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OnePlus 6 recensione: il vero top di gamma a prezzo accessibile

OnePlus 6 recensione: il vero top di gamma a prezzo accessibile

OnePlus 6 vuole fare il top di gamma, costando meno e puntando in alto. Ci riesce? Per buona parte sì, ma c'è ancora da perfezionare e limare dei piccoli aspetti / Ultima modifica il

OnePlus continua, anno dopo anno, a cercare di conquistare un mercato difficile e fatto di competitor estremamente agguerriti e “radicati” fra i consumatori. Per una azienda così (relativamente) piccola, riuscire a tirare fuori un portafogli di prodotti così interessante non deve essere semplice. Il nuovo OnePlus 6 è un’ulteriore freccia per il proprio arco: uno smartphone sempre più bello, sempre più potente e sempre più curato, venduto però ad un prezzo alto ma ancora lontano da quello di altri top di gamma. L’equazione è semplice: con il costo di un iPhone X si portano a casa due fiammanti OnePlus 6. Non male vero?

Ma cosa funziona e cosa invece convince meno di questo ultimo OnePlus 6? Ci sono luci (tante) ma anche ombre (poche, a dir la verità). Il copione è simile al passato: l’azienda ricade in alcuni peccati veniali ma ne schiva altri, confezionando uno smartphone che, sotto i 600€, va per forza valutato e preso in considerazione. Forse, però, non è adatto a tutti e questo spiega come mai alcuni continueranno a preferire sempre l’ultimo Galaxy di turno o il nuovo telefono della mela. Scopriamo perché in questa recensione di OnePlus 6.

Design: uno OnePlus sempre più bello

Anno dopo anno, gli smartphone di OnePlus sono innegabilmente diventati più belli e più curati. Cresce quindi il prezzo ma sale anche la qualità costruttiva, che adesso si può realmente definire da top di gamma. Non sarà lo smartphone più originale in circolazione (specialmente nella parte frontale), ma l’uso dei materiali funziona nel costruire una immagine di prodotto decisamente superiore alle aspettative. La back cover in vetro è infatti splendida al tatto, e la colorazione Midnight Black è una sorpresa: la finitura sembra quella di una scocca in alluminio, con un effetto finale unico. Il peso è giusto, lo spessore contenuto le porte sulla parte inferiore si raggiungono senza problemi.

Davanti subentra un po’ di noia: OnePlus 6 è quasi identico a decine di smartphone rilasciati ultimamente. Schermo enorme – siamo quasi a 6,3 pollici – ma “tacca” in stile iPhone X nella parte superiore e bordo inferiore più spesso degli altri. Non è un peccato mortale ma è innegabile da dove sia venuta l’ispirazione. È un telefono grande, grosso, non sempre facile da gestire con una mano sola ma che offre una superficie da guardare enorme. Cambia leggermente la posizione di alcuni elementi rispetto alle generazioni precedenti: il bilanciere del volume ora è a sinistra, con il selettore di profilo sulla destra, insieme al tasto di accensione\spegnimento. Il selettore a tre modalità è una delle cose più comode: ci permette di passare al volo dal silenzioso al volume normale, senza perdere tempo nello sbloccare il telefono. Peccato per la certificazione di impermeabilità: non teme schizzi d’acqua ma ufficialmente la sua resistenza non è ben dichiarata.

Display: un pannello più che valido

A bordo di OnePlus 6 troviamo un ampio schermo AMOLED da 6,28 pollici, che segue gli ultimi trend del mercato: angoli arrotondati, rapporto di forma allungato e ovviamente il notch. Questa simpatica inclusione è appunto una tacca nella parte superiore del display, che però va ammesso essere stata implementata a modo da OnePlus. Le notifiche, ad esempio, non mostrano problemi nella loro visualizzazione ed è quasi impossibile trovare app che vanno a disegnare parte della loro interfaccia senza tenere conto del notch. OnePlus avrà quindi preso ispirazione, ma si è salvata in corner con l’implementazione.

Lo schermo comunque è grande e luminoso, adatto a qualsiasi tipo di utilizzo. Arriva già coperto da una pellicola, la cui qualità però non mi fa impazzire – però almeno protegge il display fin dal primo secondo d’uso (c’è anche una cover in confezione, per la cronaca). Non ha l’always on display ma alzandolo si riattiva, oppure possiamo farlo accendere parzialmente all’arrivo di una notifica. Non c’è nemmeno il supporto all’HDR o a luminosità di picco estremamente elevate per l’uso in esterna, ma sotto il sole si riesce ancora a guardare lo schermo. Molto ricco il software, che permette di scegliere il profilo colore che si preferisce, di attivare due diverse modalità di lettura (filtro luce blu e bianco\nero) e di cambiare tema al software.

 

Hardware e software: non conosce i compromessi

E qui ci si diverte. OnePlus è da sempre sinonimo di prestazioni eccellenti “a basso costo”. Il punto sul prezzo è adesso discutibile, ma sulla velocità di sistema non si può dire molto. OnePlus 6 arriva in tre varianti: la prima con 6 GB di memoria RAM e 64 GB di storage, le altre con 8 GB di RAM e 128 oppure 256 GB di memoria non espandibile. Il modello intermedio è quello che viene preso a riferimento. Niente slot per la micro SD ma possiamo inserire e gestire due SIM, funzionalità ottima e ben implementata. Il processore però non cambia: c’è un Qualcomm Snapdragon 845, la CPU di punta del momento, mentre il software è basato su Android Oreo 8.1 nella sua variante Oxygen OS.

Nel 99% dei casi di utilizzo, OnePlus 6 è probabilmente lo smartphone più veloce in circolazione, punto. Il device vola da un’app all’altra, nessun gioco può metterlo in difficoltà, trovare un lag o un rallentamento diventa una caccia al tesoro. La differenza non è sostanziale rispetto ad uno OnePlus 5T (dal quale non consiglio di fare l’upgrade) ma questo nuovo modello ha sempre quel qualcosa in più. Merito del processore che è indubbiamente una bestia, ma anche del software. OnePlus infatti è andata ad ottimizzare Android in ogni suo dettaglio, ritoccando il comportamento di alcuni processi e la velocità delle animazioni per rendere il tutto più fluido e spedito rispetto ad altri telefoni.

Merito quindi dell’Oxygen OS, una versione personalizzata di Android Oreo 8.1 che potremmo definire un mix ben riuscito fra Android stock e una custom ROM come la Lineage OS. È ricca di opzioni senza però esagerare, non ci sono app preinstallate in eccesso e l’esperienza è molto pulita e fluida. Possiamo anche scegliere di navigare nel sistema attraverso una serie di gesture che risultano essere molto fluide e veloci per passare da un’app all’altra, ottenendo anche più spazio a schermo per il contenuto. Il minimalismo in questo caso ripaga: rispetto a tanti altri top di gamma che spesso ho criticato per la loro esperienza software ricca all’inverosimile, qui si ha quel boost prestazione e di fluidità che – lo dico? – mi ricorda quella che troviamo su iPhone.

La Oxygen OS deve essere però rifinita in un paio di cose: ad esempio, ho notato qualche anomalia in app come GMail, oppure un comportamento non sempre troppo impeccabile della tastiera di sistema, con cui non riesco ad avere una digitazione fluida come vorrei. Va anche però detto che arrivano nuove versioni del software quasi tutte le settimane, segno che OnePlus ci sta attivamente lavorando. Inoltre, su OP6 possiamo già provare la beta di Android P, la futura versione del sistema operativo di casa Google che mi verrebbe da credere essere già disponibile su questo telefono poco dopo il lancio ufficiale (che dovrebbe avvenire a settembre).

Batteria: una sorpresa, in tutti i sensi

L’ottimizzazione di OnePlus colpisce anche per quanto riguarda l’autonomia del dispositivo, che definirei generalmente ottima. I 3300 mAh di modulo sembrano sottodimensionati sulla carta, ma nella realtà dei fatti tutto funziona come dovrebbe. La combinazione di hardware, software e display ci permette tranquillamente di coprire la giornata d’uso, anche mettendo sotto stress il telefono e usando il display oltre le cinque ore di accensione. Nulla da invidiare quindi a smartphone con moduli decisamente più grandi.

Un utilizzo blando dello smartphone potrebbe portarvi anche ad un giorno e mezzo di autonomia, un dato che reputo soddisfacente. La ricarica è poi come sempre eccellente: grazie alla tecnologia DASH Charge (che funziona soltanto con il caricatore incluso in dotazione) bastano pochi minuti per vedere la batteria tornare a valori “di sicurezza”. Entrate in casa, mettete il telefono in carica, vi fate una doccia e poi uscite: in questi venti minuti avrete accumulato autonomia sufficiente per affrontare tranquillamente la serata. “Peccato” solo per due aspetti: non c’è la ricarica wireless, che ormai si sta diffondendo un po’ ovunque, e per le opzioni di risparmio batteria, prese direttamente da Android stock e quindi davvero minimali. Potremo attivare questo profilo energetico ma non ci sarà alcuna opzione di personalizzazione del comportamento, cosa che la rende quasi superflua.

Fotocamera: due moduli che non fanno gridare al miracolo

A bordo di OnePlus 6 troviamo due fotocamere che, ancora una volta, cambiano la propria funzione rispetto al passato. Su OnePlus 5, il secondo modulo era telescopico, per fare uno zoom 2X in stile iPhone. Sul 5T, la seconda camera serviva per migliorare le prestazioni di scatto al buio. Su OP6, invece, diventa ancora più inutile: entra in funzione soltanto con la modalità ritratto, catturando informazioni sulla profondità del soggetto rispetto alla scena. Il primo modulo – che è poi quello che conta – è da 16 MP, con apertura f/1.7 e soprattutto stabilizzazione ottica, per foto e video migliori e con messa a fuoco più precisa. Il secondo modulo è invece da 20 MP.

Generalmente parlando, l’esperienza fotografia è più che valida ma ancora manca quel “tocco” da top di gamma. L’app della fotocamera è molto valida, con le varie modalità e settaggi che offre, senza infarcirla di “intelligenza artificiale” o altro. C’è lo scatto in RAW e i comandi manuali. Le foto sono buone: i colori sono saturi e c’è un buon contrasto (specialmente grazie all’HDR), c’è un miglioramento rispetto al passato ed è difficile tirare fuori uno scatto brutto o da buttare, ma secondo me manca ancora il fattore wow offerto da altri top di gamma. L’unica stonatura reale è l’inutilità del secondo modulo, dato che altri telefoni (tipo il Google Pixel 2 XL) riescono ad effettuare scatti ritratto con sfocatura migliore di questa senza la necessità di avere due fotocamere.

OnePlus 6 registra anche video migliori delle precedenti generazioni per un paio di motivi: c’è appunto la stabilizzazione ottica che lavora in sincrono con quella elettronica, per una immagine piuttosto stabile anche durante movimenti bruschi, e lo slow motion raggiunge i 480 fps in HD per ben un minuto intero di girato. Manca il super slow motion, ma questo compromesso è più che sufficiente. Buoni anche i selfie, possibili grazie al sensore frontale da 16 MP che permette anche di effettuare una sfocatura software – che molto spesso è simile in risultato a quella ottenuta con le fotocamere posteriori nell’apposita modalità.

Multimedia: un comparto su cui lavorare

Ci sono punti positivi e un paio di stonature nell’esperienza multimediale offerta da OnePlus 6. Iniziamo dal display: è bello, grande, sufficientemente luminoso e definito per qualsiasi tipo di contenuto. Ma volendo cercare un pelo nell’uovo, non ha il supporto HDR (che su app come Netflix si vede e fa la differenza) e quel notch potrebbe disturbare qualcuno. Nulla a cui non siamo già abituati con altri prodotti, ma non lo si può annoverare come un aspetto positivo. La potenza del dispositivo ci offre però lo spunto per installare gli ultimi giochi 3D, che tra l’ampio schermo e la fluidità generale sono davvero uno spettacolo per gli occhi.

Per quanto riguarda l’audio, su OnePlus 6 c’è la conferma del jack delle cuffie, al quale l’azienda evidentemente tiene. Esso ci permette, alla fine dei conti, una versatilità che altri prodotti ci stanno togliendo. Le cuffie Bluetooth (che funzionano benissimo) sono scariche ma voi dovete uscire di casa? Prendete il primo paio di auricolari che trovate e usatelo senza problemi – peccato solo per il volume che sembra sempre troppo basso. Ancora meno interessante è la qualità dell’audio in uscita dallo speaker di sistema: il volume è ok, ma il suono non ha nessuna nota particolare e soprattutto è estremamente monodirezionale, data l’assenza di una seconda via d’uscita. Usando il telefono in landscape mi ritrovo costantemente a coprire la cassa con la mano, essendo essa posizionata sul lato inferiore del dispositivo.

OnePlus 6: le nostre conclusioni

OnePlus 6 è uno dei migliori smartphone in circolazione, questo è innegabile, ma non è un miracolo. Il suo prezzo continua a lievitare di anno in anno, e sebbene l’esperienza migliori con l’aumento del costo, ci sono ancora delle cose da rifinire che lo porteranno forse un giorno al vero livello da top di gamma. Su alcune cose, OP6 è meglio di un qualsiasi flagship Samsung o Huawei: è più veloce, ha un software stock eccellente, una batteria durevole - tutte cose che per molti utenti fanno la differenza. Su altri aspetti però c’è ancora del lavoro da fare: la fotocamera è valida ma da perfezionare, piccole cose come l’audio mono, il feedback della vibrazione o l’assenza di ricarica wireless sporcano un po’ l’esperienza d’uso. I telefoni OnePlus sono però un po’ come alcuni vini: generalmente migliorano nel tempo, grazie ad un supporto piuttosto costante da parte dell’azienda e della community. Certo, tutto questo discorso vale anche poco: tra qualche mese forse saremo di nuovo in queste pagine per discutere un ipotetico OnePlus 6T, la revisione di metà anno che puntualmente fa arrabbiare tutti i fan dell’azienda. Ma ad oggi, è uno smartphone sicuramente da tenere d’occhio, senza troppo il patema d’animo che un domani ne uscirà una versione migliore.

Pro
Prezzo di listino più accessibile di altri top gamma
Prestazioni da paura
Esperienza d’uso piacevole
Contro
Comparto multimediale sotto la media
Mancano piccole cose rispetto ai top gamma
Design bello per metà
valutazione finale9

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OnePlus 6
Prezzo consigliato: € 569Prezzo: € 565.99