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Oltre lo sguardo: la fotografia ritrattistica

di Saverio Savioaggiornato il 29 marzo 2016

Se è vero che uno degli intenti della fotografia è quello di catturare emozioni, allora è altrettanto vero che ben pochi generi riescono ad avvicinarsi a tal proposito come nel caso della fotografia ritrattistica. Essa infatti non è soltanto la costruzione di uno scatto, il ricercare un qualcosa che colpisca l’osservatore, ma il tentativo di raccontare in un singolo fotogramma la storia di un uomo, le sue emozioni, ciò che di più recondito si cela al di là degli occhi.

Per farlo, tuttavia, è necessaria una capacità piuttosto rara: quella di riuscire a raccontare il soggetto superando quel muro che si instaura, naturalmente, tra lui ed il vetro dell’obiettivo, oltre il quale ovviamente si trova il fotografo.

È per questo che la fotografia ritrattistica è un genere che va ben al di là dei tecnicismi, della qualità di uno sfocato o della nitidezza dei dettagli, ma è un qualcosa che si spinge oltre ed in cui l’approccio filosofico non rappresenta solo una vuota parola utilizzata a sproposito, bensì un fattore essenziale dal quale dipenderà la qualità finale dei nostri scatti.

Per tal motivo, è bene iniziare proprio da qui.

Fotografia ritrattistica: cosa è?

Beh… la risposta è scontata: la fotografia ritrattistica è quella branca della fotografia che ha come obiettivo il ritrarre persone. Come spesso accade, però, a partire da questa risposta vi sono innumerevoli considerazioni da fare.

La ragazza afgana, fotografia di Steve McCurry

Innanzitutto: che cosa rende una foto una buona fotografia di ritratto? Solitamente è il senso di intimità ed il coinvolgimento da parte dell’osservatore, cioè il riuscire ad instaurare un legame tra colui che guarda la foto ed il soggetto ritratto. Questa è la sfida maggiore in tale genere fotografico, resa ancor più complicata dal semplice fatto che non esistono regole a cui attenersi, tecniche a cui far riferimento, ma solo la capacità nel rapportarsi con gli altri del fotografo. Infatti, più che da tecniche ed obiettivi, la riuscita di un buono scatto dipende essenzialmente dallo stato d’animo del soggetto, dall’empatia che si riesce ad instaurare in fase di shooting, ed ovviamente dall’intuizione del fotografo nel riuscire ad individuare il momento perfetto per scattare: l’attimo cioè in cui il protagonista dello scatto abbassa le difese e si mostra realmente, con il suo carico di emozioni trasmesso dagli occhi e catturato per sempre nella foto.

D’altronde, ogni soggetto porta dentro di sé una storia. Questo concetto è intuibile già solo guardando alcune foto, come nel caso del celebre scatto di Steve McCurry intitolato “La ragazza afgana“, che gli è valso la copertina del National Geographic.

Sarebbe pertanto riduttivo affermare che la fotografia di ritratto è semplicemente il fotografare volti di persone – anzi, più che riduttivo, comporterebbe un approccio decisamente sbagliato, limitato, superficiale; tutto il contrario di ciò che realmente ha come obiettivo tale genere fotografico. La fotografia ritrattistica è infatti ben di più: è andare in profondità, scavare oltre la superficie, infrangere quella barriera che esiste fra noi ed il mondo che ci circonda.

Quale attrezzatura scegliere

Gli obiettivi

Per fare fotografie di ritratto il requisito fondamentale è quello di possedere un obiettivo luminoso, dove con tale termine si intendono lenti ad ampia apertura e con valori intorno ad ƒ/1.4/1.8/2.0 o 2.5. Tali obiettivi, infatti, permettono di sfruttare la ridotta profondità di campo al fine di creare effetti bokeh, che hanno come scopo principale quello di catturare l’attenzione dell’osservatore e di donare tridimensionalità al soggetto fotografato. Come lunghezza focale sono da prediligere obiettivi dai 50mm in su (risultano ideali quelli che vanno dagli 85mm fino ai 180mm) che per loro natura permettono di isolare rispetto allo sfondo il protagonista dello scatto. Tuttavia, se ben usati, anche alcuni grandangoli non troppo estremi (come ad esempio può essere un35mm) possono risultare interessanti nella fotografia ritrattistica, soprattutto in contesti di ritratto ambientato dove si vuole contestualizzare il soggetto nell’ambiente in cui si trova.

A livello di costi, obiettivi di tale categoria esistono più o meno per qualsiasi fascia di prezzo: a partire dai 100€ (come nel caso del Canon EF 50mm 1.8) fino alle migliaia di euro per ciò che concerne obiettivi ƒ/1.2 o 1.0. È bene sottolineare che solitamente più alto è il costo, migliore sarà la qualità dell’obiettivo sia in termini di nitidezza che di qualità dello sfocato, le cui caratteristiche sono determinate dalla tipologia di diaframma e dal numero di lamelle di cui è composto. Ad ogni modo, una scelta economica che non trascura la qualità, è quella di rivolgersi al mercato dell’usato acquistando ottiche vintage: ve ne sono di fantastiche a prezzi decisamente contenuti anche se solitamente prive di autofocus, un parametro che in tale genere non è tuttavia fondamentale.

Il flash

Un altro accessorio che nella fotografia ritrattistica ha grande importanza è il flash: inutile utilizzare quello popup interno a qualsiasi reflex o mirrorless, bensì è molto meglio acquistarne uno esterno accoppiato, magari, ad un cavo off camera. Le motivazioni risiedono nel fatto che spesso nella ritrattistica la costruzione della luce è uno dei parametri che determina la buona riuscita dello scatto: bisogna creare una luce morbida, naturale, in grado di esaltare i dettagli della persona senza però evidenziarne in maniera troppo marcata i contorni. Non che sia impossibile scattare con la luce ambientale, anzi, ma anche in questo caso potrebbe essere utile l’uso del flash per schiarire le ombre con la tecnica fill in. Inoltre, l’uso di un cavo off camera, consente di direzionare la fonte luminosa del flash a nostro piacimento, allontanandola dalla slitta della nostra reflex in modo tale da rendere la luce ancor più naturale (evitando, ad esempio, il fastidioso effetto delle fototessere). Come è evidente da quanto detto, la gestione della luce è un aspetto fondamentale in tale genere, meglio investire in attrezzatura adatta senza trascurarlo.

Altri accessori che possono risultare utili sono un buon treppiede e trasmettitori flash wireless. Quest’ultimi posseggono un elevato potenziale creativo permettendo di gestire più fonti luminose, come potete vedere consultando il nostro focus a riguardo. Tuttavia, si tratta di tecniche decisamente avanzate che esulano dallo scopo introduttivo di questo focus, e che saranno pertanto approfondite in altre occasioni.

Composizione e tecniche di illuminazione

Per ciò che riguarda la composizione degli scatti, solitamente le regole più utilizzate (che come al solito devono essere intese come linee guida, non come dogmi invalicabili) sono poche e semplici.

Fotografia di Steve McCurry

La prima è sicuramente quello di posizionare il soggetto al centro dello scatto ricercando la simmetria. Questo consente di donare alla foto grande equilibrio, e permettendo in tal modo all’osservatore di indugiare nello sguardo del soggetto. Per tal motivo è importante regolare la messa a fuoco a livello dello sguardo, lasciando invece sfumare verso il bokeh tutto ciò che è circostante.

Solitamente si tende a posizionare gli occhi nei punti di interesse, evidenziati dalla regola dei terzi, rendendoli il centro focale della foto ed il punto in cui, inevitabilmente, cadrà il nostro sguardo. Importante sottolineare come nel ritratto zone leggermente fuori fuoco del viso possono essere perdonate, entro certi limiti ovviamente visto che solitamente si tenta di avere ben a fuoco ogni porzione del viso regolando la profondità di campo di conseguenza, ma per ciò che riguarda gli occhi è necessario che siano nitidi: il fuori fuoco a livello degli occhi condanna il nostro scatto ad essere inevitabilmente scartato.

Per meglio comprendere le regole compositive a cui si fa riferimento è utile dare uno sguardo al video di COOPH che, avvalendosi dell’aiuto degli scatti di Steve McCurry, ha spiegato visivamente alcune delle regole più comuni nella fotografia ritrattistica (o di ritratto ambientato). Lo trovate qui di seguito.

La fotografia ritrattistica in esterno

Per la fotografia ritrattistica in esterno ciò che è fondamentale è la luce ambientale: generalmente quello che si cerca è una luce morbida e diffusa, in modo da illuminare uniformemente il soggetto in maniera delicata, senza il crearsi cioè di ombre dure che in foto risulterebbero decisamente fastidiose ed antiestetiche. Premesso questo, si può fotografare in qualsiasi momento della giornata con i dovuti accorgimenti: nelle ore centrali è possibile sfruttare la luce netta del sole di mezzogiorno diffondendola attraverso l’uso di opportuni diffusori o di teli bianchi, o in alternativa sfruttando la copertura di alberi e fogliame.

Situazione diversa è quella che si presenta al tramonto (o all’alba): in tale momento della giornata la luce risulta delicata e piena di sfumature, pertanto risulta idonea e la si può sfruttare magari facendola riflettere su pannelli o altri strumenti riflettenti (se siete amanti dei metodi caserecci, sappiate che si può utilizzare anche il vassoio dei pasticcini).

Le giornate migliori per eseguire fotografia ritrattistica sono sicuramente quelle nuvolose: la copertura di nubi infatti altro non svolge se non la funzione di immenso diffusore, ammorbidendo la luce e rendendola ideale per la ritrattistica. Ad ogni modo, qualsiasi siano le condizioni atmosferiche e di illuminazione naturale, sappiate che molto probabilmente sarà necessario l’uso del flash con tecnica fill in, in modo tale da rischiarate quelle zone del volto che inevitabilmente potrebbero risultare troppo in ombra.

La fotografia ritrattistica in interno

Wiston Churchill, foto di Yousuf Karsh (1941)

Paradossalmente, in interno, la situazione si complica. Infatti, in tale ambito, è fondamentale la conoscenza di determinate tecniche di illuminazione, nonché il possesso di una determinata tipologia di attrezzatura che comprende, oltre il flash esterno, anche un paio di luci a completamento del set. Un set fotografico base è costituito da una luce principale, che illumina totalmente la porzione del soggetto rivolta alla fotocamera, una luce complementare, il cui compito è ridurre le ombre, ed una luce di sfondo che, come intuibile, servirà per illuminare lo sfondo del nostro soggetto.

Solitamente si tende ad utilizzare per la fotografia ritrattistica canonica una illuminazione piena, che va ad illuminare in maniera omogenea il nostro soggetto. Esistono, però, altre tecniche di illuminazione pensate sulla base di ciò che si vuole trasmettere nello scatto.

La prima è la cosiddetta illuminazione di taglio, utilizzata per illuminare la porzione del viso rivolta verso la fotocamera e quindi per esaltarne i contorni. La seconda è l’illuminazione Rembrandt, dal nome del celebre pittore: viene utilizzata per dare alle foto un tocco di maggiore intimità e si ottiene illuminando dall’alto il soggetto con una luce diffusa. Un’altra tecnica, la più utilizzata, è la Luce Riflessa, ottenibile semplicemente puntando il flash sul soffitto e sfruttando il potere riflettente di quest’ultima: tale tecnica è quella che si può considerare come base per tutti coloro che decidono cimentarsi nella gestione della luce. L’ultima è l’illuminazione a fessura, in cui la luce illumina solo una parte del viso e lascia totalmente in ombra la restante porzione: viene usata solitamente per creare un effetto drammatico.

Queste, ovviamente, sono solo le tipologie di illuminazione base, ma spesso i fotografi ritrattisti più navigati sono in grado di creare set di illuminazioni personali che rappresentano il tratto distintivo dei loro scatti.

Non solo foto, anche dialoghi

Non basta soltanto avere l’attrezzatura giusta, la luce ben calibrata (sia essa in studio o in esterna), una bellissima modella e l’abilità nello scatto: per fare un bel ritratto è infatti fondamentale mettere a proprio agio la persona con cui stiamo scattando. Il motivo di tutto questo è presto detto: un ritratto riesce a far trasparire un’emozione importante che può cambiare a seconda di chi guarda la foto o del tipo di scena che si vuole ritrarre, è bene sapere però che una persona tesa, nervosa, agitata o comunque non a proprio agio lascerà trasparire le emozioni sbagliate e la foto non verrà come vorrete voi. Un errore comune è infatti quello di non badare troppo alle espressioni del soggetto e finire così per creare del lavori privi di sentimento. Nella fotografia ritrattistica non basta essere un mago con il diaframma o con i tempi d’esposizione; un grande fotografo è prima di tutto quello che riesce a catturare delle emozioni e trasmetterle a chi guarda quello scatto.

Dovrete pertanto trasformarvi in piccoli “psicologi” e cercate di mettere a proprio agio la persona che state per immortalare. Come? Cercate di essere scherzosi (senza esagerare), offrite qualcosa da bere o da mangiare, fate domande sugli hobby, sulle passioni varie, sul lavoro o su qualsiasi altra cosa, cercando sempre di toccare discorsi che l’utente fotografato vuole intavolare (evitate magari di fargli domande su piccolo povero animale da poco scomparso e così via). La cosa importante è anche tenere sempre la fotocamera in mano pronta allo scatto, perché proprio quando riuscirete a provocare un sorriso spontaneo dopo una battuta simpatica sarà il momento perfetto per uno scatto unico. È bene inoltre evitare assolutamente di imporre pose alla modella/o: ognuno ha delle posizioni in cui è fotogenico, non potete però copiare pose da altre foto e pretendere che quella persona risulti uguale. Dovrete cercare la sua posa perfetta e immortalarla, con calma.

Conclusioni

Come abbiamo visto la fotografia ritrattistica è un genere fotografico che mai come in altri necessita del coinvolgimento del fotografo. Esso, infatti, non può appellarsi solo alla tecnica, alle regole, ma è anzi contraddistinto dalla capacità di colui che scatta di entrare in sintonia con il proprio soggetto: è da questo infatti che dipende la riuscita dello scatto.

Appare evidentemente, pertanto, che la ritrattistica è forse il genere che più necessita di un approccio aperto verso il mondo, una visione che non è legata soltanto alle proprie idee ma che anzi è in grado di accettare e comprendere quelle degli altri. Solo così si riuscirà realmente ad instaurare un legame di fiducia con il protagonista dello scatto, a trovare un’empatia che poi, attraverso la foto, verrà trasmessa all’osservatore.