Gli ISO: cosa sono e a cosa servono?

Al pari dei concetti di diaframma ed esposizione gli ISO rappresentano uno dei pilastri intorno al quale ruota la fotografia moderna. Acronimo di International Organization of Standardization (Organizzazione Internazionale per la Normazione), gli ISO rappresentano una misura dell’eccitabilità del materiale sensibile. Sia nella fotografia a pellicola, sia in quella digitale, maggiore è il numero ISO riportato, o prescelto, maggiore sarà la capacità dell’elemento sensibile di rispondere all’intensità luminosa.

Questa semplice frase schiude un mondo di possibilità creative: la costruzione di obiettivi più luminosi e di pellicole altamente sensibili ha infatti permesso di immortalare una realtà fatta di luci soffuse, di antri in perenne ombra, di luoghi che rifuggono dalla luce del sole e che invece si muovono in chiaroscuri labili, quasi tetri.

Il progresso tecnologico tenta di spingersi più in là di anno in anno, con la creazione di sensori sempre più performanti e capaci di raggiungere velocità ISO impressionanti. Ma prima di parlare di questo, torniamo un attimo indietro.

Gli ISO, nella fotografia a pellicola

Si diceva poco sopra che gli ISO rappresentano l’eccitabilità del materiale sensibile rispetto alla fonte luminosa. Maggiore è il numero riportato sul rullino, maggiore è la capacità della pellicola di reagire alla luce disponibile.
Sebbene tale concetto sia rimasto immutato nella fotografia digitale, il principio di funzionamento che è alla base di tale fenomeno è profondamente diverso e, come fotografia tradizionale vuole, legato alla natura chimica delle componenti del rullino fotografico.

Una pellicola fotografica è costituita da un supporto di acetato di cellulosa, sul quale viene posta una emulsione fotografica che contiene al suo interno una serie di cristalli di alogenuro d’argento, sensibili alla luce e detti grani. Al momento dell’esposizione i fotoni, particelle cariche di energia che costituiscono l’onda luminosa, colpiscono i grani di alogenuro d’argento esposti i quali, reagendo, formano complessi di ioni di argento metallico.

La maggiore o minore sensibilità di una pellicola viene ottenuta variando la dimensione di questi grani: più sono grandi e ravvicinati, allora tanto più è elevata la loro capacità di reagire alla luce. Ciò fa sì, conseguentemente, che a parità di intensità luminosa una pellicola con grani di dimensione maggiore necessiterà di una minor esposizione rispetto ad una pellicola con grani più piccoli. ISO fotografiaTuttavia, esiste un rovescio della medaglia: la disposizione più ravvicinata dei grani comporta una diminuzione della nitidezza complessiva dell’immagine, dovuta all’errata reazione dei grani vicini a quello esposto. Il risultato è una foto meno definita, con presenza di un effetto puntinato diffuso e detto, per l’appunto, granulosità.

Nella fotografia a pellicola la dimensione dei grana comporta la classificazione dei vari rullini: la grana fine corrisponde a pellicole a bassa sensibilità, grani di grandi dimensioni corrispondono a pellicole ad alta sensibilità. Ciò va a sintetizzarsi in quel valore ISO che tutti conosciamo: pellicole 100 ISO presentano grani assai più piccoli rispetto a pellicole con ISO 1600, necessitando a parità di luce di una esposizione più prolungata ma producendo immagini più definite. Pertanto, maggiore è il valore ISO, maggiore sarà la granulosità associata ad esso.

A titolo di esempio, basti pensare ad alcune pellicole la cui definizione ha ben poco da invidiare a quella di una qualsiasi reflex digitale, due di queste sono l’immortale Fujifilm Velvia 50 e la recente Kodak Ektar 100, entrambe contraddistinte da bassi valori ISO.

Gli ISO, nella fotografia digitale

Mentre un tempo gli ISO erano un valore fisso, modificabile soltanto al momento della scelta della pellicola da caricare sulla macchina fotografica, oggi l’avvento del digitale ha reso tale parametro flessibile, agevolando non poco il processo creativo del fotografo.

Non solo: l’industria fotografica si spinge quotidianamente nel tentativo di fornire ISO sempre più elevatis riducendo al contempo il rumore. Oggi, infatti, molte macchine fotografiche offrono oltre ai tradizionali valori (100, 200, 400, 800, 1600, 3200 e 6400) anche ISO ben più estremi, come 25600, 51200 e 102400 (riferimenti alla Canon EOS 5D MARK III). Impensabili per un rullino!
Ma se nella fotografia a pellicola gli ISO erano funzione della dimensione dei grana, nella fotografia digitale a cosa sono dovuti?

La risposta risiede nel cuore pulsante di ogni apparecchio fotografico digitale: il sensore.
ISO fotografiaUn sensore digitale è costituito da un tappeto di fotodiodi responsabili della conversione dell’energia luminosa in un segnale elettrico. Quando un fotone colpisce un diodo, si innesca una debole corrente elettrica che, una volta amplificata, viene trasformato in un dato digitale successivamente elaborato dal processore d’immagini integrato.

Esistono due tipi di sensori: i CCD (Charge Coupled Device) ed i CMOS (Complementary Metal Oxide Semiconductor), ma è inutile dilungarsi nel dettaglio nelle differenze tra i due. Quel che basta sapere ai fini del nostro discorso è che il grado di eccitabilità del singolo diodo è dato dal valore ISO selezionato tramite menù: maggiore sarà tale valore, minore sarà la quantità di luce richiesta per la generazione di un segnale elettrico. Analogamente alla granulosità nella pellicola, la selezione di valori ISO via via più elevati comporta un accumulo di segnali di disturbo, nel loro insieme noti come rumore digitale.

Risvolti pratici

Se il variare degli ISO comporta un aumento o una diminuzione dell’esposizione richiesta al fine dello scatto, è abbastanza intuitivo pensare che la conoscenza di tale parametro è un qualcosa di imprescindibile nella conoscenza di un fotografo.

Nel digitale, poi, tale discorso ha un ruolo fondamentale nel processo fotografico. La modificazione in fase di shooting del valore ISO ha permesso margini assai più elevati nel controllo dell’esposizione. Infatti gli ISO, insieme al diaframma e al tempo di esposizione, costituiscono uno dei pilastri del cosiddetto “Triangolo d’esposizione”: mezzo grazie al quale un fotografo può ottenere un controllo totale dell’esposizione in fase di scatto. Vi ho incuriosito? Date un’occhiata qui!

Conclusioni

Sia che siate amanti della pellicola, sia che siate fotografi votati totalmente al digitale, gli ISO sono uno di quegli argomenti che non si possono non approfondire.

In conclusione è fondamentale, infatti, saper selezionare il valore ISO più appropriato a seconda delle condizioni luminose che dobbiamo affrontare: valori ISO più bassi sono da preferire in situazioni di luce particolarmente favorevoli, al fine di ottenere l’immagine con maggiore nitidezza possibile, viceversa valori elevati sono preferibili in condizioni di luce scarsa, dove il tempo di esposizione troppo prolungato non permette di ottenere scatti soddisfacenti ed in cui è preferibile sacrificare la nitidezza finale dell’immagine pur di ottenere la foto.

Top

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la Privacy Policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. Privacy Policy

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi