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LG G7 recensione: uno smartphone che sorprende per la sua concretezza

LG G7 recensione: uno smartphone che sorprende per la sua concretezza

Alla scoperta di LG G7, uno smartphone che punta su quello che interessa realmente all'utente - bel display, comparto fotografico serio e ottimo audio - ma che lascia qualche dubbio a lungo termine / Ultima modifica il

Ogni anno, quando LG annuncia un nuovo dispositivo, si assiste a tre fasi di reazione dal pubblico. La prima: completa avversione al prodotto appena lanciato, basandosi puramente sulle specifiche. La seconda: toni sproporzionatamente accesi per il prezzo, destinato però poi a calare nel giro di qualche settimana. Infine, l’ultima fase: il device arriva, funziona bene, piace, e si può portare a casa facendo spesso un affare. Secondo me, succederà la stessa cosa con l’ultimo LG G7, che è stato capace di sorprendermi in positivo pur avendo una grossa responsabilità sulle spalle.

LG G7 ThinQ arriva sul mercato inseguendo iPhone X e proponendo il tanto odiato notch sul display, ma offrendo al contempo un comparto multimediale solido, una scheda tecnica importante e in generale un’esperienza d’uso piacevole. Fra luci e ombre, quindi, LG G7 risulta essere uno degli smartphone più concreti in circolazione, e una validissima alternativa a nomi ben più blasonati e pubblicizzati. Scopriamolo quindi all’interno di questa recensione.

Design: un mix di idee equilibrato ma non avvincente

LG G7 richiama sia il precedente G6 che il V30, in un mix che però include elementi ripresi anche dalla concorrenza. La parte frontale ha adesso cornici super ottimizzate, con un display che ne occupa praticamente tutta la sua superficie, ma ad un costo: ecco che troviamo la famosa tacca nella parte superiore, che divide la barra notifica in una soluzione denominata “New Second Display”, richiamando alla memoria lo schermo aggiuntivo di V10 e V20. Di “display secondario” però non ce n’è manco l’ombra, perché è un semplice notch che divide l’area notifiche, senza offrire alcuna funzionalità aggiuntiva né valore extra. È brutta da vedere? Sì, ma alla fine ci si fa l’abitudine. Lo spessore delle cornici non è comunque equivalente su tutti i lati, e il bordo inferiore è più spesso rispetto agli altri.

Ritroviamo il vetro anche nella parte posteriore, leggermente curvato ai lati. È un magnete di ditate, ma sono molto belle le varie colorazioni, compresa la mia blu. Peccato però per il design anonimo: troviamo le due fotocamere poste in verticale sopra il lettore di impronte digitali, ma se non fosse per il logo di LG si potrebbe scambiare questo G7 per un qualsiasi altro dispositivo in circolazione. Il frame invece è in alluminio, per altro molto solido: ha retto ad una caduta senza battere ciglio. Il bilanciere per il volume, sul fianco destro, è accompagnato inoltre da un altro pulsante fisico che richiama al volo Google Assistant: la sua funzionalità non è però personalizzabile dall’utente.

Ci sono delle altre note positive: LG G7 ad esempio è molto leggero, e il perché lo scoprirete più avanti (e capirete anche pro e contro di questa scelta). Il suo form factor allungato e la presenza della tacca lo rende comodo da usare anche con una mano sola, sebbene lo schermo sia grande e da ben 6,1 pollici. Nella parte inferiore, infine, troviamo anche il jack delle cuffie ad accompagnare la porta USB Type-C. Soffre un po’ per il suo essere anonimo, ma non è né un brutto telefono, né uno costruito male. LG assicura per la sua resistenza attraverso standard militari, e incontri accidentali con l’acqua non provocheranno problemi, grazie alla certificazione IP68.

Display: tra notch e altissima luminosità

Lo schermo di LG G7 è uno degli elementi che ho apprezzato di più di questo telefono. Togliamoci però subito il dente: la tacca c’è, non mi piace particolarmente, ma la si digerisce in fretta. La sua implementazione ormai non mi offende più, essendo questo un trend inseguito da quasi ogni produttore Android negli ultimi mesi. L’unica nota negativa che vado a sottolineare è una piccolezza: lo schermo, non essendo AMOLED, non raggiunge neri assoluti e quindi è possibile talvolta riuscire a vedere lo stacco fra il bordo del notch e il display, essendo su due tonalità diverse. Se invece si vuole mettere in evidenza la tacca, è possibile farlo tramite software, andando a rendere la barra notifiche colorata e quindi ancora più distaccata dal colore della scocca.

Il pannello scelto da LG per il suo G7 è uno da ben 6,1 pollici, con tecnologia LCD e una altissima risoluzione di ben 3120 x 1440 pixel. Merito del rapporto di forma molto più allungato del solito, precisamente di 19.5:9. Lo schermo ha una serie di particolarità: innanzitutto, consuma meno rispetto alla media, perché per essere precisi non è un LCD, ma un MLCD+. In pratica, oltre ai tre pixel con array RGB, ce n’è uno in più completamente bianco. Altro vantaggio di questa scelta? La luminosità di picco, che può raggiungere i 1000 nit in una apposita modalità per quando ci si trova all’aperto. E in cosa si traduce questo? In un supporto reale agli standard HDR10 e Dolby Vision.

Niente AMOLED? Niente problema – non se ne sente la mancanza. Il display di LG G7 è fantastico da guardare in ogni contesto d’uso, merito anche dell’alta risoluzione che non viene “sporcata” dalle tecnologie PENTILE spesso trovate in OLED e AMOLED. La luminosità di picco è più che sufficiente per garantire un’ottima leggibilità in esterno, e ho apprezzato la qualità dello schermo a 360 gradi. Ottime anche le opzioni software, che consentono non solo di personalizzare la tacca, ma anche l’always-on display (sempre presente), i profili e la temperatura colore, il filtro luce blu e anche una modalità di display in bianco e nera che scimmiotta una simile opzione nei dispositivi OnePlus.

Prestazioni, hardware e software: potenza bruta ma qualche dubbio a lungo termine

All’interno di LG G7 troviamo una scheda tecnica che non fa particolari compromessi. Stavolta LG ha voluto puntare su componenti all’ultimo grido, a partire dal Qualcomm Snapdragon 845 – il processore del momento – accompagnato da 4 GB di memoria RAM e 64 GB di storage espandibile tramite micro SD. La variante 6/128 per ora non è prevista sul nostro mercato. Aprendo il carrellino della SIM si nota una cosa: al posto della scheda per espandere la memoria si potrebbe potenzialmente mettere una seconda scheda telefonica, ma questo telefono non ha supporto dual SIM. Peccato, perché ormai praticamente ogni top di gamma non si lascia sfuggire questa possibilità.

Il software è basato su Android Oreo 8.0, con patch di sicurezza di maggio 2018. Per un telefono lanciato adesso, avrei preferito trovare Oreo in versione 8.1, ma non si può avere tutto. Non è una versione pura dell’OS di Google: a bordo troviamo infatti la LG UX, l’interfaccia di LG che in passato ho aspramente criticato. In questo caso, vanno fatte due ammissioni: la prima è che esteticamente rimane molto simile a ciò che abbiamo visto dal G3 in poi. La seconda è che, a forza di rifiniture e correzioni, questa UI è migliorata enormemente, risultando ora più pulita, moderna e completa. Trovo tutti i settaggi che mi servono e anche qualche sorpresa, le app di sistema sono ben realizzate e non sono stati inseriti inutili orpelli che appesantiscono il tutto.

Da un punto di vista prestazionale, non gli manca nulla. Non si sente la mancanza di più RAM, e il processore tiene testa anche ai titoli 3D più impegnativi. Si riesce a volare da un’app all’altra, con un multitasking affidabile e che non si ingolfa quando apriamo molte cose insieme. Viene quindi assicurato un uso sereno ai power user, cosa che implica che l’uso più blando non rappresenti mai un problema. C’è però qualche correzione da fare lato software: talvolta alcune app potrebbero crashare oppure capitano dei bug strani (come il premere per tornare alla home senza che succeda effettivamente nulla). Anche il riconoscimento delle app che non vanno automaticamente a schermo intero potrebbe essere migliore, ma sono piccolezze che potrebbero essere risolte nel giro di una patch. Bene infine per lo sblocco con l’impronta, meno bene per quello facciale, poco affidabile e basato sul classico “sblocco con sorriso” di Android.

Ma aspetta! LG G7 non si chiama anche ThinQ, dove questa sigla indica la presenza dell’intelligenza artificiale?”. Osservazione corretta, ma che si chiude nel giro di due frasi: è tutto marketing, e non c’è un singolo reale caso d’uso dove un utente può notare l’intervento di una qualche mistica AI capace di regolare le prestazioni del telefono. Il dubbio più grande è a medio-lungo termine: LG saprà tenere aggiornato il suo G7 in tempi celeri? Per adesso siamo partiti col piede sbagliato (dov’è Oreo 8.1?), e la storia di G6 non promette bene. Speriamo solo che l’azienda coreana si possa ravvisare in futuro, a partire da tutte le patch di sicurezza mensili fino ad arrivare al futuro Android P.

Batteria: ci voleva qualcosa in più

Ma come fa LG G7 ad essere così leggero, a sembrare così vuoto al suo interno? La risposta è presto detta: c’è un modulo batteria decisamente sottodimensionato rispetto alla media. Per un telefono così grande sarebbe servito un modulo importante, invece LG ha riciclato una batteria da soli 3000 mAh, una cifra che appare subito insufficiente se paragonata al resto delle specifiche. Sorprendentemente però mi aspettavo decisamente peggio: grazie al processore e all’ottimizzazione del software, si riesce ad ottenere una scarica costante e senza anomalie, che potrebbe soddisfare le esigenze di un certo tipo di utenza.

Se infatti si sta in casa o in ufficio, magari connessi ad una rete Wi-Fi, si può tranquillamente coprire la giornata d’uso anche con cinque ore di display attivo. Con una luminosità media e un ciclo delle solite app, il telefono mostra una scarica coerente nel tempo e ci fa affrontare la giornata. Quando però magari si è fuori casa, ci si appoggia al 4G e il display deve stare dietro ai cambiamenti di luminosità, è lì che si può notare come sia difficile superare le quattro ore di schermo attivo. Arrivati a fine pomeriggio\ora di cena, sarà necessario fare un passaggio al caricabatterie. È inutile girarci intorno: altri 300 o anche 500 mAh di batteria avrebbero reso questo un problema inesistente.

La ricarica avviene tramite porta USB Type-C ed è ovviamente rapida – si completa in poco più di un’ora. Troviamo anche la ricarica wireless, meno veloce ma comunque sempre comoda, e soprattutto ho apprezzato che il produttore stia finalmente puntando di più su questa tecnologia favorendo la sua diffusione.

Fotocamera: un comparto che sorprende in positivo

Ovviamente a bordo di LG G7 troviamo una configurazione di doppia fotocamera, una particolarità che accompagna i flagship della casa ormai da qualche anno a questa parte. Come sempre, il modulo principale è di tipo tradizionale, mentre la seconda lente è grandangolare, per scatti panoramici capaci di farci riprendere una scena nella sua interezza. LG rimane sicura di questa scelta, e noi utenti apprezziamo: rispetto alla seconda fotocamera con zoom o a quella monocromatica, almeno questa è realmente utile e divertente da usare.

Più nello specifico: entrambi i moduli sono da 16 MP, solo che quello principale ha apertura f/1.6 e stabilizzazione ottica, mentre il secondo apre a f/1.9 con un angolo di visione di 107°. Siamo a 28 gradi in meno rispetto a G5 e 18 in meno rispetto a G6, una scelta che ha portato nel tempo a rendere la fotocamera meno grandangolare (quindi con minor angolo di visione) ma eliminando le distorsioni. Se nella prima versione le foto sembravano catturate da una GoPro, adesso invece sono decisamente più proporzionate e belle da vedere. Il compromesso ha quindi funzionato, e rimane comunque uno stacco netto di inquadratura rispetto al modulo principale da “soli” 77 gradi.

I risultati mi hanno sorpreso: le foto catturate con entrambi i sensori sono belle, dettagliate, ricche di colori e sfumature anche di notte. LG G7 è un cameraphone affidabile: difficilmente mi ha tirato fuori uno scatto che ho dovuto buttare via. Mi sono divertito ad usare la grandangolare con risultati spesso spettacolari, che potete osservare con la galleria qui di seguito. Ho apprezzato poi molto il software, ricco di funzioni ma semplice da usare, che integra le modalità Pro per foto e video e anche la modalità ritratto, che funziona bene. Il device riesce anche a riconoscere quando si è al buio per attivare una modalità ultra-luminosa dove quattro pixel si uniscono per diventare uno solo, ottenendo quindi delle foto valide anche in condizioni di totale assenza di luce. Bene anche i video, che arrivano al 4K e sono ben stabilizzati.

Chiudo con una nota positiva e una negativa. La prima è che finalmente il sensore anteriore permette di catturare selfie di qualità, a differenza delle fotocamere dei modelli precedenti che erano quasi inutilizzabili – qui gli 8 MP con apertura f/1.9 fanno il loro dovere. La seconda è che il ThinQ arriva anche qui, sotto forma di AI CAM, una funzione per attivare il riconoscimento della scena tramite intelligenza artificiale. LG G7 può proporci, in base a quello che vede davanti a noi, dei filtri e dei miglioramenti capaci di rendere lo scatto più interessante. Potenzialmente funziona, ma la sua implementazione (con attivazione completamente manuale) è da rivedere in ogni sua parte.

Multimedia: è qui che si gioca la differenza

Il comparto multimediale è quello ormai più importante dei nostri smartphone, perché hanno sostituito tablet, console portatili, notebook, fotocamere e lettori MP3 per fare tutte le attività di svago che eravamo soliti frammentare su più dispositivi. Usiamo il telefono per guardare serie TV, per giocare, per ascoltare musica e tanto altro, quindi un buono schermo e un audio potente fanno la differenza. In questo LG si è giocata tutto, ed è riuscita a fare la differenza.

Del display ho già parlato bene: è grande, luminoso, ben calibrato e supporta l’HDR, cosa che dà una marcia in più nei video compatibili da YouTube e Netflix. C’è la tacca, sì, ma quando si guarderà un video essa verrà completamente esclusa, evitando contenuto tagliato. L’audio è l’altro settore dove si nota una marcia in più: lo speaker denominato BoomBox è potente e di qualità, sfruttando le cavità all’interno del telefono per diffondere e amplificare il sonoro. Appoggiate G7 su una scatola vuota, e l’effetto sarà sorprendente: ci sostituirete una cassa Bluetooth economica ma dedicata. Quando si guarda una puntata, è tutta un’altra esperienza rispetto ad altri prodotti.

Infine, non è stato sacrificato il jack delle cuffie – anzi: grazie ad un apposito DAC e a tante opzioni di equalizzazione, è possibile avere un’esperienza d’ascolto eccellente, che vi farà rivalutare la presenza delle cuffie con cavo nella vostra vita. Bello il Bluetooth, certo, e qui potremo continuare ad usarlo senza problemi, ma la qualità sonora raggiunta da un buon paio di auricolari e un G7 ben equalizzato difficilmente la potrete raggiungere altrove. Ottime scelte quindi da parte di LG, che puntando su questi elementi ha creato – finalmente – un elemento serio di differenziazione.

LG G7: le nostre conclusioni

Siamo lontani dalla perfezione, ma vicini alla concretezza: con LG G7 la casa coreana pone le basi per una ripartenza, avviata già timidamente con V30 ma che guadagna velocità con quest'ultimo flagship. LG G7 funziona bene, è affidabile, è piacevole da usare: ma forse l'utenza non perdonerà una capacità della batteria sotto la media e un prezzo di listino alto. Che sia destinato a fare "la fine" di LG G6? Forse ci possiamo sperare. Questo si tradurrebbe nella possibilità di portarlo a casa, nel giro di qualche mese, ad un prezzo imbattibile e - a quel punto - sarebbe difficile ignorarlo. LG però deve fare una sola cosa adesso: assicurare costante supporto nel software, con aggiornamenti rapidi e puntuali. Soltanto in quel modo potremo rifare fiducia totale al brand, che stavolta ha lavorato bene ma che può ancora fare molto di più.

Pro
Display e audio ottimi
Fotocamera grandangolare sempre divertente
Veloce e scattante in ogni contesto
Contro
Design non particolarmente interessante
Batteria sotto la media
Qualche dubbio sul software
valutazione finale8.5

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