La legge di App Store: Apple a che gioco stai giocando?

Apple ha sempre fatto parlar di sé per la sue politiche aziendali. Quest’oggi vorremmo soffermarci sul rapporto che Cupertino ha con gli sviluppatori di applicazioni per iPod touch, iPhone ed iPad. Come ben ricorderete, dopo lo storico annuncio del luglio 2008 nel quale Steve Jobs introdusse App Store, i dispositivi Apple hanno potuto implementare applicazioni di terze parti fornendo così all’utente finale un’esperienza d’uso ancora più varia. Le applicazioni, infatti, spaziano dai giochi ai servizi social passando, ovviamente, per le app di utility, le app per la produttività, la fotografia e chi più ne ha più ne metta.

Con l’adozione di iOS 8 le cose sono leggermente cambiate. Apple, infatti, sembra vivere, in parte, una nuova politica per quel che concerne lo sviluppo di nuove app per iOS. La build numero 8 del sistema operativo mobile di Cupertino è stato infatti definito dai suoi stessi creatori come l’iOS più aperto e smart mai creato; da quello che sembra – o sembrava – rappresenta uno stravolgimento incredibile rispetto ai canoni a cui Apple ci ha abituato. Sommando tutto ciò agli incredibili numeri dell’adozione di applicazioni da parte degli utenti finali (pensate solamente che dal 2008 al 2014 le applicazioni presenti in App Store sono passate dall’essere 500 a più di 1.200.000, più di 75 miliardi di download per un giro di affari, in soli 6 anni, di 25 miliardi di dollari per Apple ed i suoi developer), non si può non ammettere il successo dell’idea originale di Jobs.

Un successo che, al giorno d’oggi, non sembra arrestarsi e che definire a crescita esponenziale è sicuramente riduttivo. Un’analisi critica non può però fermarsi al considerare il solo punto di vista dell’utente finale; premesso che io non sia uno sviluppatore, è quantomeno utile informasi e porre attenzione anche su come può essere, guardando l’altra faccia della medaglia, il rapporto di Apple con i suoi collaboratori più preziosi; rapporto che sembra presentare più di una screpolatura.

Ripercorrendo la storia dal loro punto di vista non si può certo dire che Apple non gli abbia riconosciuto i giusti meriti. Nella recente WWDC 2014 Tim Cook (attuale CEO di Apple) non si è certo risparmiato di portare il loro operato su “palmo di mano”, definendo il lavoro di sviluppo il fulcro sul quale si basa il successo e l’estrema versatilità dei dispositivi “della mela”. A questo vanno aggiunti l’introduzione di un nuovo SDK ed un nuovo linguaggio di programmazione denominato S,wift; strumenti che hanno semplificato il “concepimento” di nuove app ed incentivato molte persone ad affacciarsi finalmente a questa attività. Nulla da ridire. Sembra che il contesto in cui lavorino gli sviluppatori sia inattaccabile sotto ogni punto di vista: un’azienda solida che loda i collaboratori esterni come o più dei propri, che offre la disponibilità di strumenti all’avanguardia per l’attività di sviluppo e che richiede di un contributo di soli 80$ per essere riconosciuto a tutti gli effetti un developer Apple. Magnifico; eppure qualcosa sembra non funzionare.

Con Mac App Store Apple pensava di bissare il successo dello Store mobile, ma non fu cosìPartendo dall’ambito Mac, in cui l’ecosistema hardware/software gode di maggiore libertà rispetto all’ambito iOS, si possono inevitabilmente notare alcune “mancanze”. Mi spiego meglio. Nel 2010 viene lanciato Mac App Store, “fratello maggiore” dell’irrinunciabile App Store iOS. Apple pensava di bissare il successo della piattaforma mobile per distribuire software compatibile Mac direttamente ai propri utenti, ma qualcosa non è andato secondo i piani della società. L’idea di Mac App Store partiva da solide basi e da tangibili successi operativi ed è sicuramente apprezzabile. In questo modo l’utente finale gode di una piattaforma “catalizzatrice” da cui poter ottenere diverse tipologie di software in totale sicurezza.

Apple dal conto suo, essendo, come per App Store, l’unica autorità che pone veto sul contenuto presente nel proprio software market, può operare una profonda operazione di controllo nel nome della sicurezza e dello standard di qualità. Proprio questa “egemonia” nei confronti degli sviluppatori terzi rivela una parte del famoso “altro lato” della medaglia. Nel triangolo formatosi tra Apple, utenza e developer, a rimetterci alcune volte sono proprio gli sviluppatori.

Ma come? – direte voi -, non godono del suddetto contesto ideale accennato poc’anzi? Certo. La società di Cupertino pretende però una royalty che sfiora il 30% del guadagno totale ricavato dalle app proposte sullo store. Ora, questo scotto da pagare potrebbe rappresentare il minore dei mali – vista l’indubbia proprietà intellettuale che Apple esercita sulla sua piattaforma di distribuzione – se solo l’azienda di Tim concedesse ai developer almeno la possibilità di acquisire un feedback diretto da parte dell’utenza che scarica ed utilizza una data app di terze parti. Dovete invece sapere che l’unico riscontro che chi sviluppa app ha sui propri prodotti da parte della clientela è la semplice visione della recensione all’interno dello store Apple. Molti sviluppatori infatti lamentano l’egemonia di Apple proprio per il fatto che non possono in alcun modo “coltivare” il cliente che acquista un loro software. Essi vorrebbero poter intervenire sugli acquisti effettuati su Mac App Store in modo più diretto, offrendo promozioni di scontistica o di effettuare rimborsi a fronte di un mal contento individuale. Apple non permette nulla di ciò.

Essa si frappone come un “muro di vetro” tra l’utenza e gli sviluppatori gestendo direttamente feedback e rimborsi, operando spesso la scelta sbagliata per un’azione correttiva che molte volte svantaggia lo sviluppatore. Dunque ecco che cominciano a spuntare i dissapori in questo rapporto che sembrava idilliaco. Mac App Store rappresenta sicuramente la migliore vetrina per mettersi in mostra soprattutto nella fase “neonatale” di un App. Purtroppo implica un’ingente “perdita” sul guadagno totale, con il tempo tarpa le ali agli sviluppatori e, come visto, non permette a  questi ultimi di crearsi una propria clientela per alimentare il mercato nello specifico campo d’azione dell’app proposta.

La risposta a tutto ciò? Software house indipendenti e diversificazione dei canali di vendita. La “musica” su Mac suona alquanto differente – come è giusto che sia – rispetto alla controparte mobile e per questo molti degli sviluppatori più apprezzati decidono di coalizzarsi per distribuire autonomamente le proprie app, riuscendo così a gestire la clientela al meglio allettandola con offerte, promozioni e scontistiche che all’interno di Mac App Store non possono essere attuate. Il dubbio, come al solito, sta sempre all’inizio dell’attività. Un cammino d’impresa sembra sempre troppo arduo da affrontare per molteplici ragioni e l’ala protettrice della Mela è difficile da non prendere in considerazione. Personalmente sostengo che si debba porre in esame le proprie capacità e la propria idea per lo sviluppo. Se queste due componenti ci sono, credo ci sia solo bisogno di “buttarsi”; c’è sempre posto nei nostri Mac per un’app con la A maiuscola.

app store

Un altro punto di riflessione che non si può assolutamente tralasciare, esaminando la situazione, sta nelle famose linee guida per lo sviluppo. Praticamente le tavole della legge made in Cupertino per l’approdo di un App nei relativi store. Scherzi a parte, tali regole, alle quali ogni software house o developer indipendente deve sottostare, sono fondamentali per l’approvazione degli applicativi da parte di Apple ed il conseguente sbarco sul relativo store. L’utilità di tutto ciò è indubbia. Tramite le proprie squadre di revisione Apple assicura un controllo quasi impeccabile del materiale presente su App Store, in ambito desktop come anche in quello mobile è necessario che le applicazioni rispettino determinati requisiti, in primo luogo per la sicurezza informatica e sicuramente anche per quel che riguarda la privacy e la coerenza dei contenuti.

Ciò che molti sviluppatori hanno segnalato è il fatto che molti dei prerequisiti elencati nelle suddette linee guida non siano chiari, o addirittura del tutto fuorvianti in modo tale da poter essere usati da Apple nella modalità che più le aggrada per imporsi sul prodotto finale che viene loro proposto. In questo caso forse è meglio esemplificare. Molti di voi ricorderanno sicuramente Launcher, un’applicazione che, sfruttando l’introduzione dei widget di terze parti da parte di Apple in iOS 8, permetteva un utile richiamo di altre app, contatti o task semplicemente scorrendo il centro notifiche. Ebbene dopo che lo sviluppatore (Cromulent Labs), organizzatosi per tempo, era riuscito a sottoporre ed a far approvare la sua app da Apple in tempo per il lancio ufficiale di iOS 8, si è visto rimuovere dopo una settimana di punto in bianco dallo store il frutto del suo lavoro.

Tutto ciò ha ovviamente sconsolato il “padre” di Launcher ed ha smosso l’opinione pubblica dell’utenza, la quale si era già affezionata al widget multiuso. Deciso ad andare in fondo a questa storia Cromulent Labs ha scritto più volte al servizio di revisione app di Apple che, dopo vari solleciti e risposte frammentarie, ha stabilito che Launcher dovesse essere rimosso in quanto violava i principi delle linee guida di Apple per “uso improprio di widget”, in quanto richiamare altre app non era contemplato. In realtà la ragione pendeva tra un capo e l’altro, essendo i widget materia di nuova concezione i quali non era ancora chiaro cosa potessero e non potessero fare.

La risposta di Apple fu categorica: o si modificava il widget o l’applicazione sarebbe stata rimossa. Cupertino non aggiunse altro. Lo sviluppatore comunque non si arrese e forte del sostegno della propria utenza si confronto nuovamente con Apple la quale puntualizzò che, a detta loro, le linee guida per lo sviluppo di app sono, per certi versi, concepite in modo vago proprio per stimolare l’innovazione e tentare gli sviluppatori a partorire idee nuove. Il caso di Launcher poteva rappresentare un apripista di questa categoria, e sarebbe servito da monito per altre applicazioni di tipologia simile che avessero voluto approdare su App Store.

app storeLauncher è stato ripresentato in modalità “stand-alone” con l’abolizione del richiamo di app da centro notifiche, quindi con la modifica necessaria per la sua sopravvivenza in App Store completamente rispettata. Eppure per una seconda volta viene respinta, ed in questo caso lo sviluppatore esemplifica ad Apple il fatto che altre applicazioni svolgono funzioni simili alla sua eppure sono liberamente disponibili; Apple risponde che non possono essere trattate altre app al di fuori della propria in fase di richiesta di assistenza per ragioni di privacy. L’azienda di Cupertino assicurò che avrebbe comunque effettuato una costante azione di controllo per ovviare a possibili casi, ma cambio poco. Al momento attuale nessuna versione dell’applicazione è riuscita a rimettere piede in App Store ma, con l’inizio del 2015, Cromulent è finalmente approdato nello Store USA con la nuova applicazione Music Launcer, una versione “musicale” che permette l’avvio rapido di album e playlist dal notification center. In tutto ciò è indubbio: Apple decide. App Store è uno step più che obbligato per poter offrire la propria software solution per dispositivi iOS.

Qualcuno ha detto che sviluppare per App Store è come giocare con un pallone non tuo. Il pallone è di Apple e quindi sue sono le regole. In ogni caso il pensiero rimane ancora libero, quindi, anche se sono grande appassionato e fruitore di tutto lo stock di prodotti e servizi Apple, concedetemi l’indispensabile senso critico per dire che in questo non semplice rapporto tra Apple e sviluppatori regna uno dei difetti più antichi del nostro mondo: la stupidità.

app store

Apple, proprio quella Apple che ci ha abituato al concetto di “Think Different”, quella Apple che ci ha accompagnato nell’innovazione e che ci ha fatto “sentire al sicuro” sotto la figura autoritaria e quasi del tutto infallibile di Steve Jobs, sembra, per quel che riguarda lo sviluppo di app, essersi fatta schiava dei suoi stessi principi ed al tempo stesso incatenata a non meglio precisati cavilli. Perché diciamolo: io stesso che difficilmente vedo di malocchio le strategie “politiche” molte volte semplici ed efficaci di Apple non riesco a trovare un senso a questo comportamento verso persone ed aziende che fanno della loro passione il loro lavoro e che permettono ai prodotti della mela morsicata di essere i migliori sul mercato, offrendo software sempre più bello, utile ed accattivante.

Frasi come “Lasciamo incertezza nelle linee guida per stimolare la creatività degli sviluppatori” potrebbero essere lette quasi come “L’incertezza delle linee guida di Apple non rende vita facile a chi sviluppa per Cupertino tanto da indurre molte software house e liberi professionisti a non rischiare di perdere tempo e denaro per un approvazione incerta”. Credo che Apple possa fare molto di più che citare il sito dello sviluppatore nell’inserzione dell’app. Il suo fare, da sempre pionieristico, mi porta a pensare che anzi potrebbe esserci un limpido e libero scambio di informazione tra la Mela e il developer per offrire al cliente un’assistenza diretta, immediata ed in pieno stile – impeccabile – Apple.

Insomma, ritengo che all’alba del terzo millennio, in un mondo dove Apple ha fatto strada nell’abbattere le barriere seguendo per certi aspetti il principio K.I.S.S! (Keep It Simple,eb Stupid!), sia proprio necessario eliminare queste “note fortemente stonate” elencate in questa mia riflessione. Apple fa di tutto per il bene dell’utente, ha sempre preteso il massimo del controllo sul proprio ecosistema – come è bene che sia – ma soprattuto gode del maggior numero e della migliore composizione di sviluppatori al mondo. Riuscire a far emergere divergenze e screpolature da tre elementi di incredibile potenzialità come questi non è assolutamente una mossa intelligente, ma ancor prima immaginabile. L’augurio, quindi, che ci sia più coerenza nei tempi avvenire per il bene di tutti.

Il mio pensiero vale quanto il vostro. Forse potrete non essere d’accordo con me per certi aspetti o nella totalità dell’argomento. Quello che conta, a mio avviso, è osservare ciò che capita attorno a noi nei nostri campi d’interesse e porre il pensiero a come stanno andando le cose. Sarei interessato ad ascoltare la vostra opinione in merito, soprattutto nel caso ci fossero sviluppatori che, potendo raccontare la loro esperienza diretta, potrebbero arricchire l’argomento con importanti spunti di riflessione.

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