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Huawei P10 recensione: un tentativo di ripensare il top di gamma non riuscito

Huawei P10 recensione: un tentativo di ripensare il top di gamma non riuscito

Huawei P10 si propone come una evoluzione del precedente P9, ma perde qualche pezzo per strada e non riesce a convincere a pieno / Ultima modifica il

Huawei, brand cinese ormai colosso del mercato, ci riprova quest’anno con Huawei P10, successore del fortunato P9 – il device che ha fatto capire più di tutti che la casa faceva davvero sul serio, puntando su partnership di tutto rispetto e sul marketing aggressivo (compresa la pubblicità con Scarlett Johansson). Anticipando un po’ parte della concorrenza, Huawei quest’anno punta sul perfezionare la formula più che sul rinnovare il suo prodotto. Squadra che vince non si cambia?

Ho tenuto in tasca Huawei P10 per più di un mese, aspettando gli aggiornamenti finali del software dato che il sample fornito alla stampa al Mobile World Congress 2017 non montava un OS definitivo – anzi. Adesso, sono pronto a dirvi cosa ne penso dopo averlo messo sotto stress per tutto questo tempo. Cosa sarà cambiato e cosa invece rimane immutato dopo diverse settimane di utilizzo? Scopritelo in questa recensione!

Design: un P9 al quadrato

Huawei P10 è molto simile al fratello più anziano P9, ma allo stesso tempo cambia alcuni degli elementi chiave rendendolo quindi all’apparenza diverso. Innanzitutto, rimane la stessa combinazione di materiali – alluminio e vetro – e un mix di peso e spessore simile al passato (siamo sotto i 7 millimetri, praticamente una sottiletta), ma le forme leggermente più smussaterendono più piacevole il feeling in mano. Rimane un po’ l’aspetto anonimo sulla parte frontale, accentuato ancora di più stavolta dalla presenza del lettore di impronte digitali, prima posizionato sul retro.

Proprio posteriormente ci sono un paio di novità: innanzitutto è qui che si concentrerà il colore del modello da voi scelto, in questo caso uno splendido e originale blu che regala anche una texture zigrinata alla back cover. I pulsanti laterali si riconoscono fra di loro proprio perché quello di accensione ha un colore rosso e anch’esso una zigrinatura, e ho apprezzato anche la presenza sullo schermo di una pellicola preapplicata per proteggere P10 dai primi inevitabili graffi – non è di grandissima qualità e si sciuperà in breve tempo, ma almeno non dovrete acquistarne subito una.

Dietro cambia anche il design delle antenne, ora meno visibili e che segue la stessa tecnica utilizzata su iPhone 7, permettendo quindi di avere una back cover senza interruzioni. Il mix funziona: Huawei P10 è un bel telefono, non particolarmente diverso da P9 (che a me piaceva moltissimo) e con le giuste dimensioni dettate dal display da 5,1 pollici. L’ergonomia rimane un punto forte grazie alle misure e allo spessore, e P10 rimane per altro uno dei pochi telefoni ad avere ancora un display dalle dimensioni contenute.

Display: un revival dal passato

Come detto nel paragrafo precedente, lo schermo di Huawei P10 è da 5,1 pollici, una misura quasi anomala di questi tempi, dove si stanno inseguendo dimensioni sempre più grandi. Gli amanti dei phablet possono rifugiarsi nel modello Huawei P10 Plus che offre una diagonale di 5,5 pollici, ma a livello dimensionale ho apprezzato la presenza di un modello più piccolo e più maneggevole. La risoluzione del pannello è una canonica Full HD (1920 x 1080 pixel) e la tecnologia è LCD IPS-NEO, una evoluzione del classico IPS e che permette di avere un contrasto dei neri più profondo. La qualità del pannello è oggettivamente valida e Huawei inserisce anche vari settaggi per la calibrazione dei colori, permettendoci di virare la tonalità di bianco verso sfumature calde o fredde a seconda dei gusti dell’utente. C’è anche il filtro luce blu integrato per proteggere gli occhi la sera, e può essere programmato in base ad orari a scelta.

Lo schermo è tendenzialmente valido in qualsiasi scenario di utilizzo, sia perché è ben calibrato di suo, sia perché i livelli di luminosità ne permettono anche un uso sotto la luce diretta del sole – anche se rimane un po’ troppo acceso al buio. Molto ampi anche gli angoli di visuale – come da tradizione IPS – mentre la densità dei pixel è più che discreta e accettabile considerata la diagonale, ma va per forza sottolineato come i principali competitor usciti sul mercato in questi giorni stiano proponendo display dall’approccio decisamente diversi, tra le curve di Samsung Galaxy S8 all’HDR di LG G6.

Scontrandosi con questi titani P10 un po’ perde proprio per la sua mancanza di innovazione nel settore, ma questo non significa che l’esperienza d’uso quotidiana non sia comunque più che accettabile. Avrei poi accettato di più il Full HD se questo avesse comportato un miglioramento dell’autonomia, ma come vedrete dopo non è questo il caso.

Prestazioni: qui nulla da dichiarare

Huawei ha preso un Mate 9 e lo ha miniaturizzato per farlo entrare all’interno di questo P10: potremmo riassumere così la scheda tecnica di Huawei P10, composta da un Kirin 960, 4 GB di memoria RAM e 64 GB di storage espandibile – sacrificando però il secondo slot per le SIM. Da un punto di vista delle prestazioni crude, non c’è molto da dire: già Mate 9 era velocissimo, figuratevi questo P10! A bordo troviamo anche Android 7.0 Nougat con la EMUI 5.1, l’interfaccia personalizzata di Huawei che sta crescendo sempre più e diventando molto ricca.

Della EMUI apprezzo il fatto che sia pensata per l’utente e le sue necessità: si trova tutto pre-integrato, senza dover scaricare decine di app dal Play Store per le funzioni più semplici. D’altra parte, però, non si può negare una certa somiglianza di fondo con iOS – soprattutto estetica – e una lontananza da quello che è Android stock, ormai un miraggio nascosto nel codice sorgente. In passato la EMUI introdusse poi dei problemi alla ricezione delle notifiche, fortunatamente risolti in questa nuova release dato che minavano molto l’esperienza d’uso.

A livello prestazionale non c’è molto da dire. Huawei P10 è stabile, veloce, gestisce bene il multitasking e vola tra app ad app senza fatica. Le grane delle prime release del software sono state sistemate con gli update pre-lancio, quindi gli utenti non dovranno temere nulla, e va anche detto che Huawei ultimamente aggiorna con buona puntualità i propri device quando necessario, introducendo bug-fixing e nuove funzionalità. Il Kirin è un campione anche con le app più pesanti e i giochi, e non ha nulla da invidiare a chip dai nomi più blasonati offerti dalla concorrenza.

L’esperienza d’uso di Huawei P10 è quindi davvero valida. Lato connettività non si segnala nessun problema, c’è anche la gestione della doppia SIM per chi lo volesse sacrificando in quel caso però l’espansione di memoria tramite micro SD che comunque con 64 GB di storage può anche essere ridondante. Wi-Fi e Bluetooth funzionano senza mostrare problematiche, l’OS risponde bene in ogni situazione e il dispositivo rimane fluido. Unica pecca? Le temperature.Nell’uso normale, specialmente se non si è appoggiati alla rete di casa, il calore aumenta piano piano e rimane percepibile. Che sia un difetto dovuto allo spessore ridottissimo?

Batteria: un aspetto che non convince

All’interno di Huawei P10 c’è un modulo batteria da 3200 mAh, un numero cresciuto rispetto allo scorso anno dove P9, con i suoi 3000 mAh, ci permetteva di stare abbastanza tranquilli. Riuscivo a coprire la giornata media, con qualche difficoltà che entrava soltanto in presenza di un uso più pesante del dispositivo. Si può dire la stessa cosa per P10? Sì e no. Solitamente una giornata normale la si copre, ma ci si ferma lì: basta davvero poco per mettere in crisi i consumi, segno che un modulo più grande sarebbe stato davvero necessario.

Le giornate passate a casa sotto rete Wi-Fi hanno dimostrato che il display non è il colpevole dei consumi anomali: ho raggiunto senza problemi le cinque ore di schermo attivo, specialmente dopo i vari aggiornamenti del software (con l’OS di pre-rilascio, la situazione era decisamente peggiore). Pur usando quindi il telefono a lungo anche per vedere video, il consumo si attesta su un valore regolare, permettendoci di arrivare tranquillamente a mezzanotte. Il discorso però cambia parecchio “nel mondo reale”, cioè quando si esce di casa e si sfrutta realmente il telefono.

Qui si assiste innanzitutto all’aumento di temperature citato prima, e a cali anomali anche per operazioni “banali” come lo streaming di musica o il supporto a delle cuffiette Bluetooth. Ci sono state giornate dove, arrivato a fine pomeriggio – intorno alle 18 – ho dovuto mettere in carica il device, perché sennò si sarebbe spento. Anche l’uso delle numerose modalità di risparmio energetico non hanno aiutato troppo, dato che l’ottimizzazione standard riusciva a tirare fuori solo pochi minuti d’uso in più. Sembra quindi che il colpevole sia da ricercare nella combinazione di CPU e software, che potrebbe ancora godere di una ulteriore ottimizzazione.

Fotocamera: ancora un punto di forza

Huawei P9 è stato il telefono che ha tanto puntato alla collaborazione con Leica per il comparto fotogratico, un aspetto del device che molti hanno sottovalutato ritenendolo soltanto nella media. Il tempo però ha dimostrato come P9 fosse uno dei telefoni migliori lo scorso anno per quanto riguarda le fotocamere, e con P10 la casa cinese ha raddoppiato gli sforzi, riproponendo la stessa partnership e portandola ad un livello superiore. Qui ritroviamo la combinazione di due moduli (uno da 20 MP, l’altro da 12, di cui uno a colori e uno monocromatico) che lavorano in simbiosi per elevare la qualità fotografica e offrire, come su Mate 9, uno zoom 2X senza perdità di qualità, più vari effetti sfocatura e bokeh.

L’esperienza fotografica è estremamente ricca: ci sono tanti settaggi e comandi manuali per ogni cosa, tante possibilità di customizzazione e un’ottima velocità di risposta del software. Certo, ancora manca – per dire – l’HDR automatico, una pecca non da poco, e forse si sarebbero potute semplificare alcune opzioni che talvolta mi hanno creato confusione pur avendole usate diverse volte. E la qualità com’è? Secondo me, più che valida. Innanzitutto, sia lo zoom che le funzioni sfocatura funzionano davvero bene, come già visto su Mate 9 – e specialmente lo zoom è molto convincente e senza perdità di qualità.

L’apertura da f/2.2 riesce a dare il meglio di sé in condizioni di buona luminosità, perdendo un po’ al buio dove i colori si impastano e nel controluce, dove l’assenza di HDR automatico si fa sentire. Gli scatti però sono generalmente molto validi, belli da vedere sia sul telefono e quindi per la condivisione, sia da rivedere sul PC. Le lenti stabilizzate permettono anche di riprendere dei video molto validi come qualità, fermi e senza tremolii anche quando si zooma, ma la qualità dei fotogrammi perde un po’ al calare della luce.

Huawei P10 mostra però poco “coraggio” nel comparto fotografico, sia perché è esattamente lo stesso di Mate 9, sia perché rispetto alla competizione e allo stesso P10 Plus, siamo un passo indietro – nel modello phablet l’apertura della lente è una più rispettabile f/1.8, e addirittura il sensore frontale è dotato di autofocus. Qui tutto funziona bene ma è tempo per Huawei di fare un passo ancora più in avanti, dopo le ottime premesse di P9 che è riuscito a dare una interpretazione fantastica al concetto di doppia camera. Dispiace anche vedere questo compromesso qualitativo fra i due modelli di P10, perché crea un divario ancora più grande e non necessario.

Multimedia: un aspetto neutro del telefono

Il comparto multimediale di Huawei P10 è quello più neutro di tutti. Qui, complice lo schermo così “normale”, si fa fatica sia a trovare dei veri pregi che dei difetti. L’esperienza visiva è più che valida, grazie comunque alla buona densità di pixel e alla qualità intrinseca del pannello, e che si riproducano film, foto o giochi, non ci sono problemi. Va anche ammesso che rispetto alla competizione più recente, su P10 non perderete mai pezzi del contenuto: i nuovi telefoni con schermi 18:9 infatti tendono a mostrare bande nere ai lati che obbligano ad un crop dell’immagine, una cosa non necessaria in presenza di un tradizionale schermo 16:9.

L’audio è discreto e sfrutta sia la capsula auricolare che la cassa posta sul fondo del telefono per ricreare un suono più ricco e completo. Nella realtà dei fatti il contributo della capsula è davvero minimo ma permette di avere almeno parte del suono indirizzata verso l’utente che guarda il contenuto. Nessun problema per il suono tramite jack cuffie, fortunatamente presente anche dopo l’exploit di Apple e del suo iPhone 7, e tramite Bluetooth: gli auricolari che ho provato hanno effettuato il pairing senza problemi mostrando una ottima qualità audio.

Huawei P10 recensione: le nostre conclusioni

Che cos’è quindi Huawei P10? È una evoluzione rispetto a 12 mesi fa? È un top di gamma capace di competere seriamente con Galaxy S8 e LG G6? È un best buy per il suo prezzo? Per me è un mix di cose. È un passo in avanti rispetto a P9, ma con due balzelli indietro; è un top di gamma anomalo, perché gli altri hanno reso normale ciò che sarebbe stato inedito e strano; è interessante anche per il suo costo, dato che a poche ore dal rilascio la cifra di listino è già diventata un miraggio. P Però c’è pur sempre Huawei P9 a circa 400€, una cifra che fa molta gola. Rimane quindi difficile capire se P10 è stato un tentativo vano di riproporre un vero top di gamma: quest’anno però è chiaro che chi vuole il prodotto di punta Huawei deve andare sul modello Plus, il vero re della situazione. È impermeabile, ha una batteria più grande, lo schermo più risoluto e ha un comparto fotografico maggiormente curato. Tenetene in considerazione, oppure fate come me: aspettate qualche settimana e gli ulteriori cali di prezzo, e a quel punto sarà ancora più semplice decidere.

Pro
Bel design
Fotocamera valida
Veloce e prestante
Contro
Batteria insufficiente
Tende a scaldare
Mancanza di innovazione
valutazione finale7

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