Vai a Tecnologia
Vai a Videogiochi
Vai a Fotografia
Vai a Casa

Google Cast: scopriamo la tecnologia di mirroring made in Google

di Andrea Pettinariaggiornato il 9 marzo 2016

Di Google Cast ne avrete ormai sentito parlare a bizzeffe, soprattutto se nel tempo vi siete interessati a fenomeni quali mirroring (avete già letto la nostra guida su collegare smartphone e tablet alla TV?) o più semplicemente al mondo di set top box o dongle HDMI. Questo termine ha infatti raggiunto la notorietà solo qualche anno fa, con il lancio del primo Google Chromecast, un piccolo dongle HDMI – cioè una chiavetta collegabile direttamente alla TV di casa, attraverso la suddetta porta – in grado di rendere il nostro televisore “smart”, permettendoci così di trasmettere qualsivoglia contenuto multimediale (disponibile in rete oppure in locale) direttamente su di esso, tramite Wi-Fi.

Chromecast, grazie alla tecnologia Google Cast, ha aperto le porte ad un nuovo scenario per l’utente più “casual” – ignaro dunque dell’esistenza di strumenti come set top box o simili – donando una marcia in più a quel (non troppo) vecchio televisore posizionato in salotto, trasformandolo a tutti gli effetti in una Smart TV in grado di riprodurre video, film o serie TV “on-demand”, il tutto grazie a semplici ordini impartiti dall’utente stesso tramite un dispositivo esterno. Questa pratica che ci permette di “specchiare” un determinato contenuto da una fonte, riproducendolo su un display oppure un televisore ha un nome preciso: “mirroring“.

Molti di voi sapranno che la pratica del mirroring non è di certo una novità assoluta nel settore: esistono infatti migliaia di chiavette che adottano la tecnologia Miracast, similare a quella sviluppata da Google ma profondamente diversa sotto alcuni vitali aspetti. Una chiavetta Miracast raggiunge spesso gli stessi risultati di Google Cast, passando però per via traverse: con un dongle Miracast potrete “specchiare” il contenuto in riproduzione sul vostro smartphone in modo tale da riprodurlo sulla TV. Tuttavia in questo caso la chiavetta in questione si limiterà appunto a “specchiare” ciò che arriverà dal vostro smartphone o dal dispositivo che deciderete di utilizzare, usufruendo di un flusso diretto di informazioni uno ad uno, che partirà dal vostro device fino a raggiungere la chiavetta – che in questo caso fa da mero ricevitore – e dunque la vostra TV. Inutile dire che procedendo in questo modo il vostro dispositivo di partenza, la “fonte”, rimarrà attiva per tutto il corso del processo di mirroring, incidendo pesantemente sui consumi della batteria.

Google Cast ha cambiato il paradigma dello screen mirroringProprio in questo senso Google ha visto una prospettiva di miglioramento e ha così pensato di ideare una soluzione che potesse sì permettere di utilizzare la sempre più diffusa pratica del mirroring, ma in modo più organizzato ed efficiente. Il colosso di Mountain View ha così messo a punto Chromecast, dotato della tecnologia Google Cast, che nel giro di poco tempo è riuscita a cambiare i paradigmi dello screen-mirroring grazie alla maggiore autonomia attribuita alla chiavetta stessa, un tempo considerata un semplice “ricevitore” di segnale.

Dotando Chromecast di una buona scheda tecnica – comunque più che accessibile dal punto di vista del prezzo – Google ha permesso a questo piccolissimo sistema di divenire autonomo e sbrigare da sé gli ordini impartiti dall’utente: con Chromecast non è più necessario mantenere attiva la trasmissione tra dispositivo “fonte” (smartphone, tablet, ecc…) e chiavetta, bensì basterà impartire a quest’ultima l’ordine di reperire un determinato contenuto, ed essa lo caricherà sui propri circuiti, mostrandolo comodamente sullo schermo del televisore, senza incidere ulteriormente sui consumi dei nostri terminali. In questo modo smartphone e tablet diventano dei semplici telecomandi con i quali gestire la riproduzione multimediale, grazie ad un’applicazione dedicata a Chromecast stessa e all’integrazione di Google Cast con un numero sempre maggiore di applicazioni di terze parti (Netflix, Spotify, Mediaset Infinity e molte altre).

Grazie alla praticità d’utilizzo di un prodotto dapprima considerato come “di nicchia” e al buon prezzo con il quale Chromecast si affacciò sul mercato (solo 35€), Google Cast è diventato presto una tecnologa mainstream. Essa si diffuse su altre tipologie di prodotto, come ad esempio i set top box Android TV e Chromecast Audio, una variante dell’ormai famoso dongle HDMI dedicata agli stereo. Il primo rappresenta un universo di prodotti facenti parte della stessa categoria: quella dei set top box. Queste scatoline compatte si collegano al proprio televisore tramite cavo HDMI ed offrono una netta marcia in più rispetto a Chromecast, disponendo di un’interfaccia desktop – basata sul sistema operativo Android – controllabile con un telecomando (oppure con mouse e tastiera), ma anch’essa dotata della tecnologia Google Cast, che ormai permea ogni prodotto distribuito da Big G. Esempi di queste Android TV sono Nexus Player, Razer Forge TV o Nvidia Shield TV.

Chromecast Audio prende invece il principio di Chromecast – ovvero quello di poter rendere “smart” un televisore che non lo è – applicandolo al mondo dell’Hi-Fi e degli stereo più anzianotti. Come fare a riprodurre gli ultimi brani scaricati sul nostro smartphone o sul PC sul vecchio stereo di casa? Semplice, ci pensa Chromecast Audio. Questo piccolo aggeggio si collega direttamente alla presa jack del nostro vecchio sistema Hi-Fi, rimanendo in ascolto – tramite WiFi – nell’attesa di ricevere un segnale da un altro dispositivo che gli indichi quali file musicali riprodurre. In questo modo è possibile riprodurre la nostra musica digitale salvata in memoria, oppure ricorrere a servizi di musica in streaming come ad esempio Spotify. Un’idea tanto semplice quanto rivoluzionaria, che sfrutta appunto Google Cast.

Allo stesso modo, anche marchi di terzi possono integrare la stessa tecnologia all’interno dei propri sistemi audio, come gli speaker esterni ad esempio. Di fatti, alcuni brand come LG, producono sistemi in grado di trasmettere audio proprio tramite Google Cast, puntando quindi su una strada alternativa al Bluetooth.

Tirando le somme, dunque, possiamo affermare con certezza che il successo di Google Cast deriva da due semplici caratteristiche: la versatilità d’utilizzo del device, controllabile tramite un qualsiasi dispositivo esterno, e la compatibilità di quest’ultimo con la quasi totalità dei device in circolazione. Google Cast è infatti compatibile con smartphone e tablet Android, ma anche con iPhone e iPad, Mac, PC Windows o Chromebook. Insomma, si tratta di una soluzione per tutti i gusti e per tutte le tasche. Il discorso vi ha incuriosito e non sapete da dove iniziare?

Il nostro consiglio è quello di dare una chance a Chromecast, dispositivo economico e aperto a molteplici utilizzi, che può essere vostro nella sua versione recentemente rinnovata a soli 39€. Potete acquistarne un esemplare da qui.