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Chromebook: i notebook ChromeOS pronti all'assalto

di Claudio Carelliaggiornato il 27 maggio 2015

Nuovi prodotti, nuove tipologie di dispositivi e nuovi sistemi operativi: sempre più concezioni di utilizzo. Il settore della tecnologia continua a sorprendere e a sfornare sempre più proposte differenti fra loro, in grado di distribuirsi in modo più o meno adatto in proporzione alle nuove esigenze di mercato. Tutti ormai dispongono di almeno un dispositivo, o almeno tutti ne necessitano per lo svolgimento di determinate operazioni, dalle più banali alle più delicate. Nella scena rappresentata fra l’eterno opporsi di prodotti Windows e OS X nel settore dei computer da scrivania, con un terzo e lontano universo a sé stante chiamato Linux, vuole imporsi anche Google. Per riuscirci l’azienda di Mountain View conia il sistema operativo ChromeOS, accolto da più note case produttrici in dispositivi denominati Chromebook. I primi modelli iniziano a giungere sul mercato, lasciando non pochi interrogativi negli utenti finali.

Vediamo quindi di darvi qualche delucidazione su cosa effettivamente sono, facendovi così arrivare agli scaffali dei megastore con le idee più chiare.

Chromebook: il lato alternativo dei computer desktop

Per un prodotto di natura non di certo rivoluzionaria, ma comunque concepito in vesti decisamente originali, Google ha scelto di coniare un nuovo termine; Chromebook appunto. La similitudine con il nome “notebook” è cosa decisamente voluta: un Chromebook è sostanzialmente un notebook dotato del sistema operativo ChromeOS, semplice. A livello concettuale è tutto qui, ma in realtà la presenza di un OS decisamente differente fa poi del prodotto finale qualcosa di più.

Se lo vediamo spento e ci soffermiamo a guardare il form factor, il Chromebook in sé non presenta nessuna differenza sostanziale. Troviamo un display per il coperchio superiore, una tastiera QWERTY e un touchpad nella parte inferiore, e le classiche porte per i bordi esterni; tutto nella norma. La diversità si evince invece quando il computer si accende, proponendo all’utente medio un sistema operativo al quale non si è affatto abituati (gli sviluppatori dedicati o particolari appassionati sono esclusi, si parla di utente medio).

Mettendo temporaneamente da parte i dettagli di ChromeOS, analizzati brevemente nel capitolo successivo, soffermiamoci su altri aspetti dei Chromebook in sé. Le aziende che hanno creduto nel “progetto alternativo”, completamente parallelo ma in netto scontro con quello che è Windows, sono svariate. Fra queste spiccano il nome di Acer e Samsung, le prime a proporre nel 2011 nei mercati esteri i propri modelli, ma anche Lenovo, Hawlett Packard (HP), e la stessa Google.

Quest’ultima ha scelto di compiere una mossa abbastanza azzardata e originale, ovvero quella di proporre sul mercato un portatile, Chromebook Pixel, di fascia decisamente elevata. L’azzardo consiste principalmente nel lancio di un computer tecnicamente molto idoneo per svolgere azioni appartenenti alla categoria della produttività, come editing fotografico o video, ma con un sistema operativo che non dispone affatto del supporto sul lato software per compiere tali operazioni. Un po’ un controsenso, che vi invitiamo ad approfondire nel nostro articolo dedicato a Chromebook Pixel.

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[/img_destra]Tale scelta è insolita, ma si discosta anche molto bene da ciò che gli altri produttori hanno reso disponibile sul mercato. Insomma, una proposta volutamente distaccata per non concorrere con gli stessi partner. I marchi come Samsung o Acer infatti hanno concepito il Chromebook come un prodotto estremamente predisposto allo svolgimento di attività classiche e di routine nella vita di ogni utente basic, come l’invio di mail, la navigazione sul web, qualche partita breve a qualche gioco poco complesso, social networking, e simili. È proprio questo il cuore di ChromeOS che sta portando i Chromebook sulle scrivanie di moltissimi utenti americani e asiatici; lo stesso che potrebbe presto avere il successo meritato anche in Italia.

I Chromebook sono proprio questo: computer che consentono di svolgere in modo estremamente rapido e performante operazioni classiche nella vita di tutti noi, e che non si spingono (al momento) ad andare verso settori specifici come fa Windows.

Uno sguardo a ChromeOS

ChromeOS, questo sconosciuto. Capito in modo sommario in cosa consiste questa classe di computer, passiamo a focalizzarci sul sistema operativo. Iniziamo dicendo che si tratta di un prodotto Linux-based, quindi completamente open source, che può essere gestito in piena versatilità da parte dei produttori di Chromebook.

Nell’interfaccia grafica gli elementi originali sono pochi, soprattutto se siete utenti Windows 8 e utilizzatori dei svariati servizi di Google come Chrome, browser su cui appunto il sistema operativo in questione si basa per molti aspetti. Restando molto poco specifici a riguardo, e risultando anche un po’ profani, possiamo dire che ChromeOS è sostanzialmente l’estensione dell’esperienza d’utilizzo di Google Chrome in tutto il sistema operativo. Se avete provato le ultime versioni di Chrome su Windows o OS X avrete sicuramente avuto modo di apprezzare il nuovo centro notifiche, oppure il Chrome Web Store che integra numerose webapp. Questi, in ChromeOS, sono integrati direttamente nel sistema, e non richiedono l’esecuzione del browser.

[img_sinistra][/img_sinistra]Cosa implica? Semplicemente che tutte le applicazioni eseguibili sul Chromebook (o su Chromebox, edizione desktop fissa ancora poco diffusa) sono collocate all’interno dello store che Google ha predisposto già da tempo per gli utenti del browser Chrome, e possono essere eseguite senza l’utilizzo diretto del browser. Carino, no? Purtroppo però la cosa nasconde un aspetto negativo: basarsi eccessivamente sulle applicazioni online, dando così poco spazio all’esperienza offline.

I Chromebook attualmente in commercio rispettano principalmente le esigenze di coloro che col computer svolgono poche attività quasi completamente basate sull’utilizzo di servizi web, proprio come quelli che la stessa Google mette a disposizione. Interessante, ma limitato. Proprio per questo Google sta spingendo su uno sviluppo di ChromeOS sempre più intenso, e orientato verso l’esecuzione di applicazione offline (ve ne abbiamo parlato in un articolo a sé stante). Al momento però l’utenza che non può rinunciare ai propri software preferiti per lo svolgimento di svariate operazioni ne rimane lontana, anche se la voglia di sperimentare nuove piattaforme c’è.

Distribuzione massiva imminente: il 2014 è l’anno decisivo?

Attualmente in Italia i Chromebook presenti sugli scaffali dei negozi sono quasi praticamente pari a zero. Il motivo, come al solito, è che le nuove tipologie di prodotti vengono prima accolti nell’Oltreoceano, dove praticamente gli utenti di tutte le generazioni sono predisposti all’acquisto di tecnologia di consumo. Anche in territorio americano però i dispositivi dotati di ChromeOS stanno trovando qualche difficoltà ad essere riconosciuti come una realtà alternativa a Windows e a OS X, e il motivo è semplicemente perché non lo sono (ancora).

L’eccessiva focalizzazione sull’utilizzo dei servizi web fa di questa tipologia di elaboratori ancora un qualcosa di poco concreto, e se vogliamo incompleto. Il prezzo però, lievemente inferiore rispetto ai classici notebook dotati del sistema operativo di Microsoft, sta attraendo fortemente l’attenzione su di sé. Anche i produttori, infatti, scelgono di lanciare la propria linea di computer portatili “alternativi” che possono contare su un sistema operativo open source differente da OS X e Windows, prodotti invece distribuiti su licenza o proprietari.

I Chromebook non sono veri laptop” – lo urlano in molti proprio per questo essere così diversi nella concezione d’utilizzo; lo fa anche Microsoft. Avete capito bene: l’attenzione che hanno attratto su di sé i prodotti desktop secondo la casa di Mountain View ha spinto Microsoft ad ideare una vera e propria campagna “anti-Google”. Il suo nome è Scroogled, e consiste in attività promozionali che tendono a mettere nell’ombra il valore dei Chromebook rispetto ai notebook Windows (di seguito riportiamo un video della campagna).

Non è un notebook, non ha Office“. L’azienda di Redmond si diverte a prendere in giro Google, ma lo fa anche con affermazioni davvero tristi; Microsoft Office non fa un computer, vi sono tante suite alternative, e Google Docs è una di queste. È evidente comunque che se i Chromebook meritano l’attenzione di un’azienda così grande, probabilmente, un po’, fanno paura alla concorrenza.

La scena dei sistemi operativi nel prossimo anno è destinata ad allargarsi, ma non sappiamo di quanto. Abbiamo parlato infatti qualche giorno fa anche di SteamOS, altro prodotto basato su Linux sviluppato da Valve e focalizzato sul videogaming. Anche in questo caso si tratta di qualcosa più di nicchia, diverso da ciò a cui siamo abituati.

[quote_destro]Se ChromeOS riuscirà a distaccarsi “il giusto” dal web, Linux arriverà nelle case di molti[/quote_destro]L’eccessivo focalizzarsi sui servizi web da parte di ChromeOS potrebbe comunque rivelarsi un punto debole, soprattutto in Italia. Nel nostro Paese le infrastrutture per la connessione ad internet lasciano davvero molto a desiderare, soprattutto se paragonate alle aree in cui i Chromebook iniziano a prendere piede (vedi USA o India). Per questo motivo il 2014 sarà un anno davvero decisivo: se Google riuscirà a spingere all’acquisto dei propri computer riuscendo ad assottigliare un po’ la dipendenza dal web, forse li vedremo presto nei megastore.

Inutile dire che ce lo auguriamo. Sebbene ci troviamo di fronte a dispositivi ancora un po’ limitati, ma che mirano nello specifico agli utenti che si affidano molto ormai alle piattaforme online di Google promettendo velocità e ottime performance, dobbiamo riconoscere che discostarci un attimo dalla solita visione “Windows o OS X?” non può farci che bene. La concorrenza spinge sempre anche le aziende a fare di più, e se Linux riuscirà ad arrivare finalmente sugli scaffali dei negozi, con versioni più orientate verso l’utilizzo semplice da utente finale, ne vedremo davvero delle belle.