Vai a Tecnologia
Vai a Videogiochi
Vai a Fotografia
Vai a Casa

Mobile editing: come sta cambiando la post-produzione delle nostre foto

di Ricky Delli Paoliaggiornato il 5 luglio 2016

L’evoluzione tecnologica non ha portato solo ad uno sviluppo in termini di sensori fotografici e modalità di scatto. Oggi, grazie a vari modelli di reflex, mirrorless e bridge che integrano chip Wi-Fi ed NFC, è possibile evolversi anche per quanto concerne la post-produzione.

Per chi non lo sapesse, la post-produzione è la naturale evoluzione tecnologica dell’ormai datato “sviluppo fotografico” che poteva essere di un rullino, di una pellicola e così via. Questa oggi è diventata (quasi) fondamentale quanto lo sviluppo di un rullino: si parla infatti di “sviluppo di formati immagine RAW e JPEG” in quanto, sebbene le foto siano già teoricamente pronte per la condivisione e/o stampa, spesso si ha l’esigenza di ritoccare qualcosa, che sia solo un’ombra di troppo, una luce invadente o qualche brufolo (evitiamo per ora di parlare di cellulite e seno piccolo che diventa magicamente gigante).

Certo, per quanto concerne la post-produzione il primo nome che ci viene in mente è sicuramente Adobe, azienda che, tra i vari software che sviluppa, porta avanti nomi importanti quali Photoshop e Photoshop Lightroom, ad oggi i più utilizzati al mondo per fini di ritocco fotografico (e non solo).

La quasi totalità dei fotografi ad oggi ha un workflow (flusso di lavoro, ndr) molto variabile ma che comunque include sempre la fase di scatto, il passaggio in Lightroom e la correzione finale in Photoshop, sebbene questi due processi a volte vengano invertiti o il passaggio in Photoshop non venga sempre eseguito (soggettivo e in base alla foto scattata). Tutti noi siamo abituati comunque a scattare varie foto, anche semplicemente delle vacanze, mettere la SD/CF nel computer (portatile o fisso che sia), aspettare che vengano importate in Lightroom, organizzare il tutto in varie cartelle con tag e simili, ritoccarle e poi stamparle, condividerle o modificarle ulteriormente in Photoshop.

Eppure, tutto questo sta lentamente cambiando: molti di voi si saranno accorti che, ad esempio, le fotocamere mirrorless stanno avendo sempre più successo sia tra fotografi amatoriali che professionisti, questo non solo per la grande resa a livello fotografico o video bensì anche per un fattore leggerezza da non sottovalutare affatto. Nella maggior parte dei casi è possibile avere una mirrorless professionale e un’ottica molto definita che copre la stragrande maggioranza delle esigenze (vedi 24-70mm ad esempio) in poco meno di 1.2 kg, praticamente nulla rispetto ai 3-4 kg (minimi) che gli utenti con reflex sono abituati a trasportare. Ho sempre evidenziato questa grande comodità, sia nella recensione della Panasonic GH4, sia in quella della Sony A7S II che ho portato in Scozia e, proprio con quest’ultima, ho deciso di affrontare una sfida importante: lasciare a casa il MacBook e portare soltanto l’iPad per la post-produzione mobile on-the-go cercando di simulare quanto più possibile il mio workflow personale.

Sebbene io in primis sia sempre stato scettico per quanto concerne la post-produzione mobile, vedi per le troppe differenze con le versioni desktop dei software e per il fatto che, comunque, avrei dovuto re-importare tutte le foto nel computer, con gli ultimi aggiornamenti dei software Adobe per iOS ho dovuto ricredermi tantissimo.

Sarò sincero, benché sia plausibile che voi pensiate che io mi sia preparato un workflow su iPad prima di partire, la situazione si è evoluta nell’esatto contrario: ho deciso di affrontare la sfida in modalità “esperto” (come quella dei videogiochi di corse in cui usi il cambio manuale e nessun tipo di aiuto) consapevole dei rischi dell’esperimento, come ad esempio l’impossibilità di condividere istantaneamente su Facebook una mia foto con tanto di watermark. Ma anche qui mi sbagliavo.

Girando per la Scozia ho infatti scattato moltissime foto al bellissimo paesaggio, poi, sfruttando la connettività WiFi della Sony A7S II, disponibile ormai in moltissime fotocamere come già scritto sopra, ho passato il tutto all’iPad. Seppur sia stato frustrante dover passare per forza dal rullino fotografico, ho importato il tutto in Adobe Lightroom, disponibile gratuitamente su App Store e che permette di avere tutte le funzionalità complete esclusivamente agli abbonati Creative Cloud (giustamente). Tra le funzionalità, c’è ad esempio la possibilità di sincronizzare tutte le varie foto importate e post-prodotte con il proprio account e ritrovare quindi tutto nel proprio Mac/PC una volta riaperto Lightroom. Mentre ancora non realizzavo questa feature, ero occupato a sbavare davanti all’evidenza di quanto gli strumenti messi a disposizione nella versione mobile di Lightroom siano validi ed efficaci: recuperi di alte luci, ombre e molto altro vengono effettuati in un attimo grazie a qualche “tap” sullo schermo. Certo, ancora molte cose mancano, come ad esempio la possibilità di utilizzare un preset creato su Lightroom desktop nella versione mobile e quindi godere a pieno dei vari settaggi personalizzati, però sono sicuro che in futuro ne vedremo delle belle.

Contando che stavo eseguendo il tutto da un iPad Air, un po’ vecchiotto ormai, l’editing non è stato affatto lento, anzi: le modifiche venivano “riflesse” in un attimo sulla foto. È bene specificare una grave mancanza in Lightroom per iOS: non è possibile editare i file RAW, o almeno per ora, visto che dal prossimo iOS 10 sarà possibile farlo. Gli utenti Android gioiranno per questa cosa in quanto invece, sul sistema operativo di Google, è possibile gestire questo formato di file ad alta risoluzione dal 2014. Oltre a questo, ci sono molte piccolezze ancora da migliorare nella versione iOS di Lightroom, come ad esempio la gestione manuale dell’istogramma, ad oggi non possibile.

Certo, questo focus non vuole essere una vera e propria recensione, quanto più una riflessione su come le cose stiano cambiando. A conti fatti, in pochi minuti mi sono ritrovato la mia foto post-prodotta e pronta per essere condivisa sui social network, cosa che ormai è di grande interesse per molti (a discapito della stampa). Se pensiamo anche solo a quattro anni fa, le possibilità offerte in termini fotografici erano ben più limitate: era possibile avere adattatori Wi-Fi per le fotocamere ma erano molto costosi e funzionanti solo con fotocamere di fascia alta (basi pensare all’adattatore Wi-Fi di Nikon per la D800 che supera i 1000€ di prezzo e si “limita” ad aggiungere la connettività senza fili alla fotocamera, con tutte le funzioni del caso ovviamente).

Ottenuto il mio scatto, a questo punto avevo la mia foto post-prodotta come volevo e, teoricamente, pronta per essere condivisa; come molti di voi sapranno però, condividere sul web una foto senza watermark non è mai una buona idea per diversi motivi (certo, è sempre un’opinione soggettiva, personalmente però cerco di mettere sempre una firma o un logo per avere quel minimo di protezione o riconoscimento online). A questo punto un grande problema mi affliggeva: come faccio a mettere il mio watermark da iPad?

Lightroom mobile non ha purtroppo quella comoda funzione della versione desktop che permette di scegliere la misura, il tipo di proporzioni, la risoluzione e, appunto, il watermark da aggiungere al momento della pubblicazione. Così ho iniziato a cercare nell’App Store qualche applicazione per aggiungere watermark, senza però avere un grande successo: molte delle applicazioni non permettono infatti di aggiungere un logo già pronto bensì semplicemente un testo o un’immagine generata con l’app stessa, e io invece volevo aggiungere proprio il mio logo, quello che di solito utilizzo nelle pubblicazioni che faccio da desktop. Più passava il tempo e più non mi rendevo conto che la soluzione, in realtà, era proprio davanti a me: il bottone “condividi”. Quel tasto, classico nelle applicazioni mobile in quanto sempre uguale (con la freccia verso l’alto), oltre alla pura condivisione o salvataggio dell’immagine post-prodotta, permette di continuare le modifiche in un altro programma Adobe, esattamente come il classico CMD+E di Lightroom per Mac (ed equivalente shortcut per Windows) che apre la foto in Photoshop. Da lì mi sono accorto che è possibile passare tutto ad una delle due versioni di Photoshop per iOS: Photoshop Fix o Photoshop Mix.

Non mi è ancora chiaro il motivo per cui Adobe abbia deciso di fare più versioni di Photoshop, tra cui Fix, Mix, Touch ed Express, rendendo così la vita poco chiara agli utenti, ma fatto sta che, “smanettando” un po’, sono giunto a due conclusioni importanti: innanzitutto, con Photoshop Fix mi è stato possibile rimuovere dalla foto una macchia causata da polvere sul sensore, opzione che in Lightroom Mobile non è presente, mentre, grazie a Photoshop Mix, lavorando in livelli, mi è stato possibile aggiungere il watermark preso direttamente in PNG da Dropbox (passando ovviamente per il rullino fotografico di iOS, non illudetevi troppo). Insomma, una volta preso il ritmo, sono riuscito a post-produrre in maniera non troppo eccessiva (e come piace a me) i vari scatti fatti pochi minuti prima, togliendo una macchia e aggiungendo il watermark.

Che non sia stato intuitivo è un dato di fatto, ad ogni modo, confido molto in Adobe e sono sicuro che presto molte migliorie verranno apportate. È chiaro che quanto spiegato qui è valido per poche foto o per qualcosa di estremamente urgente da condividere al volo, dato che c’è un’altra importante funzione di Lightroom che manca: la possibilità di sincronizzare le modifiche con altre foto importate nella stessa cartella (e non solo).

Questo workflow mi ha fatto riflettere molto sul futuro e su ciò che presto succederà: come molti utenti stanno abbandonando le reflex per passare alle mirrorless, altri potrebbero fare lo stesso anche acquistando semplicemente un iPad Pro 9.7″ o, ancora meglio, un 12.9″. Ovviamente non sto dicendo che tutto questo può sostituire il vostro Mac/Windows e che la cosa sarà più facile e completa già dalle prossime settimane, ma secondo il mio modesto parere siamo di fronte all’inizio di un’altra rivoluzione fotografica, esattamente come il passaggio da analogico a digitale che ancora oggi sconvolge i fotografi più anziani (che non vogliono sapere nulla di memorie SD e sensori CMOS).

Per quanto molti funzioni manchino (e facciano sentire la propria mancanza su mobile) sono stato davvero contento di affrontare questa sfida e vincerla, dato che il mio scopo l’ho raggiunto: importare le foto, post-produrle, aggiungere un watermark, condividerle e trovare le modifiche anche su Mac al mio ritorno. Le mie spalle hanno ringraziato la mancanza di un MacBook Pro Retina da 15 2015 e del resto dell’attrezzatura fotografica e per un piccolo lasso di tempo sono riuscito a godermi passeggiate senza troppa fatica, esplorazioni e fotografia sufficientemente di qualità con una post-produzione semplice.

Ho inoltre constatato che questo workflow possa essere utile, e diventare già attuale, per un giornalista o un reporter, tipo di professionista che di solito non ha particolarissime esigenze se non quelle di condividere una fotografia con il web nel minor tempo possibile. Ci vorrà invece più tempo per ritrattisti, amanti della fotografia notturna (per scatti come ad esempio Star Trails che richiedono una precisa post-produzione ad oggi fattibile soltanto con una versione desktop di Lightroom/Photoshop) e fotografi più esigenti in generale. Ci tengo inoltre a precisare che le mie esigenze per questo tipo di lavoro erano piuttosto basse e, appunto, a livello di reportage per recensioni/articoli, nulla di più; se fossero state le “solite” da time lapser o fotografo di paesaggio, avrei decisamente avuto molti più problemi e il MacBook sarebbe stato fondamentale. A maggior ragione, penso che per questi motivi sia ancora presto per parlare di “passaggio al mobile“, esattamente come il passaggio ad un sistema mirrorless, non ancora adatto a tutti e a tutte le esigenze. Ad ogni modo, è bene iniziare a pensare a come la tecnologia applicata alla fotografia si evolverà nel futuro prossimo.

Voi cosa ne pensate? Avete già provato un workflow da mobile?