Plantronics BackBeat PRO 2: le cuffie per i professionisti di seconda generazione

Le cuffie, per alcune specifiche tipologie di utenti, sono una cosa seria. In primis troviamo gli audiofili, maniaci di avere il suono più naturale e pulito possibile, ma c’è anche chi le cuffie le usa per lavoro. I professionisti sono una categoria alla quale Plantronics si è sempre avvicinata, realizzando innumerevoli modelli di on-ear con archetto per la conversazione; da qualche tempo però, l’azienda ha lanciato la linea BackBeat PRO, e oggi ci troviamo a raccontarvi la seconda iterazione di quest’ultima, ovvero le Plantronics BackBeat PRO 2.

Sequel del modello precedente che abbiamo avuto già modo di provare – Plantronics BackBeat PRO – con grande entusiasmo, le nuove PRO 2 provano a migliorarsi mantenendo comunque identici i concetti alla base: over-ear, wireless, autonomia lunghissima, cancellazione del rumore attiva ed ampia versatilità. Questa volta il nostro responso della nostra recensione è un po’ diverso; se siete curiosi di conoscerlo, continuate la lettura.

Scheda tecnica

Tipologia di speaker: over-ear
Autonomia: fino a 24 ore di riproduzione senza fili (batteria ricaricabile non removibile)
Connettività: Bluetooth 4.0 + EDR
Bluetooth multipunto a due dispositivi simultanei
Bluetooth Classe 1, fino a 100 metri di distanza dalla sorgente
NFC
Porte: jack da 3,5" con controllo remoto, microUSB
Peso: 290 grammi

Design e materiali: più leggere, più eleganti, anche in edizione SE

Esteticamente parlando le Plantronics BackBeat PRO 2 sono un prodotto decisamente ben riuscito, oltre che diverso rispetto all’edizione precedente. La colorazione scelta per questo modello cambia, dal classico e industriale nero verso un grigio più elegante, decisamente più facile da sfoggiare in pubblico. A questo punto però è doveroso fare una premessa: il modello che abbiamo avuto modo di provare è Plantronics BackBeat PRO 2 SE, che differisce da quello semplice per la dotazione e le colorazioni. Mentre nelle nuove PRO 2 semplici troviamo nuovamente il nero, seppur accompagnato da alcune trame sui padiglioni esterni davvero molto piacevoli e da interni (archetto e copricuffia) marroni, sul modello SE andiamo pesantemente sul grigio, più chiaro per la scocca esterna e più scuro per i vari inserti in pelle (sempre archetto e copricuffia). Il risultato finale è davvero cool, ma anche funzionale.

Plantronics BackBeat PRO 2

Le nuove Plantronics BackBeat PRO 2 sono infatti più compatte rispetto alle precedenti, oltre che decisamente più leggere. Restiamo infatti nel nuovo modello sui soli 290 grammi, niente affatto male per un paio di cuffie over-ear. Sono anche abbastanza comode, grazie alla solita elevatissima elasticità dell’archetto e ai cuscinetti in pelle dalla ottima fattura. Dopo un po’ tendono a scaldare, sebbene non sia una temperatura che faccia gridare all’allarme o grondare di sudore. Il materiale scelto per il corpo principale è il policarbonato, comunque molto resistente. Agli speaker auricolari è ancorato un ampio archetto, ovviamente regolabile grazie a due prolungamenti interni in alluminio, rivestito in pelle liscia sull’esterno (la stessa dei copricuffia), e più poroso ma estremamente morbido all’interno – sembra essere alcantara, sebbene non vi sia una dichiarazione ufficiale in merito.

Plantronics BackBeat PRO 2Colpisce parecchio la differente texture invece per i due moduli circolari incentrati all’interno del rivestimento esterno degli speaker auricolari: questi erano già presenti nella prima edizione, ma in questo caso acquisiscono una colorazione in finto legno che va vincere qualsiasi gara di buon gusto estetico; davvero ben fatto, Plantronics. Tali dischi, pur sempre di policarbonato, son circondati da una circonferenza grigia spessa quasi un centimetro dal feel al tatto differente in base al lato: mentre a destra questa è prettamente liscia e lucente, a sinistra si presenta con una serie di innumerevoli puntini in rilievo, anch’essi molto piacevoli alla vista ma anche funzionali, visto che consentono di distinguere i due moduli e favoriscono un buon grip. Mentre la prima sezione non ha alcuna interazione, la seconda non è altro che una manopola del volume concepita in modo decisamente particolare: facendola ruotare in avanti il volume si alzerà, e inversamente indietro si abbasserà. La rotazione non avviene per tutta la sua circonferenza, ma per una breve corsa, cosa che evita di effettuare movimenti eccessivamente impegni in mobilità.

E il resto come si gestisce? Sempre sul lato destro sono presenti svariati tasti interazionali, disposti lungo una croce immaginaria: in alto non troviamo nulla, al centro è presente un tasto Play/Pause, a sinistra e a destra i tasti Previous e Next per la gestione della playlist, e in basso ancora niente, sebbene il logo apposto su questo specifico spazio non lasci scanso ad equivoci: NFC. Trascinando su di esso una qualsiasi sorgente dotata di tale tecnologia – smartphone, principalmente – sarà possibile eseguire al volo il pairing, saltando a pié pari tutta la classica procedura di accoppiamento Bluetooth comunque non eccessivamente complicata. Dall’altro lato, specularmente, troviamo il semplice disco di simil legno che all’interno dispone di un tasto nascosto, non dichiarato in modo evidente dal brillante logo “PLT” – abbreviazione di Plantronics – presente sulla superficie. Questo andrà ad essere funzionale soprattutto su mobile, dove alla pressione prolungata si può richiamare l’assistente vocale in modo rapido – Siri, Google Now e simili.

Plantronics BackBeat PRO 2Gli elementi di interazione non finiscono qui. Nella scocca esterna che protegge i driver interni troviamo infatti incastonati infatti tre moduli. A destra sono presenti più in alto uno switch per l’accensione o per l’avvio della modalità di pairing (interruttore da tenere alzato per tre secondi fino all’avviso vocale che annuncia di essere in pairing mode) e un semplice bottone rosso che va a mutare all’istante, elettricamente, il microfono. La funzione è utilissima per chi si ritrova spesso in circostanze frenetica, dove c’è bisogno di conversare telefonicamente ma anche dal vivo con qualcuno, senza dover prendere lo smartphone o il PC e attivare a schermo un muto lato software. A sinistra invece troviamo lo switch a mio parere più utile in assoluto, dedicato al tipo di ascolto. Questo può, in base alla corsa verticale, essere modulato in ascolto classico, ascolto con riduzione del rumore esterno attiva e Open-Mic, funzione già apprezzata nella prima generazione che consente di aprire i microfoni per ascoltare in cuffia, ad un volume più alto rispetto a quello dell’audio in riproduzione sul dispositivo sorgente, i rumori o le voci esterne. Ciò significa che, malgrado le persone esterne saranno convinte che sarete immersi nel vostro mondo indossandole, potete invece perfettamente capire ciò che viene detto o i rumori che vengono prodotti, semplicemente agendo sull’interruttore dedicato. Approfondirò sulle prestazioni della funzione nei capitoli successivi. Ovviamente tutte e tre le caratteristiche sono sfruttabili solo in modalità wireless in Bluetooth, a scanso di equivoci.

Sempre a destra, infine, sono presenti sul bordo basso una porta jack audio da 3,5 mm per passare su cavo e un ingresso micro USB per la ricarica. Per entrambe le porte sono ovviamente presenti in dotazione dei cavetti ad hoc, sebbene penso sia doveroso porre l’attenzione soprattutto su quello audio, a mio modesto parere dozzinale in rapporto alla qualità e alla fascia delle Plantronics BackBeat PRO 2. Mentre il cavetto USB è semplicemente quello che rappresenta – ovvero un cavetto micro USB come lo conosciamo, anche se cortissimo e abbastanza sottile -, il cavo jack audio fa storcere il naso poiché è assolutamente di una fascia differenza rispetto alle cuffie in sé. Non è cortissimo, ma ha due grossi difetti: è esilissimo, sottilissimo e decisamente poco avvezzo agli strattoni o a combattere l’usura nel tempo, e inoltre non ha un modulo di controllo remoto. Ciò significa che, se non si usano le cuffie in modalità wireless, per accedere alle funzioni Play/Pause, Volume +/Volume – e all’assistente vocale, bisognerà agire inevitabilmente sul touch di smartphone o tablet, piuttosto che sul PC. Insomma, un bell’invito penalizzante a sfruttare le cuffie via Bluetooth, ma non giustificabile: il cavetto jack delle precedenti BackBeat PRO 2 era robustissimo, e aveva un modulino con microfono e tasti per il volume o per il Play/Pause, quindi ampiamente utilizzabili in modo poco goffo anche a cuffie spente/scariche. Non ho capito francamente la scelta, molto poco condivisibile per un prodotto di questa fascia.

Plantronics BackBeat PRO 2

Spettacolare, nella Senior Edition che abbiamo ricevuto per la prova, la custodia per il trasporto. Questa, a differenza delle Plantronics BackBeat PRO 2 edizione classica, si presenta come un vero e proprio box rigidissimo e anche piacevole alla vista con le sue trame ondulate. All’interno troviamo anche due taschine retate per conservare i cavetti piuttosto che quello che vi pare, e un’interno morbido in dainetto. La custodia si richiude inoltre non tramite semplici strappi, ma mediante una vera e propria zip doppia, evitando quindi qualsiasi eventuale fuoriuscita accidentale. La custodia ha anche un laccetto per essere agganciata da qualche parte: probabilmente potreste usarlo per incatenarvi alle cuffie, se vi ci affezionate. Chiude il tutto una manualistica blanda ma obbligatoria.

Il mio feedback finale su design e form factor è sicuramente positivo: le Plantronics BackBeat PRO 2 sono davvero un prodotto piacevole alla vista, sono comode e scaldano poco. Interagire con i vari tasti può non essere immediatissimo fin da subito, ma ci si abitua dopo un po’. I driver roteano di 90° verso l’interno, consentendo di poter poggiare tranquillamente le cuffie sulla zona pettorale alta senza il minimo fastidio; la custodia è spettacolare, ma anche molto robusta. Peccato solo per questo cavetto jack, non all’altezza.

Qualità audio: la naturalezza assoluta sotto controllo

Raggiungiamo il nucleo della nostra recensione delle Plantronics BackBeat PRO 2 parlando di qualità dell’audio. Ovviamente quando si parla di cuffie si potrebbe parlare per ore ed ore, ma facciamola breve. La base dalla quale partiva BackBeat PRO era già ottima: siamo di fronte ad un paio di cuffie di fascia alta, sebbene sia doveroso ribadire che non siano per audiofili sfegatati, ma appunto per le persone più esigenti che vogliono godere dell’audio senza fili e di comode funzionalità ottimizzate anche e soprattutto per la conversazione.

In questo caso troviamo una coppia di driver dinamici da 40 millimetri, purtroppo con una risposta in frequenza abbastanza blanda da 20 Hz – 20 KHz e 32 Ohm di impedenza per ciò che riguarda l’utilizzo con cavo. Diciamo le cose senza mezzi termini: non vanno usate in modalità wired, connesse con cavetto, e fine della questione. Oltre alle performance che calano evidentemente – ma che sono comunque alte, non fraintendete -, non è possibile sfruttare la maggior parte delle caratteristiche delle Plantronics BackBeat PRO 2, fra cui la riduzione del rumore attiva. Quest’ultima è una funzionalità presente in tutte le cuffie Bluetooth di fascia alta lanciate sul mercato negli ultimi anni e consente, per chi non dovesse saperlo, di riprodurre delle frequenze neutre apposite con le quali neutralizzare completamente (o quasi, si fa per dire) tutto il rumore esterno che disturba l’ascolto in cuffia, musicale o meno che sia.

Plantronics BackBeat PRO 2Ciò significa che, oltre ad isolare bene e ad avere dei buoni driver interno, le cuffie oggi vogliono “allontanare ciò che arriva dall’esterno”. Sì, perché spesso i rumori esterni, soprattutto quando molto invasivi – basti pensare al traffico in città, al rumore del treno, ai luoghi pubblici affollati -, sono la vera causa di un rendimento scarso di molte cuffie. Come funziona questa sulle nostre Plantronics BackBeat PRO 2? Beh, molto bene devo dire. Come il modello precedente, le PRO 2 dispongono di una modalità ANC attivabile tramite interruttore posto lungo il lato sinistro in modo comodo e rapido; la modalità si trova simmetrica, sempre sullo stesso interruttore, all’Open Listening, ovvero la funzione che al contrario i rumori esterni li amplifica. Abbastanza coerente come scelta, ben fatto. L’isolamento avviene tramite la semplice riproduzione di alcune frequenze in grado di annullare quelle presenti all’esterno, in modo tale da azzerare il disturbo e dare spazio solo a quelle dei brani. La trovata è geniale e ormai viene utilizzata da tutte le cuffie wireless di fascia alta, e su BackBeat PRO 2 non è altro che egregia.

L’isolamento con l’ambiente esterno per BackBeat PRO 2 è davvero sensazionale: che siate in aereo, in treno, in autobus o nel traffico, la riproduzione sarà sempre limpida e cristallina, e vi dimenticherete di tutto l’ambiente che vi circonda – attenti quando attraversate. Ho personalmente portato con me queste cuffie in vari viaggi e posso garantire che la riduzione attiva del rumore è ottima, anche se le cuffie non creano una vera e propria morsa col capo favorendo quindi la comodità e la traspirazione. Chiaramente non pensate di stare di fianco ad un martello pneumatico e di poter completamente annullarlo, ma nel traffico nei vari rumori di fondo se la cava egregiamente, anche solo mettendole alle orecchie senza riprodurre alcuna forma di brano.

Ma passiamo invece alla qualità sonora, ovvio fulcro di una recensione dedicata ad un paio di cuffie. Tanto belle, tanto curate, tanto smart (vedi capitolo di seguito); ma come rendono sull’aspetto musicale? Via alla nostra valutazione! Come al solito per andare a percepire tutte le performance sulle varie frequenze ho utilizzato svariati brani appartenenti a più generi musicali; i principali, quelli rappresentativi, li riporto qui di seguito:

 

Lil Jon feat. Yandel & Becky G – Take It Off

Nerone feat. Gemitaiz & Salmo – Papparapa’

Alborosie – Herbalist

Sergio Sylvestre – Planes

Leona Lewis – Fire Under My Feet

2Cellos – Game of Thrones Medley

Benny Benassi – Back To The Pump (Radio Edit)

Il Pagante – #Sbatti

Levante – Non Me Ne Frega Niente

 

I test si sono svolti nel corso di svariati mesi, e volendoli riassumere in parole povere – giusto per i più pigri – posso senz’altro dire che siamo di fronte ad un buon paio di cuffie per l’ascolto musicale, che però fanno del loro dogma alla base la purezza del suono, e non tanto l’esaltazione dello stesso. Le Plantronics BackBeat PRO 2 godono infatti di una curva nello spettro sonoro abbastanza lineare, con bassi non particolarmente spinti e con alti che non vogliono strafare per mettere in risalto i cantati rispetto alla musica. Contestualizzando, nell’hip-hop le PRO suonano benissimo, con bassi puliti che non sovrastano affatto i vocali, sempre molto cristallini anche quando accompagnati da strumenti elettronici piuttosto che da campioni soul-based. I kick sono decisi, forse un po’ più sui volumi in uscita più alti, ma anche gli snare e i clap sono ben accompagnati da un buon soundstage. Spostandoci di poco, sul reggae, in Herbalist del grande Alborosie ad esempio il mood calmo e ondeggiante viene riprodotto in modo più che consono, con un basso potente e le trombe, sicuramente protagoniste di questo brano (non voleva essere una battuta a doppio senso) ben evidenti e distinte dalle chitarre d’andamento portante. Probabilmente non sono le migliori cuffie per questo genere, dove qualcosa di più “grezzo” e meno preciso sarebbe forse più ottimale, ma il voto specifico in questo campo è sicuramente più che sufficiente.

Spostiamoci vertiginosamente di genere e troviamo il pop, in parte influenzato ad esempio dal funky nei brani di Sergio Sylvestre, che dire: quando si parla di brani abbastanza “easy”, non c’è nessun problema. Nel caso di Sylvestre, e più precisamente del brano Planes, ho riscontrato un po’ perdita dei toni vocali estremamente mescolati ai medi e ai bassi. Ciò succede poiché la voce del cantante è cupa, profonda, calda, e non squillante e d’impatto come ad esempio quella di Leona Lewis. Per quest’ultima, più vicina al commerciale classico, non troviamo assolutamente problemi: soundstage buono, testi particolarmente chiari – anche perché si tratta di una cantante femminile, che calca molto anche sui cori.

Volendo esagerare, guardiamo un po’ di più alla musica di strumento con i 2Cellos e il fantastico medley dedicato a Games of Thrones. Qui sappiamo che gli strumenti orchestrali implicati sono tanti, ma debbo dire che il risultato finale è davvero ottimo: le frequenze medie dove i violoncelli calcano sono belle cariche, comunque non sovrastate dai timpani o dalle altre piccole percussioni. Davvero ben fatto! Concludiamo con qualcosa di più elettronico, dove sicuramente le Plantronics BackBeat PRO 2 rendono benissimo dal punto di vista percussivo, ma tendono un po’ a far storcere il naso nei momenti in cui il suono tende ad essere un po’ più complesso e ad andamento spedito: nella dubstep, zero problemi, mentre nell’electro house ad esempio troviamo un po’ di loop ovattati, in rari casi. Insomma, se dovete ascoltare musica brutta forse vi conviene un modello diverso, con una attenzione in più sugli alti. Sugli indie, nulla da segnalare: il soundstage curato per molti dei brani prodotti appartenenti a questo genere aiuta moltissimo. Il risultato finale è sicuramente quello di un paio di cuffie che non si sbilanciano, ma che provano a fare del loro meglio un po’ su tutti i generi.

Il volume massimo non è assolutamente spaccatimpani, ma non è necessario: lo ritengo sempre un punto a favore quando si parla di altoparlanti auricolari, poiché i volumi estremi possono anche creare dei danni ai timpani non di poco conto. Meglio avere un buon volume massimo e un ottimo isolamento dai rumori esterni con eventuale cancellazione attiva (appunto), e non delle cuffie che gridano e che, dopo una certa percentuale di volume, emettono gli stessi rumori percussivi di una batteria di pentole acciaio Inox che Mastrota può accompagnare solo.Plantronics BackBeat PRO 2

E che dire invece della qualità dell’audio durante le chiamate? Anche in questo caso, ottimi risultati. Le Plantronics BackBeat PRO 2 sono davvero ottime per conversare sia in chiamata classica che con i vari servizi VoIP: il microfono acquisisce un audio cristallino, e anche gli interlocutori sono particolarmente chiari grazie alla cancellazione attiva del rumore. Col doppio canale Bluetooth oltretutto, si rendono ideali anche per chi ha due smartphone e due numeri indipendenti, ricevendo o effettuando chiamate alternate da entrambi: benissimo anche per chi le fa da PC e da smartphone, in base al contesto. Non c’è niente di meglio.

Funzioni e autonomia: la solita elevata qualità Plantronics

Le Plantronics BackBeat PRO 2 sono senza ombra di dubbio caratterizzate dalle varie funzioni che il produttore aveva già proposto nell’edizione precedente, inevitabilmente molto interessanti soprattutto per chi non cerca una cuffia meramente da ascolto musicale. Il tutto ha come fulcro l’utilizzo in modalità attiva, quindi mediante l’impiego del chip Bluetooth 4.0 integrato all’interno delle cuffie – sì, non è un nuovo Bluetooth 4.2 o 5.0, ed è anche difficile capirne il motivo, ma funziona egregiamente e non è troppo aggressivo in termini di consumo, visto che è Low Energy -, e sprigiona svariate delle potenzialità delle PRO 2.

Fra queste, oltre alla cancellazione attiva del rumore citata più su, troviamo la feature Open Listening, difficile da trovare su modelli concorrenti e utile soprattutto a chi fa un utilizzo misto del proprio apparato. Spiegare di che cosa si tratta è molto semplice: immaginate di essere in treno e, con il vostro gruppo preferito a palla, qualcuno puntualmente vi interrompe per chiedervi qualcosa – magari se il posto di fianco al vostro è libero, piuttosto che l’ora. La reazione classica, con una cuffia over-ear, è quella di toglierla subito e chiedere a chi si è rivolto a voi di ripetere ciò che ha detto. Open Listening invece, evita questo “isolamento”. Grazie ad un apposita modalità presente nello switcher sinistro è possibile, infatti, far sì che i suoni esterni vengano amplificati in cuffia. All’atto pratico le Plantronics BackBeat PRO 2 impiegheranno i propri microfoni per ascoltare ciò che si sente all’esterno, riproponendolo in cuffia amplificato. Nel farlo, il volume della musica in riproduzione si abbassa bruscamente, mettendo così in risalto rumori piuttosto che dialoghi, senza quindi obbligarci a sfilare le cuffie. Gli esempi di utilità nel quotidiano per Open Listening si perdono: basti sempre pensare in treno, in procinto di una fermata, la possibilità di ascoltare all’istante la voce guida cosa annuncia.

Open Listening si attiva rapidamente tramite il posizionamento dello switcher in alto e, in meno di un secondo, è pronta a funzionare. Le cuffie diventano all’improvviso “aperte”, sebbene siano chiuse, e il tutto funziona in modo più che egregio, sebbene risulti talvolta sempre più efficace mettere in pausa la riproduzione o sfilare le cuffie dalle orecchie (magari per suoni non proprio vicinissimi a voi). Togliendo le cuffie dal capo, comunque, troviamo un’altra funzione smart abbastanza interessante, presente invece in svariati modelli: il Play/Pause automatico.

Plantronics BackBeat PRO 2

Tramite l’utilizzo di un giroscopio infatti, le Plantronics BackBeat PRO 2 riescono a capire quando queste vengono tolte o messe, ovviamente quando sono in funzione. Ciò implica che, togliendole e lasciandole anche al collo, l’audio in riproduzione andrà a fermarsi, mettendo in tutto e per tutto fisicamente in pausa ciò che si stava riproducendo su smartphone, tablet o altre sorgenti. Se state seguendo quindi attentamente un testo recitato o cantato, non ne perderete neanche un secondo in questo modo: togliendo le cuffie queste si fermano, rimettendole la musica riparte senza la pressione di alcun pulsante. Il tutto funziona in modo discreto, sebbene devo dire, da editor che ha provato la versione precedente, che nelle BackBeat PRO di prima generazione il sistema funzionava in modo più accurato. Mi è capitato più di una volta, infatti, che i brani non andassero in pausa togliendo le cuffie dalle orecchie. Statisticamente diciamo che avviene solo una volta su dieci, niente di cui preoccuparsi. Altro dettaglio sicuramente piacevole è legato a ciò che avviene dopo un tempo di inattività alle cuffie: queste vanno in standby profondo, andando a salvaguardare la batteria integrata. Spostandosi invece dalla sorgente e perdendo il segnale Bluetooth, la cuffia avvisa della perdita del collegamento: non appena ci si riavvicina nel range utile però, queste riagganciano la sorgente in modo estremamente rapido, come se fosse una ricerca ostinata al ricollegamento. Bene, decisamente bene; spesso le cuffie non riescono benissimo in questa cosa. Anche il collegamento ai dispositivi con cui è stato eseguito il primo pairing è immediato: le Plantronics BackBeat PRO 2, sfruttando un input Bluetooth doppio, può accogliere fino a due dispositivi in simultanea (audio in riproduzione uno per volta). Entrambi, se connessi la prima volta, nel range e col Bluetooth attivo, vengono immediatamente riassociato alle cuffie non appena queste vengono accese, con una notifica audio che lo conferma. Inoltre, sebbene sia secondario per l’utilizzo medio, le PRO 2 dispongono di un chip Bluetooth di Classe 1 che gli consente di allontanarsi dalla sorgente fino a 100 metri, ovviamente a patto che questa disponga di un collegamento Bluetooth Classe 1. L’uso più tradizionale di questa possibilità è su PC, mediante l’utilizzo di un adattatore USB Bluetooth Classe 1, decisamente comodo per chi lavora in ufficio molto su Skype e necessita di spostarsi in più ambienti durante le call.

Plantronics BackBeat PRO 2Altra piccola chicca è il tasto Mute. Esso è situato, con una colorazione rossa sgargiante rispetto al grigio classico, in basso all’interruttore principale – quello pensato sia per avviare le BackBeat PRO 2, sia per avviare il pairing tenendo premuto più a fondo lo switcher – e svolge la semplice funzione di spegnimento totale del microfono. Ciò significa che, se usate le cuffie in chiamata e volete interrompere il flusso audio che arriva al vostro interlocutore, potete farlo comodamente tramite il suddetto tasto, che sostituisce in toto quello presente nelle interfacce di chiamata o videochiamata sui servizi ormai noti. Il tasto funziona, tutto qui.

Menzione doverosa per la qualità della voce guida integrata nel firmware associato alle cuffie. Nel mio caso questa era in inglese ma, tramite l’utilizzo del software Plantronics Hub disponibile su Windows e mac OS, è possibile scegliere l’idioma preferito – italiano incluso. Un po’ sgradevole è la scarsa comunicazione di questa possibilità da parte di Plantronics, che dovrebbe probabilmente suggerire in modo più evidente ai propri utenti di utilizzare l’Hub per tale scopo. Non sono sicuro che, comunque, sui modelli disponibili alla vendita in Italia sia presente di base la voce guida inglese, quindi non lo ritengo un vero e proprio contro. Tutti i vari toni, comunque, sono piacevoli da ascoltare e molto chiari come sempre – qualità Plantronics.

E che dire invece dell’autonomia delle nostre Plantronics BackBeat PRO 2, se non che anche questo aspetto è particolarmente ispirato alla generazione precedente? Stessa voce gestionale, stesse funzioni e anche stessa autonomia, pari sulla carta a ben ventiquattro ore di utilizzo. In questo il produttore avrebbe potuto anche provare a strafare un po’, ma si è contenuto sull’intero giorno di utilizzo (anche di notte, mentre dormite, o di sera, quando uscite) per confezionare la propria seconda generazione di cuffie smart. Non male comunque, visto che queste corrispondono praticamente a ventiquattro ore reali, appurate dai miei test. Ciò significa che, se siete utenti che necessitano di stare per molte ore con le cuffie alle orecchie magari per lavoro, con le PRO 2 riuscite tranquillamente a ricoprire due giornate di utilizzo, qualora le usaste per otto ore tradizionali più eventuali ore per gli spostamenti casa-lavoro. Se siete semplici studenti o utilizzatori saltuari, beh… fate voi il calcolo in base a quanto tempo state ad ascoltare musica. Chiaramente l’autonomia cala quando si usa la cancellazione dei rumori di fondo attiva, ma non si dimezza assolutamente, quindi state pure tranquilli – si parla solo di qualche ora in meno. Sempre qualche ora invece, più precisamente tre, sono necessarie per ricaricare le Plantronics BackBeat 2 PRO completamente tramite adattatore con cavo micro USB, davvero niente male: ciò significa che, con un’ora circa, potete assicurarvi più o meno otto ore di riproduzione, quindi in una pausa pranzo possono ritornare perfettamente in vita per poi ricaricarsi eventualmente di sera.

Plantronics BackBeat PRO 2

Insomma nel complesso non c’è che dire: funzionalità e autonomia delle PRO 2 sono impeccabili, o quasi. La gestione Bluetooth è quella che stupisce sicuramente di più, sempre efficiente e che non perde un colpo, ma anche l’autonomia è una conferma molto apprezzabile. Difficile pensare ad un paio di cuffie più idonee di queste per chi parla frequentemente al telefono e, in generale, per chi le usa a scopi professionali.

Le nostre conclusioni sulle Plantronics BackBeat PRO 2

Pro

  • Design e materiali migliorati rispetto alla prima edizione
  • Autonomia sempre spaventosa
  • Performance in ascolto e conversazione molto equilibrate
  • Cancellazione del rumore funzionale
  • Custodia nella versione SE estremamente buona
Contro

  • Ghiera gestionale un po' confusionaria
  • Cavo jack in dotazione mediocre
  • Prezzo leggermente troppo elevato per la versione SE
8

Claudio Carelli


Giungiamo finalmente alla fine della nostra recensione. Le Plantronics BackBeat PRO 2 sono un prodotto da acquistare? Per quanto mi riguarda, sì, sebbene non sia affatto per tutti – cosa che probabilmente è il loro punto debole (ma non un vero e proprio contro). Ottime per gli uomini in affari, per chi vuole portare sempre con sé la propria musica o la possibilità di conversare in piena pace grazie alla cancellazione del suono, un po’ meno per chi pensa di farne un uso con cavo, dove si trasformano in semplicissime e costose cuffie mediocri.

Plantronics BackBeat PRO 2Il look è decisamente un punto a favore, miglioratissimo e adatto anche ai contesti quotidiani più classici, e il comparto accessori, soprattutto nella Senior Edition, fa davvero gola – cavo jack escluso, inspiegabilmente esile, corto e non in linea con tutto il resto. Bella la custodia per il trasporto, bello il feeling al tatto, un po’ meno l’intuitività dei controlli laterali che sono diventati, rispetto alla prima generazione, un po’ più belli da vedere e un po’ meno pratici.

Per un utente come me, che durante la giornata necessita sia di isolarsi con buona musica e rumori attenuati, ma anche di conversare con altre persone e stare lontano dai cavi, beh… questa è la cuffia perfetta. Per chi vuole ascoltare solo musica, c’è da dire che si rientra in un mercato con ormai molta competizione, dove Sony e Bose sono agguerrite ma che difficilmente riescono ad offrire tali performance (vedi Sony) o un prezzo umano (vedi Bose).

Il prezzo è un elemento chiave per la valutazione delle suddette. L’edizione classica, quella con sacchetto per il trasporto rigido, ha un prezzo intorno alle 220€, cifra sicuramente adatta alle Plantronics BackBeat PRO 2 che suonano così bene. L’edizione SE, per fregiarsi di una custodia rigida e di una finitura estetica probabilmente più stylish e affascinante (è soggettivo), lievita fino a circa 280€ durante la stesura di questa recensione; forse un po’ troppi, sebbene la custodia sia assolutamente la migliore che io abbia mai visto su un paio di cuffie, malgrado la sua ingombrante struttura. In linea di massima mi piacerebbe vedere un pizzico di prezzo minimo per l’acquisto più contenuto.

Ne consiglio l’acquisto a chi si è annoiato delle solite aziende di cuffie, con il solito look e le solite performance abbastanza omologate; le BackBeat PRO 2 sono un modello particolare, a sé, che crea come una sorta di scelta parallela a tutte le altre. In un mercato così affollato, non può che essere un grande pregio. Brava Plantronics.

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