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Verso l'infinito ed oltre con Master of Orion Conquer the Stars

di Matteo Gobbiaggiornato il 23 settembre 2016

«Spazio, ultima frontiera». Con queste parole iniziava ogni episodio di Star Trek, serie TV nata negli anni ’60 che grazie alle avventure dell’equipaggio dell’Enterprise è stata capace per decenni di far sognare milioni di persone. Dopo esser divenuta la specie dominante del pianeta Terra, infatti, l’unica maniera rimasta al genere umano di espandersi è la colonizzazione di pianeti extraterrestri; non bisogna quindi stupirsi se per molti di noi l’argomento risulti affascinante. Titoli come Sid Meier’s Alpha Centauri, EVE ed Elite Dangerous hanno saputo cogliere questa fascinazione innata del genere umano per l’esplorazione spaziale e trasportarla in un videogioco; allo stesso modo, l’originale trilogia di Master of Orion – 20 anni fa ormai – riuscì a proporre un titolo strategico 4x (eXplore, eXpand, eXploit and eXterminate) immenso ed affascinante, catturando l’attenzione di molti giocatori. Ebbene, dopo anni di attesa WG Labs, divisione publishing di quel colosso dell’industria che è Wargaming (responsabile di titoli come World of Tanks), propone un reboot di questa serie chiamato Master of Orion Conquer the Stars, mirando a niente di meno che raggiungere le stelle.

Scopritene tutti i dettagli all’interno della nostra recensione.

Master of Orion Conquer the Stars in 60 secondi

Longevità e varietà sono i punti forti di Master of Orion Conquer the Stars

Molti di voi concorderanno nel dire che per definire un titolo strategico “buono” questo deve rispettare alcuni requisiti fondamentali, ciascuno dei quali atto ad un solo scopo: tenere il giocatore incollato allo schermo, non solo senza stancarsi ma facendogli desiderare di continuare ancora giocare. Senza questo elemento, onestamente, un team di sviluppo deve considerare fallita la sua missione di creare un titolo strategico degno di questo nome. Fortunatamente Master of Orion Conquer the Stars eccelle ampiamente in questo aspetto, avendomi portato a giocare più di una volta fino a notte fonda in sessioni di gioco estremamente soddisfacenti, troppo lunghe per poterne riferire la durata senza fare la figura del nerd incallito.

Appare evidente fin dai primi istanti che la dinamica “ancora un turno” deve essere stato il dogma seguito dagli sviluppatori quando hanno deciso di produrre il titolo, e per un buon motivo. Il fatto che pure questo capitolo sia in grado di proporre ai giocatori del XXI secolo lo stesso livello di “addictive gameplay” significa che le menti alle redini dello sviluppo hanno compreso in pieno come produrre un reboot degno di questo nome, e questo non può fare che piacere.

In questo gioco dovremo comandare la nostra civiltà per portarla a dominare sopra alle altre presenti in partita, e questo è un tratto comune a tutti gli strategici; cosa distingue quindi Master of Orion Conquer the Stars dai competitor? Sicuramente i punti meglio realizzati del gameplay sono le razze, l’interfaccia grafica ed il sistema di gestione delle proprie colonie.

Partiamo dalla caratterizzazione delle razze. In questo gioco sono presenti 10 specie diverse comandabili ed in ordine alfabetico sono: Alkari (volatili nobili ed onorevoli), Bulrathi (ursidi decisamente territoriali e feroci), Darlok (creature infingarde e spione), Klackon (aracnidi instancabili senza individualismo), Meklar (i Geth di Mass Effect, per mancanza di una definizione migliore), Mrrshan (guerrieri felini fieri e senza paura), Psilon (classici alieni intelligenti), Sakkra (lucertoloidi stupidi ma temibili in battaglia), e Silicoid (rocce parlanti xenofobe che amano la solitudine). Esiste anche una razza inclusa esclusivamente nella versione Collector’s Edition di Master of Orion Conquer the Stars ed è chiamata Terran. Essi sono degli umani nomadi con una gerarchia militare a comando della propria civiltà; a conti fatti una razza molto forte e guarda caso anche un contenuto extra. Questo è sicuramente un punto che influisce negativamente nella valutazione complessiva, ma non troppo dato che i ragazzi di WG Labs se non altro hanno lasciato agli utenti la possibilità di creare una propria civiltà custom dentro il gioco, negando quindi in parte il potenziale vantaggio nel avere fra le mani anche questa specie da comandare.

Le diverse civiltà hanno tratti speciali sia positivi che negativi che influenzeranno radicalmente filosofia di gioco da mantenere in partita. Per esempio, assumendo il controllo degli Alkari sappiamo fin dall’inizio che essendo dei piloti innati riusciranno a spostarsi fra i diversi sistemi stellari più rapidamente e, dato che i bonus sono tutti relativi alle astronavi (come la riduzione del 25% dei danni ricevuti dalle armi energetiche), è consigliabile puntare sulla propria flotta piuttosto che sull’esercito.

Nel caso dei Silicoid, che chiamo amichevolmente “i pietroni”, è evidente che la via diplomatica non sarà mai una strada valida da percorrere, dato che per colpa del loro aspetto hanno un malus a trattative e disposizioni diplomatiche. Ovviamente è importante tenere a mente anche questi aspetti quando interagiamo con i team avversari, scoprendo presto che alcune tattiche non funzionano molto bene con alcune razze mentre invece con altre sì: minacciare di guerra i Mrrshan non è proprio saggio, dato che probabilmente saranno loro stessi ad avviare il conflitto, mentre con i Darlock invece potrebbe portare a risultati migliori.

In sostanza però il gioco è e rimane uno strategico a turni, seppur mantenendo un elemento “in real time” opzionale ovvero la gestione manuale degli scontri spaziali, quindi il sistema di gestione del proprio impero deve essere sviluppato bene ed essere semplice ma comprensivo per accomodare i bisogni sia degli utenti alle prime armi che dei più esperti. L’interfaccia di gioco è pulita, intuitiva e di rapido accesso; è davvero richiesta una conoscenza basilare delle meccaniche di un titolo strategico per comprendere come giocare a Master of Orion Conquer the Stars. Esistono quattro risorse fondamentali nel gioco, ovvero i soldi, la produzione, la ricerca scientifica ed il cibo. Chiaramente ogni pianeta necessita di unità di popolazione per potenziare la propria efficienza e non solo avere più persone velocizzerà l’accumulo di risorse ma ci consentirà anche di gestire manualmente quale di queste risorse priorizzare. Spesso questa funzione non è presente o l’interfaccia per gestirla è macchinosa, nei titoli di questo genere videoludico, ma in Master of Orion Conquer the Stars invece spostare la forza lavoro da una produzione all’altra consiste in un semplicissimo drag-and-drop di un’icona da uno slot ad un altro, risultando quindi un sistema facile ma efficace per dare il proprio input tattico alla crescita del nostro impero interplanetario.

Il sistema di produzione e la ricerca tecnologica sono estremamente simili a quelli presenti in Civilization V, creando una sorta di parallelismo fra i due brand su questi frangenti. Le similitudini però finiscono presto, soprattutto se consideriamo la diversità nella mappa di gioco e nel sistema di combattimento. La galassia è composta da diversi sistemi stellari, ciascuno con uno o più pianeti colonizzabili e mentre spostarsi in prossimità di una stella richiede semplicemente un turno, viaggiare da un astro all’altro può richiedervi anche diversi turni.

Combattere è fattibile solo mentre non ci spostiamo a velocità FTL (Faster Than Light) quindi risulta consigliatissimo bloccare gli accessi al vostro sistema con avamposti o flotte per evitare attacchi inaspettati di pirati spaziali, colossali mostri alieni (esatto, in questo gioco esistono bestie gigantesche assetate di distruzione che girano per lo spazio) o civiltà nemiche. Anche colonizzare pianeti è fondamentale in Master of Orion Conquer the Stars, e se all’inizio partiremo tutti con un solo pianeta il sistema di combattimento entrerà presto in gioco per darci modo di ottenere la supremazia ed espandere la nostra influenza galattica.

Come funzionano i combattimenti in questo gioco? Ogni razza dispone di navi esteticamente diverse ma ciascuna di queste ha un tratto in comune: ogni classe di nave è completamente customizzabile per equipaggiamenti, dandovi modo di creare una flotta organica. Le combinazioni possibili sono fior fior di migliaia ed ogni classe di nave può vestire uno o più ruoli in contemporanea: bombardiere, piattaforma anti-missili, portaerei silurante e chi ne ha più ne metta. I limite è la capacità di carico del velivolo ma esistono moduli in grado di potenziare questa ed altre qualità della nave, dalla robustezza degli scudi alla velocità in combattimento.

La varietà quindi risulta sorprendente e di conseguenza non esiste una tipologia di flotta “più efficace”: il comando è interamente nelle vostre mani e starà a voi produrre un’aviazione spaziale degna di questo nome. Ricordatevi però che le truppe di terra offensive viaggiano in astronavi incapaci di difendersi, quindi se desiderate optare per una flotta che punta interamente sulla superiorità aerea vi conviene anche proteggere queste unità, onde evitare di perderle per strada per una solitaria nave nemica in ricognizione. Infine, mi tocca purtroppo segnalare che in questo ottimo titolo uno degli elementi meno riusciti è il comparto RTS dei combattimenti. Non mancano opzioni per customizzare le formazioni della nostra flotta e certamente in scontri poco favorevoli poter fornire un input personalizzato può aumentare le nostre possibilità di vittoria, ma la risoluzione automatica degli scontri nella mia esperienza è stata più che sufficiente per portare a casa la vittoria. Le battaglie non offrono molto in termini di godibilità dell’azione ed anche se non è un problema radicale mi aspettavo qualcosa di più coinvolgente.

Parliamo ora brevemente della diplomazia, tratto importante per ogni strategico. Master of Orion ha ovviamente un sistema per interagire con i rappresentanti delle altre razze, tutti ben realizzati e carismatici. I capi delle varie specie lasciano intendere “a pelle” tutti i tratti delle loro civiltà senza dover ricordarsi a memoria delle sterili statistiche. Detto banalmente, è facile associare gli uccelli a piloti provetti e così via. Questo è senz’ombra di dubbio utile per capire fin dalle prime partite come stabilire dei rapporti con le varie civiltà, fortunatamente però questo non trasla automaticamente in qualcosa della serie “di sicuro gli Psilon non mi attaccheranno mai”, Oltre a questo però l’effettiva possibilità di stendere trattati commerciali o formare relazioni di alleanza è molto semplificato. Sicuramente il fatto che anche le razze con cui abbiamo ottimi rapporti possano da un momento all’altro cambiare parare e dichiararci guerra per assecondare le proprie agende (sempre che non siano nel nostro team in partenza) è sinonimo di una IA viva e credibile, ma le effettive meccaniche del sistema diplomatico sono un po’ limitate. Diciamo che compie il suo lavoro bene ma non offre qualcosa di extra per elevare il comparto a qualcosa di sopra alla media.

Persino sul piano tecnico Master of Orion Conquer the Stars non delude

Il comparto grafico è molto semplice da un punto di vista puramente tecnico; questo comporta una rapidità dei caricamenti e di elaborazione dei turni davvero notevole, cosa davvero apprezzabile da avere in un gioco strategico dato che con l’avanzare dei turni aumenterà considerevolmente la quantità di dati che la CPU dovrà gestire per calcolare le mosse dell’IA. Sembra banale spiegare questa qualità di Master of Orion Conquer the Stars, ma se pensate che persino titoli del calibro di Civilization V faticano ad essere rapidi persino con rig particolarmente potenti le carte in tavola cambiano.

Non c’è molto da dire sul motore di gioco, se non che francamente il livello di customizzazione delle impostazioni grafiche è piuttosto scarno. Lo stile grafico però è azzeccatissimo e, come ho detto anche nella recensione di Deus Ex Mankind Divided, considero molto più importante un design accattivante ed immediatamente riconoscibile piuttosto che un engine avanzatissimo come il Frostbite Engine di Electronic Arts, buono sulla carta ma con colori smorti e poca personalità. Gran parte nel gioco consiste in schermate con un’immagine di sfondo (solitamente una galassia o un sistema solare), qualche oggetto animato come pianeti o astronavi e la GUI. L’elemento in cui brilla particolarmente Master of Orion Conquer the Stars è appunto lo stile dell’interfaccia; presenta colori vibranti ed un design pulito, così da non stufare nemmeno quando andremo ad immergerci in sessioni particolarmente lunghe.

Ho particolarmente apprezzato questo elemento del gioco, visto che proporre in maniera efficiente i menù di un titolo di questo calibro spesso risulta una vera sfida per gli sviluppatori. Il design degli alieni, sia dei rappresentanti delle rispettive razze che dei consiglieri di fiducia, è ben concepito, con animazioni convincenti ed uno stile davvero unico per ogni specie. Le ispirazioni sono evidenti, e più di un paio di razze sembrano “prese” direttamente dalla serie di Mass Effect, ma non ho provato alcun fastidio con questa scelta degli sviluppatori; mi piace considerarlo come un omaggio al trend lanciato da questa famosa trilogia piuttosto che un mero plagio.

A livello di audio, le musiche sono davvero fantastiche, con un tono epico molto suggestivo. Essendo un gioco spaziale è importante stabilire questo aspetto, dato che quando si parla del tema spazio è difficile che qualche immagine di pianeti o stelle basti per tenere il giocatore intrattenuto. Anche i doppiaggi sono decisamente degni di nota, sia per quel che vi ho detto prima sull’efficace maniera in cui evidenziano i tratti psicologici dei leader alieni, sia perché stiamo parlando di doppiatori del calibro di Michael Dorn (Star Trek TNG), Alan Tudyk (Firefly, Rogue One: A Star Wars Story), Robert Englund (esatto, Freddie Kruger di Nightmare on Elm Street) ed addirittura Mark Hamill (Mr Luke Skywalker in persona, ben noto agli amanti dei videogiochi di Batman). Nonostante l’idea probabilmente sia partita come una trovata commerciale, è stata comunque una buona idea: ciascuna delle voci del gioco è ottima, sia essa simpatica o intimidatoria, e certamente questo contribuisce ad elevare il tono della produzione.

Master of Orion Conquer the Stars: le nostre conclusioni

Per riassumere quindi, Master of Orion Conquer the Stars è un titolo molto buono, in grado di offrire grande longevità grazie al suo gameplay ben strutturato (nonostante qualche piccola sbavatura nei combattimenti RTS). L’interfaccia pulita facilita molto le nostre possibilità di customizzazione e ci fa sentire molto in controllo, lasciandoci modo di gestire efficacemente tutti i punti d’interesse del nostro impero, La velocità di elaborazione dei turni e dei caricamenti, i requisiti tecnici molto bassi e le musiche epiche sono tutti punti encomiabili; inoltre, il comparto stilistico è decisamente azzeccato, mostrandoci personaggi alieni memorabili ed uno spazio colorato godibile da esplorare. Il doppiaggio perfetto, infine, è la ciliegina sulla torta che sancisce il livello di cura degli sviluppatori per questo gioco.

Master of Orion Conquer the Stars riesce quindi a soddisfare le aspettative, scivolando solamente su un paio di punti e divenendo quindi un acquisto consigliato a tutti gli amanti degli strategici a turni. Se desiderate andare a caccia di pianeti, vi ricordiamo che il gioco è disponibile solo per PC/Steam ed esclusivamente in formato digitale. La Standard Edition è acquistabile direttamente dallo Steam Store a 27,99€, però vi vogliamo ricordare che la Collector’s Edition è recuperabile su G2A per poco meno di 35€ e con questa piccola diversità di esborso vi portate a casa anche la razza aggiuntiva Terran e la trilogia originale che ha aiutato a piazzare il brand nello scenario ludico internazionale.

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