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Pokemon Let's Go

Pokemon Let's Go

di Stefano Zocchiaggiornato il 12 luglio 2018
attesaalta
La storia del prodotto
Questo articolo raccoglie tutte le news su Pokemon Let's Go presentate o in arrivo nelle prossime settimane e sarà costantemente aggiornato per non farvi perdere nulla sui nuovi dispositivi. L’ultimo aggiornamento risale al 21 Luglio 2018.
Pokemon Let's Go: provato in anteprima il nuovo capitolo per Switch

Era impossibile che Nintendo non annunciasse un gioco di Pokemon per questa generazione; come ha detto una volta qualcuno, sono l’equivalente di una licenza per poter stampare denaro. Ma le cose sono diverse ora: Nintendo Switch fonde console portatile e fissa, fungendo quasi da successore non ufficiale sia di Wii U che di Nintendo 3DS. Il che significa un nuovo gioco di Pokemon che non è limitato dalla scarsa potenza delle console portatili, qualcosa che i fan hanno sempre voluto. Ma le cose sono più complesse di come sembrano: andiamo a vedere le differenze importanti che ha questo titolo.

Pokemon Let’s Go news: tutte le novità conosciute ad oggi

Innanzitutto il nuovo gioco che ha annunciato Nintendo non fa parte della serie “core” di Pokemon, cioè di quei titoli partiti con Rosso e Blu che creano il nucleo fondamentale su cui viene costruito il franchise, ma fa parte di quegli occasionali spin-off creati dall’azienda sullo stile di Mystery Dungeon o Snap. Si tratta infatti di un titolo sperimentale, qualcosa che Nintendo ha intenzione di usare per farsi un’idea di come orientarsi nel mercato e per iniziare a stabilire la sua posizione attuale per quanto riguarda Pokemon, oltre a creare aspettativa per un titolo principale diverso che è stato menzionato ma non ancora annunciato ufficialmente.

Allora, cos’è Pokemon Let’s Go? Come suggerisce il titolo si tratta di un gioco che fonde insieme Pokemon tradizionali e Pokemon Go, il free-to-play per cellulare creato da Niantic, cercando di far avvicinare a Nintendo Switch un pubblico che rappresenta il lato più “casual” dei fan della serie (e più giovane, un segmento di mercato a cui Nintendo tiene moltissimo). Potendo sfruttare le caratteristiche da console portatile della console, come il touch screen, i controlli di movimento e la stessa portabilità, il gioco vuole far acclimatare i fan di Pokemon Go offrendogli un titolo che faccia da ponte tra quello a cui sono abituati e i titoli storici della serie, che – alla fine della fiera – sono JRPG con combattimenti a turni che, per quanto non estremamente complessi, richiedono comunque un tipo di impegno diverso. Per poter ottenere questo risultato Game Freak, sviluppatore della serie, ha deciso di creare un gioco che, proprio secondo la filosofia di Nintendo Switch, sia un ibrido tra la versione mobile e i giochi di Pokemon a cui siamo stati tutti abituati crescendo.

Il gameplay: le differenze fondamentali

Per chi di noi non è invece cresciuto a Game Boy e cartoni animati giapponesi, partiamo dalle basi: l’intera serie ruota attorno ai Pokemon, un portmanteau di Pocket Monster, “mostri tascabili”, che evidenzia immediatamente la loro caratteristica principale. I Pokemon sono creature fantastiche che si sostituiscono agli animali in questo mondo, e sono esistite da sempre in armonia (più o meno) con la nostra specie. Queste creature vengono catturate in delle Pokeball, e possono essere usate per combattere altri Pokemon  selvaggi o allenatori. Salendo di livello, anche se ci sono eccezioni, i Pokemon imparano nuove mosse, migliorano le loro statistiche e soprattutto evolvono, raggiungendo nuove forme ancora più potenti.

Pokemon Let’s Go fa alcuni cambiamenti a questa formula di base. Se nei giochi principali, essendo alla base dei JRPG vecchia scuola, la maggior parte delle azioni erano compiute selezionando un’opzione da un menu, Pokemon Let’s Go porta sul nostro Nintendo Switch un’importante componente tattile: il sistema di cattura dei Pokemon selvatici riprende quello di Pokemon Go, facendo lanciare al giocatore una Pokeball verso il Pokemon selvatico tramite i controlli di movimento del Joy-Con (o con un semplice tasto se non siamo fan di questo sistema). Si toglie quindi la necessità, prima di lanciarla, di ridurre la vita dei Pokemon fino a indebolirli abbastanza per catturarli, cercando di farli scendere al limite minimo senza però eliminarli definitivamente.

Questo sistema era una delle meccaniche principali della serie, ed è inutile dire che la scelta è stata accolta in maniera abbastanza controversa. Se è vero che ciò comporta una grande semplificazione delle meccaniche, è anche vero però che sottolinea come non si tratti di un titolo principale, ma solo di uno spin-off, e che anche Pokemon Ranger aveva introdotto un diverso sistema per catturare i Pokemon che si discostava ancora di più da quello tradizionale. E, guardando il lato positivo, significa anche evitare il grind di dover ripetere spesso i combattimenti per aver effettuato attacchi troppo forti che eliminavano l’avversario invece di indebolirlo, una cosa che spesso costringeva a ricaricare salvataggi su salvataggi per potersi procurare quei Pokemon leggendari che appaiono solo una volta durante l’intero gioco. Inoltre, per la prima volta nella serie gli incontri non saranno casuali, ma potremo vedere i Pokemon che si aggirano nell’erba alta e evitarli o andare a caccia di quelli che preferiamo.

Le battaglie saranno comunque presenti tra gli allenatori, dove potremo mettere alla prova i Pokemon che abbiamo catturato nelle terre selvagge. Qui valgono le stesse regole della serie principale: se incroceremo lo sguardo di un allenatore, non potremo sottrarci alla battaglia e dovremo assolutamente sconfiggere i suoi Pokemon (o essere rimandati all’ultimo Centro Pokemon che abbiamo visitato, dove si prenderanno cura della nostra squadra). Vincendo la battaglia guadagneremo denaro con cui poter comprare equipaggiamenti per la nostra avventura (e fare altre cose interessanti), e delle medaglie nel caso sconfiggeremo i Capipalestra, uno per ogni città, che sono maestri in uno specifico tipo di Pokemon e le cui medaglie ci permetteranno di utilizzare mosse speciali e Pokemon di livello più alto.

Un’altra differenza con Pokemon Rosso, Blu, Giallo (giochi degli anni ’90 da cui Let’s Go prende moltissimo) e la serie in generale è che a inizio gioco potremo scegliere tra Pikachu e Eevee, invece che tra un Pokemon fuoco, erba o acqua, prendendo ispirazione da Pokemon Giallo e potendoli vestire con completini e accessori. È inclusa inoltre la possibilità di poter trasportare i Pokemon al di fuori delle Pokeball facendoci seguire o cavalcando i più grandi. I nostri Pokemon di partenza non si evolveranno; una scelta curiosa visto che Eevee, come suggerisce il nome, è un Pokemon il cui intero concetto creativo è basato sulla sua capacità di evolversi in otto Pokemon diversi. Probabilmente saranno effettuati dei bilanciamenti in più per i nostri starter, altrimenti potrebbero essere molto più deboli di quelli dei nostri avversari.

Il comparto multiplayer è stato anch’esso semplificato, un’altra scelta dovuta probabilmente al voler attirare un pubblico leggermente diverso rispetto al passato. Non ci saranno Global Trade System, Wonder Trade e Battle Spot, anche se si potranno comunque scambiare Pokemon e fare scontri online, e sarà presente la possibilità di avere un secondo giocatore in qualunque momento, scuotendo il secondo Joy-Con della console: il gioco è stato pensato per poter funzionare su un solo controller, permettendo allo sviluppatore di inserire un drop in drop out grazie a cui il nostro compagno potrà aiutarci durante le battaglie e nel catturare i Pokemon selvatici.

Parlando di scambio di Pokemon, infine, potremo inviare i Pokemon che catturiamo sul nostro cellulare a Pokemon Let’s Go, sempre se fanno parte della regione di Kanto (vedremo le restrizioni nella prossima sezione, ma sarà possibile trasferire gli shiny, i rari Pokemon dai colori insoliti). E, visto il sistema di cattura che imita il lancio di una Pokeball, Nintendo ha tirato fuori una sorpresa: assieme al gioco è possibile comprare un controller a forma di Pokeball chiamato Pokeball Plus, in grado di permetterci di controllare ogni parte del gioco, con inclusi sensori di movimento, luci e vibrazione. Un extra che farà felici tutti i fan della serie: una Pokeball funzionante è decisamente un bel gadget, e soprattutto la Pokeball Plus include Mew, leggendario Pokemon di tipo Psichico della serie.

La storia: si torna (di nuovo) a Kanto

Per quanto riguarda l’ambientazione e la storia del gioco, la scelta in questo caso è stata fatta puntando il più possibile sulla tradizione: Pokemon Let’s Go ripercorre il sentiero tracciato da Pokemon Giallo, con una specie di reboot/mondo alternativo in cui poter ricominciare le nostre avventure fantastiche dalla prima generazione. Si ritorna quindi a Kanto, paese d’origine di Rosso (o Ash Ketchum se siete cresciuti prima col cartone animato e poi coi giochi) da dove l’intera serie ha avuto inizio, tornando a Biancavilla per poter ripartire da zero e arrivare a sconfiggere la Lega Pokemon, i migliori allenatori della regione. Affrontando tutte le palestre delle varie città e villaggi, non dovremo certo dimenticarci di sventare le trame di Team Rocket, l’associazione criminale che sfrutta e commercia in Pokemon e che si è infiltrata in alcune città.

Il gioco presenterà quindi i 151 pokemon originari della regione, ma è confermato che includerà anche le loro versioni speciali viste in Alola (e solo questi Pokemon saranno trasferibili da Pokemon Go, che ne include molti di più). Se il gioco seguirà lo stile classico della serie non perderemo mai di vista il nostro rivale, che da inizio a fine della nostra avventura ci precederà lungo la strada, arrivando a volte anche a fermarci per uno scontro che metterà seriamente alla prova le abilità dei nostri Pokemon. O almeno così si suppone: per quanto infatti a colpo d’occhio il gioco sembri un remake dell’originale, Nintendo ha specificato che non riprenderà pari pari la struttura del gioco, suggerendo una intenzione diversa rispetto alla classica trama. Non è ancora chiarissimo se si tratterà di qualcosa di interamente nuovo sullo stile del ritorno a Kanto di Oro e Argento, dove erano passati parecchi anni dalle vicende dell’episodio precedente e città e persone erano cambiate molto, o se si manterrà l’impianto di base per poi cambiare elementi singoli.

Pokemon Let’s Go anteprima: le nostre impressioni dopo la prova

È una giornata di luglio sorprendentemente fredda, e Nintendo ha invitato noi e altri membri della stampa videoludica italiana a un piccolo evento a Milano dove provare con mano i titoli che arriveranno sui nostri Nintendo Switch nella prossima stagione. Il locale è attrezzato con diverse postazioni e controller a rappresentare un vasto parco titoli per la console ibrida giapponese, ma per quanto i rappresentanti italiani della Grande N intendano farci provare un buon numero di giochi, inclusi alcuni port come Dragon Ball FighterZ e Fortnite, è innegabile che al centro dell’evento ci sia un solo nome: Pokemon Let’s Go, il remake (ma non esattamente) di Pokemon Giallo in uscita il prossimo ottobre.

La presentazione di Fillippo Ghisolfi, voce della casa giapponese nel nostro paese e responsabile dell’organizzazione di questi eventi, è infatti largamente dedicata al nuovo titolo di (c’è bisogno di sottolinearlo?) una delle serie di videogiochi più famose del mondo, ed è decisamente una scelta azzeccata: il gioco ha bisogno di qualche spiegazione per chi già ha familiarità con la serie, e alla Grande N lo sanno bene. La fusione tra Pokemon Go e Pokemon “regolare” che si propone di essere il gioco è esplicitamente pensata per introdurre i fan del gioco mobile, come sottolinea lo stesso Ghisolfi, a quello che è stato il mondo dei Pokemon fin dalla nascita, ma ci sono anche altre caratteristiche interessanti che si basano su questa filosofia di unire due mondi diversi. Purtroppo non ci è stato permesso di fare fotografie o video, per motivi che evidenziamo più avanti, quindi le immagini che inseriamo sono materiale promozionale fornitoci da Nintendo.

Una sola parola domina la nostra impressione: ibridità. Non solo il design delle meccaniche prende a piene mani da Pokemon Go, ma dal punto di vista della direzione artistica ci sono interessanti concessioni al mondo dei Pokemon degli anni ’90, e in particolare una intenzione esplicita di richiamare il cartone animato di Ash Ketchum. È una scelta interessante, visto come finora l’impressione del gioco è stata che fosse mirato quasi interamente ai nuovi fan provenienti dal mondo mobile, ma molti dettagli paiono mostrare richiami a chi è cresciuto a pane e Squirtle, Bulbasaur o Charmander. Non ripeteremo le caratteristiche che abbiamo già visto; in questa parte ci concentreremo sulle novità più importanti che abbiamo notato e sulla nostra prova.

Durante la presentazione abbiamo potuto dare il primo sguardo a Plumbeopoli e alla Palestra di Brock, e la prima cosa che abbiamo notato è che l’atmosfera riprende l’episodio della serie televisiva più che il boss di Pokemon Giallo: il design della palestra ricalca quello del gioco, con un soffitto buio a cui sono appesi riflettori che illuminano le nostre battaglie, e soprattutto con degli spalti in cui saranno presenti spettatori che assisteranno agli scontri con gli sfidanti che intendono lanciare un assalto alla palestra locale. Una scelta legata a un motivo preciso, ci confermano: l’intenzione è di introdurre Brock come avversario, un personaggio che nelle incarnazioni moderne dei cartoni di Pokemon ha sempre svolto il ruolo di compagno del protagonista, e gli sviluppatori intendono riportarlo alle origini.

La piantina della palestra resta invece la stessa del gioco, con i lacchè del capopalestra a fare da sfide iniziali, ma evitabili se sfruttiamo i passaggi tra le rocce. Ci sono molti tocchi che faranno la gioia dei fan storici, dalla mappa di Kanto appesa alla parete del Centro Pokemon che risulta identica alla sua versione di vent’anni fa, agli sprite in pixel art che rappresentano i nostri Pokemon nei menu, a citazioni e suoni presi pari pari dalla versione per Game Boy che potremo notare uscire dalla nostra Poke Ball Plus. Alcuni cambiamenti invece faranno felici tutti, dalle nuove quest che ci forniranno alcuni personaggi al poter scovare più facilmente oggetti nascosti osservando la coda del nostro Pokemon Partner (Pikachu o Eevee), che scodinzolerà quando saremo nei pressi di uno di essi.

Torna anche il rivale del protagonista, che ci farà da ombra nel nostro viaggio, ma qui si nota una delle differenze principali: non ci sarà più Gary o il classico avversario che sarà un antagonista completo, ma incontreremo Trace, un nuovo personaggio molto più bendisposto nei nostri confronti che ci spronerà a una competizione a migliorarci a vicenda, invece di limitarsi a cercare di sconfiggerci con metodi più o meno brutali. In alcune occasioni potrà anche fornire suggerimenti o oggetti al protagonista, diventando quasi più un mentore da superare che un rivale.

Questi aspetti sono legati ad alcuni degli obiettivi che si è posto Nintendo nel realizzare questo gioco. Il pubblico a cui mira è più giovane del normale, un pubblico che magari è meno attirato dalla narrativa più aggressiva e dai dettagli e vorrebbe invece un’esperienza più rilassata. Ci è stato detto, ad esempio, che la scelta di catturare i Pokemon senza prima combattere è dovuta anche al cartone animato, in cui a volte i protagonisti stringevano amicizia con le creature invece di menarsele di santa ragione, anche se potrebbe essere una giustificazione a posteriori inserita per poter sfruttare il sistema di Pokemon Go.

Un altro esempio di questa filosofia è dato dai Combat Point, che, introdotti per la prima volta in Pokemon Go, tornano in questo episodio a indicare esplicitamente al giocatore la “qualità” di un Pokemon senza dover perder tempo a analizzare statistiche. Non ci è stato specificato esattamente come funzioni il sistema per calcolare i CP, ma sappiamo che verranno influenzati principalmente dalle statistiche del Pokemon in questione (attacco, difesa ecc.), che sono consultabili direttamente osservando il Pokemon e che funzioneranno come una sorta di “media” dei vari valori, in maniera leggermente diversa rispetto a Go. Rendere la serie più accessibile è l’obiettivo ultimo del gioco, soprattutto in vista della prossima core entry ancora non annunciata, quel Pokemon Stars su cui girano molti rumors al momento e che sarà esso stesso il titolo principale che Pokemon Let’s Go in realtà non è.

Poke Ball Plus, un gadget di alta qualità

Una volta conclusa la presentazione, ci è stata affidata una Poke Ball Plus con cui abbiamo potuto esplorare di persona il Bosco Smeraldo, una delle prime zone del gioco e rinomato per la sua popolazione di Pokemon Insetto (e per l’occasionale Pikachu). Era il momento che più attendevamo: se molto di quello che abbiamo notato all’interno del gioco era qualcosa che già conoscevamo, non vedevamo l’ora di poter mettere le mani su questo controller particolare che Nintendo descrive come il modo definitivo per poter affrontare l’esperienza Pokemon.

La Poke Ball Plus, il controller a forma di Poke Ball creato e pensato esplicitamente per questo episodio della serie, è molto interessante. Rispetto alle sfere acchiappa-Pokemon rese famose dal gioco e dal cartone animato è di dimensioni più piccole, più vicina a una pallina da golf che a una da tennis. Il peso non è particolarmente elevato, ma dà una buona sensazione di solidità quando la si regge in mano: un sollievo, dato che una delle preoccupazioni principali che avevamo era che fosse una semplice sfera di plastica con dei circuiti e un sensore di movimento. La costruzione si rivela invece molto solida, e l’effetto finale è di un prodotto di un certo livello, confermando che non si tratta di un semplice stratagemma commerciale.

La Poke Ball Plus è molto piacevole al tatto, circondata da un sottile strato di gomma morbida che evita che la sfera possa scivolarci tra le dita (anche se gli assistenti di Nintendo si sono premurati che indossassimo comunque laccio di sicurezza e anello per l’anulare). Oltre a sensori di movimento che entrano in gioco quando si deve lanciare una Poke Ball durante un incontro, il controller presenta uno stick al centro della sfera con cui muovere il personaggio, un tasto A cliccabile tramite la pressione dello stick e un tasto B in cima alla sfera, posizionato proprio sotto al centro della semisfera rossa in modo da essere coperto dallo strato di gomma. I tasti sono immediatamente raggiungibili, e la sensazione che dà in mano è molto buona. Poter controllare il gioco con una sola mano, inoltre, è anche un vantaggio per i giocatori con disabilità, una parte del pubblico a cui raramente pensano gli sviluppatori (anche se le cose sono migliorate negli ultimi anni).

Dal punto di vista del design del prodotto non c’è che dire: Nintendo sa fare i suoi gadget con molta cura, anche se il prezzo raccomandato al pubblico (50€ se comprata singolarmente o 40€ se abbinata a Pokemon Let’s Go) non pare giustificare pienamente l’acquisto, essendo pari a quello di un controller coi controfiocchi. Ma la presenza di Mew, Pokemon leggendario che è a tutti gli effetti un DLC legato a questo device, oltre a un aspetto estremamente curato ed elegante, lo rendono attrattivo per i collezionisti e per gli appassionati disposti a fare il salto e investire qualche soldo nella loro passione.

Un controller bello, ma con qualche difetto

Non altrettanto lodevole è stata l’esperienza di gioco effettiva. Sospendiamo il nostro giudizio finale in attesa di vedere come si comporta dopo un’esperienza prolungata, dato il breve spazio a nostra disposizione, ma la prima impressione che abbiamo avuto è stata che sostituire il tasto A con quello che è a tutti gli effetti un R3 di un controller tradizionale è una scelta comprensibile ma discutibile. Cliccare premendo verso il basso uno stick col pollice è un’azione molto imprecisa, che è resa più difficile dal non poter reggere la sfera con due mani. Il risultato è molto impreciso, portandoci in alcune occasioni a muoverci quando premiamo il tasto e risultando leggermente poco confortevole; un problema che in realtà non influisce di molto sul gioco quando si tratta di un JRPG, ma che ne pregiudica l’uso per altri generi, rischiando di relegarlo a un controller Pokemon-only.

Bisogna ammettere che qui però Nintendo aveva le mani legate: il design della Poke Ball non poteva essere alterato a favore dell’ergonomia, visto che l’aspetto della sfera non può e non deve cambiare, e visto quello con cui si ritrovavano a lavorare hanno fatto un ottimo lavoro. Meno giustificabile è la mancanza dei tasti X e Y, necessari per utilizzare il gioco: alla nostra richiesta di come fare per poter navigare i menu nella loro assenza ci è stato risposto che bisognerà prendere in mano un controller tradizionale, rendendo impossibile completare l’intero gioco solamente con la Poke Ball Plus. È possibile che la cosa sia risolta nel gioco principale (facciamo notare che, nella demo, non ci era inoltre permesso di esplorare l’inventario e altri menu), ma se così non fosse si tratta di una mancanza che costringe a un fastidioso cambio di controller continuo. Giudicheremo anche questo in fase di recensione.

Alla fine la Poke Ball Plus si rivela essere un extra per collezionisti, ma è il suo ruolo all’esterno del gioco che potrebbe fornire quel pizzico di valore in più che spinge all’acquisto. Quando non stiamo giocando sullo schermo di Nintendo Switch, infatti, il controller potrà avere interessanti funzioni aggiuntive: potrà svolgere un ruolo a metà tra Pokemon Go Plus e un Poke Walker, permettendoci inoltre di portare con noi uno dei nostri Pokemon e di aumentarne le statistiche con le nostre camminate. Nella nostra prova ci è stato concesso di usare solo una Poke Ball con all’interno Pikachu, ma già solo con un topo elettrico di fabbrica all’interno l’esperienza si è rivelata sorprendentemente tattile e coinvolgente. La Poke Ball Plus non si limita a calcolare dati per le nostre partite successive, ma può interagire con chi la regge in mano, vibrando e facendo versi se agitata e “facendo le fusa” se accarezzata in una certa maniera. L’impressione è stata quella di un Tamagotchi tattile, che fortunatamente può essere spento con un clic, per evitare di sentire versi improvvisi provenire dalla nostra tasca durante una riunione.

Cambiamenti nel gameplay studiati a tavolino

Mentre consideravamo queste cose, all’interno del gioco il nostro personaggio si muoveva nell’erba alta, dove potevamo notare i vari Pokemon che vi si aggiravano prima di ingaggiarli in battaglia ed evitarli o inseguirli a seconda di cosa preferivamo fare. È un interessante cambio di approccio rispetto a quello che è stata la tradizione fino ad ora, e ci permette di selezionare immediatamente quale affrontare tra i tantissimi che si aggiravano sulla mappa, il cui grande numero spesso ci bloccava la strada (ma ci è stato confermato che il numero di Pokemon selvatici sulla mappa ed altri dettagli come la difficoltà erano stati regolati per poter permettere una esperienza più immediata durante l’evento).

Diventa molto facile evitarli, anche nell’erba alta, il che è un bene: la mancanza di battaglie con Pokemon selvatici rende gli incontri ripetuti una noia, e il poter affrontare Pokemon quasi unicamente quando intendiamo catturarli è fantastico per il ritmo di gioco. Per quanto riguarda la cattura vera e propria, si svolge esattamente come in Pokemon Go, con inclusa la presenza di bacche e del cerchio che si restringe al centro di cui lanciare la nostra sfera. Se vogliamo acchiappare un Pokemon con la nostra Poke Ball Plus dovremo imitare un lancio calcolando velocità del tiro e angolo: la reazione su schermo non è precisamente uno a uno, dato che la Poke Ball non seguirà esattamente i nostri movimenti, ma il tipo di tiro (e se va a segno o no) sarà influenzato da come l’avremo “lanciata” noi.

Ci è stato anche confermato che potremo immediatamente distinguere i Pokemon Shiny, senza doverli vedere in battaglia ma notandolo direttamente dal mondo di gioco – una scelta che rende molto più emozionante la loro caccia, che finalmente non si basa più interamente su numeri casuali ma ci permetterà di lanciarci all’inseguimento di questi rarissimi Pokemon dai colori sgargianti. In tutta la durata dell’evento solamente un giocatore è stato abbastanza fortunato da incontrarne e catturarne uno, scatenando gli applausi spontanei del resto dei giornalisti che ne stavano seguendo le mosse. Infine, nella nostra esperienza i Pokemon non sono rimasti fermi nella loro zona, ma spesso si muovevano, inseguendoci o (nel caso dei Pokemon Volante) volando anche al di fuori dell’erba alta e provocando incontri lungo la strada.

Il movimento è fluido, e le animazioni dei Pokemon sono (per la maggior parte) davvero adorabili. Abbiamo avuto anche la possibilità di provare una delle aggiunte più interessanti per i fan della serie: potremo parlare con il Pokemon che ci segue nel gioco come se fosse un NPC, e ricevere commenti sugli eventi che ci sono accaduti, come battaglie o incontri particolari. Queste “impressioni” che ci saranno descritte cambieranno da Pokemon a Pokemon, e vanno dal riflettere sugli avvenimenti passati all’indicare all’Allenatore che il Pokemon ha voglia di esplorare e camminare all’aria aperta. È un dettaglio che contribuisce molto a personificare i nostri Pokemon, e di sicuro aumenterà l’immersività durante il gioco.

Ma non è stato tutto rose e fiori. La demo è stata abbastanza limitata, non permettendoci nemmeno di esplorare i menu, di poter osservare i nostri Pokemon o di farci seguire da un Pokemon diverso da quello iniziale, e abbiamo osservato alcuni dettagli tecnici ancora da sistemare, come ombre a risoluzioni estremamente basse, texture poco chiare e una telecamera ancora non fluida quanto dovrebbe essere, oltre a delle animazioni chiaramente ancora in fase di sviluppo – la fase iniziale del Doppiocalcio del nostro Eevee in particolare aveva il modello interamente bloccato – fatto che spiega come mai Nintendo non permettesse video o fotografie del gioco durante l’evento. Non sono cose che ci preoccupano molto, però: mancano ancora mesi all’uscita del gioco, e questi sono dettagli di cui si occuperanno con un lavoro di ottimizzazione e pulizia finali. È chiaro che la demo è stata messa insieme specificatamente per l’evento, quindi confidiamo che, quando potremo analizzare la versione finale, questi particolari saranno limati a dovere.

Pokemon Let’s Go, le conclusioni della nostra anteprima

Tirando le somme, siamo rimasti particolarmente soddisfatti della nostra prova per quanto riguarda il lato del gioco; Nintendo sta provando a fare qualcosa di nuovo, nello spirito ibrido con cui ha creato la stessa Nintendo Switch, e il suo approccio risulta un esperimento notevole che però, come per ogni RPG, richiederà un po’ di tempo per poter essere valutato nel suo insieme e per vedere se le concessioni ai nuovi arrivati vanno a intaccare la profondità del gameplay. I nuovi meccanismi e i richiami all’aspetto più classico della serie si sposano in maniera interessante, e se qualcuno storce comunque il naso, beh, c’è sempre il prossimo Pokemon principale che Nintendo annuncerà in futuro. Sospendiamo il giudizio per quanto riguarda la Poke Ball Plus: per quanto sia un gadget esteticamente davvero bello e le interazioni possibili faranno la gioia dei fan più sfegatati, abbiamo ancora molti dubbi sul fattore ergonomia e comodità rispetto a un controller tradizionale. Ovviamente bisognerà dedicarci quantomeno qualche ora prima di poter raggiungere una decisione, quindi rimandiamo la nostra valutazione alla recensione definitiva.

Pokemon Let’s Go trailer

Il trailer di lancio del gioco punta molto sulla connessione con Pokemon Go, partendo con quegli elementi di realtà aumentata che hanno fatto la fortuna del titolo mobile e seguendo quell’intenzione di mirare a quel tipo di pubblico di cui abbiamo parlato. Si nota anche il multiplayer locale, che permette ai giocatori di raddoppiare le proprie forze e catturare i Pokemon in compagnia, e si intravedono i Pokemon che popolano il mondo finalmente visibili e non più basati su apparizioni casuali. Una grafica completamente nuova si unisce inoltre ai personaggi storici, incluso il Professor Oak, che (se si seguirà il classico schema della storia) ci darà il nostro Pokemon iniziale.

Pokemon Let’s Go uscita e prezzo in Italia

Già pronta la data di lancio: per poter tornare a Kanto dovremo aspettare il 16 novembre 2018, in tempo per la stagione invernale e il periodo natalizio, uno dei più “golosi” per l’industria dei videogiochi: per quanto non sia uno dei giochi principali, Nintendo ha intenzione di puntarci comunque e lo considera un titolo di valore. Per questo si spiega anche il prezzo pieno di 59,99€ attualmente a listino per i preordini, che sale a 99,99€ se abbiamo intenzione di acquistare anche insieme un controller Pokeball Plus. Un tanto altino, considerato che il controller verrà usato (almeno per il momento) solamente per questo gioco, ma è chiaro che con questo gadget Nintendo punta al pubblico dei collezionisti invece che a quello più generico. Per quanto riguarda le diverse edizioni, il gioco sarà disponibile nelle versioni Pokemon Let’s Go Pikachu!Pokemon Let’s Go Eevee!, che, se seguono le tradizioni della serie, presenteranno Pokemon leggermente diversi all’interno del gioco (ma ancora non ci sono dettagli su questo, solo speculazioni basate sui giochi precedenti).

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Pokemon Let’s Go rumor

La notizia dell’arrivo di Pokemon Let’s Go non è giunta completamente inaspettata: voci che giravano tra le persone con accesso ai dietro le quinte dell’industria affermavano che il cosiddetto Pokemon Switch sarebbe stato una coppia di giochi (una previsione non esattamente scioccante, visto come l’intera serie è stata strutturata finora a gruppi di due), che si sarebbero chiamati Pokemon Let’s Go Pikachu e Pokemon Let’s Go Eevee e che sarebbero stati ambientati a Kanto, una scelta che sembrava suggerire sia una connessione a Pokemon Go che un remake di Pokemon Giallo, in cui i due Pokemon facevano da starter per noi e per il nostro rivale. Queste indiscrezioni vennero confermate indirettamente quando, qualche giorno dopo che avevano fatto il giro di siti e social media, trapelò la notizia che Nintendo aveva registrato proprio questi nomi come proprietà intellettuale.

19 giugno 2018