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MegaNet: la rete delle persone, per le persone

di Riccardo Doniniaggiornato il 12 novembre 2015

Kim Dotcom ci tiene che tutti i suoi progetti rappresentino la sua grandezza, non solo fisica, ma anche imprenditoriale. MegaNet è l’ultimo nato e, dopo essere stato annunciato a metà anno, sono state pubblicate sempre nuove informazioni a riguardo. In particolare, la data di presentazione è ormai prossima, cioè il 19 gennaio 2016; giorno non casuale, visto che i più appassionati lo ricorderanno come il giorno del raid nella villa di Dotcom, in Nuova Zelanda.

Facciamo un passo indietro, per chi non sapesse bene di cosa stiamo parlando. Sicuramente tutti gli internauti, specialmente i più giovani, ricorderanno il sito MEGAVIDEO, una piattaforma per la visione dei video in streaming, come YouTube, che basava il suo archivio sul sevizio di cloud storage MEGAUPLOAD. Entrambi i siti furono fondati da Kim Dotcom e altri visionari di internet, visto che soprattutto il secondo è stato un pioniere in quel clouding, che usiamo tutti i giorni per archiviare i nostri dati.

Entrambi i siti vennero chiusi, per violazioni del copyright, dalle autorità americane. Come ricorderete la maggior parte dei file archiviati erano film, che molti utenti nel mondo caricavano e condividevano, senza alcun diritto. Con ogni accesso ai siti, i fondatori guadagnavano ingenti somme grazie a banner pubblicitari e a sottoscrizioni di abbonamenti per lo storage; gli utenti, dal lato loro, erano invogliati a caricare contenuti, potendo guadagnare alte percentuali sugli introiti pubblicitari che i fondatori condividevano.

Dopo la chiusura di MEGAVIDEO e MEGAUPLOAD, le autorità neozelandesi in collaborazione con quelle americane fecero irruzione nella villa di Dotcom, nella data di cui sopra. Da quel momento iniziarono i guai giudiziari che tuttora tormentano il tycoon e il suo team, ma contemporaneamente crebbe in tutti l’idea di doversi impegnare nella lotta per la neutralità della rete.

Nacque così MEGA, il servizio di cloud storage che promette la condivisione e il salvataggio di dati in cloud in maniera sicura. I file caricati/scaricati nel/dal proprio account MEGA vengono cifrati end-to-end, cioè il provider non detiene le chiavi per decifrarli. Tuttavia i problemi anche per questo nuovo servizio non sono mancati. Proprio recentemente, lo stesso DotCom ha sconsigliato agli utenti di continuare ad usare MEGA, a causa di strani movimenti delle azioni della società. Sembra che per bloccare un tentativo di frode da parte di criminali asiatici, il governo neozelandese abbia acquisito la maggioranza del gruppo, facendogli perdere quell’indipendenza che lo aveva contraddistinto dai concorrenti. Così il personaggio ha deciso di rilanciare MegaNet, fino a prima solo annunciato.

Cos’è quindi MegaNet e perché dovrebbe interessarci? Beh, si tratta di una applicazione – probabilmente anche di un software desktop più avanti – che, una volta installata su smartphone o tablet, si collegherebbe ad altri dispositivi, che da ora chiameremo “nodi”. Una volta connessi, l’applicazione andrebbe a distribuire e a condividere, con gli altri nodi, parte della potenza di calcolo e parte della velocità di rete del dispositivo. In questo modo, con l’aiuto di milioni di smartphone e tablet, si creerebbe una potente rete che un giorno potrebbe addirittura non dipendere più dagli ISP (Internet Service Provider), secondo lo stesso DotCom.

Sembra un’ottima idea; gli utenti avrebbero la possibilità di decidere su quale rete appoggiarsi per navigare. Naturalmente ci sarebbero varie implicazioni riguardo il consumo eccessivo di batteria e di traffico dati, ma per il momento possiamo solo fare ipotesi. Scendiamo più nel dettaglio per capire il funzionamento di MegaNet e per vedere se effettivamente ci siano delle potenzialità in questo progetto.

Secondo quanto dichiarato da Dotcom, la tecnologia fondante di MegaNet sarebbe la “catena a blocchi” dei BitCoin. La cosiddetta Blockchain è il sistema che su cui si basa lo scambio della criptomoneta, su cui proverò a fare un po’ di chiarezza. Chiamarsi “catena a blocchi” non è un caso; i blocchi, infatti, sono una componente fondamentale per far sì che la catena esista. Nel caso dei BitCoin, chi mette in circolo nuova criptomoneta? Alcuni attori di questa pellicola sono i professionisti, detti “minatori”, che proprio come questi ultimi, attraverso un software apposito, vanno alla ricerca di oggetti preziosi: i BitCoin. Essi, per come sono stati concepiti, vengono trovati solo risolvendo complessissimi algoritmi. I blocchi perciò sono persone, o gruppi di persone, che con il loro operato su computer alimentano la catena.

Bisogna ora aver presente alcuni concetti della catena a blocchi: tutti i contenuti sono cifrati, la rete è decentralizzata, ogni scambio è verificato e non replicabile e la catena è sicura per definizione. Partiamo dal primo punto. La catena a blocchi ha implementazioni infinite, visto che si usa per lo scambio di BitCoin: la si prova ad implementare nelle telecomunicazioni e ora anche per formare una rete con MegaNet. Tutti i contenuti che visualizziamo quando navighiamo in rete normalmente sono il frutto di domande e risposte tra due controparti, client e server (il nostro PC e il server del sito che visitiamo); allo stesso modo nella catena ci sono due entità che comunicano. Ognuna di queste crea due chiavi, una privata e una pubblica, per decifrare e cifrare tutto ciò che viene scambiato.

Queste chiavi possono essere pensate come linguaggi nascosti, che solo le due controparti conoscono. Un po’ come se stessimo comunicando con un amico straniero, conosciamo la sua lingua (chiave pubblica) e la nostra (chiave privata) e vice versa; così mettendo insieme le lingue (chiavi) si può comporre un messaggio comprensibile solo a noi due, volendo banalizzare. Questo processo, spiegato in sintesi, è la cifratura asimmetrica di cui si avvale la Blockchain per garantire una prima certificazione della validità e originalità dei contenuti. Quindi MegaNet garantirebbe la cifratura di tutto il traffico passante per la rete, un po’ come avviene quando ci si collega ad un sito che mostra il protocollo HTTPS – come Ridble.

Veniamo alla decentralizzazione della rete. Come detto la rete che utilizziamo tutti i giorni si basa sul binomio
client-server
. Questo non si verifica esattamente nella Blockchain, che si basa invece su una rete peer-to-peer. I più audaci conosceranno bene questo termine, visto che è il principio su cui si basa la rete BitTorrent. Anche la catena a blocchi fa sì che a comunicare siano solo client-server, che sono allo stesso tempo server-client. In pratica il nostro device svolge questo doppio ruolo, comunicando con un altro dispositivo nella rete, a sua volta sia client che server. Come quando si è in possesso di un file magnet (in parte vale anche per i torrent), che ci collega ad altri computer in possesso di parte di (o anche tutto) un file, che vogliamo scaricare.

Allo stesso tempo, mentre facciamo nostro il file, diventiamo parte della catena e condividiamo quanto abbiamo già scaricato. In questo modo non ci saranno server da cui dipendere. MegaNet così intenderebbe distribuire la quota di banda in eccesso, che non viene sfruttata dai dispositivi, per metterla al servizio degli altri nodi. Il nostro dispositivo, magari ultimo modello, in eccesso di risorse – banda e potenza di calcolo – andrebbe ad aiutare altri collegati alla rete, meno performanti o più datati.

Qualche riga più sopra ho parlato di una prima certificazione e nella Blockchain ogni scambio di informazioni è verificato. Per far sì che gli scambiatori nella catena possano agire è necessario un processo di convalida. Diciamo che quando riceviamo un messaggio solitamente siamo certi di chi sia il mittente, ma in certe condizioni o in certi paesi del mondo questa certezza viene a cadere. Per questo motivo sono necessarie delle convalide che assicurino che un mittente sia effettivamente chi dice di essere. Questa verifica viene compiuta dai nodi, che prestano il loro assenso, per esempio, perché un certo file sia scambiato, perché originale ed integro.

Nella Blockchain la rete è decentralizzata, ogni scambio è verificato e non repricabile e la catena è sicura per definizioneLo convalida deve essere fornita da almeno il 51% dei nodi facente parte della rete. Ogni file viene considerato valido, poiché unico e riconosciuto grazie alla cifratura in hash. In sostanza, tale metodo fa sì che un file o qualsiasi pacchetto di dati riceva un nome composto da caratteri casuali, non replicabili, nemmeno per lo stesso file che abbia subito modifiche minime. Un file in questo modo potrà essere scambiato e ritenuto valido senza ombra di dubbio. Così MegaNet assicurerebbe il funzionamento della rete, grazie alla fiducia che la rete stessa riesce a creare. Sicuramente una funzione innovativa, che però difficilmente vedrà la luce, fintantoché non ci sarà un’interfaccia chiara per utilizzarla.

Veniamo all’ultimo punto, forse un po’ controverso, che riguarda la sicurezza della catena. Dire che è sicura per definizione potrebbe sembrare una forzatura, ma non ci si discosta molto dalla realtà. Molti sono i sistemi di sicurezza elencati più sopra, che la tecnologia attuale non è in grado di aggirare. Bisogna quindi porre l’attenzione su una questione importante: chi garantisce che nessuno possa controllare la catena di blocchi, falsificare anche solo il meccanismo del 51%? La risposta è semplicemente, nessuno. Ovvero. A nessuno converrebbe investire così tanti soldi da comprare i nodi per controllare un volume di scambi nella rete inferiore all’investimento stesso. E una volta scoperto, chi userebbe più i BitCoin?

Cercare quindi di controllare questo tipo di rete è inutile. La catena si bloccherebbe. Il valore di BitCoin, ripensando alla criptomoneta, colerebbe a picco e controllarlo non avrebbe alcun premio. Impossibile dire che non possa succedere, ma altamente improbabile. Nel caso di MegaNet il discorso sarebbe lo stesso: non ci sarebbe alcun vantaggio a boicottare la rete, specialmente se questa in futuro acquisisse una sua indipendenza.

Finora ho spiegato a grandi linee, con degli esempi terra terra, perché MegaNet viene accostata ai BitCoin e perchè si parla tanto di sicurezza informatica in merito a questi nomi. Passo ora a vederne i punti deboli o le aggiunte che potrebbero essere fatte. Abbiamo scoperto che tutte le certificazioni vengono compiute dai nodi, che compongono la catena stessa; questi tengono il registro di tutti gli scambi e convalidano i vari partecipanti. Ma se invece ci fosse un’unica entità centrale a tenere il registro e a convalidare, come un grande libro mastro?

È il caso di Ripple (XRP), un protocollo (e una criptomoneta) che basa il consenso delle transazioni su un cosiddetto “ledger”, libro mastro appunto, che non è altro che una serie di server indipendenti che comunicano tra di loro per aggiornarsi sui movimenti della catena. Anche questo sistema potrebbe essere una soluzione estremamente valida per MegaNet, poiché tali server potrebbero essere mantenuti da società senza scopo di lucro, al fine di evitare che chiunque tenti di prendere il controllo dei nodi, come si era ipotizzato prima.

Il protocollo Ripple è una sistema estremamente interessante e versatile, che in sintesi permette transazioni di valute, criptomonete e commodities (come materie prime) in un’unica piattaforma. Non è un caso che numerose istituzioni finanziarie in tutto il mondo ne facciano già uso. Ci torneremo magari in un altro focus.

Per ora, a parte le molte modifiche che potrebbero essere proposte nel corso del tempo, MegaNet è ancora un progetto abbastanza ignoto per tutti. Ma è davvero unico nel suo genere? Effettivamente no. Ho parlato di decentralizzazione della rete, basato su uno scambio peer-to-peer. Proprio su di esso è basato il Project Maelstrom di BitTorrent.

Anch’esso, in fase beta per ora, basa il suo funzionamento sulla condivisione di risorse degli utenti. Al momento non molti siti sono disponibili nel protocollo BitTorrent, ma anche in questo caso il potenziale è enorme. A differenza di MegaNet però Maelstrom continua a basarsi sui soliti ISP, che però non possono tracciare il traffico; indubbiamente il tempo ci dirà che altri sviluppi potrà prendere questo progetto.

Altri due progetti antitetici a MegaNet sono MaidSafe e ZeroNet. Entrambi sono software multipiattaforma con l’obiettivo di creare una rete parallela, che connetta attraverso il protocollo BitTorrent tutti i PC. ZeroNet sfrutta anche parte della tecnologia dei BitCoin vista sopra. L’obiettivo rimane sempre la sicurezza e l’indipendenza della rete, ma anche in questi casi i progetti rimangono un po’ nell’ombra, visto che è richiesto un impegno non indifferente da parte degli utenti.

Insomma, il progetto di Kim Dotcom, per quanto sia ancora una chimera, sembra promettere bene, contando poi ciò che quest’uomo ha fatto in passato. Tuttavia la concorrenza c’è e sembra essere molto ben attrezzata. Dotcom per tale motivo vorrebbe anche avvalersi di nomi illustri come Julian Assange e Edward Snowden per promuovere MegaNet, ma tutto sta nella benevolenza degli utenti.

Mettere a disposizione risorse in eccesso sta diventando quasi un must in quest’epoca di “social lending“, dove però tutto viene fatto per un tornaconto, giustamente. Pensare che milioni di utenti dovrebbero dare il loro appoggio per costruire qualcosa in rete potrebbe funzionare; un esempio su tutti è Wikipedia. Ma per quanto riguarda risorse per cui si è pagata o si deve pagare un certa somma, la storia cambia e gli utenti, una volta compreso il meccanismo di cui sopra potrebbero, non gradire per niente l’idea. Vedremo comunque come evolverà la cosa. Intanto voi che ne pensate di MegaNet? Vorreste utilizzare e contribuire ad una rete così?