Vai a Tecnologia
Vai a Videogiochi
Vai a Fotografia
Vai a Casa
Garmin Vivomove recensione: l'orologio classico che vuole essere moderno

Garmin Vivomove recensione: l'orologio classico che vuole essere moderno

Garmin Vivomove si presenta come un'interessante fusione fra passato e presente, però non è esente da difetti / Ultima modifica il

Inutile negarlo: da qualche tempo a questa parte, i fitness tracker, quei dispositivi intelligenti capaci di tenere traccia della nostra attività fisica, stanno prendendo sempre più piede. Oltre ad essere praticamente presenti in qualsiasi grosso centro commerciale, iniziamo a vedere prodotti simili promossi anche da aziende legate al fast food che non c’entrano nulla con il fitness – sapete bene a chi mi riferisco, inutile fare pubblicità gratuita.

Per ogni persona che ama questi dispositivi da polso è possibile trovarne altre che invece non riescono proprio ad abbandonare la “vecchia” concezione che si ha di un orologio: un dispositivo, il più personale possibile, capace di mostra l’ora e, quando disponibile, la data. Esiste anche chi, come il sottoscritto, non riesce ad abbandonare l’idea di un quadrante classico, fatto di vere lancette e non di pixel che si animano al passaggio di corrente.

Garmin pare essere del mio stesso avviso e, con il suo Vivomove, strizza l’occhio ad entrambe le facciate della medaglia. Lo smartwatch è infatti munito di un generoso quadrante circolare in cui trovano posto le care vecchie lancette e, quasi nascosti, due piccole mezzelune LED ad indicare la percentuale passi fatti e il grado di sedentarietà.

Inutile dirvi che, concettualmente, Garmin Vivomove fa proprio per me. Ma vediamo come si è comportato in quasi tre settimane di utilizzo, cercando di sviscerarne tutti i pregi e i difetti.

Design: il connubio perfetto fra presente e passato

Come si evince dalla foto del Garmin Vivomove, stiamo parlando di un prodotto che non è né un vero smartwatch né un vero orologio classico. Questo perché, come detto nell’introduzione, l’azienda svizzera ha voluto operare una scelta che riuscisse ad accontentare entrambi i fan delle due tipologie di prodotto.

In questo caso posso tranquillamente dire che il Garmin Vivomove è il connubio perfetto fra presente e passato. Chi vuole avere quella sensazione di “vero orologio” al polso, può contante su lancette completamente analogiche, con veri ingranaggi, parti meccaniche che si muovono come un tempo; chi invece non riesce a resistere alla moda del momento, può accontentarsi delle piccole lingue LED.Quest’ultime, assieme al modulo Bluetooth integrato (non abbiamo modo di sapere la versione montata al suo interno), sono evidentemente le porzioni smart che strizzano l’occhio a chi ama tenere traccia della propria attività fisica anche grazie alla perfetta integrazione garantita da Garmin Connect, applicazione mobile multipiattaforma completamente gratuita. Il packaging, abbastanza scarno e anonimo, è pensato per mettere subito in mostra il prodotto, scegliendo una confezione che ricorda tanto quella dell’Activitè Pop, altro smartwatch che ricalca le stesse scelte di design seguite da Garmin.

Il modello Sport da me in prova è quello con cassa in acciaio e cinturino nero, spezzati unicamente da un piccolo frame in metallo che abbraccia la circonferenza del quadrante e la classica clip che permette al cinturino di fissarsi al polso. Appena tolto dalla scatola, si può notare subito la robustezza del prodotto con la sua cassa da 42 mm e il suo spessore da 12 mm che lo rendono certamente un dispositivo importante da portare al polso.

Il design scarno, pulito e minimale, nella porzione destra viene interrotto da una piccola corona anch’essa in metallo che ha la funzione di avviare la ricerca di un dispositivo Bluetooth nelle vicinanze, attivare la sincronizzazione dei dati immagazzinati e impostare correttamente l’ora. Queste tre funzioni vengono intuitivamente svolte operando leggere pressioni verso e fuori il quadrante: nello specifico, una piccola pressione attiva la sincronizzazione dei dati, una pressione prolungata avvia la fase di ricerca di un dispositivo Bluetooth e una leggera pressione verso l’esterno sblocca invece gli ingranaggi per impostare l’ora esatta.

Posteriormente, la cassa in metallo mostra le classiche informazioni di rito (il tipo di movimento, il numero seriale e così via) oltre al numero di atmosfere (5 ATM) entro cui il Garmin Vivomove si può tranquillamente muovere – ho fatto la doccia svariate volte con lo smartwatch al polso e non sono andato incontro ad alcun problema. Il resto del corpo è interessato dalla presenza del cinturino in silicone. Quest’ultimo è di buona fattura, offre una buona resistenza alla torsione, e il passante del cinturino è molto robusto e solido – forse un po’ troppo.

Nonostante abbia un polso di medie dimensioni, non ho trovato assolutamente alcun problema ad agganciare correttamente il Garmin Vivomove al mio polso. I dieci fori presenti lungo uno dei due bracci del cinturino in silicone sono ben distanziati gli uni dagli altri e permettono quindi di poter scegliere comodamente la giusta “presa” sul polso.

Il quadrante del Garmin Vivomove è popolato da 12 tacche (non sono presenti i numeri delle ore) intervallati da 4 ulteriori elementi fra un’ora e l’altra.

Uso quotidiano: un buon fitness tracker migliorabile

Trattandosi di un dispositivo da polso, il suo utilizzo quotidiano è certamente estremamente personale. Ciò che piace a me potrebbe essere considerato in modo completamente opposto da un altro, appunto perché si tratta di una categoria di prodotti che possiamo tranquillamente definire completamente opposta agli smartphone.

Mentre questi ultimi sono in fin dei conti quasi tutti simili – con le dovute differenze, ovvio -, per gli orologi ogni piccolo elemento aggiuntivo, così come la mancanza di alcune feature, possono cambiare enormemente il giudizio verso un determinato modello. Prima di provare il Garmin Vivomove sono stato (e continuo ad essere) un soddisfattissimo utente di Activité Pop, per cui sono certamente molto più incline ad utilizzare prodotto estremamente scarni e sottili del Vivomove – basta considerare la differenza di quasi 20 grammi di peso fra il modello dello smartwatch di casa Nokia (ricordate che Nokia ha acquisito Withings, vero?) e quello della casa svizzera.

Il Garmin Vivomove è ovviamente più spesso e ingombrante del mio orologio personale, ma questo non incide poi più di tanto sull’utilizzo quotidiano del dispositivo. Una volta trovata la giusta misura e agganciato al polso, il Garmin Vivomove si lascia portare in giro senza alcun tipo di problema. La presa solida, abbinata ad un peso tutto sommato comune, fa quasi dimenticare di avere un orologio al polso.

Il cinturino in silicone da 22 mm mi ha piacevolmente stupito. In altre occasioni ho avuto l’esperienza di avere a che fare con cinturini di questo materiale e ne sono sempre rimasto profondamente scontento; la grande capacità, per alcuni, di attirare lo sporco, così come ti tirare facilmente i peli del polso, mi avevano sempre fatto virare verso cinturini in pelle.

Per il Garmin Vivomove non è stato così. Il cinturino non attira lo sporco e non ha i risvolti negati di cui prima. Qualche piccola “scottatura” l’ho avuta invece per quanto riguarda il quadrante. Come ho detto nel capitolo precedente, il Vivomove è per Garmin il primo orologio classico mascherato da fitness tracker. Al sole, o comunque durante il giorno, è sempre facilissimo controllare l’ora oppure dare una rapida occhiata circa il  raggiungimento del target di passi quotidiani – così come tenere sotto controllo la barra motivazionale presente in tutti i dispositivi Garmin.

Le cose cambiano completamente quando si passa alla sera. Sfortunatamente (ed è davvero un gran peccato) le lancette del quadrante non sono ricoperte del classico materiale fosforescente così come i piccoli LED non sono retroilluminati. Questo causa qualche piccola difficoltà quando si è in ambienti scuri o quando si vuole controllare l’ora di sera. Considerando il prezzo superiore ai 150€, mi sarei aspettato qualche piccola accortezza per rendere ancora più semplice l’utilizzo del dispositivo.

È mia premura sottolineare come si tratti di una mancanza quasi “forzata”, da persona estremamente pignola, ma non sarei onesto se non esternassi un po’ di frustrazione nel non riuscire a scorgere queste fondamentali informazioni anche al calar del sole. Il tracking della propria attività fisica viene captato in modo precisa e puntale, così come la misura della propria inattività.

Quest’ultima è forse la funzione più utile del Garmin Vivomove. Mettendo la parte la sua natura prettamente classica (un orologio è pur sempre un orologio), l’asso nella manica del Vivomove è proprio la barra motivazionaleMove bar in inglese. Pare quasi scontato sottolineare come la funzione principale di un fitness tracking sia quello di tenere traccia dei proprio allenamenti ma, nel caso di Garmin, l’azienda è stata particolarmente intelligente nel considerare anche l’elemento stazionario che la vita di tutti i giorni ci mette davanti.

Passando la quasi totalità della mia giornata lavorativa davanti un monitor, la piccola mezzaluna rossa è un piccolo campanello di allarme che mi informa che è forse il caso di mettere il naso fuori casa e fare un giro. Vedere la barra motivazionale colorarsi di rosso genera una piccola sensazione di ansia che, ove possibile, spinge l’utente a muoversi un po’. Nello specifico, la sedentarietà è il nemico principale del metabolismo e pertanto il Garmin Vivomove è impostato per iniziare ad aggiungere segmenti nella barra motivazionale al passare della prima ora di inattività.

Ulteriori segmenti vengono aggiunti allo scattare di ogni 15 minuti; dopo due ore di completa inattività, la barra motivazionale è “carica” al 100%. Il tracking del proprio obbiettivo personale può avvenire in due modi: completamente automatico o impostato manualmente. La prima funzione prende spunto dell’attività fisica del giorno passato per impostare automaticamente il target quotidiano.

È utile quando ci si muove parecchio e non si ha mai una stima certa di quanti passi si andranno a fare giorno per giorno. La seconda, quella da me utilizzata, si basa invece sul numero di passi che si possono facilmente impostare attraverso l’applicazione per dispositivi mobile. Quest’ultima soluzione è particolarmente utile per chi sa di dover passare parecchie ore davanti una scrivania; impostando un target giornaliero è come se, inconsciamente, ci si sforzasse di raggiungere il proprio obbiettivo.

Ogni singolo segmento che andrà a popolare la piccola lingua di sinistra, corrisponde al cinque percento del proprio obbiettivo quotidiano. Inoltre ho particolarmente apprezzato la gestione della batteria. All’interno della cassa del Garmin Vivomove è presente una comune batteria CR2025 capace di garantire un’autonomia di circa un anno. Oltre ad essere estremamente economico andare a sostituirla – la si può trovare a pochi euro -, passerà davvero un bel po’ di tempo prima di essere costretti a portare il proprio orologio da un orologiaio.

La piccola CR2025 viene però sapientemente utilizzata dal Garmin Vivomove grazie ad una funzione di risparmio energetico. Quando non indossato e poggiato su una superficie, i piccoli LED vengono spenti; essi torneranno a comparire una volta riconosciuta la differenza di gravità (grazie all’accelerometro integrato) dovuta al sollevamento della cassa dalla superficie piana – un piccolo tocco di classe che non può che rendere ancora migliore l’esperienza utente.

Una piccola mancanza la si nota certamente nell’assenza di un piccolo motorino a vibrazione, cosa di cui sono diventato estremo utilizzatore sull’Activité Pop. Non tanto per la ricezione di notifiche – l’applicazione mobile non è in grado di captare notifiche ed inviarle al Garmin Vivomove -, ma più che altro per la funzione sveglia. Quest’ultima manca completamente sullo smartwatch Garmin per non si sa bene quale motivo.

Forse la seconda generazione di Garmin Vivomove integrerà questa utile funzione; per adesso bisogna accontentarsi della sveglia sul proprio smartphone.

Software un po’ macchinoso ma tutto sommato gradevole

La gestione delle informazioni relative al tracking dell’attività fisica si poggia per forza di cose su Garmin Connect, l’applicazione disponibile in forma completamente gratuita su iOSsu Android e sul Microsoft Store. Una volta scaricata e avviata l’applicazione, sono presenti alcuni piccoli passi da compiere per permettere il corretto pairing dei due dispositivi.

Le informazioni per fare ciò sono disponibili sia a schermo, sia nel comodo e pratico manualetto delle impostazioni generali – fortunatamente tradotto anche nella nostra lingua. Una volta accertato di avere il Garmin Vivomove ad almeno 3 metri di distanza, premendo la piccola corona per 3 secondi si inizia ad avviare la fase di sincronizzazione.

Come visto nel capitolo precedente, il Garmin Vivomove è in grado di impostare l’obbiettivo giornaliero in modo completamente automatico. Questo implica che, automaticamente, lo smartwatch è in grado di comunicare con il proprio smartphone – pare scontato sottolineare che è necessario avere il Bluetooth sempre attivo sul proprio smartphone.

Nonostante ciò, premendo la piccola corona per un secondo, la barra dei passi inizia a lampeggiare ad indicare che il Garmin Vivomove sta procedendo al trasferimento manuale delle informazioni. Questa funzione può essere fatta più volte al giorno per quante volte si vuole. La quantità dei passi percorsi viene automaticamente azzerata alla mezzanotte (orario presente sullo smartphone) oppure al raggiungimento del target prefissato.

Da questo punto di vista, ho notato una piccola limitazione della barra di progresso che non ho particolarmente apprezzato. L’Activité Pop, il mio orologio personale, monta anch’esso un sistema per tenere traccia del proprio obbiettivo giornaliero. Quest’ultimo, a differenza del Garmin Vivomove, una volta raggiunto il 100% dell’obbiettivo è ancora in grado di tenere traccia della distanza percorsa – banalmente la lancetta che segna la percentuale di passi è in grado di fare doppi/tripli/quadrupli giri del quadrante.

La barra dei passi del Garmin Vivomove è invece bloccata al raggiungimento della soglia del 100%. Ponendo il caso di superare il target di 4000 passi – l’obbiettivo giornaliero da me impostato – non si è più in grado di conoscerne la quantità dei passi fatti se non aprendo l’applicazione e “forzando” la sincronizzazione. In tal caso sarebbe stato utile permettere ai LED di ripopolare la barra senza limiti di sorta. Il Garmin Vivomove è capace di “conservare” i dati da sincronizzare per un gran numero di giorni: nel mio caso ho provato a non effettuare la sincronizzazione per quasi due settimane scoprendo, con mia grande sorpresa, che le informazioni erano lì ad attendermi.

L’applicazione si sviluppa in menù a scorrimento orizzontale e si apre con la visione giornaliera della propria attività. Nello specifico abbiamo la visione dei passi e delle ore di sonno relative alla notte appena passata. La schermata “passi” dà uno spaccato dell’andamento dei passi in riferimento agli ultimi 30 giorni ma, volendo, è anche possibile sfogliare le informazioni di settimana in settimana.

La schermata “riposo” mostra invece le ore di sonno dell’ultima notte in riferimento alla media degli ultimi sette giorni. Tutto sommato l’applicazione si comporta in maniera egregia e, anche lasciandola in background pronta a captare le informazioni condivise dal dispositivo, non si notano strani malfunzionamenti oppure una gestione errata delle batteria del proprio smartphone – diciamo che non compare mai fra quelle realmente impattanti.

Le nostre conclusioni su Garmin Vivomove

Garmin Vivomove è, come detto, il primo esperimento della casa svizzera nel fondere un orologio classico con le più basilari funzioni di un fitness tracker. Dal punto di vista prettamente "classico", il Garmin Vivomove fa il suo lavoro e lo fa bene. Il quadrante è ampio e le piccole mezzelune permettono facilmente di tenere sotto controllo l'andamento della propria attività fisica. Di contro, al calar del sole è un po' difficile controllare l'ora e le tacche dei progressi e della barra motivazionale. Una piccola retroilluminazione avrebbe sicuramente fatto piacere, ma forse l'azienda ha preferito lasciare tutto così com'è anche per una questione di autonomia. Il peso dell'orologio, così come il suo ingombro sul polso sono assolutamente nella norma, almeno per un uomo. I piccoli LED sono quasi nascosti dagli elementi meccanici, quasi in secondo piano; è sicuramente una scelta stilistica da apprezzare. Le cose cambiano per una donna il cui polso è quasi sempre un po' più minuto rispetto quello di un uomo. Nonostante questi piccoli nei e una gestione dell'applicazione mobile leggermente macchinosa (almeno alle prime battute), il Garmin Vivomove è sicuramente un dispositivo da tenere in considerazione per chi vuole affacciarsi al mondo del fitness tracking pur non abbandonando la filosofia degli orologi classici.

Pro
Leggero
Ottimi materiali
Autonomia di un anno
Design curato
Contro
Lancette difficili da scorgere al buio
LED non retroilluminati
Applicazione mobile un po’ ostica
valutazione finale7