Vai a Tecnologia
Vai a Videogiochi
Vai a Fotografia
Vai a Casa
Honor Play recensione: è lo smartphone da gaming che aspettavamo?

Honor Play recensione: è lo smartphone da gaming che aspettavamo?

Honor cerca di sorprendere col suo primo smartphone da gaming: sotto il design "tradizionale" si nasconde un mostro di potenza? / Ultima modifica il

Se nel 2017 abbiamo strabuzzato gli occhi per l’arrivo dei primi display a tutto schermo e del consolidamento della doppia fotocamera posteriore, quest’anno nel mondo degli smartphone la parola chiave è gaming. Dopo aver azzoppato il mercato delle console portatili con device ultra-portatili che ci hanno messo in tasca processori sempre più potenti e app sempre più accurate dal punto di vista grafico, i costruttori hanno deciso di “finire il lavoro” costruendo dispositivi pensati appositamente per giocare. I primi a buttarsi nella mischia sono stati il Razer Phone e lo Xiaomi Black Shark, seguiti a ruota dall’ASUS Rog Phone: dispositivi particolarmente potenti e adatti soprattutto per chi vuole utilizzare il proprio telefono soprattutto per giocare.

L’ultima azienda a lanciarsi nel mercato è Honor con l’arrivo di Honor Play, il primo smartphone del brand di proprietà di Huawei ad essere dedicato al gaming. Un prodotto che nasce con grandi ambizioni e che vuole differenziarsi dagli altri smartphone da gioco sia dal punto di vista estetico – come design, è essenzialmente un telefono come gli altri senza nessun accrocco o particolare grafico che rimandi alla tradizione dei videogiochi – sia dal punto di vista economico, essendo il primo della lista ad avvicinarsi alla soglia dei 300€. Ma i giochi su Honor Play girano davvero meglio? E, al di là delle caratteristiche gaming, le altre componenti del telefono come si comportano? Scopriamolo nella recensione di Honor Play.

Design: più che convincente

Honor non è salita sul carro degli smartphone da gaming con l’intenzione di creare una console portatile che sapesse telefonare, ma piuttosto un telefono che fosse capace di far girare alla perfezione anche le app più performanti. Per questo non vediamo cornici squadrate, cover lampeggianti o altre appendici che possano rimandare alla tradizione gaming: l’obiettivo dei cinesi è costruire un telefono super-potente da portarsi in tasca tutti i giorni a casa, in ufficio o in vacanza. Insomma, un prodotto con un target a largo spettro e non soltanto per i gamer più incalliti.

Per questo Honor Play è uno Huawei P20, rivisto e corretto in termini di dimensioni per avere uno schermo grande che ti consentisse di poter giocare al meglio ma, al contempo, senza esagerare e renderlo poco ergonomico o pesante. È leggermente più grande (6,3 contro 5,8 pollici) ma con una cornice inferiore meno spessa, ha bordi curvi in metallo e una bella cover opaca che non trattiene le impronte.

Frontalmente, il notch in alto sullo schermo è molto ingombrante ma non dà fastidio durante l’utilizzo quotidiano, né durante le sessioni di gaming e puoi tranquillamente sbarazzartene in pochi tap dal menù Impostazioni. Dietro, la necessità di spazio sotto la scocca per le componenti gaming fa emergere sul retro due bande per l’antenna molto evidenti (in alto e in basso) che formano una sorta di cornice dèmodè per la doppia fotocamera posteriore a semaforo e per il lettore delle impronte digitali al centro.

Complessivamente il telefono è davvero soddisfacente, particolarmente nelle colorazioni blu e viola, ma soprattutto ti lascia un’ottima sensazione al tatto che ti fa ricordare uno smartphone premium: è leggero ma solido, è luminoso e ha tutte le caratteristiche trend del momento oltre a conservare un’ergonomia pressoché invidiabile per un dispositivo con un pannello superiore ai 6 pollici.

Display: luminoso e senza fronzoli

Una delle prime caratteristiche che servono per uno smartphone da gaming è la presenza di un buon display ad elevato refresh rate che sia in grado di far scorrere le immagini in maniera fluida e veloce, senza ritardi: Honor Play non è dotato di uno schermo del genere – a differenza del Razer Phone che monta un monitor a 120Hz – per cui manca quella spinta in più, necessaria per un telefono che vuole primeggiare rispetto al resto della concorrenza in ambito ludico.

Nonostante questo, il pannello IPS da 6,3 pollici Full HD+ (1080 x 2340 pixel) è contraddistinto da una buona risoluzione (409 PPI) e una buona luminosità, sebbene la personalizzazione scelta da Honor per i giochi “spari” molto i contrasti e la saturazione dei colori: una scelta che paga in ambito gaming perché durante l’azione, il display risponde alla grande e la resa dei personaggi è davvero realistica, ma lascia qualche dubbio durante l’utilizzo normale del telefono. Servirebbe uno “switch” istantaneo come accade per i televisori tra modalità Film e Gioco, ma nel caso di Honor Play bastano un paio di tap nel menù Impostazioni per risolvere il problema.

Il rapporto d’immagine in 19,5:9 e il rapporto tra schermo e corpo del telefono pari all’83% fanno il resto: mentre giochi, il display e l’aspect ratio fanno sembrare enorme lo smartphone rendendo così possibile immergerti completamente all’interno dei contenuti.

Prestazioni: bene ma non benissimo

Quello che manca in termini di display (refresh rate) vuole essere compensato da Honor attraverso la GPU Turbo, un nome che fa molto rumore ma che è essenzialmente una soluzione software che permette al processore di dare libero sfogo alla propria potenza. Sfruttando il machine learning, il telefono è in grado di “anticipare” prestazioni e consumi per ogni istante di gioco, capendo in anticipo quando spingere al massimo o come risparmiare energia. In questo modo, è possibile avere un boost di potenza fino ad un framerate da 40 fps (rispetto alle 30 di media di uno smartphone tradizionale); con un pizzico di intelligenza artificiale anche sul versante multimediale che inserisce effetti audio sorround e vibrazioni personalizzate quando incontri nemici o spari nel corso del gioco, per un’esperienza ancora più ricca.

Sulla carta sembra tutto davvero bello e provando PUBG Mobile e Asphalt 9 Legends, due dei pochi giochi ottimizzati per la GPU Turbo, siamo rimasti davvero sorpresi per il livello di fluidità, efficienza e grafica di gioco. Il raffreddamento a liquido fa il suo lavoro dignitosamente e servono ore di gioco per sentire il calore dietro la cover, mentre le app scorrono via lisce senza lag o interruzioni con un livello di grafica e di precisione dei comandi (via accelerometro) davvero superiore alla media.

Il problema è che poi abbiamo provato a scaricare un gioco al di fuori del grande cappello di ottimizzazione della GPU Turbo per capire come se la cavasse il telefono con i giochi “normali” e il risultato è che non differisce molto da un altro smartphone standard. Provando ad esempio PES 2018 o Cover Fire, l’esperienza non cambia rispetto ad Huawei P20 Pro (senza GPU Turbo) – con cui condivide lo stesso processore Kirin 970, un octa-core a 2.36 GHz: non che la sessione di gioco fosse instabile, ma chiaramente è nei giochi ottimizzati che Honor Play riesce a dare il meglio di sé.

La buona notizia è che si tratta di un’implementazione che può essere ottimizzata su tutti i videogiochi mobile ma ci vuole tempo: non sappiamo se ci vorranno settimane o mesi, ma la GPU Turbo è destinata ad essere un potenziamento valido per un numero di app sempre maggiore. Quella cattiva è che se decidi di acquistare Honor Play oggi avrai risultati degni di uno smartphone da gaming soltanto su PUBG Mobile, Asphalt 9 Legends e Mobile Legends.

Davvero buono il comportamento del telefono in modalità “tradizionale”: il Kirin 970 è agli sgoccioli (col prossimo Mate 20 Pro farà il suo debutto il processore Kirin 980) ma dimostra di essere stato un ottimo processore e, a un anno di distanza dal suo debutto, continua a macinare prestazioni pulite e senza fronzoli, grazie anche ai 4 GB di RAM e ai 64 GB di memoria interna, espandibile via micro SD.

Dal punto di vista del software, bisogna segnalare il progresso fatto da Huawei con la EMUI 8.2, basata su Android Oreo 8.1, che risulta essere davvero un buon passo avanti rispetto alla 8.1 grazie ad una maggiore pulizia del display, un minor numero di icone e un’esperienza complessivamente migliore in termini di estetica. Anche se, la direzione continua ad essere più iOS che Android nudo e puro e questo potrebbe far storcere il naso ai puristi del genere. Honor ha provato a ridurre l’enorme quantità di app pre-installate a cui ci ha abituato negli anni Huawei, ma nonostante gli sforzi sarà necessario fare una bella pulizia nel corso della prima accensione.

Batteria: davvero sorprendente

Abbiamo acceso il telefono sperando di soddisfare le aspettative dettate da Honor: due giorni di utilizzo senza gaming per l’equivalente di 15 ore di video streaming, 95 ore di musica in playback o 4,5 ore di gioco intenso. Dopo due settimane di utilizzo, possiamo dire che queste stime sono corrette, soprattutto per quanto riguarda il gaming con un utilizzo dell’alimentatore fluido e senza grossi scatti: passate due ore di gioco eravamo al 40%, mentre sul finire della terza ora ci è comparso il messaggio che ci invitava a ricaricare il telefono. Un risultato, tutto sommato, soddisfacente, anche per i giocatori più incalliti.

Ma è con un utilizzo medio che lo smartphone segna un passo in avanti rispetto agli altri: se ti limiti a guardare le mail, utilizzare i social e guardare qualche video, Honor Play non solo arriva a fine giornata ma scavalla tranquillamente il secondo giorno, risultando davvero un campione di autonomia. Insomma, se l’ottima batteria da 3750 mAh dovesse essere implementata anche sui prossimi smartphone Honor/Huawei, la casa cinese potrebbe essere il nuovo punto di riferimento in termini di risparmio energetico.

Fotocamera: non all’altezza

Dovendo puntare sul gaming, Honor doveva tagliare i fondi da qualche parte per contenere i costi e riuscire a vendere il dispositivo intorno ai 300€: la vittima sacrificale è stato il comparto fotografico che risulta essere non solo sotto alla media nella sua fascia di prezzo, ma proprio sotto alla media di Honor, praticamente alla stregua di un entry-level. I due sensori posteriori, da 16+2 megapixel con f/2.2, PDAF, flash LED, HDR e panorama, non brillano per risolutezza, colori e contrasto; Honor prova a metterci una pezza spingendo a livello di processore ma il risultato sono immagini poco realistiche con colori (talvolta) portati all’estremo.

A dare una mano ai sensori ci pensa anche l’intelligenza artificiale che, grazie alla possibilità di riconoscere fino a 22 oggetti e 500 diversi scenari, cerca di regolare le impostazioni di conseguenza, per migliorare le prestazioni complessive della fotocamera, ma senza portare grossi frutti. La seconda camera lavora soltanto per l’effetto bokeh su ritratti e immagini in primo piano e fa un lavoro onesto, senza infamia e senza lode.

Convince di più invece la fotocamera anteriore da 16 megapixel con un’apertura focale migliore f/2.0 che restituisce selfie di qualità e luminosi. Una caratteristica che sposa l’anima gaming – e quindi che indirizza il telefono verso i più giovani – e ci rende complessivamente soddisfatti, considerando la particolare tipologia di dispositivo.

Multimedia: non manca nulla

A livello multimediale, Honor Play dice la sua non solo dal punto di vista del gaming ma anche quando si tratta di vedere film e serie tv. Lo schermo da 6,3 pollici con rapporto d’immagine in 19,5:9 è perfetto per YouTube o per Netflix, mentre l’audio si difende egregiamente grazie alla tecnologia Histen 3D audio che assicura un effetto sonoro 3D ultra-wide pur partendo da uno speaker mono. Peccato per l’assenza di una Modalità Gioco – presente anche su smartphone non da gaming come Samsung Galaxy Note 9 – che disattivi le notifiche e il blocco dello schermo oltre all’uso dei pulsanti, per lasciarti concentrare soltanto sull’applicazione.

Se non sei soddisfatto del livello audio, c’è il jack audio da 3,5 mm che ti consente di collegare i tuoi auricolari o le tue cuffie senza alcun problema. Altrimenti puoi contare sul modulo Bluetooth 4.2 che completano la dotazione del telefono insieme alla connettività Wi-Fi 802.11 a/b/g/n/ac, dual-band, oltre al chip NFC e all’ingresso USB Type-C.

Honor Play recensione: le nostre conclusioni

Tirando le somme, Honor è riuscita nel suo intento: creare un telefono che fosse in grado di farci giocare con scioltezza senza dover guardare sempre l'orologio per paura che la batteria tiri il collo. Uno smartphone che avesse un design moderno e buone caratteristiche tecniche nel complesso – ad eccezione delle fotocamere. L'unico problema è che buona parte del merito va alla GPU Turbo, una soluzione software che verrà implementata su tutti i telefoni Honor/Huawei nel corso dei prossimi mesi e che, al momento, funziona soltanto con i pochi giochi compatibili. Per cui viene il dubbio: conviene acquistare Honor Play? Se hai già un telefono Honor o Huawei la risposta è sicuramente no: basterà attendere l'aggiornamento di sistema per avere i trucchi di Honor Play direttamente sul tuo dispositivo. Se avessi un altro terminale e stessi cercando uno smartphone da gaming nel vero senso del termine ti conviene cercare altrove. Ma se invece quello di cui hai bisogno è un telefono con un'ottima batteria e un prezzo non esagerato (si trova a poco più di 300€, ma siamo sicuri che nel giro di un paio di settimane il costo sia destinato a scendere di molto), Honor Play può essere un'alternativa da tenere d'occhio.

Pro
Ottima autonomia
Prezzo contenuto
Buone prestazioni…
Contro
…ma è tutto merito della GPU Turbo
Fotocamere non all’altezza
Manca una vera anima da gaming
valutazione finale8