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Tecnica dell’obiettivo invertito: la macrofotografia low cost

di Saverio Savioaggiornato il 13 luglio 2015

Introduzione

L’esplorazione del mondo delle macro riserva sempre enormi sorprese. È come avventurarsi su di un altro pianeta, un luogo popolato da animali affascinanti ed invaso da particolari mozzafiato. È incredibile, a ben pensarci, quanto di questo universo sconosciuto possiamo trovare semplicemente guardando con la dovuta attenzione in un qualsiasi giardino.

Non bisogna infatti andare molto lontano per fare macrofotografia, basta svegliarsi presto la mattina, approfittare dell’intorpidimento degli insetti carichi di gocce di rugiada all’alba e, quindi, scattare.

Quel che rende tale branca altamente specifica sono, al di là delle nozioni, la tipologia di attrezzature necessarie al fine di ottenere scatti validi: flash anulare, slitte micrometriche e, sopratutto, un valido obiettivo per macrofotografia. Ogni casa produttrice, infatti, offre nel proprio catalogo obiettivi dedicati e a tale genere, caratterizzati da un rapporto di riproduzione di 1:1, distanze di messa a fuoco ravvicinate, algoritmi AF specifici e diaframmi con struttura a più lamelle per enfatizzare effetti di bokeh.

Opinione diffusa fra i neofiti desiderosi di accostarsi a tale genere fotografico è quello di dover investire obbligatoriamente soldi in una ottica dedicata: almeno inizialmente non è una scelta saggia, tali ottiche essendo altamente specifiche difficilmente si prestano ad altri utilizzi, anche se è  bene ricordare che si può sempre ricorrere ad obiettivi come il Sigma 70-300 APO DG Macro che, seppur disponendo di un rapporto di riproduzione di 1:2 (ricordiamo che una foto Macro si reputa tale solo se ha almeno un rapporto di riproduzione pari a 1:1), consente di portare a casa qualche scatto meritevole.

Se vi state però appassionando al mondo delle macro, ma al momento siete restii ad investire denaro in un genere di cui sapete poco, questa guida è stata scritta per illustrare una tecnica per ottenere macro di buona fattura utilizzando un qualsiasi obiettivo di cui siete già in possesso, e senza alcuna spesa economica aggiuntiva (come ad esempio lo imporrebbe l’acquisto di specifici tubi di prolunga).
Vediamo di cosa si tratta.

Tecnica dell’obiettivo invertito

Come è intuitivo già dal suo nome, tale tecnica consiste semplicemente nello smontare l’obiettivo della vostra reflex ed invertirlo. Per tenere l’ottica in questo modo esistono due soluzioni: si comprano appositi anelli di inversione (ne potete trovare diversi a poco prezzo su Amazon) oppure mentre si scatta si tiene l’obiettivo dinanzi al sensore manualmente (come faccio ad esempio io). Scegliete ciò che ritenete più opportuno, un anello di inversione costa poche decine di euro, ma vi consiglio di sperimentare senza anche solo per capire le potenzialità di tale tecnica. Tuttavia eseguendo tali operazioni, quello che ottenete è l’obiettivo alla sua massima apertura. Ciò è un grosso limite in quanto vi permette soltanto di poter intervenire sui tempi di esposizione. Non il massimo della comodità visto che la macrofotografia esige diaframmi chiusi e quindi una notevole profondità di campo: alla massima apertura quello che avrete a fuoco è probabilmente soltanto la capocchia di uno spillo.

Per ovviare a questo problema vi è un passo semplice quanto essenziale da effettuare: tenendo l’obiettivo montato normalmente, impostate i parametri di apertura ed esposizione facendo riferimento al vostro esposimetro, eseguita la misurazione premete il pulsante della Profondità di campo. Così facendo le lamelle dell’obiettivo si chiuderanno a seconda del valore ƒ impostato. A questo punto, tenendo sempre premuto il pulsante, sganciate l’ottica. Quello che vi ritroverete fra le mani è la vostra ottica smontata, con le lamelle del diaframma “congelate” all’apertura che avete impostato sulla vostra reflex. A questo punto invertitela e ponetela davanti allo specchio della macchina fotografica.

Un suggerimento importante: non usate la modalità live view, l’obiettivo smontato e il sensore a nudo sono un magnete perfetto per attirare sporco e polvere.

Infine, quello su cui dovete fare veramente attenzione è la messa a fuoco. Ovviamente non potete contare sul vostro fido sistema AF, né tantomeno sulla ghiera manuale del vostro obiettivo.  Ci vuole un po’ di pratica ma, avvicinandovi al soggetto (e vi avverto, dovete avvicinarvi davvero molto), vi basterà spostarvi leggermente avanti e indietro per mettere a fuoco. Fatto ciò, non vi resta ovviamente che scattare.

Scelta dell’obiettivo

Ma quale è l’obiettivo che meglio si presta per tale tecnica?

Per mia esperienza vi sconsiglio di utilizzare obiettivi grandangolari: otterrete rapporti di ingrandimento che vanno ben oltre all’1:1, con il risultato di avere enormi difficoltà nel gestire la profondità di campo e mantenere il vostro soggetto a fuoco.

Discorso inverso per i teleobiettivi: più sono spinti, minore sarà il rapporto di ingrandimento e meno affascinante risulterà la vostra fotografia. Lasciate stare, quindi, anche questi.

Per ciò che mi riguarda, l’obiettivo che ho usato con più soddisfazione è sicuramente il Canon EF 50mm ƒ/1.8 (io uso Canon, ma va bene ovviamente qualsiasi 50mm relativo al sistema fotografico che avete scelto). Esso infatti unisce una ottima manegevolezza, essendo molto leggero e compatto, che un ingrandimento che si avvicina a quello canonico degli obiettivi per macrofotografia.

Non mi discosterei molto da quanto vi ho suggerito, tuttavia, se lo ritenete opportuno, sperimentate pure con altre ottiche: vi aiuterà nel prendere dimestichezza con questa tecnica.

Risultati

Come dicevo, il problema principale è la messa a fuoco. Essa infatti, essendo possibile soltanto spostando la vostra macchina fotografica, può risultare inizialmente decisamente ostica. Credetemi, basterà avere un poco di pazienza e di investire del tempo per prenderci la mano: i risultati non tarderanno ad arrivare. Per aiutarvi il consiglio migliore che posso offrirvi è di provare, provare e ancora provare, magari puntando su tempi di esposizione brevi (1/125 di secondo, ad esempio) ed alzando il valore degli ISO.

Post Scriptum: tutte le foto che avete visto in questo articolo sono state eseguite sfruttando questa tecnica. Buone foto!