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Libratone Zipp: speaker in alluminio che mi ha fatto innamorare

di Giovanni Matteiaggiornato il 7 de diciembre de 2016

Grazie all’esplosione di servizi di streaming audio come Spotify, Apple Music e compagnia cantante, sempre più gente ha iniziato a portare la propria musica anche all’esterno, tramite le pratiche casse Bluetooth che ormai troviamo in ogni dove e vale lo stesso per il Libratone Zipp, un nuovo speaker Bluetooth molto particolare e di sicuro impatto visivo.

Come potrete vedere nelle varie foto e nei vari capitoli che compongono la recensione, il Libratone Zipp non è certamente uno degli speaker portatili per eccellenza. Rispetto alle casse per smartphone o le casse per tablet perde un po’ il concetto di “estrema portabilità” ma, nonostante tutto, al suo interno è presente una generosa batteria che assicura un playback ininterrotto di almeno dieci ore.

L’aspetto solido, robusto, forse un po’ tozzo, direziona il Libratone Zipp per un ascolto in casa, sulla propria scrivania da lavoro oppure incassato in un mobile da parete – vi assicuro che non sfigura affatto visto l’estrema attenzione nella lavorazione e nella scelta dei materiali -, ma vale la pena consideralo anche per le uscite fuori porta, magari per un lungo picnic dove il peso e l’ingombro vengono messe in secondo piano a fronte di una qualità audio (e potenza) di sicuro impatto.

Detto questo, addentriamoci all’interno della recensione del Libratone Zipp e cerchiamo di individuarne i punti di forza e i piccoli nei che sono riuscito a portare alla luce dopo diverse settimane di test.

Scheda Tecnica

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Design: un bel cilindro di alluminio

Non vi nascondo che quando mi è arrivato il pacco del Libratone Zipp mi sono un attimo preoccupato per la sua dimensione. Ero a conoscenza che si trattava di uno speaker cilindrico abbastanza importante per quanto riguarda le dimensioni, ma il cilindro di cartone con cui lo commercializzano è davvero spropositato.

Una volta aperto e riposto sulla scrivania dove lavoro, ho subito apprezzato la sua robustezza – ha un peso importante ma assolutamente bilanciato – e la qualità dei suoi materiali. L’azienda danese ha scelto un misto di materiali fra alluminio e una cover intercambiabile di cui parlerò fra pochissimo. Superiormente è poi presente un piccolo disco in alluminio in cui è presente un elemento touch incastonato in un anello di plastica lucida.

Quest’ultimo serve per controllare alcune funzioni del Libratone Zipp direttamente con la propria mano. Infatti, com’è possibile vedere dalle foto qui sotto, non esistono i classici tasti fisici con cui controllare il volume o il playback audio; tutto è relegato all’applicazione mobile (ampiamente discussa nel suo capitolo) oppure proprio attraverso la superficie touch.

Già da qui si iniziano a scorgere le piccole ma importanti scelte stilistiche dell’azienda danese. Prima di tutto è la funzionalità “hush”, silenzio, che permette di abbattere il volume di diffusione di 3/4. Per farlo basta semplicemente avvicinare il palmo disteso della propria mano ad un paio di centimetri della superficie touch; immediatamente il Libratone Zipp interpreterà la gesture e abbasserà il volume audio.

La funzione è estremamente utile quando si vuole scambiare rapidamente qualche parola con un collega di ufficio oppure per rispondere rapidamente al telefono ma senza di fatto bloccare il playback audio. Una volta tolta la mano, l’audio ritornerà al suo livello anche questa volta senza alcuna esitazione. Il piccolo anello touch integra inoltre alcune funzioni rapide, fra cui la possibilità di controllare l’ordine di avanzamento delle tracce audio, accedere rapidamente alle stazioni radio Internet preferite – le vedremo nel prossimo capitolo -, attivazione rapida della funzione multi-link nel caso fosse presente un altro dispositivo Libratone, controllo del volume tramite la gesture che ricorda quella per scorrere lungo le tracce audio nei vecchi iPod con ghiera touch.

La cover è unita al resto del corpo, e più precisamente alla porzione terminale, tramite una comunissima ZIP. A tal proposito mi preme spendere due parole per quanto riguarda questa scelta stilistica. Sebbene la trovi davvero una bella pensata, certamente unica nel campo degli speaker Bluetooth, ho trovato alcuni piccoli nei che ne limitano l’utilizzo. Prima di tutto l’implementazione: riuscire a rimuovere la cover dalla ZIP è davvero un’impresa titanica. Non si tratta di un problema strutturale, dovute alle maglie, ma proprio alla fatica richiesta per scollegare l’ultimo dentino della ZIP dalla sua normale posizione.

Più di una volta ho desistito dal farlo per paura di rompere la ZIP o la cover stessa. A tal proposito avrei certamente gradito una migliore gestione della cover, soprattutto considerando che proprio la ZIP è un elemento chiave dello speaker ed è in parte presente anche nel nome stesso del prodotto. Insomma, un po’ più cura per quanto riguarda una funzione che può attirare l’utente ma che al tempo stesso lo “spaventa”.

Sporcizia: la cover presenta una trama che attira davvero tanto la polvere. Non vivo in un ambiente polveroso, mi dà parecchio fastidio, ma è davvero facilissimo notare come riesca ad attirare qualsiasi genere di pelucchi, anche i più piccoli. Non si tratta certamente di un problema abissale, che ne inficia il suo utilizzo, ma tenetelo bene a mente soprattutto se avete animali in casa oppure se siete particolarmente esposti a zone ventose. Il mio consiglio è quello di tenere il Libratone Zipp lontano dalle finestre.

La piccola tracolla ancorata nella porzione superiore è robusta e permette di trasportare lo speaker senza problemi. È di cuoio e sembra di buona fattura. Inferiormente la base del cilindro vede una metà caratterizzato dalle porte I/O così come dal tasto di accensione e spegnimento. Quest’ultimo, sia quando premuto per accendere o per spegnere il Libratone Zipp, attiva un feedback acustico molto apprezzato – altro piccolo elemento di design interessante.

Infatti, all’accensione scaturisce una piccola animazione dell’anello touch con feedback audio una volta connesso alla rete Wi-Fi – o Bluetooth – e pronto a diffondere l’audio; al suo spegnimento, invece, troviamo il piccolo segnale acustico che ricorda tantissimo quello che ho descritto all’interno della recensione Razer Leviathan Mini. Tutto sommato il Libratone Zipp è uno speaker Bluetooth con un design vincente. È compatto, robusto, ben bilanciato, ricco di piccole funzioni studiate per offrire un’esperienza di utilizzo a 360°.

Funzioni: Spotify Connect, DLNA e chi più ne ha più ne metta

Quando si parla di funzioni, il Libratone Zipp ha davvero tante frecce al suo arco. Considerando il prezzo con cui viene commercializzato, gli ampi campi di utilizzo rendono ancora più ghiotta la curiosità di chi si affaccia a questo genere di dispositivi.

Oltre a diffondere l’audio tramite il modulo Bluetooth (magari da smartphone o tablet) o tramite la porta cuffie da 3.5 millimetri, Libratone ha pensato bene di integrare alcune delle funzionalità più importanti per quanto riguarda la condivisione di contenuti fra dispositivi.

Partiamo dal pieno supporto a Spotify Connect. Fondamentalmente questa tecnologia sviluppata dall’azienda svedese permette di far comunicare il nostro Libratone Zipp direttamente con i server di Spotify. Ancora prima che iniziate a grattarvi la testa perché non avete ben capito l’affermazione di prima, datemi un minuto per spiegarvi al volo come funziona.

Sappiamo benissimo che Spotify è un servizio di streaming musicale multipiattaforma. Bene. La musica che ascoltiamo, anche se siamo utenti Premium (come il sottoscritto) è sul cloud – ovviamente sono ben conscio che gli utenti Premium hanno anche la possibilità di scaricare in locale le tracce audio. Quando utilizziamo il nostro dispositivo e il suo modulo Bluetooth per condividere la musica con il Libratone Zipp abbiamo alcuni piccoli paletti che dobbiamo prendere in considerazione.

Primo: raggio di azione. Se abbiniamo lo speaker al nostro smartphone e ci muoviamo oltre il classico range di 10 metri – alcune volte anche meno se presenti muri portanti -, assistiamo ai classici problemi di diffusione; semplicemente il segnale arriva a tratti e abbiamo una diffusione tipo quella che sperimentiamo quando stiamo al telefono con qualcuno in cui c’è poco campo. Secondo: se chiudiamo l’applicazione (intendo proprio killare il processo) o ci arriva una chiamata, la diffusione si interrompe.

Utilizzando Spotify Connect saltiamo a piè pari questi problemi perché in questo caso il nostro Libratone Zipp si connette direttamente con i server di Spotify. Possiamo killare l’applicazione, fare chiamate, utilizzare altre applicazioni e la diffusione continuerà a funzionare senza alcun problema. Ovviamente nel caso in cui chiudessimo l’app è poi necessario aprirla nuovamente nel caso in cui decidessimo di cambiare playlist oppure traccia. Va a farsi benedire anche il problema del raggio di azione.

Fintanto che il Libratone Zipp sarà connesso alla rete Wi-Fi, la diffusione audio continuerà imperterrita senza alcun problema. Anzi, in questo modo possiamo anche spostare lo speaker in tutte le stanze di casa senza avere timore di andare fuori raggio – ricordatevi che potete controllare la potenza del segnale Wi-Fi direttamente tramite l’applicazione mobile di Libratone. Nel caso in cui non si disponesse di Spotify, è sempre possibile ripiegare all’utilizzo del DLNA.

Fondamentalmente il DLAN (Digital Living Network Alliance) è uno standard nato dall’unione di diverse aziende accomunate dalla necessità di creare un sistema universale per la condivisione di contenuti multimediali su rete locale. Mi preme sottolineare il punto della “rete locale”: in questo caso dobbiamo prendere in considerazione il concetto di dispositivo di ingresso e dispositivo di uscita. La sorgente è ad esempio il nostro smartphone mentre il dispositivo di uscita è ovviamente il Libratone Zipp.

Per funzionare, il DLNA necessità che entrambi i dispositivi siano collegati sotto la stessa rete (identico IP). Sfruttando il DLNA si ha la possibilità di inviare il contenuto multimediale (audio) allo speaker evitando l’utilizzo di cavi – per altri campi di utilizzo vi rimandiamo al nostro focus sul mirroring. In più, la USB OUT permette anche di ricaricare al volo il proprio dispositivo mobile nel caso in cui foste all’aperto e il vostro caricabatterie portatile fosse a secco.

Libratone Zipp si lascia utilizzare in tanti modi diversi. Avete Spotify, utilizzate la funzione “Connect” per continuare ad utilizzare il vostro dispositivo liberamente. Non l’avete, sfruttate il DLNA per evitare l’utilizzo di cavi e cavetti.

Suono: 100 W di forza bruta

Vi starete sicuramente chiedendo come suona il Libratone Zipp. Vorrei farvelo dire dai miei vicini, ma purtroppo non hanno la possibilità di scrivere per Ridble. Scherzi a parte, ancora prima di darvi un’idea di quello che è in grado di fare lo speaker, vi posso assolutamente affermare che mi sono completamente innamorato del Libratone Zipp.

Inizio a dirvi solo questo: 100 Watt di potenza totale. Chi mi conosce sa che riesco ad ascoltare tanti generi diversi che, ovviamente, hanno particolarità diverse gli uni dagli altri. La prima prova che ho fatto è stata quella di far partire la prima canzone che mi è capitata sotto mano – It’s all understood di Jack Johnson – a tutto volume.

Non è la prima volta che mi è capitato di ascoltare questo particolare brano ad alto volume, ma solo in questo caso ho potuto apprezzare a pieno il dolce riverbero del metallo del rullante – caro dolce rimshot quanto mi sei mancato. Il Libratone Zipp integra un riflettore a 360°, un woofer al neodimio da 4”, due soft dome tweeter da 1” e due radiatori passivi da 4”. Mi preme sottolineare, ancora prima della grande qualità di tutti gli amplificatori classe D, l’ottimo lavoro che svolge il riflettore.

La forma cilindrica, da sola, premia un ascolto a tutto tondo e con il Libratone Zipp lo è davvero. Non importa a quale angolazione vi ponete rispetto allo speaker, verrete sempre investiti dalla stessa onda sonora. Applausi. Grazie all’alta varietà di preset di equalizzazione presenti nell’applicazione mobile, così come le “stanze virtuali”, si ha la possibilità di cambiare rapidamente il tipo di timbro che vogliamo dare alla canzone che stiamo ascoltando.

Il cambio di equalizzazione così come quello della stanza si sente. Pare quasi una forzatura sottolinearlo, ma è davvero segno che c’è stato un lavoro certosino in backgroud. Come sempre vi lascio una piccola scaletta di generi musicali che ho ascoltato con lo speaker; vi ricordo che si tratta di una selezione che cerca di toccare i generi più comuni.

 

Decode – Paramore

Black Pearl Jam

Right Where It Belongs – Nine Inch Nails

Angel – Massive Attack

L’Estasi dell’Oro – Ennio Morricone 

Little Wing – Jimi Hendrix

Decks Dark – Radiohead

The Architect – Haken

Us And Them – Pink Floyd

Statte Zitta – Mannarino

It’s All Understood – Jack Johnson

Maybe Tomorrow – Stereophonics

Should Be Higher – Depeche Mode

My Name Is – Eminem

Strings and attractors – How To Destroy Angels

Ascoltare musica rock o metal è davvero uno spasso. Sia che sia sparato a tutto volume che a un volume basso, tutti gli strumenti sono sempre ben udibili, al posto giusto. La batteria è sempre lì, vibrante nella pancia e tagliente sui crash e ride. Stessa cosa si può dire per le chitarre, sia soliste che ritmiche. Il basso è assolutamente privilegiato ma resta sempre al suo posto, non sovrasta il resto degli strumenti e la voce esce fuori sempre chiara e cristallina.

Stessa cosa si può dire per l’elettronica anche se qui debbo dire che mi sarei aspettato un po’ di più per quanto riguarda i soft lead. I sintetizzatori sembrano un pochino spenti ed è una cosa che ho notato lungo diverse tracce e artisti differenti. Non è niente di eclatante sia chiaro, ma mi avrebbe fatto piacere riuscire a distinguere con precisione alcuni giri di sintetizzatore a me cari.

La musica classica è stata una sorpresa. Infatti, capita molto spesso di trovarsi di fronte a speaker che “pompano” un sacco i bassi arrivando quasi a soffocare il resto degli strumenti. La musica classica, soprattutto lei, è fatta di una serie di dolci equilibri fra tanti strumenti che non devono sovrapporsi. Ebbene il Libratone Zipp è sempre stato un ottimo maestro di orchestra. I medi e alti sono sempre precisi e distinguibili con i bassi in secondo piano a fargli da base.

Importanti risultati li ho anche registrati per quanto riguarda l’utilizzo dello speaker durante la visione di film, il classico contesto del parlato. Affiancarlo alla propria TV di casa non è affatto una brutta pensata e impostato l’equalizzazione sul tipo di giusto di contenuto, può fare una buona impressione sia durante le fasi concitate di un film che nelle fasi di puro parlato. Il piccolo neo resta purtroppo il dover passare sempre manualmente da un preset all’altro.

Non è un grosso problema ma lega un po’ le mani alla completa duttilità dello speaker. Nello specifico quando scrivo utilizzo una playlist in cui sono presenti tanti brani afferenti ad un numero incredibile di generi. A differenza di quanto capiti quando faccio esercizio fisico in cui faccio partire la classica playlist rock con relativo preset annesso, nel caso di playlist estremamente eterogenee si è costretti ad utilizzare il preset standard. In questo caso è sempre un ascolto di ottimi livello, ci mancherebbe, ma non nascondo un certo fastidio nel non sentire alcune particolarità che invece riesco a percepire quando imposto il corretto preset.

App mobile: multipiattaforma e ricca di funzioni

Libratone Zipp viene affiancato da un’applicazione mobile disponibile gratuitamente sia per iOS che per Android. L’app mobile omonima permette di comandare davvero tantissime funzioni del Libratone Zipp ed è il primo passo da fare quando si scarta per la prima volta lo speaker dalla sua confezione.

Una volta agganciato alla rete di casa o al Bluetooth del proprio smartphone, all’interno dell’applicazione viene automaticamente individuato un nuovo dispositivo Libratone di cui ne viene richiesto il pairing – un po’ come siamo abituati da decenni con miriadi di dispositivi esterni, vedi cuffie, microfoni e compagnia cantante.

Una volta fatti questi piccoli passi iniziali, l’applicazione mostra un grande spazio bianco in cui viene presentato il prodotto Libratone appena sincronizzato. Nel mio caso mostra ovviamente il mio Libratone Zipp ma, come abbiamo visto nel capitolo relativo alle funzioni, l’azienda permette di creare stazioni multi-link tramite cui condividere la diffusione audio.

Tutti i dispositivi Libratone abilitati a questa funzione vengono immediatamente riconosciuti dall’app e mostrati all’interno della schermata iniziale. Per forza di cose nella recensione del Libratone Zipp vi mostrerò quello che è possibile fare controllando un solo dispositivo; sulla pagina web del produttore, però, sono mostrati video esplicativi che pubblicizzano il controllo di più speaker Libratone – tenete presente che tramite l’applicazione mobile ogni speaker Libratone può essere controllato come una stazione a sé stante, con le sue stazioni radio preferite, equalizzazioni e quant’altro.

Tornando al principio, all’inizio del pairing – ma anche dopo – è possibile etichettare il Libratone con un nome di fantasia, oppure semplicemente lasciare quello di default che nel mio caso sarebbe dovuto essere Libratone Zipp. Tappando sull’icona del Libratone Zipp, si passa alla schermata che vi capiterà di utilizzare più di tutte. I 3/4 della UI sono impiegati per mostrare il volume generale dello speaker (è quel piccolo cerchio) e i controlli rapidi per il playback audio.

In alto a sinistra è invece presente la scorciatoia rapida per accedere al pannello dei consumi in cui viene mostrato la carica di batteria residua. Al lato opposto, invece, è possibile saggiare la qualità della rete Wi-Fi a cui è connesso e nello specifico il grado di potenza del segnale che viene captato dal modulo Wi-Fi integrato all’interno del Libratone Zipp. Anche in questo caso si tratta di un’altra piccola dimostrazione di come l’azienda premi la cura di questi piccoli dettagli, evidentemente fondamentali quando si cerca di pizzare il proprio speaker in una stanza e non si ha la certezza di averlo posizionato in una zona coperta dal segnale Wi-Fi.

Nel mio caso mi è stato di enorme aiuto in quanto abitando in una casa a due piani non mi ero reso conto di aver piazzato il Libratone Zipp in una zona con una scarsa qualità di segnale. In basso troviamo invece l’icona per accedere alle stazioni radio Internet preferite – per un massimo di cinque stazioni, purtroppo – così come i settaggi generali. In questa sezione si entra purtroppo in contatto un piccolo bug, penso che si tratti proprio di questo piuttosto che di una scelta di design, che ha a che vedere con i settaggi della equalizzazione e della postazione in cui è poggiato il Libratone Zipp.

Come vi ho detto, l’applicazione mobile permette di scegliere diversi preset di uqualizzazioni (in totale nove) con altrettanti cinque “room setting”. È indubbiamente apprezzabile la possibilità di passare rapidamente da un preset all’altro (avrei preferito anche la possibilità di gestire manualmente l’equalizzazione, ma va bene così), ma è davvero avvilente dover selezionare spesso i preset impostati precedentemente.

Non si capisce bene il motivo per cui questo problema capiti e tanto meno da cosa sia dovuto ma, casualmente, quando decide lui, il Libratone Zipp torna alle sue impostazioni di fabbrica (con equalizzazione neutrale e dettaglio della stanza standard) imponendomi di dover nuovamente avviare l’applicazione e impostare nuovamente i settaggi. Non è certamente un problema che preclude l’utilizzo del Libratone Zipp o dell’applicazione in generale, ma è un fastidio che alla lunga stanca.

A parte questo, l’applicazione mobile è ben fatta, curata, snella e funzionale.

Le nostre conclusioni sul Libratone Zipp

Libratone Zipp è uno speaker molto particolare nel suo genere. Ha un design decisamente unico, così come una lavorazione davvero di primo livello. Anche la piccola parte rimovibile è fatta bene, nonostante sia per sua natura una calamita per la polvere.

La diffusione a 360° così come la possibilità di portalo in trasferta potendo contare su 10 ore di autonomia, lo rendono davvero uno speaker Bluetooth da non sottovalutare. La presenza di un nutrito numero di preset di equalizzazione e le stazioni radio Internet completano un’esperienza utente già di per sé decisamente buona.

Sia che venga collegato tramite Wi-Fi, Spotify Connect o Bluetooth, il Libratone Zipp risponde sempre rapidamente agli input impartiti. Avrei certamente preferito la possibilità di poter gestire a piacimento l’equalizzazione generale, ma in fin dei conti mi sento più che soddisfatto. Piccola chicca per chi ama le gite all’aperto: tramite la porta USB OUT è possibile ricaricare il proprio smartphone/tablet nel caso in cui dovesse essere necessario un po’ di carica in più – scusate se è poco.

Libratone Zipp è disponibile su Amazon. Se il prodotto non fa per voi o se volete scoprire cos’altro offre il mercato, vi consiglio di dare un’occhiata alla nostra pagina raccoglitore delle casse bluetooth che vi ho linkato ad inizio recensione.