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Mirino macchina fotografica: tutto quello che c'è da sapere

di Marco Rotunnoaggiornato il 27 de septiembre de 2017

Con l’avvento delle nuove fotocamere mirrorless si è iniziato a parlare più frequentemente di un tema che prima veniva quasi dato per scontato quando si utilizzava una reflex: il mirino macchina fotografica. Infatti la differenza principale tra reflex e mirrorless consiste proprio nell’assenza in quest’ultima tipologia di uno specchio e quindi del sistema denominato pentaprisma che permette il funzionamento del mirino ottico nelle fotocamere DSLR. Per ovviare questo problema i produttori hanno deciso di creare allora un mirino elettronico chiamato anche EVF (Electronic View Finder), che in parole semplici non è nient’altro che un display molto piccolo che riproduce l’immagine inquadrata. Vista questa nuova necessità che si è venuta a creare abbiamo deciso di scrivere questa guida per comprendere meglio tutto quello che c’è da sapere sul mirino macchia fotografica, in modo da aiutarvi ad effettuare scelte più consapevoli nell’acquisto di un corpo macchina.

Mirino macchina fotografica: cos’è e a cosa serve

Per comprendere meglio l’argomento dedicato al mirino macchina fotografica, è necessario prima di tutto sapere cos’è e a cosa serve. Il mirino è quello strumento che permette di vedere in tempo reale la scena che si sta inquadrando con la macchina fotografica, fornendo nella maggior parte dei casi informazioni come l’esposizione, il valore del tempo d’esposizione, apertura del diaframma, la sensibilità ISO e il punto di messa a fuoco nel caso in cui si è scelta la modalità autofocus.

Anche se le nuove tecnologie hanno reso questo strumento sempre meno importante, tanto che alcune mirrorless non ne sono dotate, l’utilizzo del mirino può ancora fare la differenza in fase di scatto e di conseguenza anche nel risultato finale della fotografia. Alcuni non ne riescono ancora a fare a meno per abitudine, altri per romanticismo nei confronti della fotografia e altri ancora per la comodità e la produttività che riescono ad ottenere, sta di fatto che il mirino macchina fotografica è uno strumento considerato ancora indispensabile per molti fotografi in tutto il mondo.

Mirino macchina fotografica: quali elementi considerare

La prima cosa da considerare in assoluto in un mirino macchina fotografica è la sua tipologia. Esistono infatti due categorie principali che si distinguono in mirini ottici e mirini elettronici. Ovviamente ognuna di queste macro categorie ha delle varianti e delle caratteristiche particolari da considerare differenti. Nei prossimi paragrafi analizzeremo nel dettaglio le diverse categorie, in questa sezione cerchiamo di capire invece quali sono gli elementi standard da considerare nella scelta di un mirino macchina fotografica.

Innanzitutto bisogna tener conto della copertura, che per un mirino di qualità deve essere di almeno il 90-95%. La copertura del mirino è semplicemente la corrispondenza dell’area che viene inquadrata dal mirino con ciò che viene impresso sul sensore. Per fare un esempio un mirino che ha una copertura del 95% vuol dire che inquadrerà il 5% in meno della foto che poi vedremo realmente. È chiaro quindi che un mirino con una copertura molto bassa è poco attendibile per la composizione della scena perché poi in post produzione ci troveremo con delle parti da tagliare per ottenere la stessa inquadratura che avevamo scelto.

Un altro parametro da considerare riguarda l’ingrandimento, che è meglio non sia inferiore a 0.8X. Questo fattore riguarda la grandezza dell’immagine in senso assoluto che si vede tramite il mirino, in rapporto ad un obiettivo con distanza focale di 50mm focheggiato all’infinito. Senza addentrarci troppo in tecnicismi e parole complicate, basta pensare a questo esempio: un mirino con un ingrandimento pari a 0.5X, quando si utilizza un obiettivo da 50mm permette di osservare un oggetto al 50% della dimensione che si percepisce ad occhio nudo. Chiaramente mirini che hanno un ingrandimento 1X sono molto più costosi di mirini con un ingrandimento inferiore.

Un’altra variabile che viene spesso trascurata ma che nel lungo periodo può essere molto importante è la comodità del mirino. Per questo motivo è giusto capire anche cos’è l’estrazione pupillare (Eye Relief in inglese). L’EP è semplicemente il termine usato per indicare la distanza che serve per osservare la scena nel mirino in modo ottimale. A noi fotografi basta sapere che un valore tra i 18-20mm è un valore abbastanza elevato mentre valori compresi tra i 14-18mm sono valori da ritenersi accettabili nel compromesso tra contrasto e comodità.

Quelle che abbiamo appena visto sono le caratteristiche comuni a tutti i tipi di mirini da tenere in considerazione quando si vuole dare attenzione a questo oggetto. Adesso andiamo invece a vedere nel dettaglio le diverse tipologie di mirino macchina fotografica in base alla tipologia.

Mirino macchina fotografica: tipologie di mirino ottico

Il mirino ottico, abbreviato spesso in OVF dall’inglese Optic Viewfinder, sfrutta le lenti per permettere al fotografo di osservare la scena. Queste tipologie di mirino hanno subito ovviamente delle variazioni e delle evoluzioni nel corso degli anni, si è passati da sistemi poco accurati che riproducevano in maniera approssimativa la scena, a sistemi sempre più complessi per ridurre il più possibile l’approssimazione. Questo tipo di sistema era l’unico esistente in passato, prima dell’invenzione dei mirini elettronici che fino ad oggi non sono ancora riusciti a sostituire totalmente quelli ottici ma si pongono invece come alternativa.

Mirino ottico galileiano

Il mirino ottico galileiano è il sistema più semplice che permette di vedere la scena. Il nome galileiano deriva dal fatto che il suo funzionamento assomiglia a quello di un cannocchiale. Esso infatti è composto da un sistema di due lenti che inquadrano la scena, simulando quello che viene inquadrato dal sensore con l’obiettivo montato. Pur essendo la soluzione più economica, il grosso limite di questo mirino è che copre solo un certo campo di visuale, di conseguenza se si cambia l’ottica utilizzata per fotografare, si dovrà cambiare anche il mirino stesso. Un secondo grosso problema di questo sistema è l’errore di parallasse, un termine che può sembrare molto complicato ma in realtà è un concetto molto semplice. Questo errore avviene perché il mirino è più alto rispetto all’obiettivo e il sensore di conseguenza ha un’inquadratura leggermente diversa, che si accentua di più quando il soggetto è molto vicino. Nel complesso si può dire che il mirino ottico galileiano è una soluzione ormai superata e che risulta poco professionale, anche se ancora valida per chi non ha grosse pretese da un mirino macchina fotografica.

Mirino reflex a pozzetto

Il mirino a pozzetto è il primo sistema a specchi che è stato ideato per risolvere il problema di parallasse. Il funzionamento è molto semplice, viene inserito uno specchio tra l’obiettivo e il sensore che tramite l’inclinazione di 45° riflette l’immagine verso l’alto incontrando uno schermo di messa a fuoco. Come si può intuire, con questo meccanismo l’immagine deve essere per forza vista dall’alto, ecco il perché del nome “pozzetto”. Le fotocamere che hanno usato su molti modelli questo mirino o lo utilizzano ancora oggi sono principalmente Hassemblad, Rolleiflex, Rolleicord, Rollei e Lomo Lubitel. Questo sistema risulta sicuramente più accurato del mirino ottico galileiano, anche se molto più scomodo. Inoltre presenta comunque un problema non indifferente in quanto l’immagine che viene vista dal fotografo non corrisponde alla realtà: la destra e la sinistra sono invertite. Infine un secondo svantaggio di questo mirino è che in fase di scatto lo specchio si deve per forza abbassare e poi rialzare, si ha quindi un’esperienza di visualizzazione discontinua. Questo sistema oggi è utilizzato molto raramente, anche se alcune fotocamere di medio e grande formato lo usano ancora.

Mirino reflex a pentaprisma

Il sistema più diffuso e utilizzato sulla maggior parte delle fotocamere reflex è il mirino macchina fotografica a pentaprisma, diventato ormai lo standard per definire una fotocamera DSRL. Questo sistema si potrebbe definire come l’evoluzione del mirino a pozzetto, poiché parte dallo stesso principio ma aggiunge un ulteriore sistema di specchi che permette di: vedere l’immagine in modo corretto; vedere l’immagine in maniera frontale e non più dall’alto. Questo sistema viene chiamato pentaprisma, e consiste in un gioco di specchi che porta l’immagine all’occhio del fotografo così come verrà impressa sul sensore. Grazie a questo meccanismo si sono risolti tutti i problemi dei mirini che abbiamo visto in precedenza in quanto: non c’è il problema di parallasse; le ottiche possono essere cambiate tranquillamente ed è possible vedere esattamente ciò che inquadrano; la visualizzazione è pratica ed è quindi più facile anche effettuare la messa a fuoco. Gli unici difetti, se così li vogliamo definire, sono il costo, che ovviamene utilizzando più componenti risulta più elevato, e l’ingombro. Fino ad oggi questo sistema è considerato il migliore in assoluto, tuttavia i continui progressi dei mirini elettronici stanno piano piano facendo cadere questa convinzione.

Mirino macchina fotografica: tipologie di mirino elettronico

Grazie alle nuove tecnologie molti produttori si sono resi conto che tutto il sistema ottico che si era utilizzato in passato per osservare la scena poteva essere rimpiazzato con uno elettronico. Infatti grazie alle nuove tecnologie è possibile inserire degli “occhi” direttamente sul sensore e vedere in questo modo tramite un display l’inquadratura e molte altre informazioni, riducendo di molto l’ingombro e il peso dei corpi macchina. Ovviamente anche qui ci sono degli svantaggi: essendo una componente elettronica consuma più velocemente la batteria e inoltre non è possibile visualizzare la scena se il corpo macchina è spento. Tuttavia se si guarda la situazione in modo oggettivo, un mirino elettronico può offrire un’esperienza di utilizzo nettamente più elevata rispetto ad un mirino macchina fotografica ottico. Inoltre la quantità di scatti da effettuare sarà minore rispetto a quelle effettuate con mirino ottico, sopratutto per i principianti, dal momento che con il mirino elettronico vedremo la scena così come verrà scattata, senza dover fare scatti di prova.

Le informazioni disponibili sul mirino macchina fotografica elettronico sono molte di più, si possono anche effettuare degli zoom sull’area che si sta mettendo a fuoco e visualizzare con innovativi sistemi di focus peaking le aree che risulteranno più nitide nell’immagine finale. Questo mirino nonostante sia molto più performante dei sistemi ottici, non gode ancora di una buona fama, in particolar modo perché i primi sistemi che furono installati sulle fotocamere compatte e fotocamere bridge lasciavano molto a desiderare. Con l’avvento delle fotocamere mirrorless invece e i notevoli passi avanti nel campo tecnologico, i mirini elettronici stanno piano piano riacquistando la fiducia di alcuni fotografi. Possiamo dire che il mirino elettronico sarà il futuro, perché permette di avere molte più informazioni in fase di scatto. Il sistema EVF è meno indicato per i romantici della fotografia che sono ancora legati ai sistemi ottici, per chi invece non ha particolari legami di questo tipo può offrire un’esperienza molto più funzionale e piacevole. In tanti non considerano che tra i molti vantaggi del mirino elettronico c’è quello di vedere la foto all’interno del mirino esattamente come verrà scattata.

È infatti possibile selezionare la modalità e vedere la scena con gli “occhi del sensore” ad esempio direttamente in bianco e nero, o con il bilanciamento del bianco corretto. Alcuni modelli di mirrorless come la Fujifilm X-T2 hanno anche una linea orizzontale che indica la bolla del corpo macchina. In poche parole è presente in fase di scatto questa linea che da rossa diventa verde quando la macchina è perfettamente dritta, una comodità da non sottovalutare. Si dice che una volta provato il mirino elettronico non si riesce a tornare più indietro, che troverete sempre più mancanze nei mirini ottici, vedremo se piano piano il sistema delle reflex sarà vintage o se continuerà ancora a lungo come sistema dominante per quanto riguarda i mirini macchina fotografica.

Mirino macchina fotografica elettronico: quali caratteristiche deve avere

Come abbiamo visto la qualità dei mirini elettronici influenza di molto l’esperienza di scatto. In base alle performance che sono in grado di offrire si può avere un’impressione molto diversa, ecco perché scegliere una mirrorless che ha un mirino elettronico di ottima qualità è essenziale per trarne il massimo vantaggio. Per prima cosa bisogna considerare la risoluzione del mirino, che deve essere più elevata possibile. Per fare un esempio di un ottimo mirino a livello di risoluzione possiamo guardare quello della Panasonic GH5 che dispone di un mirino elettronico OLED da 3,68 milioni di pixel. La tecnologia OLED permette una gamma dinamica molto elevata poiché porta i neri e i bianchi quasi agli estremi, ecco perché rimane un altro parametro da considerare nella scelta del miglior mirino elettronico. Uno dei fattori secondo noi più importanti da valutare è il frame rate, che deve essere più elevato possibile, per evitare gli sfarfallamenti e i lag. La differenza deve essere praticamente impercettibile per il cervello umano, per sembrare simile all’esperienza con mirini ottici, per questo consigliamo di controllare che la differenza non sia superiore ai 6 millesimi di secondo. Abbiamo deciso di creare una selezione delle migliori mirrorless con mirino per aiutarvi a scegliere questo nuovo tipo di fotocamere in base al mirino macchina fotografica.

Mirino elettronico EVF o LVF

Il mirino elettronico viene spesso abbreviato con la sigla EVF (Electronic Viewfinder), ma alcuni produttori come ad esempio Panasonic hanno deciso di abbreviarlo con la sigla LVF (Live Viewfinder). Quest’ultimo nome prende spunto dalla modalità live view che si ha anche nelle reflex prodotte negli ultimi anni. Infatti il mirino elettronico può essere tranquillamente visto come la modalità live view su uno schermo più piccolo e posizionato all’interno della parte superiore del corpo macchina. Purtroppo il mirino elettronico è stato inserito per la prima volta sul mercato all’interno delle fotocamere compatte e bridge quando era ancora in fase embrionale, questa scelta ha “traumatizzato” alcuni fotografi che ne sono rimasti molto delusi e hanno deciso di mettere una croce sopra a questo tipo di mirino. Con l’evoluzione delle tecnologie e la diffusione delle fotocamere mirrorless, il livello qualitativo di questo tipo di mirini è salito vertiginosamente e marchi come Fujifilm, Sony e Panasonic sono riusciti a creare dei modelli di mirino macchina fotografica davvero convincenti e preformanti montati sulle loro mirrorless. Altri produttori come Nikon e Canon hanno invece deciso di creare dei mirini elettronici opzionali da montare come supplemento per le loro fotocamere mirrorless.

Mirino Ibrido

La tipologia di mirini ibridi consiste nell’unione tra un mirino ottico e uno elettronico. Abbiamo deciso di inserirla in questa categoria e non in quella dei mirini ottici perché essendo presente una parte elettronica l’abbiamo vista più vicina a questa nuova tipologia di mirini. In realtà sul mercato non sono presenti molti mirini di questo tipo, e la maggior parte non convincono totalmente. Un esempio di successo lo troviamo nella Fujifilm X-Pro 2, che monta un mirino Hybrid Multi di nuova generazione. Questa mirrroless, come abbiamo ampiamente descritto nella guida dedicata alle migliori mirrorless Fuji, permette tramite una levetta di cambiare modalità e inquadrare così la scena sia con il mirino elettronico che con quello galileiano. La parte interessante è che con la modalità OVF si ha comunque un quadratino in basso a destra che mostra le informazioni del mirino elettronico, permettendo di ottimizzare la messa a fuoco e visualizzare più informazioni.