Ghost Recon Wildlands: un parco giochi per gli amanti degli sparatutto in coop

Qualche “purista” potrebbe non essere pienamente convinto dalle premesse offerte da Tom Clancy’s Ghost Recon Wildlands, primo titolo puramente open-world della serie, però lasciate che vi ricordi la situazione del franchise e perché un gioco come questo, a mio avviso, sia esattamente ciò che serve per rilanciare il brand. Non si deve essere estremamente appassionati di videogiochi per notare che ad Ubisoft, il colosso videoludico francese, piace sviluppare titoli dalla struttura open-world e la bontà di questa formula di gioco, specialmente per quanto riguarda longevità e godibilità dell’esperienza, è stata ampiamente dimostrata in giochi come Far Cry 3 e Tom Clancy’s The Division. Pare ovvio quindi che per far risorgere Ghost Recon, serie un tempo apprezzata ma ora in lento declino, servisse sottoporla all’ormai ben collaudato “trattamento open-world” e donargli così una ventata d’aria fresca per riaccendere l’interesse del pubblico.

Il primo capitolo della saga era uno sparatutto dai toni tattici e molto attento al realismo, dove bisognava completare missioni guidando la nostra squadra di soldati suddivisa in svariate classi, tutte importanti per riuscire nell’intento. Il gioco era condito di elementi molto particolari, come l’impossibilità di correre con le gambe ferite o di sparare nel caso ci avessero colpito alle braccia, quindi pare evidente che non fosse una serie main-stream. Il gioco aveva uno charme tutto suo e nelle sue imperfezioni era evidente che ci fosse del potenziale per sfornare una buona serie, però purtroppo dopo questo capitolo la saga ha avuto numerosisse crisi d’identità. Fra numerosi alti e bassi era lecito aspettarsi un punto di rottura e gli ultimi due titoli, Future Soldier (2012) e Phantoms (2014), sono stati percepiti come una campanella d’allarme per mettere tutto in stand-by e ripensare con calma come strutturare il capitolo successivo.

Ghost Recon Wildlands

Per fortuna non abbiamo dovuto aspettare troppo ed il risultato di questo lavoro è stato appunto Tom Clancy’s Ghost Recon Wildlands, gioco nato con il compito di rivitalizzare la serie, appellandosi ad un pubblico ormai consolidato e donando a Ghost Recon nuova rilevanza sul mercato. Non sarà un gioco peculiare come il primo episodio, però per una volta sono felice di dirvi che il risultato ha saputo soddisfare le aspettative  ed ha offerto finalmente dopo tanti anni un Ghost Recon che è anche una bella esperienza videoludica. Non manca ovviamente qualche piccolo difettuccio, quindi bando alle ciance ed andiamo ad illustrare i pregi ed i difetti di Ghost Recon Wildlands partendo da uno dei suoi maggiori punti di forza: la natura stessa del titolo.

Ghost Recon Wildlands è tanto divertente quanto longevo

Ghost Recon WildlandsPrima vi ho citato un altro titolo targato Tom Clancy’s e non l’ho fatto a caso: Ghost Recon Wildlands mi è parso fin da subito infatti una variazione della formula adottata in The Division, e non è un male, non fraintendetemi. The Division è stato un buon gioco (minato da alcuni problemi post-lancio ma comunque concettualmente ben riuscito) quindi ispirarsi a questo per creare un open-world non è affatto un’idea malvagia e no, non temete, Ubisoft non lo ha semplicemente “copiato” e rinominato Ghost Recon Wildlands. Entrambi i giochi puntano tutto sul gameplay e sulla rigiocabilità, offrendo al giocatore moltissimi motivi di continuare a giocarci, ma mentre The Division vuole essere una sorta di MMORPG, con equipaggiamenti a livelli e dungeon”alla World of Warcraft”, Wildlands molla l’approccio RPG-esco in favore di uno più “canonico”. Sono pur sempre presenti alcuni elementi per potenziare il proprio personaggio e le proprie armi, di cui parlerò più approfonditamente fra poco, però i nemici non hanno una barra della vita e le nostre armi non devono necessariamente essere abbandonate raggiunte un determinato livello. La vera differenza quindi è questa: se in The Division si deve grindare il personaggio per poi arrivare all’end-game, Ghost Recon Wildlands è un gigantesco end-game.

Ghost Recon Wildlands

Se avete letto qualche mia recensione in passato saprete benissimo che a mio avviso la cosa più importante da azzeccare in un qualsiasi titolo sia il gameplay. Un videogioco deve prima di tutto essere bello da giocare e Ghost Recon Wildlands per fortuna è ben riuscito da questo punto di vista. Il titolo è uno sparatutto condito da alcuni elementi stealth, però non preoccupatevi: questo aspetto e mantenuto al minimo indispensabile così da non risultare invasivo o rischiare di limitare le possibilità di gioco. Sono incluse ovviamente alcune meccaniche molto utili per rimanere nascosti ed eliminare il nemico senza allertare gli altri della nostra presenza, come una funzione che consente di coordinare i membri della squadra per sparare in contemporanea ed eliminare più nemici assieme, ma a parte questo basterà impiegare i silenziatori e sparare sapientemente. Anche il drone da ricognizione è un’ottima aggiunta del titolo e sarà molto utile per esplorare la zona e porre un tag su nemici e non solo, però la finalità ultima di questa procedura non è tanto per giocare stealth quanto per tenere a mente quanti nemici mancano per ripulire l’area.

Ghost Recon Wildlands

Libertà d’azione e di customizzazione sono la chiave dell’esperienza

La possibilità di spostare la camera dalla terza alla prima persona (anche se quest’ultima solo quando si mira) e di muovere la visuale dalla spalla destra a quella sinistra del personaggio rende il gunplay immediato e soddisfacente, consentendoci sia di effettuare tiri precisi per mantenere il nostro stato stealth che di rimuovere i silenziatori e smitragliare all’impazzata,

Ghost Recon WildlandsUna conseguenza diretta della camera ben congenata è che tutte le armi sono di molto soddisfacenti da usare e francamente non esistono armi categoricamente migliori di altre, visto che il titolo è calibrato in modo da favorire i nostri gusti in bocche da fuoco piuttosto che rigide statistiche. Per esempio, se montare un grip offre meno rinculo ma non volete montarli sulle vostre armi, magari per motivi estetici, non c’è problema; potrete eliminare i nemici tanto con un’arma raccolta da terra che con un SMG potenziato a regola d’arte. Non fraintendetemi, esistono comunque armi obiettivamente migliori di altre e sono presenti anche delle armi esotiche, bocche da fuoco potenti ma non-customizzabili ottenibili solamente eliminando dei boss durante la campagna; ciò che intendo dire è che non sarete concretamente svantaggiati usando un arma con statistiche inferiori. La fisica della velocità e della caduta proiettili è ben più realistica di quanto mi aspettassi, rendendo il cecchinaggio a lunga distanza qualcosa di soddisfacente, però per quanto questo ed altri aspetti del gioco siano così ben fatti (fatta eccezione per l’IA, che non è molto buona) tutto viene mascherato da un unico riuscitissimo aspetto: la libertà d’azione e di customizzazione.
Ghost Recon WildlandsFin da subito ci sarà richiesto di creare un operativo Ghost, scegliendone il sesso, l’aspetto fisico ed i vestiti indossati. Partendo in questa maniera il gioco ci comunica immediatamente che il punto chiave dell’esperienza è vivere il gioco in maniera totalmente personale, e questo non si può definire in altro modo se non buon game design. Una volta sviluppato il nostro guerriero del XXI secolo, abbia esso l’apparenza di un Tier 1 in ghillie suit o di sempliciotto in canottiera e jeans, verremo catapultati in questo vastissimo parco giochi e da quel momento non avremo alcun limite su come ed in che ordine ingaggiare le missioni, siano esse primarie o side-quest.

Ghost Recon WildlandsOgni location sulla mappa di gioco dovrà anzitutto essere raggiunta ed ogni singola volta che ci si sposta viene spontaneo chiedersi quanto diamine è grande questo gioco. Magari guardando i metri quadri non sarà il gioco con la mappa più grande della storia videoludica, però vi dico che un mondo così vasto (escludendo titoli spaziali come No Man’s Sky, chiaramente) non credo di averne mai giocati. L’obbiettivo principale del gioco è aiutare dei ribelli nella lotta contro la crudele e violenta dittatura del cartello Casa Blanca dalla regione boliviana, supportato dal gruppo para-militare Unidad, ma non penso che a qualcuno serva giustificare il motivo della nostra presenza in questa stupenda zona del mondo: siamo soldati, abbiamo dei fucili e sparare è divertente. Ghost Recon Wildlands mi piace molto proprio perché è uno sparatutto consapevole di ciò che vogliono fare i giocatori, ovvero girare in compagnia di amici in un vasto mondo di gioco, raccogliendo potenziamenti e spappolando nemici per passare il tempo in una maniera semplice, divertente e mai noiosa.

Ghost Recon Wildlands

Purtroppo in questo particolare aspetto notiamo l’elemento peggio rustico del gioco: le meccaniche di guida. Pilotare un mezzo, specialmente un veicolo a quattro ruote, è qualcosa che accade frequentemente e nonostante gli spostamenti siano uno degli elementi centrali del gioco non sembra che gli sviluppatori non si siano accorti di quando la fisica ed i comandi di guida siano a dir poco arcaici. Le macchine sono quasi invulnerabili, potendo rotolare per centinaia di metri lungo dirupi spaccando solo qualche finestra, e le gomme hanno fin troppo grip, rendendo ogni sterzata una lotta per la stabilità. La gestione della camera nei veicoli inoltre non è molto buona, tentando sempre di auto-centrare la visuale e rendendo impossibile guidare in maniera precisa in mezzo ad alberi o al traffico. I velivoli non soffrono di questi problemi, rendendoli probabilmente gli unici mezzi consigliabili, però vista la vastità del mondo di gioco mi sarei aspettato un sistema di guida meglio congegnato. Non è qualcosa che rovina l’esperienza più di tanto, ma comunque stona molto in mezzo al resto della produzione.

Questo gioco, come avrete capito ormai, è assolutamente ideale per tutti i giocatori che cercano un titolo su cui passare decine e decine di ore con amici in modalità cooperativa online in uno scenario bellico moderno. L’esperienza è tutto sommato godibile anche in solitario, con l’IA dei compagni di squadra ben più tollerabile di quella dei nemici, però è palese che il gioco sfoggia il massimo del potenziale solamente in coop. Il mio consiglio è quindi di organizzarsi con degli amici in un party da massimo quattro giocatori, collegarsi in voice-chat per divertirsi esplorando bellissimi territori, sparando a boliviani come se non ci fosse un domani ed interrogando VIP per sbloccare nuove side-quest dove potenziare ancor di più il nostro americanissimo operativo Ghost. Non voglio svogliarvi dall’acquisto nel caso non abbiate qualche compagno con cui condividere l’esperienza perché comunque il gioco è bello e divertente, però non è molto raccomandabile se non si pianifica di sfruttare il comparto online.

Ghost Recon Wildlands

La qualità e vastità delle ambientazioni lascia basiti

Se avete un computer in grado di sfruttare appieno il capacissimo Anvil Next Engine – lo stesso impiegato con ottimi risultati in For Honor – vi troverete fra le mani un titolo bellissimo, con mondi sconfinati e pieni zeppi di piante, animali, location segrete, edifici e – soprattutto – boliviani da riempire di piombo. Gli effetti di luce e le ombre sono molto buoni, come la qualità della flora, e le texture sono di gran qualità, se si considera la immensa distanza di rendering con cui si ha a che fare. Gli unici modelli poligonali che non mi hanno molto convito sono quelli dei veicoli ma a parte questo screzio devo dire che è stato svolto davvero un ottimo lavoro anche sul piano stilistico. Ogni singola zona dell’immensa mappa di gioco è degna di essere ammirata per qualche istante, sia di giorno che di notte, al sole o mentre piove. Il fatto che siano riusciti a fondere così egregiamente un buon gameplay ad un comparto grafico così impattante mi ha davvero piacevolmente sorpreso.

Infine, son contento di segnalare che anche il comparto audio del titolo è molto buono, con musiche magari non memorabili ma sicuramente azzeccatissime per le ambientazioni. Il doppiaggio è discreto ed i dialoghi (a parte nelle cutscene, chiaramente) sono puramente un susseguirsi di informazioni in gergo militare, però mi è particolarmente piaciuta la scelta di rendere i personaggi così “chiacchieroni”. Per esempio, ogni volta che scouteremo dei nemici con un drone verrà enunciato in maniera numerica quanti avversari sono stati avvistati, con un crescendo nell’intensità del tono della voce che dona ulteriore tensione quando si scovano una dozzina o più di nemici. Non sembra un elemento molto importante, ma sono piccoli dettagli come questo che lasciano trasparire il livello di attenzione che ha mostrato il team di sviluppo durante la creazione del gioco e questo è certamente molto apprezzabile.

Ghost Recon Wildlands: le nostre conclusioni

Ghost Recon Wildlands si è dimostrato essere un ottimo gioco, divertente e completo. Il gameplay è molto buono e ben riuscito, sia nelle sue meccaniche stealth che nel caso volessimo optare per un approccio più action. Giocare in modalità cooperativa online è consigliabile, visto che rende il gioco innatamente più divertente, però il mio consiglio è di coordinarsi con degli amici piuttosto che con degli sconosciuti, avanzando la campagna in simultanea; questo è il modo migliore di giocare a Ghost Recon Wildlands.

Le estensive possibilità di customizzazione di armi, abilità del personaggio e non solo donano all’esperienza uno scopo di progressione con riscontri tangibili e soddisfacenti, aumentando estremamente la longevità del titolo (ben più di quanto riesce a fare la storia banale del gioco se non altro). Anche il comparto tecnico, infine, è davvero ottimo e spesso dona scenari mozzafiato in cui potremo muoverci in totale libertà, donando anche un’importante senso di non-linearità nello svolgimento delle missioni. Che dire quindi, Ghost Recon Wildlands ha fatto pienamente centro ed ha elevato ad un nuovo livello di standard ciò che devono raggiungere d’ora in avanti gli shooter open-world, con l’unica sbavatura del sistema di guida non proprio egregio. Un’ultima raccomandazione: se giocate su sistemi Desktop, come ho fatto io per testare il gioco, assicuratevi di avere i driver più recenti per garantire il massimo delle performance.

Pro

  • Gameplay ben riuscito
  • Comparto tecnico molto buono
  • Eccellenti possibilità di customizzazione
  • Mondo di gioco immenso e ben realizzato
  • Ottimo rapporto longevità/prezzo
Contro

  • Brilla solo se giocato in coop online
  • Storia passabile
  • IA non proprio da urlo
  • Comandi e fisica di guida da rivedere
8

Matteo Gobbi


Ghost Recon Wildlands è disponibile su PC, PlayStation 4 e Xbox One; se desiderate acquistarlo, lo trovate in edizione fisica per console tramite questo link ad Amazon, mentre per PC lo potete recuperare in digital delivery direttamente da G2A o dall’Ubisoft Store.

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