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Google Fit: rimaniamo in forma con telefono e wearable

di Andrea Ricciaggiornato il 26 maggio 2015

Dopo mesi di attesa, dispositivi compatibili rilasciati e varie voci di corridoio, è finalmente giunto il momento di Google Fit, applicazione per la salute e il benessere fisico pensata da Google stessa per il suo ecosistema. Fit è in realtà un servizio multipiattaforma, al quale possiamo accedere da una moltitudine di device e che è compatibile con indossabili e altri accessori.

Il senso di Fit è di racchiudere i dati raccolti durante l’attività fisica in un unico posto, come accade su iOS con HealthKit. Non si tratta soltanto di un’app o un sito, ma anche di un pacchetto di API che permette agli sviluppatori di integrare le informazioni raccolte dai loro programmi direttamente in Fit. Scopriamo quindi quali sono le caratteristiche attualmente offerte dall’app.

Funzionamento generale

Chi ha utilizzato dispositivi Android Wear negli ultimi mesi avrà già visto che è possibile utilizzare tali device per raccogliere alcuni dati relativi all’attività fisica. Infatti, ogni smartwatch con Wear è dotato almeno di un contapassi che, appunto, terrà traccia di quanto movimento si è fatto durante il giorno. Altri dispositivi più avanzati, come ad esempio l’ultimo LG G Watch R, hanno a bordo anche un sensore di battito cardiaco, utile per effettuare l’omonima lettura.

[quote_sinistro]”È piuttosto evidente che dovremo aspettare che altri developer comincino ad utilizzare le API di Fit.”[/quote_sinistro]Fino all’arrivo di Fit, questi dati raccolti erano fini a se stessi: uno poteva sì rivedere tali numeri sullo schermo del proprio orologio, ma la cosa finiva lì. Con Google Fit possiamo invece avere un centro di raccolta dove tenere sotto controllo tutto quello che si è fatto a livello di attività fisica, dando finalmente un senso maggiore agli smartwatch che portiamo al polso. Non serve però avere un dispositivo Android Wear per tracciare il corpo: bastano i sensori integrati nel telefono, che possono essere capaci di tenere d’occhio il movimento. La sensibilità però potrebbe molto cambiare: alcuni smartphone hanno degli appositi contapassi, mentre altri dovranno affidarsi a combinazioni di accelerometro e giroscopio. Non sempre avrete dati accurati, quindi.

Inoltre, altri device come l’ultimo Note 4 hanno un lettore integrato di battito cardiaco: ecco, esso non sarà ad esempio supportato da Fit, ma solo da S Health che già vi fornisce Samsung – e che, vi anticipo, è una suite migliore di strumenti per tracciare il corpo. In definitiva, il primo approccio con Fit non è proprio positivo, dato che sembra presentare alcuni paletti un po’ fastidiosi – ma andiamo avanti con la panoramica.

[img_destra][/img_destra]L’app in sé – ma anche il sito, che ha la stessa medesima interfaccia – è davvero scarna e semplice, e principalmente mostra il numero attuale di passi effettuati. Scorrendo verso il basso ci verrà mostrata una cronologia dei giorni precedenti, utile per vedere un andamento dei passi raccolti. Per ogni giorno, potremo guardare un grafico dettagliato utile per capire la differenza fra passi in camminata, in corsa oppure movimento in bicicletta. I sensori vari possono infatti distinguere questi dati, e riportarli accuratamente.

Se con un device Android Wear avrete poi fatto la lettura del battito cardiaco ci sarà anche quel dato nel grafico, per permettervi di incrociarli con l’attività fisica. Se si vuole, si può aggiungere un terzo grafico relativo ai cambiamenti di peso corporeo, ma in mancanza di accessori compatibili capaci di rilevare il peso questo dato va aggiunto manualmente dopo una lettura sulla classica vecchia bilancia.

Le attività fisiche sono quindi rilevate automaticamente, ma a mano si può andare ad inserire una corsa, camminata o biciclettata di una certa durata, oppure una generica attività altro, per la quale non conosciamo dettagli. Manca quindi la possibilità di specificare altri sport o tipo di movimento fisico. Dalle impostazioni dell’app troviamo alcune opzioni utili: innanzitutto ci saranno i dati del nostro profilo, ma poi potremo specificare età, peso e altezza, più un obiettivo quotidiano di passi da fare. Sotto la scelta per le unità di misura, c’è anche il settaggio per collegare un accessorio compatibile o un’altra app che utilizza le api di Fit.

E… poi? Poi basta. Non c’è davvero altro. Mancano un conteggio di calorie, tracking di altri sport, un riepilogo settimanale o mensile, consigli per l’attività fisica: manca tutto insomma. È piuttosto evidente che dovremo aspettare che gli altri developer comincino ad utilizzare le API di Fit, perché allo stato attuale l’app o il servizio in sé sono decisamente incompleti. Leggete la mia recensione di Samsung Galaxy Note 4, nel paragrafo relativo ad S Health per scoprire come la casa coreana ha implementato efficacemente il tracciamento di attività fisica nel proprio device.

Conclusioni

Allo stato attuale, Google Fit è un servizio molto incompleto. Sebbene la compatibilità con device Android Wear e programmi di terze parti gli permettano di avere una marcia in più, manca tutto un contorno. L’app, disponibile su Android, è davvero troppo minimal, con un’interfaccia scarna e pochi settaggi. È piuttosto evidente che il servizio dovrà essere migliorato sia da Google stessa, sia supportato dalle app di terze parti e accessori compatibili.

Alcuni nomi noti hanno già fatto il salto, come Nike e RunKeeper, ma sicuramente non basta. Infatti, la piattaforma è molto incompleta e non sembra ancora adatta a raccogliere dati da vari dispositivi e app, ma sarebbe quello l’intento di Google. Un giorno, forse, sfrutteremo Fit come una repository centrale di dati sul nostro corpo, con una bilancia Bluetooth capace di comunicare a Google il nostro peso, a dei sensori integrati precisi e una smartband con un sensore di battito cardiaco sempre attivo (e una autonomia decente), ma per adesso tutto questo rimane un’utopia.

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