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Philips Hue White and Color E27 recensione: lo Starter Kit e il sensore di movimento

Philips Hue White and Color E27 recensione: lo Starter Kit e il sensore di movimento

Abbiamo provato uno dei più gettonati Starter Kit Philips Hue, comprendente tre lampadine RGB a vite, il Bridge Hue e l'Interruttore Dimmer. A questo kit abbiamo anche voluto aggiungere il sensore di movimento della linea. Vediamo pregi e difetti di questo prodotto, parlando anche più in generale della gamma Philips Hue. / Ultima modifica il

L’illuminazione smart è uno degli ambiti della domotica più gettonati, anche perché permette di trasformare la propria abitazione in modo semplice, sfruttando i nuovi sistemi d’illuminazione LED che possono andare dalle semplici lampadine o faretti, passando per i lampadari, fino alle strisce LED e i pannelli luminosi. Abbiamo deciso di recensire un prodotto utile a chi sta entrando nel mondo dell’illuminazione connessa: si stratta dello Starter Kit Philips Hue White and Color E27, che comprende un bridge ZigBee, un telecomando/interruttore, e tre lampadine E27 (le classiche a vite grande) con funzionalità RGB. A questo interessante pacchetto, abbiamo deciso di abbinare anche il sensore di movimento della gamma Philips Hue, per una gestione dell’illuminazione ancora più smart.

L’ecosistema Philips Hue: una gamma di prodotti senza rivali

Prima di addentrarci ad analizzare lo Starter Kit Philips Hue White and Color E27, è giusto accennare a cosa Philips Hue rappresenti per il mondo dell’illuminazione connessa. Infatti, quando si sceglie di acquistare un prodotto demotico, bisognerebbe farlo non solo valutando il prodotto in sé, ma anche la gamma di prodotti della stessa serie, la vastità del catalogo dell’azienda, e la notorietà del brand in sé. Questo porta a garantirsi maggiori possibilità di espansione, così come un più vasto supporto da parte delle piattaforme domotiche e di applicazioni terze. Da questo punto di vista, chi si affida alla gamma Philips Hue non ha nulla da temere: l’azienda olandese è stata una delle prime ad entrare nel mondo dell’illuminazione per smart home, e da allora ha continuato a creare prodotti e ad espandere il suo catalogo di luci ed accessori, mantenendosi sempre ben aperta alle compatibilità con standard noti e con tutte le piattaforme domotiche immaginabili. Insomma, se avete in mente di partire dalle tre semplici lampadine che qui recensiamo, per poi magari aggiungere altri punti luce diversi, sia per gli interni di casa che per il terrazzo o il giardino, sappiate che non troverete altrove una gamma di prodotti più vasta e variegata di quella che Philips può offrirvi.

Gli Starter Kit e il Bridge Hue

Come detto, quello che stiamo provando è uno Starter Kit della serie Philips Hue. Questo significa che nel pacchetto è incluso anche un Bridge Hue, accessorio fondamentale (o quasi) per controllare in modo smart i punti luce del brand. Il motivo dell’importanza del bridge è semplice: tutti i prodotti Hue sfruttano il protocollo di connessione ZigBee per funzionare e connettersi tra loro, e il bridge funge da ponte tra questi e il router di casa, che permette la classica connessione ad internet. È vero che esistono anche lampadine smart che si connettono via Wi-Fi oppure Bluetooth (o una combinazione dei due protocolli), e quindi senza necessità di un bridge, ma è altresì importante riconoscere che la “scocciatura” di doverne usare uno, viene ripagata ampiamente da tutti i vantaggi che ne derivano, vantaggi che sono propri del protocollo ZigBee, progettato appositamente per il mondo dell’Internet of Things. Grazie a ZigBee, tra tutti i dispositivi Philips Hue – non solo punti luce, ma anche telecomandi, interruttori e sensori – si creerà una sorta di connessione mesh, che consente al segnale di rimbalzare da un accessorio all’altro per raggiungere ogni punto dell’abitazione; inoltre, i bassissimi consumi energetici, sia in standby che durante il funzionamento, consentono a telecomandi e sensori di funzionare per diversi anni con una piccola pila, poi sostituibile, e addirittura uno dei dispositivi della linea, l’Interruttore Tap, si alimenta con la sola energia cinetica trasferita al device durante l’uso. Tutto questo, senza ZigBee, non sarebbe possibile.

Ancora una nota prima di entrare nel cuore della recensione: gli Starter Kit come questo in prova includono già il Bridge Hue, viceversa, se non avete intenzione di acquistare uno dei kit che includono il bridge, potete prenderlo separatamente. Ma c’è di più, infatti, ZigBee è uno standard adottato da molti altri produttori, e sebbene ne esistano diverse versioni, e la compatibilità non sia sempre garantita tra un bridge qualsiasi e un prodotto altro qualsiasi, è possibile anche adoperare soluzioni terze. Di recente Amazon ha introdotto la sua linea di smart speaker Echo in Italia, e tra questi anche l’Echo Plus, che include al suo interno un bridge (o HUB, o ancora gateway, si tratta di diciture analoghe) compatibile con Philips Hue, ma anche con altri prodotti e lampadine che sfruttano ZigBee. Se scegliete di acquistare un prodotto del genere – anche il nuovissimo Amazon Echo Show funziona da HUB – a quel punto non avreste più necessità di dotarvi del Bridge Hue. Per saperne di più sullo smart speaker Echo Plus, vi consigliamo la lettura della nostra prova completa: Amazon Echo Plus recensione. Ed ora, dopo queste lunghe ma, converrete, doverose premesse, passiamo a vedere il prodotto in questione, lo Starter Kit Philips Hue White and Color E27, e con questo il sensore di movimento della linea Hue.

Design e materiali: all’apparenza dei prodotti nella norma

All’interno dello Starter Kit preso in esame troviamo tre lampadine a bulbo con attacco E27, di tipo White and Color Ambiance, quindi RGB per dirla in breve; a queste si aggiunge il fondamentale Bridge Hue e l’Interruttore Dimmer. Le lampadine a bulbo E27 della serie Hue – quindi con attacco Edison grande – hanno una forma molto riconoscibile, e certamente piacevole, ma in fin dei conti la cosa conta ben poco, visto che una lampadina del genere difficilmente verrà messa in vista, ma più probabilmente nascosta da un paralume o un diffusore qualsiasi; la lampadina è alta 11 cm vite inclusa, per una larghezza massima di circa 6 cm.

Il Bridge Hue, e si tratta di quello di seconda generazione, è uno scatolotto quadrato largo 9 cm, al quale è necessario collegare il cavo di alimentazione e un cavo Ethernet (fornito) per la connessione al proprio router. Ben visibile sulla parte soprastante un grande tasto tondo, da premersi durante le fasi di configurazione, come indicato dall’app. Volendo è possibile attaccare il bridge al muro ma, a mio parere, trova la sua collocazione ideale insieme al router e agli altri accessori per la connettività, magari nascosto alla vista, anche perché rimane sempre illuminato da diversi LED.

L’Interruttore Dimmer è invece l’unico accessorio con cui avremo effettivamente a che fare direttamente, e sui cui vale quindi la pena spendere qualche parola in più. Si tratta di un prodotto certamente interessante, che funge sia da interruttore che da telecomando. Il funzionamento è ovviamente sempre wireless, tramite ZigBee, cosa gli permette tra l’altro di alimentarsi per un paio d’anni con una semplice pila piatta. Tuttavia, grazie alla placchetta inclusa, è possibile anche simulare un normale interruttore da parete, sebbene con i tasti posti in verticale. La placchetta di supporto può essere attaccata al muro con gli adesivi forniti, oppure tramite un paio di piccoli tasselli; sul retro sono anche presenti due magneti, così da offrire un’ulteriore opzione di aggancio. I magneti a loro volta permettono all’Interruttore Dimmer di agganciarsi stabilente alla placchetta. Questo, realizzato in plastica bianca lucida, presenta quattro tasti: per l’accensione, per aumentare la luminosità, diminuirla e infine per spegnere le luci. Dico le luci, al plurale, perché al telecomando possono essere associati più punti luce, il tutto sempre dall’app Hue.

Il primo pulsante, quello di accensione, può essere configurato per offrire illuminazioni diverse ad ogni click, con 5 impostazioni disponibili. Insomma, si tratta di un prodotto in grado di rendere un po’ più tradizionali queste luci smart, così da poterle gestire anche senza lo smartphone in mano, o senza usare i comandi vocali. A volte, nonostante tutto, premere un tasto fisico può essere ancora la scelta vincente. Il pulsante configurabile può anche essere gestito al meglio da alcune piattaforme domotiche, come Apple Homekit, che consente di associare ai click anche la gestione di prodotti terzi, come ad esempio un termostato connesso. L’unico piccolo difetto di questo prodotto è la sua costruzione, con pulsanti che al tatto non offrono un feedback dei migliori, insomma sono un po’ traballanti e il click non è del tutto soddisfacente… sono sottigliezze, ma su un prodotto che vuole essere premium, anche queste contano.

Infine, fuori dal pacchetto dello Starter Kit, abbiamo aggiunto al nostro test anche il sensore di movimento Hue, un piccolo parallelepipedo che richiama la forma del bridge, ma questa volta di appena 5,5 cm di lato. Il sensore include non solo la possibilità di rilevare movimenti con un angolo di 100° e una distanza massima di 5 metri, ma anche la misurazione della luce ambientale, ed infine un termometro, che tuttavia è poco sfruttato – e sfruttabile – dall’ecosistema Philips Hue. Sempre nella confezione troviamo le viti per il montaggio al muro, che però non avviene direttamente, ma montando un piccolo supporto magnetico, al quale poi possiamo agganciare il sensore, e inclinarlo come più si preferisce.

Qualità, funzionamento e integrazioni: i veri punti di forza del sistema

Abbiamo fino ad ora analizzato i prodotti Philips Hue in maniera superficiale, non scoprendo particolari eccellenze da segnalare, ma anzi qualche difetto, se proprio vogliamo. Ma è quando si accende il sistema, lo si configura e si cerca di integrarlo nella propria smart home, ecco che si scoprono i punti di forza di Philips Hue.

Luce e colore: qualità elevatissima

Uno degli aspetti più positivi dei punti luce Philips Hue è senza dubbio la qualità della luce, non minimamente paragonabile a lampadine da pochi spiccioli. In questo caso ci troviamo davanti a lampadine da 800-810 lumen, che non sono certamente in grado di illuminare a giorno ad una stanza, ma questo è lo standard di luminosità più comune per le lampadine a bulbo E27; il consumo si attesta sui 9,5 Watt, ed è molto basso, merito della tecnologia LED. La luminosità massima si raggiunge comunque sui toni del bianco neutro, ma come detto questi punti luce possono sia essere regolati sia nella loro temperatura colore, quindi dai toni di bianco freddo a quelli di bianco caldo, sia per tinta, essendo di tipo RGB. Ovviamente non manca poi la possibilità di regolare il flusso luminoso, che si spinge fino a valori molto bassi, in modo fluido e senza sfarfalli o salti netti durante la regolazione. Un altro dettaglio piacevole è il modo in cui si accendono e spengono le luci, ovvero attraverso una transizione (in aumento o diminuzione, rispettivamente) della durata di circa 1 secondo, estremamente elegante.

Attraverso l’app Hue è possibile gestire le luci raggruppandole in stanze diverse, e rinominandole. Se posizionate due o più luci nella stessa stanza, diventano molto interessanti le scene di Philips Hue. Nell’app è possibile trovarne già molte, ma ognuno è libero di crearsi le proprie, impostando ogni luce sul colore e luminosità preferita. È possibile anche acquisire i colori da una fotografia, così da ricreare un’atmosfera, o cercare la tinta più vicina a quella ideale. Posizionando du lampadine ai lati opposti di una parete chiara, sarà possibile creare una sorta di sfumatura, con i colori che si mescolano proprio come avverrebbe su una tavolozza, e dando vita a scenari davvero incredibili.

Ovviamente, non sempre i colori sono la soluzione più adeguata, e per le situazioni “normali” è bene usare le diverse temperature colore di luce bianca: una temperatura più alta (luce fredda) durante il giorno, per favorire la concentrazione e mantenere il cervello attivo, ed una più bassa (luce calda) durante la sera e i momenti di relax e di convivialità.

La gestione degli automatismi: un’app ben fatta, ma non perfetta

L’app Hue permette di configurazione diversi automatismi, basati sull’orario, sulla localizzazione (geofencing) o dipendenti da alcuni trigger, come il sensore di movimento. Una funzione molto utile è quella dedicata al risveglio, con una graduale accensione delle luci, a simulare il naturale sorgere del sole; stessa cosa è possibile impostarla per la fase di addormentamento, o comunque durante la sera (e questa è sicuramente una soluzione apprezzata anche dai più piccoli). Grazie alla geolocalizzazione basata sul recinto geografico, possiamo fare in modo che le luci si spengano all’allontanarsi da casa, e che determinate altre luci si accendano al nostro ritorno. Integrata nell’app non esiste però una funzione che permetta l’accensione randomica e casuale delle luci di casa, molto utile quando si è fuori come deterrente per eventuali malintenzionati.

Tutto quanto abbiamo visto fino ad ora è fattibile tramite l’app Hue, ma questo e molto di più può essere svolto anche tramite le piattaforme domotiche come Apple HomeKit, Google Home, Amazon Alexa, e il sistema IFTTT – come vedremo tra poco.

Un automatismo differente è invece quello del sensore di movimento, che può attivare una scena specifica o l’accensione di determinate luci alla rilevazione di un movimento. Una cosa positiva è che, attraverso l’app Hue, è anche possibile settare un livello di luminosità ambientale oltre il quale il sensore non si attiverà, mentre sia attraverso l’app Hue che sfruttando le piattaforme domotiche è possibile impostare scene diverse a seconda del momento della giornata in cui l’attività viene rilevata. Per fare un esempio, io ho inizialmente posizionato il sensore all’ingresso della camera da letto, facendo in modo che, in caso di un rilevamento di movimento nelle ore notturne, venisse attivata una luce “di cortesia” molto tenue. Tuttavia, con il passare del tempo mi sono accorto di alcune logiche di funzionamento completamente inadatte, almeno quando il sensore viene configurato nei suoi automatismi attraverso l’app Hue. Per rendervi l’idea, sempre continuando sulla scia dell’esempio precedente, qualora – durante la notte – decidessi di accendere manualmente le luci al 100% della loro potenza, una volta che il sensore abbia rilevato un movimento, questo andrebbe ad abbassare subito le luci in modalità “luce di cortesia”, come indicato dagli automatismi. Questo modo di funzionare non ha ovviamente alcun senso, ed almeno per tre motivi:

  • ho deciso di attivare le luci in un certo modo manualmente
  • ho attivato le luci in questo modo da pochi secondi
  • le luci si trovano ad un livello di luminosità maggiore di quello che il sensore andrebbe ad impostare

Questa cosa si è rivelata estremamente frustrante, poiché qualsiasi azione compiuta durante le ore notturne andava a regolarmi l’illuminazione sulla modalità luce di cortesia, in pratica spegnendomi quasi le luci. Tuttavia, mi sono accorto che la stessa logica insensata non viene attuata se l’impostazione del sensore non avviene tramite l’app Hue, ma piuttosto sfruttando una piattaforma domotica, come Apple Homekit – argomento che tra poco affronteremo. A prescindere da questo, ho però confermato ancora una volta quello che già sapevo: ovvero che un sensore di movimento, con tutte le sue logiche, è uno strumento utile per corridoi, disimpegni, ripostigli, garage, e al limite bagni e toilette cieche. La zona living, lo studio, la camera da letto, e in generale tutti gli ambienti che si frequentano a lungo, diventano complessi da gestire con un logica di funzionamento basata sul rilevamento dei movimenti.

Tra le altre cose da segnalare riguardo il software di gestione Hue, è che con gli gli ultimi aggiornamenti del firmware, da farsi tramite app, è stata introdotta la possibilità di impostare uno stato di riattivazione della luce dopo una caduta di tensione, o un’interruzione più o meno volontaria della corrente. Questo stato di riattivazione può essere anche impostato sull’ultimo setting della luce al momento dell’interruzione della corrente, compresa l’essere spenta.

Le integrazioni domotiche: non ci sono confini

Se tutto quello che avete visto possibile tramite l’app Hue vi ha stuzzicati, sappiate che un vero ecosistema domotico si può spingere molto oltre, e può farlo tramite le piattaforme per smart home, come Apple HomeKit, Google Home (o Assistant) ed Amazon Alexa. Questi sono i tre nomi più importanti del settore, e sta a voi decidere a quale affidarvi – ma nulla vieta di usare queste piattaforme contemporaneamente. La domotica di Philips Hue è perfettamente compatibile ed integrata in tutti questi sistemi. Interfacciarsi con una di queste piattaforme offre innumerevoli vantaggi. Prima di tutto, all’interno delle schermate di gestione della casa, o di una stanza, non si troveranno solo i punti luce Philips Hue, ma tutti i dispositivi smart che si hanno in casa, comprese le luci di altri brand, i termostati, le telecamere, le prese intelligenti e quant’altro avete inserito. È quindi possibili creare automatismi che includono, ed eventualmente fanno dialogare tra loro tutti questi dispositivi – proprio come abbiamo visto sopra con l’esempio dell’Interruttore Dimmer che controlla la temperatura di un termostato.

Le schermate dei tre principali ecosistemi domotici, da sinistra: Apple HomeKit, Amazon Alexa e Google Home.

In merito alle interazioni tra più dispositivi, è anche possibile sfruttare il già citato sistema IFTTT, dove Philips Hue presenta una vastissima gamma di applet, sia ufficiali che non, per gestire al meglio l’illuminazione, per esempio attivando una “modalità party” con luci colorate, oppure far illuminare una lampadina all’arrivo di un’email, e ancora accendere tutti le luci di casa sul colore rosso in caso un sensore fumo/monossido rilevi un problema. Insomma, le possibilità sono sterminate, e Philips Hue riuscirà certamente a soddisfare le vostre.

Un’altra integrazione – questa volta interna al sistema – è quella relativa a Hue Sync. Questa è un’applicazione da scaricare per sul PC, Windows o macOS, che consente di sincronizzare i punti luce RGB di Philips con quanto stiamo osservando sullo schermo, oppure con la musica. La funzionalità è molto ben fatta, il suo funzionamento trasparente, e le impostazioni sono abbastanza da accontentare chiunque. L’effetto finale, dovrebbe essere qualcosa di molto simile al sistema Ambilight che Philips propone sui suoi televisori – ed in effetti così è. Molto riuscita anche la possibilità di sincronizzare le luci con la musica, o meglio con l’uscita audio del proprio PC – però non è presente nell’app Hue una funzione che rilevi l’audio ambientale tramite il microfono dello smartphone. Tuttavia, come al solito, l’espandibilità del sistema è eccellente, e infatti è possibile trovare soluzioni terze che abilitano questa feature, come l’app Hue Disco. Le integrazioni sono così importanti per il sistema Hue, che all’interno della stessa app ufficiale c’è un’intera sezione dedicata alle app terze, app che in qualche modo dialogano con il sistema messo in campo da Philips.

Philips Hue White and Color E27 recensione: le nostre conclusioni

Lo Starter Kit Philips Hue White and Color E27 è un'ottima soluzione per entrare a far parte del mondo Hue, un'ecosistema d'illuminazione ampio e variegato, dove è possibile trovare centinaia di prodotti diversi, dalle semplici lampadine, alle strisce LED, faretti da esterno, piantane illuminanti per giardino, plafoniere, fino agli specchi per il bagno dotati di luce integrata. Come detto, la prima cosa da fare è dotarsi del Bridge Hue, e questo kit lo ha già incluso; se preferite potete anche sfruttare uno smart speaker come Echo Plus, o il nuovissimo Echo Show, che integrano un bridge ZigBee perfettamente compatibile. Per quanto riguarda il prodotto in sé, non si possono fare davvero molte critiche: la luce emessa da queste lampadine è piacevole e, probabilmente, quanto di meglio sia possibile trovare. Il vero punto di forza però è la gamma di prodotti, la compatibilità con le piattaforme per smart home, e l'integrazione con app e servizi di ogni tipo. Il lato negativo è certamente il prezzo, un po' più alto di altre soluzioni ma, per la verità, nemmeno di tutte. Ci sono altre lampadine, certamente di qualità, che costano tanto, ma che al contempo non hanno l'incredibile schiera di vantaggi offerta da Philips Hue. Certo, se installare una o due lampadine smart è l'obiettivo finale, allora forse non ha senso dotarsi del bridge ed entrare in questo mondo – ma se si vuole rendere domotica l'intera abitazione, sia per l'illuminazione (non necessariamente RGB in ogni luogo), sia nei suoi altri ambiti, allora Philips Hue è una scelta sicura. Per il futuro spererei in ulteriori miglioramenti lato software, e mi riferisco all'app Hue, che da sola non permette di automatizzare le luci quanto si vorrebbe, lasciando ad altre soluzioni (come le piattaforme domotiche) questa facoltà.

Pro
Una luce di alta qualità
Si integra con tutte le piattaforme domotiche
Tanti dispositivi e app dialogano con il sistema Hue
Philips ha la più vasta gamma prodotti (luci e accessori)
Sfuttano l’ottimo protocollo ZigBee…
Contro
…necessitando quindi di un bridge
Prezzo più elevato di altre soluzioni
La qualità di alcuni materiali o assemblaggi è da rivedere
Nell’app Hue dovrebbero esserci più possibilità di personalizzazione e gestione degli automatismi
valutazione finale9.1

Starter Kit Philips Hue White and Color E27: prezzo e dove comprarlo

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Prezzo consigliato: € 199.99Prezzo: € 127