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Mortal Kombat X è la conferma della rinascita della serie

di Giulio Tedescoaggiornato il 27 giugno 2015

Portare avanti saghe per oltre vent’anni non è certo un’operazione semplicissima. Svariate software house per rilanciare il nome di un brand magari caduto in disgrazia col passare del tempo si sono lanciati nella pratica del reboot: tieni i personaggi iconici, il resto riparte tutto da zero.

La saga di Mortal Kombat non ha evitato questo processo avvenuto nel 2011, aiutato anche dal fallimento del team originale, la Midway. Il creatore Ed Boon non si è perso d’animo e dopo essere passato sotto il publisher Warner Bros Interactive Entertainment, è tornato al lavoro sulla saga con i NetherRealm Studios. Oggi Mortal Kombat X è il decimo capitolo di una saga nata nel 1992 e dove 23 anni non sono abbastanza per trovare il termine ad una saga che è rinata dalle sue ceneri.

Squadra che vince si perfeziona

La serie non ha di certo bisogno di presentazioni: parliamo di uno dei picchiaduro più iconici del suo genere per via di un quantitativo di violenza e gore ben sopra le righe e un gameplay che tutt’ora si discosta dalle produzioni tipiche orientali; caratteristiche che non sono assolutamente venute meno anche in questo debutto su PC e console di nuova generazione. Mortal Kombat X è un titolo dall’enorme volume contenutistico: non troveremo varianti come gli scacchi come in Deception, ma nella “semplicità” di riempirsi di mazzate, c’è veramente un capogiro di modalità e contenuti tutti da scoprire.

Il titolo innanzitutto offre una modalità storia che segue direttamente le vicende avvenute nel precedente capitolo. Mi ha colpito moltissimo il fatto che Mortal Kombat X offra una vera storia da seguire: chiariamoci, non stiamo parlando di un chissà quale plot originale o una caratterizzazione dei personaggi degna di un film impressionista, ma i 12 capitoli (ognuno focalizzato su un personaggio) che scandiranno le vicende si seguono con molto piacere. Tra combattimenti all’ultimo sangue e cinematiche realizzate ottimamente col motore di gioco, le tre/quattro ore per portarla a termine scorrono come nel più blasonato dei film d’azione. Non mancano semplici QTE a mantenere viva l’attenzione del giocatore anche durante i filmati, ma comunque ho apprezzato molto la cura di un aspetto che è appena abbozzato – e magari malamente – negli altri titoli appartenenti al genere del picchiaduro.

Mortal Kombat X non è un gioco per tutti, ma sicuramente è un gioco per molti

Le altre modalità vedono rivisitazioni delle Torri, qui divise tra classiche e viventi. Le prime sono proposte con alcune variazioni della modalità klassica dove abbiamo 10 avversari da sconfiggere con un finale dedicato per ogni personaggio. È accompagnata da una modalità in cui dei modificatori casuali andranno a rendere unico ogni match (fatelo un combattimento senza possibilità di pararvi e in cui avrete danno ogni volta che saltate o vi accucciate) a quelle infinite in cui la vita tra uno scontro e l’altro non si rigenera. Le torri viventi invece sono tre proposte che cambiano a cadenza oraria, giornaliera e settimanale, potendo offrirci la possibilità di giocare anche con i personaggi dei DLC anche se non acquistati – giusto ora sto completando quella giornaliera in cui si utilizza Jason. Sono ottime varianti per offrire al giocatore singolo vari stimoli per fargli tenere il joypad in mano anche nel medio e lungo periodo.

Non poteva mancare poi la Kripta dove poter girovagare in prima persona alla ricerca di tombe e cadaveri che sbloccano un sacco di materiale per i personaggi: bozzetti, biografie, ma anche brutality da adoperare al variare delle consuete fatality. Si tratta praticamente di un gioco nel gioco dove non mancano neanche jump scare a ruota a causa di mostri e nemici che ci attaccheranno all’improvviso e da sconfiggere con la pressione di un tasto.

Perfino l’online oltre alle solite modalità offre anche un’interessante variazione che riguarda le guerre tra clan. Al primo avvio del gioco ci sarà richiesto di scegliere una tra le cinque fazioni disponibili e che si danno battaglia online. Per aumentare i punti della propria fazione basta semplicemente combattere: alla fine di ogni scontro verremo premiati con dei punti fazione che andranno a sommarsi a tutti quelli guadagnati dai giocatori online del mondo. A cadenza settimanale verranno proclamate le fazioni vincitrici i cui utenti otterranno vari premi in omaggio.

Finish him!

Il gameplay è il succo e il cuore di ogni picchiaduro insieme ai suoi personaggi, quello di Mortal Kombat X non si discosta certo dalla formula che lo ha reso famoso nel mondo. Più “legnoso” e meno “profondo” non sono da considerare difetti quanto peculiarità vere e proprie della saga. Siamo ben lontani dalle meccaniche di uno Street Fighter qualunque. Il cuore dei combattimenti sono le combo, da realizzare con precisione certosina per concatenare più colpi in fila possibili e prosciugare la vita dell’avversario. Le sue caratteristiche lo rendono appetibili e affrontabile da tutti: sia i neofiti sia gli esperti e avrete bisogno di sudare per trovare il personaggio e il suo stile con cui trovarvi a vostro agio.

Tornano anche le azioni in modalità X-Ray,vere e proprie celebrazioni alla violenza, con l’esaltazione di ogni singolo colpo attraverso i suoi effetti anatomici sul corpo umano. Vedere in slow motion una cassa toracica che esplode per un pugno forte quanto un macigno dona una sincera sensazione riguardo il feeling dei colpi, oltre che una sana scarica di adrenalina. Mi dispiace solo che ogni personaggio abbia una sola mossa X-Ray a disposizione, rendendo un po’ monotona la visione della stessa dopo l’ennesimo combattimento.

Ogni scontro sarà da ponderare in tutto il suo tatticismo dovuto anche alla barra della Stamina che ci permette di fare schivate o scattare per l’arena. Presente anche una seconda barra che andrà a riguardare i colpi potenziati, le counter e le stesse mosse X-Ray. Starà a voi decidere come utilizzare l’energia accumulata a suon di calci nei denti.

Il roster dei personaggi vede grandi classici uniti a nuove comparse anche grazie al fatto che la trama è ambientata 20 anni dopo gli eventi del precedente Mortal Kombat, quindi preparatevi a figli ed eredi vari. Nessuna delle nuove comparse stona nella sua caratterizzazione – sempre un po’ sopra le righe e stereotipata – ma è doveroso far notare che alcuni personaggi almeno in fase di primo approccio sono più facili da utilizzare che altri. Un’ottima caratteristica del titolo e che ho apprezzato molto è il donare ai personaggi la scelta tra tre stili diversi. Quanti picchiaduro hanno un numero di combattenti sconfinato, ma alla fine con molti somiglianti tra loro? Gli sviluppatori hanno risolto la questione donando appunto tre stili diversi per ognuno dei ventiquattro personaggi selezionabili. Tali andranno a modificare anche in modo radicale l’utilizzo di un personaggio durante gli scontri: meglio avere tecniche di teletrasporto, o usare quell’arma a lungo raggio? Oppure ancora la nostra scelta ricadrà sull’utilizzo di alcune trappole? A voi la scelta di personalizzare come meglio credete il vostro approccio allo scontro.

Un po’ sottotono le arene: non tanto a livello di qualità – molto elevata – quanto per il numero: solo tredici e solo alcune con disponibili variazioni viste durante la storia in singolo. Le varie arene hanno dimensioni contenute e non sono presenti vari livelli come invece può avvenire per Dead or Alive. Qui ci smuove nelle sole due dimensioni e ai margini delle arene avremo degli ostacoli a limitare l’avanzata. Certo che a dare un pizzico di pepe ci sono le interazioni ambientali: rami da prendere al volo e spezzare in faccia al nemico, sfere di fuoco prese dalle mani di una statua, povere anziane al mercato, ma anche elementi in grado di portarci velocemente alle spalle del nostro avversario. Tenere bene a mente dove ci si scontra è un’ottima tattica tanto quanto conoscere le mosse del combattente che stiamo utilizzando.

Una violenza bella da vedere e da ascoltare

Il lavoro dei ragazzi di NetherRealm Studios è veramente ben confezionato. La modellazione dei personaggi è fantastica, così come gli effetti di luce e quelli particellari che donano un’atmosfera veramente avvolgente durante gli scontri. Vedere i raggi di luce passare tra i rami di una foresta innevata sarebbe quasi poetico da ammirare se non fosse che stiamo spaccando le ginocchia a qualcuno. Le uniche imperfezioni si ritrovano in alcune texture non proprio definite, e casualmente molte si ritrovano in quelle relegale agli organi interni che vengono mostrati durante le mosse a raggi X. Non sarà un piccolo dettaglio a minare il giudizio sull’aspetto tecnico, ma era comunque dovere riportarlo.

Piacevoli anche gli effetti degli scontri sui combattenti stessi: non pensate che sparare un proiettile in faccia a qualcuno non gli lasci un segno e così difatti tra tagli buchi e quant’altro, i vari personaggi hanno di che consumarsi a forza di prendersi a mazzate. Anche le arene per quanto limitate sul punto di vista del gameplay, non lo sono di certo dal punto di vista tecnico, con vari elementi di contorno atti a donare vita e realismo alle varie ambientazioni, con un orizzonte visivo davvero interessante. Il passaggio alle console di nuova generazione ha portato un incredibile beneficio nel realismo della violenza trasportata su schermo. Non preoccupatevi per il frame rate: qui siamo inchiodati a 60 frame senza alcun singhiozzo; i caricamenti poi sono al limite dell’immediato.

Per l’audio mi aspettavo una tragedia a livello di doppiaggio come per lo scorso capitolo, ma invece sono rimasto piacevolmente colpito dal doppiaggio italiano. Non aspettatevi Pino Insegno, ma i doppiatori che ormai conosciamo e sentiamo praticamente in ogni cartone animato o videogioco sono anche qui. Nessuna voce è troppo fuori posto e a livello personale solo quella di Cassie Cage mi irrita davvero moltissimo. Specialmente perché è anche il personaggio che uso di più. Qualche problema anche nel lip-sync, ma poca cosa nel complesso.

Già meglio i vari brani a fare da contorno nei menu o nelle cut-scene. Tracce cupe a sottolineare la stessa atmosfera carica che permea in tutto il gioco, insomma anche nel profilo sonoro il titolo si difende molto bene.

Una nuova luce

Mortal Kombat X non è un picchiaduro per tutti, ma è sicuramente un picchiaduro per molti. Gli sviluppatori hanno trovato la strada adatta per far tornare in auge il nome che a lungo aveva sofferto di crisi di identità e la vasta mole contenutistica ad accompagnare una realizzazione tecnica decisamente molto buona (anche se non senza sbavature) donano al titolo una grande personalità e i motivi necessari per essere infilato dentro la console senza uscirne per lunghi periodi. I vari Raiden, Kung Lao, Scorpion e Sub-Zero sono tornati nel loro capitolo più vivo e interessante, con giusti accorgimenti a limare un’esperienza che già nel 2011 si era rivelata vincente.

A chi lo devo sconsigliare? A chi si aspetta di trovare un picchiaduro giapponese, filosofia totalmente assente in questa produzione americana al 100%. Lo sconsiglierei anche a tutti i moralisti che fanno delle critiche appena volano due gocce di sangue su schermo, perché qua ne scorre proprio a fiumi e con la tipica efferatezza – e ironia – che ha sempre contraddistinto la serie.

Mortal Kombat è tornato più in forma che mai.

Per chi fosse interessato Mortal Kombat X è disponibile per PS4, Xbox One e PC.

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