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Huawei P9: rivoluzione fotografica a portata di dito

di Ricky Delli Paoliaggiornato il 24 maggio 2016

Abbiamo avuto modo di avere il nuovo Huawei P9 a disposizione per una prova approfondita al fine di capirne le potenzialità a livello fotografico. Questa recensione, prima nel suo genere su Ridble, tratterà infatti esclusivamente la parte fotografica di questo nuovo terminale. Per la prova classica invece, vi rimandiamo alla nostra tradizionale recensione di Huawei P9.

Oggi ci soffermiamo, all’interno del nostro approfondimento fotografico, su Huawei P9 e sulla sua fotocamera, il quale vanta un nome decisamente di spicco nella progettazione: Leica.

Interfaccia utente: diventare PRO con un tap

Già quando vi parliamo di fotocamere mirrorless, leggere ed estremamente portatili, insistiamo su quanto queste debbano essere intuitive e semplici da usare al fine di agevolarvi lo scatto ed evitare che perdiate l’attimo (il carpe diem fotografico insomma). In ogni recensione ci soffermiamo anche sul tipo di ghiere, bottoni, interfacce che possono semplificarvi la vita. Tutto questo come può essere valutato in uno smartphone?

Gli smartphone hanno sempre e solo comandi touch (evitiamo di contare il fatto che con il bottone del volume si possa scattare la foto) e, quando devono gestire gestire migliaia di funzioni manuali, potrebbe diventare un problema. Partendo dal presupposto che non siamo amanti del touchscreen per quanto concerne la fotografia (seguendo la regola carpe diem fotografico = agire rapidamente), è stato sicuramente difficile usare Huawei P9 come se fosse una fotocamera normalissima (ma di questo il dispositivo non ha colpa). Eppure Huawei ha fatto un buon lavoro per quanto concerne l’interfaccia utente della fotocamera, e con un po’ di pratica riuscirete a gestire tutto senza problemi.

In modalità automatica troviamo nella parte superiore cinque bottoni virtuali che ci permettono di accedere ad interessanti funzioni. Si parte da sinistra con l’attivazione del dual flash LED posteriore che può essere usato anche come torcia o luce per illuminare una particolare scena per una foto (e il flash, nonostante sia molto piccolo, è davvero accecante). Continuando poi sulla destra si passa ad una interessantissima funzione per scattare fotografie a profondità di campo ridotta (che approfondiremo più in basso), la funzione di ascolto per scattare foto pronunciando “cheese”, vari filtri fotografici per abbellire istantaneamente la vostra foto e il bottone per ruotare la visuale della fotocamera e passare a quella anteriore.

Trascinando il dito da sinistra verso destra si accede ad un mondo di modalità diverse adatte per ogni tipo di foto. La caratteristica stupefacente è che ognuna di queste modalità include una sotto-modalità per migliorare il tipo di foto che vogliamo fare.

Dalla classica modalità “foto”, che è esattamente la principale di cui abbiamo parlato finora, si passa alla modalità “bianco e nero” che sfrutta la seconda fotocamera di Huawei P9 per realizzare foto in bianco e nero con un contrasto unico e una capacità di captare luce diversa rispetto a quella dell’altra fotocamera normalmente utilizzata per catturare le altre foto. Cè poi la modalità “bellezza” che permetterà di migliorare istantaneamente la pelle, grazie a precisi algoritmi, al fine di scattare ritratti perfetti. La seconda riga parte dalla modalità video che integra una piccola possibilità di gestione manuale (tra cui la compensazione dell’esposizione e la messa a fuoco manuale on-screen), non può di certo mancare la modalità HDR per fotografie paesaggistiche sempre perfette anche in caso di alto contrasto, per poi finire la seconda riga con “video bellezza” che si comporterà esattamente come la modalità “bellezza” girando però un video.

Si prosegue con la modalità panorama che è molto simile a tanti altri smartphone, e con due modalità decisamente interessanti: scatto notturno e light painting. Scatto notturno, dedicato agli amanti della fotografia notturna, permette di scattare una foto al cielo e quindi in scarse condizioni di luminosità utilizzando ovviamente un cavalletto. La modalità in realtà non è pienamente automatica in quanto entrando possiamo selezionare manualmente ISO e tempo d’esposizione, il diaframma verrà scelto in automatico dal dispositivo anche se, da quello che abbiamo visto in base alle nostre prove, ricade sempre ovviamente su un f/2.2, apertura massima della fotocamera Leica Summarit integrata. Light painting invece è un’altra fantastica modalità semi-assistita che ci permette di giocare con le scie luminose: potremo metterci davanti al dispositivo a disegnare con una torcia (come abbiamo fatto negli scatti qui sotto), catturare scie di automobili che passano in autostrada, scie delle stelle (lasciando però il telefono davvero molto tempo su cavalletto, come vi abbiamo indicato nel nostro focus dedicato agli startrails) e acqua ad effetto seta (per cascate, ruscelli e così via). Ovviamente ognuna di queste modalità, come già vi ricordavamo, necessita di un supporto stabile; non è necessario avere il miglior cavalletto disponibile per reflex, però vi consigliamo qualcosa di solido e sicuro.

Proseguendo, troviamo altre due modalità dedicate ai video: Time-Lapse, per registrare eventi lunghi e rivederli in pochi secondi (anche se ci aspettavamo la possibilità di modificare l’intervallo vista la grande mole di settaggi manuali), e “Rallentatore” cioè il cosidetto slow motion, funzione che non ci ha particolarmente emozionati in quanto avremmo preferito l’integrazione di un bottone dedicato nella modalità “video” al fine di arrivarci più rapidamente; inoltre gli slow motion non sono particolarmente definiti.

Le ultime tre modalità sono più utili che creative: “filigrana” permette di aggiungere un testo, l’orario, il meteo e la posizione della foto che scattate (qualcosa di già visto in molte applicazioni di terze parti ma che è decisamente carino da avere già integrato nella fotocamera principale), “nota audio“, che ci permette di aggiungere una nota audio ad una foto (vogliamo vedere quanti di voi la useranno, mandateci i video, coraggio!) e “scan documento” che, in maniera molto simile a tante applicazioni di terze parti, si focalizza su un foglio e lo acquisisce ritagliandolo automaticamente ed ottimizzandolo per una più facile consultazione / archiviazione.

L’interfaccia utente in realtà non è finita qui. Abbiamo fatto uno slide da sinistra verso destra? Ora è il momento di farlo da destra verso sinistra dove troviamo le funzioni più avanzate dedicate a foto e video.

Tramite le funzioni avanzate è infatti possibile impostare la risoluzione delle foto (fino ad un massimo di 3968 x 2976 pixel cioè 12 megapixel in 4:3), aggiungere o rimuovere il tag GPS che geolocalizzerà le vostre foto, scegliere il tipo di colore grazie alla Modalità Film, aggiungere una simpatica filigrana automatica che mostrerà ai vostri amici che avete scattato la foto con un Huawei P9 (modalità che noi abbiamo attivato per mostrarvi le foto di questa recensione) per poi passare alle impostazioni di acquisizione che includono la possibilità di aggiungere una griglia alla fotocamera (c’è anche la spirale di Fibonacci, fantastico!). E ancora, sarà possibile raggiungere le opzioni per attivare o disattivare l’audio dello scatto (che è stato studiato per essere praticamente uguale all’otturatore di una Leica), aggiungere un timer per l’autoscatto a scelta tra due, cinque e dieci secondi, aggiungere lo scatto rapido col tocco (la fotocamera scatterà appena voi toccherete lo schermo), attivare lo scatto automatico in presenza di sorrisi, il tracking di un oggetto (funziona molto bene ed è comodo se volete fotografare qualcosa in movimento o che sta per muoversi) e altre varie feature minori.

Come abbiamo visto il menù della fotocamera di Huawei P9 cambia in base alla modalità che stiamo utilizzando; il menù delle impostazioni non è da meno: attivando la modalità PRO (slide dal basso verso l’alto nella modalità Foto) cambieranno anche molte impostazioni avanzate che potremo selezionare nel menù dedicato. Tra queste troviamo infatti la decisamente apprezzata possibilità di scattare in formato RAW, l’attivazione di una luce ausiliaria per aiutare la messa a fuoco automatica e una livella digitale per capire se la foto è in bolla. Ci piacciono davvero molto queste “differenze” molto curate a seconda della modalità scelta.

In definitiva possiamo dire che la UI risulta sicuramente comoda per essere quella di un’app per smartphone, seppur piuttosto dispersiva inizialmente. L’utente può infatti essere un po’ confuso viste le innumerevoli e molteplici modalità.

Prestazioni: scatta come vuoi, quando vuoi, dove vuoi (se vuoi)

Come avrete inoltre capito dall’imprinting di questa recensione, non ci soffermeremo molto sulle prestazioni effettive dello smartphone quanto su quelle della fotocamera, al fine di sviscerare tutte le potenzialità e le (quasi) infinite possibilità d’utilizzo. Vediamo quindi la fotocamera di Huawei P9 in varie circostanze.

Sviluppo collaborativo: facciamo chiarezza

Nonostante l’ira di molti utenti in merito alle recenti voci secondo le quali le camere presenti su P9 non sarebbero davvero prodotte da Leica ma sviluppate da un’azienda cinese (smentite poi ufficialmente da Huawei che ha pubblicato un report di ciò che Leica ha fatto davvero, cioè un “co-engineering”, come si legge dal sito ufficiale), non è nostro interesse prendere posizione su ciò che è stato fatto precisamente da Leica o meno. Ci interessa, bensì, valutare gli effettivi aspetti tecnici e pratici inerenti alla “vita di tutti i giorni” e a chi vuole un tocco più professionale all’interno del proprio smartphone, obiettivo che si è posta appunto Huawei.

Come dichiarato ufficialmente da Huawei in seguito alle accuse degli utenti (dopo i primi test), quello con Leica è stato uno “sviluppo collaborativo”, cioè una valutazione ed ottimizzazione del design delle ottiche seguendo i rigorosi standard Leica, la realizzazione di un algoritmo per garantire una qualità delle immagini senza paragoni (in termini di resa colore, fedeltà, precisione, range dinamico, rumore e nitidezza), la definizione dei più severi standard di qualità per quanto concerne la costruzione delle fotocamere e l’elaborazione dei dati acquisiti nelle immagini. In sostanza, se anche Leica non ha messo direttamente le mani sulle lenti, poco ci manca.

Huawei P9: algoritmi e tecnologia da far invidia a chiunque

Huawei P9 integra una doppia fotocamera da 12 megapixel con lenti asferiche Leica Summarit H, flash LED dual tone e autofocus laser. All’interno troviamo inoltre sensori BSI CMOS con pixel da 1,25 micrometri che ci permettono, tramite le fotocamere installate, di scattare foto a 27mm (+ zoom digitale) ad un’apertura massima di f/2.2. Insomma, sensori sicuramente molto luminosi e prestanti che in realtà non sono stati messi in coppia per ottenere qualche effetto tridimensionale o simili, cose che solitamente finiscono nel dimenticatoio dopo qualche giorno. Una fotocamera è dedicata agli scatti a colori (con sensore RGB) e l’altra integra un vero e proprio sensore monocromatico che riesce a catturare più luce rispetto all’altra fotocamera e aumentare il contrasto sulle immagini.

Lo scopo principale delle due fotocamere in realtà non si ferma alla differenza RGB/monocromatico: catturare dettagli, luce e informazioni da due fotocamere a singolo sensore in modo tale da scattare foto perfette e stupefacenti in ogni condizione di luce. Huawei in questo caso ce l’ha proprio fatta, e infatti si tratta di un’ ottima idea che mostra subito i frutti di un attento studio mettendo nelle nostre mani una vera e propria bridge di fascia bassa tascabile (perché dire “reflex” o “mirrorless” quando comunque le ottiche non sono intercambiabili e, diciamolo, la qualità fotografica non è ovviamente la stessa?). In sostanza quando scatterete a colori l’altra fotocamera catturerà dettagli per migliorare la foto che state per acquisire; viceversa, quando scatterete in monocromatico, la fotocamera RGB catturerà dettagli, luce e molto altro. Tutto questo sistema è spinto, informaticamente parlando, dalla tecnologia IMAGEsmart 5.0 di Huawei messa a punto alla perfezione (in collaborazione con Leica) proprio per queste lenti e questo dispositivo.

Modalità PRO: imparare con lo smartphone

Aprendo la fotocamera per la prima volta veniamo subito avvisati di alcune funzionalità semi-nascoste a cui possiamo facilmente accedere con un tap o trascinando il dito da una parte all’altra; tra queste si nasconde la modalità “PRO”, ovvero quella che trasforma la fotocamera del Huawei P9 in qualcosa di molto simile ad una fotocamera vera e propria.

La modalità PRO è tutto quello che riesce (bene) ad avvicinare questo smartphone ad una fotocamera che, a rigor di logica, potrebbe essere una bridge di fascia bassaLa modalità PRO è tutto quello che riesce (bene) ad avvicinare questo smartphone ad una fotocamera che, a rigor di logica, potrebbe essere una bridge di fascia bassa (seppur una bridge riesca ovviamente ad avere delle funzionalità in più e sicuramente più zoom ottico). Non si può di certo paragonare Huawei P9 ad una reflex o ad una mirrorless. Sarebbe sbagliato dato che non è possibile cambiare obiettivo e che, comunque, rimane uno smartphone. Potrà mai uno smartphone diventare una fotocamera? Certo, ma con l’attuale tecnologia forse è più semplice trasformare una fotocamera in smartphone.

Digressioni a parte, Huawei P9 nasconde davvero “un altro mondo” all’interno del menù PRO. Alzando la “tendina” dopo aver fatto uno swipe dal basso verso l’alto avremo la possibilità, prima di tutto, di impostare il tipo di misurazione dell’esposizione, cioè il modo in cui l’esposimetro elettronico integrato in Huawei P9 legge la luce e stabilisce a cosa dare priorità. La misurazione dell’esposizione è divisa in tre parti: matrix (multizona, l’area di scatto viene divisa in più parti e di conseguenza viene rilevata l’intensità di luce in ogni singola parte), ponderata centrale (tipo di misurazione che pone la prevalenza alla parte centrale dell’area di scatto) e spot (l’area d’esposizione viene letta solo in una piccola parte dell’immagine grazie alla nostra selezione con un semplice tocco, ideale per i ritratti creativi). Grazie alla misurazione d’esposizione personalizzabile potrete scattare foto più creative o più “studiate” artisticamente parlando.

Si passa poi alla sensibilità ISO, regolabile automaticamente oppure personalizzabile da ISO 50 fino a 3200. Subito dopo troviamo la personalizzazione del tempo d’esposizione, dove manca la modalità BULB (che è però presente in altre modalità come ad esempio quella dedicata alla scia delle stelle) ma che consente di settare tempi da 30″ fino a 1/4000 (ad oggi, esistono ancora fotocamere, anche di fascia medio-alta, che non arrivano ad un tempo così veloce). Si prosegue poi con la compensazione dell’esposizione che raggiunge buoni valori (da -4.0 EV fino a +4.0 EV), la regolazione della messa a fuoco, che funziona davvero bene ed è a scelta tra autofocus singolo, autofocus continuo e fuoco manuale, e il bilanciamento del bianco a scelta tra vari preset oppure completamente personalizzabile tramite l’effettiva temperatura colore (espressa in Kelvin).

Cioè che effettivamente manca, e che ci aspettavamo di vedere su un dispositivo come questo, è la regolazione manuale del diaframma. Capiamo bene che una cosa del genere può ancora non essere fisicamente possibile (forse), ma siamo anche sicuri che in futuro nomi del genere uniti in una partnership esclusiva riusciranno davvero a stupire anche sotto questo punto di vista. Dal punto di vista fotografico, oggi, la mancanza della regolazione manuale del diaframma è un grosso limite (cosa che peraltro è possibile in maniera elettronica in un’altra modalità semi-automatica che vedremo più in basso).

Perché il titolo di questo paragrafo contiene la parola “imparare“? Nonostante le numerose funzioni fotografiche di Huawei P9, non è sicuramente possibile che sostituisca a pieno una fotocamera per molti motivi. P9 può essere però un ottimo mezzo di comprensione per quanto concerne il funzionamento di una vera fotocamera. Spostando i vari parametri potrete infatti accorgervi in real time di cosa succede alla scena e, di conseguenza, imparare rapidamente il comportamento dei valori come ISO, tempo d’esposizione e bilanciamento del bianco (sicuramente tra i principali per utilizzare una fotocamera).

Modalità AUTO: concentriamoci sullo scatto

In modalità AUTO Huawei P9 sfrutta i classici automatismi da smartphone (applicati però a due fotocamere sicuramente ottime) per scattare una foto con l’esposizione corretta (secondo lui). In sintesi, quello che in una fotocamera è la modalità “auto” sulla ghiera dei programmi e ciò che viene fatto, di default, per tutti gli smartphone sul pianeta oggi.

Questa modalità è sicuramente dedicata a chi vuole catturare l’attimo o scattare una foto senza preoccuparsi troppo. Abbassando infatti la tendina “PRO” troveremo il minimalismo totale (certo, sempre che non iniziate a districarvi tra le mille modalità disponibili) proprio per farci concentrare esclusivamente sulla scena da catturare. In alto le modalità di personalizzazione sono poche ma sufficienti a fare tutto ciò che il “fotografo medio con smartphone” deve fare (e anche di più in realtà). Tutto questo, ovviamente, se non decidete di attivare poi una delle modalità viste qualche paragrafo più in su e sbizzarrirvi quindi con tecniche fotografiche semi-automatiche.

Girando la fotocamera, e quindi togliendo ogni possibilità di funzione manuale, la qualità risulta comunque fantastica. La fotocamera frontale di Huawei P9 da 8 megapixel è quella che in molti terminali della concorrenza viene utilizzata come posteriore primaria, pertanto i risultati sono garantiti. Non sono un grandissimo fan dei selfie (o forse si?), ma devo dire che mi sono innamorato anche della fotocamera anteriore di Huawei P9: la definizione è incredibile in ogni situazione da autoscatto, sia di giorno che di notte.

Modalità “profondità di campo”: come distruggere tutte le belle parole scritte finora

Utilizzando la fotocamera in modalità AUTO ci si imbatte in una sotto-modalità piuttosto interessante e curiosa: la modalità “profondità di campo”. È attivabile premendo sull’icona a forma di otturatore in alto a sinistra (la seconda dopo quella dedicata al flash) e fornisce un risultato finale molto simile a qualcosa di già visto e ampiamente provato anche nella recensione di Panasonic GHX, ovvero il post-focus.

In sostanza, grazie a questa modalità è possibile concentrarsi su un soggetto molto vicino, come per una foto macro, impostare un’apertura di diaframma, selezionare un punto di messa a fuoco e scattare. Una volta acquisito lo scatto sarà possibile modificare il punto di messa a fuoco e l’apertura del diaframma, modificando quindi la profondità effettiva anche in post-produzione.

Tutto molto bello, se non fosse che però c’è un elemento molto surreale che fa capire fin troppo che si tratta di qualcosa di estremamente elettronico: l’apertura del diaframma può essere impostata ad un valore pari a f/0.95, quando in realtà l’otturatore delle due fotocamere si ferma a f/2.2. Leica produce davvero un’ottica così luminosa (è in realtà una delle più luminose al mondo), ma ha il costo di circa venti Huawei P9. Insomma, se anche avessero messo un diaframma ad apertura massima di f/2.2 non ci saremmo rimasti male e, soprattutto, sarebbe sembrato più realistico.

Dettagli elettronici a parte, si tratta comunque di una funzione molto carina e interessante che però, secondo il mio parere, lascia il tempo che trova, esattamente come le fotocamere 3D, le foto con le note audio e altre tendenze momentanee.

ISO: siamo sicuri che sia uno smartphone questo?

Una delle caratteristiche di Huawei P9 che ci ha lasciati a bocca aperta, oltre alla qualità fotografica, è sicuramente la sensibilità ISO. Di solito su smartphone non ci si aspetta chissà quali prestazioni di scatto al buio o in condizioni di scarsa luminosità: ebbene, grazie alla sensibilità ISO fino a 3200, siamo riusciti a catturare dettagli che di solito non sono facili da ottenere con la fotocamera di un dispositivo cellulare.

In definitiva il comportamento di Huawei P9 in ogni condizione è più che soddisfacente. Certo, a 3200 ISO un po’ di grana è visibile, ma è pur sempre uno smartphone, suvvia.

Le nostre conclusioni su Huawei P9

Nonostante alcuni difetti, sia inaspettati che previsti, Huawei P9 è un terminale fotografico eccezionale che riesce a produrre risultati mai visti su uno smartphone. Non è di certo il primo a permettere dei controlli manuali per le foto e nemmeno il primo a supportare lo scatto in RAW; è però certamente il primo che unisce qualità dei materiali a potenzialità infinite di una bella modalità manuale ben strutturata e completa. Ci siamo divertiti davvero molto ad utilizzarlo e a fare foto di giorno e di notte.

Se amate gli smartphone Android e la fotografia (o vi state avvicinando ad essa) non esistono motivi particolari per cui non dobbiate acquistare Huawei P9, visto anche il prezzo davvero molto proporzionato. Sicuramente siamo ancora ben lontani dal giorno in cui uno smartphone potrà davvero sostituire una fotocamera, anche se, per ora, Huawei P9 è quello che si sta avvicinando di più.

Huawei P9 è disponibile nella versione 32 GB su Amazon ad un prezzo pari a circa 550€, più che buono per tutto ciò che offre.

Galleria scatti

Di seguito alcuni degli scatti effettuati tramite Huawei P9.

Huawei P9 fotocamera: il nostro video focus