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Honor 6X recensione: come puntare alla qualità ripensando la fascia media

Honor 6X recensione: come puntare alla qualità ripensando la fascia media

L'ultima proposta della casa cinese soprende, ancora una volta, per un mix bilanciato di prestazioni, durata della batteria ed esperienza software molto ricca / Ultima modifica il

Il brand Honor – costola della ben più nota Huawei – continua ad espandersi e a proporre prodotti interessanti e venduti ad un prezzo concorrenziale. E dopo Honor 8, uno smartphone che è stato capace di imporsi (meritatamente) nella fascia sotto i 400€, la casa cinese ci riprova con Honor 6X, smartphone da 250€, successore del 5X dello scorso anno e pensato ancora una volta per gli amanti dei phablet.

Nel suo corpo da 5,5 pollici Honor ha inserito il meglio che la fascia di prezzo potesse concedere, da una batteria di lunga durata ad un lettore di impronte velocissimo, passando per un comparto fotografico di qualità e un processore capace di assicurare prestazioni elevate. Rispetto allo scorso anno, ci sono molti passi avanti ma un paio di aspetti da tenere in considerazione. Scopriamo quindi Honor 6X in questa recensione.

Design: grande ma ben costruito

Honor 6X non è un telefono pensato per chi vuole qualcosa di pratico e portatile. I 5,5 pollici di display si fanno sentire tutti, e le dimensioni generali ne risentono. Honor non ha fatto un particolare lavoro di ottimizzazione delle cornici, e questo ha portato ad un aumento importante delle misure generali che vengono soltanto mitigate dal retro curvo sui due lati, accortezza che permette di facilitare la presa e di percepire meno lo spessore del telefono.

Buona la scelta di materiali: troviamo il vetro a coprire interamente la parte frontale e l’alluminio nella parte posteriore, dove la scocca non removibile presenta anche il lettore di impronte digitali circolare e la doppia fotocamera, sporgente rispetto al corpo del dispositivo. Il loro posizionamento verticale è un po’ evidente, ma ci si fa presto l’abitudine. Sotto invece troviamo l’ingresso micro USB (niente porte di nuova generazione) e sopra invece c’è il jack audio, mentre i pulsanti sono tutti a portata di pollice sul lato destro.

Honor 6X impone la sua presenza a causa delle dimensioni importanti, e questo limita un po’ l’ergonomia, e talvolta si fa fatica a navigare l’interfaccia o a scrivere un messaggio senza usare la seconda mano. Gli amanti dei phablet però apprezzeranno questo aspetto, mentre chi preferisce un dispositivo simile ma più piccolo può tranquillamente puntare sul fratello Huawei P9 lite, di cui trovate un confronto alla fine di questa pagina.

Display: una buona unità

Lo schermo da 5,5 pollici è un’unità LCD IPS con risoluzione Full HD (1920 x 1080 pixel). La densità di pixel è quindi elevata – anche se la concorrenza più costosa offre il QHD, che rimane comunque migliore a livello di definizione – e gli angoli di visuale sono ampi. Lo schermo non brilla forse per contrasto (il display di Huawei P9 rimane impareggiabile per quanto riguarda gli LCD) ma in generale permette un’esperienza godibile, con una luminosità elevata. Unica pecca, il punto di bianco che vira verso il giallo, ma si può correggere tramite software.

Infatti, nelle impostazioni si trovano una marea di opzioni, con la possibilità di settare il bilanciamento del bianco e la riproduzione dei colori, al filtro luce blu integrato (che blocca i colori più freddi e accesi per proteggere gli occhi durante l’uso serale dello smartphone) ad una opzione che aumenta la luminosità oltre l’apparente limite se ci troviamo sotto il sole. Honor ha inserito anche la possibilità di aumentare o diminuire i DPI del display – scalando quindi l’interfaccia di conseguenza -, una possibilità che su Android è stata introdotta a partire da Nougat 7.0. In generale, non si può dire che la casa non abbia fatto un ottimo lavoro.

Prestazioni: un mix che convince

Sebbene i primi Kirin non fossero processori particolarmente affidabili, nel tempo essi sono stati enormemente perfezionati e adesso rappresentano una alternativa seria e concreta a CPU di Qualcomm e Mediatek. In Honor 6X troviamo il modello Kirin 655, accompagnato da 3 GB di memoria RAM e 32 GB di storage espandibile tramite micro SD. Esiste anche una variante con 4/64 GB, ma già questa combinazione è più che sufficiente per prestazioni e quantità di storage disponibile. A bordo, infine, c’è Android Marshmallow 6.0 come software, personalizzato in salsa EMUI 4.1 che ormai conosciamo molto bene.

Qui faccio una critica ad Honor 6X: mi sarei aspettato di trovare Android Nougat 7.0 con la EMUI 5.0 già dal lancio sul mercato, mentre invece dovremo aspettare almeno altri tre mesi per ricevere questo aggiornamento. Non c’è nulla di particolarmente sbagliato nella vecchia versione (tutto funziona e anche piuttosto bene) ma questo salto sarebbe stato decisamente gradito e lo avevo dato quasi per scontato dato l’arrivo ad inizio 2017. Purtroppo così non è stato e dovremo aspettare un po’.

A livello prestazionale, Honor 6X vola. Non c’è quasi nulla capace di metterlo in crisi, e la casa sta imparando ad ottimizzare al meglio il rapporto fra OS e processore. Giochi, app e siti web si aprono in un attimo e girano fluidi; tutto rimane in RAM abbastanza a lungo da permettere un multitasking veloce e affidabile, e il sistema è ricchissimo di opzioni e personalizzazioni adatte a tutti gli utenti. Troviamo, poi, la connettività dual SIM per gestire due schede telefoniche, ma delude un po’ il Wi-Fi limitato alla sola banda 2,4 GHz.

C’è anche qualche nota negativa, però: da un punto di vista estetico, troviamo ancora un mix che non mi fa impazzire (preferisco molto di più l’approccio della EMUI 5.0, più vicino ad Android stock in alcuni frangenti). Ci sono delle applicazioni preinstallate di troppo – dai social a qualche gioco, che si possono però rimuovere in poco tempo – e soprattutto bisogna un po’ giocare con le impostazioni per far sì che tutte le notifiche arrivino in tempo, un problema risolto sulla versione software con Nougat. In generale però l’esperienza è più che positiva, e sono sicuro migliorerà ancora una volta arrivato l’aggiornamento. Il mix di hardware e software funziona e consente di avere prestazioni valide al pari di telefoni decisamente più costosi, e durante tutto il periodo di prova non ho sentito la necessità o il bisogno di qualcosa di più veloce, perché Honor 6X è riuscito a cavarsela in ogni situazione.

Batteria: grandi soddisfazioni, come sempre

All’interno di Honor 6X c’è un modulo batteria molto capiente, da ben 3340 mAh. Come spesso accade per gli smartphone medio gamma, l’autonomia qui non delude e supera tranquillamente quella di dispositivi dal prezzo doppio o addirittura triplo. La giornata d’uso è assicurata in ogni frangente, sia che si sfrutti molto il telefono sia che lo utilizziate per un uso più blando. Quando per altro non lo metterete sotto stress, arrivare al giorno dopo non è un problema, mentre situazioni di pochissimo uso – magari in casa sotto Wi-Fi – consentono anche di fare due giorni.

Merito del display Full HD (che riuscirete a tenere acceso per almeno cinque ore), di un processore non troppo spinto e di un software che spegne tutto quando si entra in stand-by e che appunto causa talvolta il problema delle notifiche. La ricarica è comunque piuttosto veloce – serve poco più di un’ora con il caricatore incluso in dotazione – ma avrei preferito trovare la nuova USB Type-C al posto della vecchia micro USB, uno standard ormai destinato a scomparire nel giro di pochi mesi.

Fotocamera: due è meglio di una

Uno dei trend del 2016 è stato quello della doppia fotocamera, interpretato in maniera diversa in base al produttore che lo ha proposto. Su iPhone 7 Plus ad esempio i due sensori di fare uno zoom senza perdita di qualità, mentre su LG G5 consentono di avere un’ottica grandangolare. Qui il modulo da 12 MP – affiancato da uno da 2 MP – permette di fare degli effetti di messa a fuoco dopo lo scatto e di sfocatura artificiale del soggetto rispetto allo sfondo, simulando il bokeh di una vera macchina reflex.

Queste funzioni sono carine e simpatiche, ma si fermano un po’ lì, perché comunque ogni volta dovremo ricordarci di attivarle (non è qualcosa che viene usato a prescindere dallo scatto). Sorprende però la qualità del modulo principale (quello da 2 MP serve soltanto per catturare delle informazioni in più sulla scena) che se la cava molto bene in quasi tutte le situazioni. Come per molte altre fotocamera di fascia non altissima, soffre soltanto in condizioni di scarsa luminosità, dove compare del rumore video.

Il software della fotocamera è come sempre quello ricchissimo visto sui medio gamma di Honor e Huawei. Ci si fa di tutto, ma bisogna spulciarlo bene per comprenderlo a fondo, dato che offre molti preset automatici più i comandi manuali. Non c’è però lo scatto RAW e soprattutto l’HDR rimane ancora manuale, e anche quello dovremo attivarlo a mano quando riterremo giusto farlo. Qui sotto trovate una galleria con degli scatti di prova.

La registrazione video si ferma al 1080p ed è discreta, anche se soffre di più rispetto alle foto le condizioni di luminosità non ottimali, dove i colori tendono ad impastarsi fra di loro e si assiste a perdita di dettagli. Discreti invece i selfie con la fotocamera frontale da ben 8 MP, che offre per altro una serie infinita di filtri bellezza con cui giocare per ottenere scatti di qualità.

Multimedia: il display grande convince

I phablet sono i re del comparto multimediale, dato che i loro display grandi e risoluti permettono di fruire al meglio di video e foto. La qualità del pannello è buona, e non soffre durante una sessione breve su YouTube o una più lunga da Netflix, e risolto il piccolo problema di calibrazione dei colori caldi, diventa un pannello piacevole da guardare. Si presta bene anche per il gaming, dove l’ampio polliciaggio permette di godere al meglio dei giochi mentre il processore macina senza fatica anche i titoli più pesanti.

Il comparto audio è discreto, con un volume che arriva molto in alto ma perde un po’ di qualità ad ogni scalino salito. Altri dispositivi tendono a mantenere più bilanciato il suono, che comunque rimane valido anche se forse inadatto per l’ascolto di musica. In cuffia il volume è piuttosto elevato – sicuramente più di altri smartphone Honor\Huawei che soffrivano di un sonoro basso – e non ci sono nemmeno problemi con l’uso di cuffie Bluetooth. Promosso a voti alti, quindi, il comparto multimediale di Honor 6X.

Honor 6X recensione: le nostre conclusioni

Fascia media is the new fascia alta. Nessuno riuscirà a convincermi del contrario: mentre prima i produttori tentavano di fare all-in con i loro flagship senza “limiti” di prezzo, adesso la loro sfida si è spostata su chi riesce ad offrire di più al prezzo maggiormente competitivo. Honor 6X ne è la riprova: un telefono bilanciato, completo e ben funzionante, offerto ad una cifra dove un tempo si trovavano solo prodotti scadenti. Ultimamente, i medio gamma mi danno molta più soddisfazione dei prodotti ben più costosi, anche soltanto perché ce ne compri tre con il prezzo di un solo top gamma.

Pro
Molto veloce e stabile
Display grande
Batteria convincente
Fotocamera di qualità
Contro
Ancora Marshmallow a bordo
Dimensioni generali importanti
Assenza USB Type-C
valutazione finale8

Puoi acquistare Honor 6X su Amazon o se preferisci su eBay

Honor 6X
Prezzo consigliato: € 249.9Prezzo: € 249.9

Prezzo

Honor 6X è quindi un prodotto assolutamente da tenere in considerazione se state cercando uno smartphone. Non è esente da difetti: l’averlo lanciato con Marshmallow per me rimane un passo falso, e non sapere una data precisa di aggiornamento non migliora la situazione. Però rimane un prodotto bilanciato e alla portata di molte tasche – dato che lo trovate a 250€ come a questa pagina -, e soprattutto difficilmente riuscirà a deludere qualcuno. Honor, ancora una volta, ha fatto un ottimo lavoro, e chissà cosa ci porterà il loro 2017 – in attesa di Honor 9, che potrebbe letteralmente scuotere il mercato.

Prezzo: € 249.9