo dei dati da sincronizzare in input, che potremo scegliere tra moltissime app collegabili, ma anche in formato CSV tramite Google Drive o Dropbox. Questa ultima opzione è molto utile per quei dati particolari un po’ più macchinosi da tracciare, ed è senza dubbio una feature che distingue questo servizio da altri. In output poi potremo selezionare vari servizi tra cui Fitbit e Jawbone, o di nuovo altri file CSV, per aggiornare i dati sincronizzati in input. C’è da dire che nel caso di Fitbit e Jawbone i dati sincronizzati non concorrono all’obiettivo giornaliero prefissato in queste app, ma è sempre meglio di nulla.

Questo in conclusione è tutto ciò che c’è da sapere sul settore fitness e salute per quanto riguarda il tracking. Grazie a questi servizi che vi abbiamo presentato siamo in grado ormai di avere moltissimi dati sul nostro “io”.

Buona Quantificazione!