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Google Assistant: arriva il supporto ufficiale a Chromecast

di Andrea Pettinariaggiornato il 16 ottobre 2017

Aggiornamento: il 16 ottobre 2017 Google Assistant si è arricchito del supporto ufficiale a Google Chromecast. Ciò consente, in pillole, di avere un po’ l’effetto di uno speaker Google Home direttamente sul proprio televisore o monitor, se ovviamente in possesso di un dispositivo dotato dell’assistente vocale di nuova generazione. Restiamo in attesa del supporto alla lingua italiana, prevista per fine 2017.

 

Google ce l’ha fatta di nuovo. Durante lo scorso keynote tenuto in occasione del Google I/O 2016 il colosso del Web non si è soffermato più di tanto sugli aspetti “materiali” della propria produzione – vedi eventuali dispositivi, attesi dai più ma che in quest’occasione non hanno visto la luce -, bensì ha voluto premere l’acceleratore sul piano software, non andando semplicemente a migliorare il proprio parco titoli di applicazioni (già vastissimo di suo), ma lanciando a sorpresa un buon numero di buoni applicativi: Allo, Duo e quello che più mi ha colpito: Google Assistant.

Già dalle prime parole pronunciate da Sundar Pichai qualche giorno fa, CEO della compagnia, sul palco dello Shoreline Amphitheatre si poteva presagire che questa novità sarebbe stata davvero qualcosa di grosso. D’altronde si tratta della conferenza annuale di Google e, vista la mancanza di dispositivi da lanciare, era presumibile che l’azienda di Mountain View si sarebbe impegnata a rivoluzionare il proprio parco applicazioni. Me l’aspettavo, non fino a questo punto: sono davvero stupito dalla facilità con cui il colosso dell’informatica ha presentato una delle novità che da qui in avanti segnerà il futuro dell’interazione uomo-macchina.

Non solo Google ha lanciato un nuovo assistente virtuale – un’evoluzione dell’attuale Google Now – che dalle prossime release di Android in avanti diverrà il nostro compagno di vita, bensì ha ben pensato di integrarlo all’interno di soluzioni che con quest’ultimo ci calzano davvero a pennello. Basti pensare ad Allo, una chat, un servizio di instant messaging che nasce con Google Assistant integrato e anzi, rappresenterà proprio il “terreno fertile” su cui quest’ultimo metterà le proprie radici (si pensa per qualche mese) prima di essere rilasciato in modalità stand-alone. Un altro utilizzo è invece quello previsto per Google Home, la “personificazione casalinga” di questo software.

Un esempio di conversazione tra un utente e Google Assistant

“Perché lanciare una novità così grossa all’interno di un client di instant messaging?”, vi starete chiedendo. La risposta è semplice: Google Assistant nasce proprio da un’oculata analisi da parte di Google di quel settore sempre più in crescita rappresentato da chat e client di instant messaging come WhatsApp, Telegram, Facebook Messenger e chi più ne ha più ne metta. Proprio da questa tipologia di servizi Google Assistant prende la propria natura: quella conversazionale. Dimentichiamo dunque le aride query tipiche degli assistenti virtuali come lo stesso Google Now, o i tentativi (più o meno riusciti) di personificazione fatti da Cortana e Siri, già ad un buon livello funzionale ma comunque limitato. Google Assistant porterà tutto al livello successivo, andando a riconoscere i singoli contesti in cui si trova l’utente, aiutandolo a portare a termine i propri compiti nel minor tempo possibile, dialogando appunto con lui.

È un assistente? È un bot? È una chat? Google Assistant è tutto questo, elevato all’ennesima potenzaIl genio di Google va poi riconosciuto nell’intelligente mossa strategica effettuata con il lancio di un servizio di questo tipo. Google Assistant non è solo un assistente virtuale, non arriva semplicemente in “formato chat” ma porta con sé anni e anni di tecnologie di ricerca implementate dapprima nel primo browser Google, poi nel servizio Google Now ed ora evolutesi attingendo a quei fenomeni maggiormente in voga nel settore mobile: stiamo parlando dei bot. Negli ultimi tempi abbiamo visto affiorare questi particolari “automi virtuali” sulla maggior parte delle piattaforme di instant messaging esistenti. Essi hanno avuto largo successo su Telegram e rappresentano ad oggi una delle principali trovate che hanno portato questo piccolo client di messaggistica istantanea ad una sempre più evidente ascesa nel settore. Questo successo ha dato il via ad un fenomeno di emulazione che sta via via portando i bot ad approdare su altre piattaforme, una su tutte Facebook Messenger, e chissà se un giorno li vedremo arrivare anche su WhatsApp.

In questo senso Big G non ha fatto altro che rimanere nell’ombra per un po’ di tempo, architettando il “piano perfetto” per sbaragliare la concorrenza cogliendo così due piccioni con una fava. Con l’integrazione del nuovo Assistant in Allo Google si assicurerà che coloro che vorranno provare il nuovo assistente fin da subito dovranno passare per Allo, il nuovo servizio di messaging, per poi raccogliere ancora risposte utili e imparare ancora più a fondo dagli utenti per offrire un servizio Assistant migliore. In questo senso troviamo una Google senza scrupoli, a tratti egoista, che lancia il guanto di sfida al settore maggiormente in voga nel mercato delle applicazioni mobile presentando un servizio innovativo sotto molti aspetti, dotato proprio di quella marcia in più di nome Google Assistant. Nulla vieterà poi alla compagnia di preinstallare Allo proprio sui futuri terminali Nexus, rendendolo così ancor più evidente agli occhi degli utenti.

Google Allo, l’app di instant messaging di Google

Certo, far cambiare le abitudini a quest’ultimi è davvero un’impresa quasi impossibile. A testimone di ciò c’è Google+, esperimento social che sulla carta aveva sì qualcosa di interessante, ma che “nacque morto” proprio a causa dell’inseparabilità ormai creatasi tra gli internauti e Facebook, il social network per eccellenza. Si può dire lo stesso per il mercato dell’instant messaging? Sì e no. La rapida ascesa che Telegram sta manifestando negli scorsi mesi è testimone che il “re” del settore, WhatsApp, non sta riuscendo a reggere il colpo, e la lentezza con cui le novità arrivano su questa piattaforma – a mio parere ormai obsoleta – ne sono la prova. Certo, voi direte che su Allo probabilmente “non ci sarà nessuno“, un po’ come tutte le campane che ad oggi mi tocca sentire quando cerco di proporre Telegram ai miei conoscenti come alternativa a WhatsApp. Conoscenti appunto: il gruppo delle mie amicizie (ma anche qualche parente) è già approdato su Telegram, per la maggior varietà di contenuti offerti da quest’ultimo, e a noi sta bene così. Nulla dunque può escludere che lo stesso possa accadere con Google Allo: le rivoluzioni, infatti, partono dal basso. Di qualsiasi natura esse siano.

Google Assistant farà il “lavoro sporco” dei classici BOT in maniera del tutto automaticaCome abbiamo detto Google Assistant passerà dapprima un “periodo di incubazione” all’interno di Google Allo, funzionando come “bot tutto-fare” e lavorando in totale autonomia tra un messaggio e l’altro. Questa funzionalità, mostrata live in occasione dello stesso keynote di cui vi parlavo in precedenza, mi ha lasciato davvero esterrefatto: ad oggi, se utilizziamo Telegram o un altro servizio di instant messaging, ci ritroviamo a dover interpellare continuamente i bot (nella maggior parte dei casi, almeno) quando desideriamo “qualcosa da loro”. Vogliamo una definizione da Wikipedia? Bene, scriviamo @WikiBot e indichiamogli cosa vogliamo sapere, e così via. Il tutto è svolto in maniera manuale, in poche parole. Con Google Assistant sarà proprio il contrario: esso funzionerà come una sorta di Google Now on Tap sempre attivo – perlomeno su Allo, ma sono sicuro che questo prima o poi permeerà ogni angolo di Android – e ci fornirà così link, immagini e quant’altro contestualizzati a ciò che succede nella chat.

Per provare il “vero” Google Assistant, quello che un giorno diventerà un servizio a sé stante, ci basterà aprire una conversazione con il contatto “@google“, la quale rappresenterà l’essenza dell’assistente che sarà poi integrato nelle più svariate schermate di sistema. Un’altra demo mostrata sul palco del Google I/O 2016 ci ha mostrato come, poi, Google Assistant andrà ad operare una volta che sarà rilasciato come servizio stand-alone. Inutile dire che anche in questo caso c’è da restare senza parole: d’altronde rimasi colpito con Google Now on Tap, feature introdotta su Andorid Marshmallow, e ad oggi, riguardando Google Assistant, questo a confronto mi sembra “robaccia”. Incredibile quanto Google possa spingersi oltre, soprattutto in quei settori dove ti sembra che l’azienda abbia ormai dato tutto, o quasi. Un’interazione dell’utente come quella vista sullo Shoreline Amphitheatre non la potevo nemmeno immaginare.

Secondo le prove effettuate Google Assistant prenderà il meglio di quanto già ci offre Google Now, con query mirate e risultati mostrati direttamente nella schermata di ricerca, elevandolo all’ennesima potenza e andando a confezionare un assistente virtuale personificato (fattore che mancava maggiormente a Google Now) ed in grado di reggere una conversazione, ma non di quelle più semplici a cui siamo soliti assistere interpellando Cortana, Siri o lo stesso Google Now, bensì qualcosa di evoluto, contestualizzato di volta in volta sulla situazione, il luogo e la nostra persona, tre punti cardine messi in chiaro da Google fin da subito per elencare come la compagnia sia arrivata a confezionare un tale gioiello di tecnologia.

Quasi sicuramente Google Assistant sarà rilasciato dapprima in lingua inglese e localizzato solo in seguito in italianoInsomma, Google colpisce ancora e lo fa proprio in quei settori dove in pochi si aspettavano l’arrivo di una tale mole di rivoluzioni. Google Now sembrava qualcosa di ormai radicato all’interno di Android ma Google, dimostrandosi una compagnia dinamica com’è sempre stata, ha saputo toglierci questa certezza, un po’ com’è solito fare George R.R. Martin con i personaggi di Game of Thrones. Ci siamo capiti. Da assiduo utente di Google Now, servizio che già ad oggi trovo ottimo per il proprio funzionamento, non posso che attendere con ansia l’arrivo prima di Allo, poi del Google Assistant vero e proprio, seppure sia conscio che quest’ultimo arriverà sicuramente dapprima in lingua inglese (allo stesso modo di Now on Tap) e solo poi sarà localizzato in italiano.

Se per un solo attimo avevamo pensato che Google si fosse “accomodata” su quell’immensa montagna di servizi già di per sé ottimi non possiamo che smentirci, dimostrando nuovamente quanto il colosso di Mountain View abbia ragione di trovarsi lì dov’è, in cima alla classifica per quanto riguarda l’innovazione tecnologica. Quella che abbiamo visto durante lo scorso keynote è una Google coraggiosa, una Google che per nulla guarda agli errori del passato (il voler entrare nel mercato dei social network, ad esempio) ma che anzi è disposta a correre lo stesso errore lanciandosi senza paura in un settore del tutto similare a quest’ultimo, sfruttando proprio Google Assistant, la “next-big-thing” del panorama mobile, o meglio, del panorama Android, un sistema operativo che brilla sempre più di luce propria. Hail Google!